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OSSERYATORE
SUGLI EOIFIZI
DELLA SUA. PATRIA
QUARTA EDIZIONE
ESEGUITA SOPRA QUELLA DEL 1821.
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DEL SIG. Qà» )f AiaK. : / '
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Ol TOMO IX.
GIUSEPPE CELLI
1831.
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FIOaEMTINO
/ Campioni delh Misure
wfilla/acciata del Palagio del Bargello ^
accanti^ alla pqrta del JTìsco
Jm« fQiftgre $opo stdte sempre varie secondo
i t^nopi» e secondo, le. DaxionKAQ;^«-guista
. jiyyjso di liVloiis.; JB^rgri,yai; ( I )V ii /«eggopo
ancora pe'faedesid^ii iùogbi e tempi variate»
))encbè cqIIq stesso nA;i^»iii/&rr<ii dell a di-
versità de^e jrp$iteney^cli9'Si-tt)isiiFatoo. Quin-
di la confusione grande '^jB^ oén^t^érjSio, •
se si tratta d'hnticIfitàij'grìUdit^sJma nell'in*
telligenxa degli scrittori. Qunnti ignorano ^
per quella che a noi spetta > ^olo la vera e^
s^nsa del Piede Aliprando, o Lujprando di
cui f^ Fautore un Re Longobardo di questo
nome e di non ordinaria erandes^a; ma aiv-
coiia se sia jio stesso che il piede di porta 9
.0 delift porta I cosi detto I perché dopo di es-
sere stato ricevuto dai fiorentini» questi ne
tepnfro affisso il «nodello nelle prime mura,
presso la porta di S, Pancrazio? Il dotto
Antiquario 9 Doi^enicoManni, fu il primo a
mettere in chiaro (2) che sotto questi dne
lìomi si dé^gimva iiQ«t ste^s^ misura « la quale
4
posta a confronto col nostro braecio mer*
cantile si sa, che non contenea più di soldi
14) e danari ii e mecso*
Quella stessa avvertenza che ebbero già i
romani di tenere esposti si Pubblico i cam-
Sioni delle diverse misure (3), fu praticata
nnque non meno dai nostri maggiori, e
susseguen temente da' successori in diversa
foggia, sino a' di nostri. Infatti sin dai tempi
della Repubblica stavano incastrati, a de-
stra e a sinistra della Porta del Fisco , i
Campioni del ferro del Braccio, a panno ^ e
dei Braccio a terra, come ancora i Mòdani
dyjé'terti?*.o0tte,: ili"$0'5igio della costrv-
£Vt>b/ delle f^bbrj^ei'^^.vl sarebbero ancora
se al jCr/anduea. .Lep^oldo non fosse yenuto
in idea.^^i i(nif{»fn|tfr: tutti i pesi e le mi-
sure ilijTjtJrfiLnJùpa'fo, tanto varj, quanto per
dir òes{.' i'**n<util/9li piascun Territorio e
Citta.* * •' • • ' -
Si cotfninciò dunque un' opera lione sì utile
dall'abolire, con editto de'iS. Marzo 1781,
il Braccio^ a terra , e lo Stioro , composto di
1728. Braccia a terra quadrate, e dal sosti-
tuire invece loro, qual unica misura lineare
in futuro, il Braccio a panno, e il Quadrato
composto di IO. mila di dette Braccia qua-
dre per le misure superficiarie. Indi con altro
Editto degli II. Luglio 1781. ordinossi l'uni-
formità di tutti i pesi e misure; ed a que^
8t' effetto furono a spese Regie spediti due
assortimenti legalizzati ad ogni Magistratura
Civica I e a ciascun Giusdicente locale ^ col-
Tobbligo di adoperare i detti pesi e misure
nei mercati 9 nelle officine, ed in tutte le
pubbliche contrai taxioni.
Frattanto, dopo di aver tolti dalla Porta
fieì Fisco tatti i saddetti yecchi Campioni,
fa incastrato in quella muraglia nn lastrone
di marmo bianco ^ dentro dei quale fissato a
piombo si vede il Passetto di bronzo, coi
due risalti estremi d'acciaio^ ossia il Cam-
pione del Tonica misura lineare comandata
dalla Legge (a), e divisa per comodo pub-
blico in due Braccia a pnnno Fiprentine.
Altro simile Campione in una custodia
parimente di marmo sta cbiuso a cbiave nel-
l'Àrcbivio della R. Depositeria, per gli op-
portuni riscontri.
11 Quadrato, misura agraria del tutto nuo-
ra, conserva la divisione e suddivisione iti'
progression decupla, perchè contiene io. ta-
vole ^ ognuna di c^ueste io. deche, ogni deco
10^ pertiche, e finalmente ogni pertica io.
br. quadre. Non così però le altre misure 4e
pesi perché trattavasi solo di uniformarle^
e non già d'innovarle.
Quanto al Braccio a terra abolito > era
precisamente uu diciottesimo meno del Brae^
ciò a panno.
Air effetto poi di facilitare l'intelligensa
ed i calcoli delle nuove e vecchie misure,
si lineari clie super ficiarie, come per gli
aridi e per i liquidi, non menò òhe per i
pesi 9 furono stampate a pubblica utilità le
Tavole e contro Tavole di ragguaglio per
••^P*y«fi«i«WW»"^WS^''^^
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ItloBolia; mm àiiEi Ift coUtrairotio e la prò-
looftsero. Noti sarebbe slato forse VinceasH^
V^iviaBÌ quel celebre -MaiteniniicD cb^ ei fu,
se il P. Clemente Settimi i non gli avesse istiU
)ato il gusto per la Geometria fin dalla piti
gioTtne età di a tini sedici. ISgli stesso locon-i-
fessa Delia sua Scietiza delle proporzioni in
Juesti termini:,, Mi lasciai ito fine persua^
ere a pigliare qtlakbe lesione (di Geome»
tria ) dal P* Clemenete di S. Carlo ^ Sacerdò*
te delle scuole Pie per dottrina y e per bon-
tà amabilissimo, cbe in quel tempo era qui
solo a insegnariai, ed era stato discepolo del
P. Francesco di/S^ Giuseppe della stessa re*
tigione, il quale instruiva allora nelle mot-
tema ti cbe la medesima altezza > e ne fu poi
lettor pubblico a Pisa, e autor di queir in-*
gegtooéo trattato della Direzione de' fiumi i
che si vede fuòri sotto nome di 1). Famia-^
no MtcbelìnL ,
Il citato P. Francesco di Sb Giuseppe, sco*
laire del Galileo: ed il P. Ambrogio Àmbro*
gi 9 ambedue Religiosi delle Scuole Pie , tu^
tt>n Maestri de* Serenissimi Princìpi di To-
scana Gio. Carlo e Leopoldo , poi Cardinali
di S. Chiesa , e T ultimo Fondatore e capo
di quella celebratis6Ìn.<a accademia , cbe pri-^
ma di tutte le altre ebbe per istituto di esa-
minar la patterà per T esperienza , chiamata
però del CiroentOi Passato il Micheiini ad un»
cattedra in Pisa f seguitarono ad insegnare
le roattematiche nelle scuole Pie i Religiosa
suoi allievi > e fra questi il suddetto P. Cle«
mente ; maestro del Viviani.
la ^
Questo stesto gnsto nelle scienze è amiti to
.«eiapre seguitando in ^ qoest' ordine come io
dimostrano le t^tiiuKioni di filosofia e di geo-
Rietria pubblicate ^k|K> il 17:20 dal celebre P.
0doardo Corsini , e le • opere mattematiche
del P. Alberto Pappiani , cbe fa nella scuo-
ia successore al P; Gorsiiii , promosso aticb'e*
gli alla cattedra di Pisa.
Conobbero ancora gli Scolopi sin dal loro
principio y cbe non conveniva insegnare la
lingua Latina in latino, come J'Àlvnro rna in
volgare 9 e perciò ne stesero gli elementi in
toscano per uso dell' accademia degli svilup-
pati y ossia per la scuola de' nobili cbe sotto
la direzione de' detti PP. si tenea sep^arata.
Autore del piccol libro, de'prìncipj della
lingua Latina, fu il P. Gio. Francesco Apa;
pubblicnto dai due cavalieri reggenti di det-
ta accademia y e dedicato al fondatore di essa
religione delle sucole Pie , allora vivente.
Della lettera dedicatoria al suddetto « si con-
fessa il vantaggio cbe in pochi anni s'era
tratto da questo modo d' insegnare , e come
molti della prima nobiltà di questa patria
{abbiano ( vi si dice") imparato la lingua La-
tina senza quel tedio e fatica , cbe debili-
tando, e stracciando i loro teneri ingegnigli
arebbe infastiditi degli studi.
. Due maestri ' d' Aritmetica y e scritto ein^
capo la più. povera gioventù , in aiuto della
Juale fu principalmente istituito quest' or-
ine. /
Queste scuole foron già situate nella yw
del Cerchi iiì unnf ^omodacasn che fa.il pri*
mo alloggio de'Paiirì stessi, prima clienel |63« :
passassero ad ufixìnr T oratorio delU Madoa*
na de'&icoì, e. ad abiturne il coOTento^ che .
ora ser^e ai, PP. del Ben morire,* (d) dac*
che il di 3i Ottobre 1775 gli scolopi pas«.
sarono a & Gioyaqiiino. (e) La €asa saddet-
ta conserva ancora nella facciata l'appressa.
Iscrizione in iiKirmo«
, . Collftgf'um.
, $4ii(darum prarum
Franeisci L
Roin* Itnp. et. Magni Eiruriae Ducis
auspicio el munìficenlia
auctum et exornatum
Afino MDCCXLFltl.
Stamperia Granducale y
fi Storia della Fiorentina Tipografia
. La Stamperia è qn arte dì grandissimo ef«*
(etto. Chi dice che ella ha mutato il mondo
Qe ha hen ragione. Quindi 1' epoca del suo
principio interessa moltissimo la Storia dello,
spirito umano presso qualunque nasione. Più
presto vi s*è introdotta, più pronti sono stati
gli avanzamenti. Il Govf*rno Ottomannoy a(
coi dispotismo compie T oscurità deliamen-
te 9 ha sempre resistito all' introdusion di
quest'arte, o se qualche volta ha ceduto,
rha limitata per cento modi, e l'ha finaU,
niente soppressa '( 1 3) .
t4
CHi vuol far»! un' idea dello statd , in cui
trt>ravan8i Je lettere seiiM il potente soccorso
della stampa , e per consegaente sino a qual
ségno trionfasse gii T ignora nxa ne*pì4 del
popolo i basti il sapere che U clero «tesso
manca Ta dei libri più nèèessàrj all'esercizio
della cattolica Liturgia. Si legge in Ser Nic-
cblò Gnidi al Tanno l45f , cbe il priore di S.
Ilario a Montereggì , prete Francesco Cle-
mente ^ dovè vendere nn Campetto della sua
chiesa per comprare un méssale , avendo gli
antecessori letta là Méssa su certi quaderni
laceri da non potersi pia adoprare. Il lascito
di qùalcbe codice, libro da chiesa , e simile,
si giudicava allora un magnifico dono.
Se noi non fummo i primi d'Italia ad aver
libri con data propria» la diffei-enza però di
qualche anno fu largamente compensata dal-
l' averne avuto nn secondo inventore nella
pei^ona dì Bernardo Cennini, doppo Gio. Fufit
Norimberghese y che fu il primo a far lavo-
rare ì torchi in "Ma gonza. Il bravo tedesco
teneva celato il suo segreto , e intanto diffon-
deva l'arte vendendo i caràtteri a Pannare
cbe gli trasportasse a Roma , a lenson in Ve-
neziii. . e cosi ad altri tedeschi e francesi in
luoglii diversi. Ma l'orefice fiorentino sen»*a-
ver veduto altro più che qualche esemplare
intagliò i pulzoni d'acciaio, coniò le matri-
ci , fuse le lettere, e si pose in grado di stam<*
pare il* primo sull'Arno coi caratteri non
acquistati , non compri, ma gettati nell» pro-
pria officina. Le Opere di Virgilio col Com-
mento del Servio furono il primo libro, conti^.
pmto in Ane ansi; la Baceolica e la Gèorfl(ieft>.
nel 1471 ; l'Eneide nel Patino seguente. Due
suoi figliuoli coadiuvaron t'Ìn;ifire8a , Dolile^
nico eoli* opera delle mani , e ÌMetro erudito
in letteratura 9 coli' assisteiisa alla corresion
della stampa (i4)* Tuttoquesto si si dall' eplM
grafe apposta in fine della Buccolica ^ e noib
avvertita dal Maitairùy die porta al 147 vii
principio de' nòstri torchi. Eceonb ie stefsd
parole. .1
; n
Ftorentiae P^lt. ìdus. Nomttbrei
UCCCCLXXI.
>♦
BemardtisCenninns àurifeXy oaihjum ]o«*
dicio praestantissimus , et Dominicus ejus fi-^'
line'egregiae indolis adolescens, espressis antq
calibe characterìbus , ac deinde fusis litteris^
Volnmen boc primum ìmpressèrunt. Petrus
CeniiìntiS' Bernardi eiusdèm fiiiu6 quanta pò*'
tuit cura et diligeutia emendavi t » ut cerni».-
Fiorentini^ ingeniis nihil ardui est. {f)
Poco doppo questa , tm' altra -Stamperia si
aperse nel recinto di un monastero di Monache
Domenicane , in S. Iacopo di Riputi. Ella vi
fu portata da doe religiosi di quel P ordine, e
le ixk dato principio nel 1476. Anch'essa fa'
provvista di getteria j ed esime grandemente
il suo traffico; ma non visse che nove anni (i5).
I frati che T introdussero fiàrÓD F. Domenico*
da Pistoia , e F. Pietro da Pisa , i quali pure.
vi impiegaron la loro opera > e verisimili^ente
ì6
impararon l' arte dniqusiicbé tedesco', dì qaei
molti che córre vati i' Italia in quel tempo.
Tra questi son notabili un Niccolò di Loren-r
so f detto poi delia. Magna vhe stampò molti
libri , tra' quali il Dvinte y ed un* tal Giovanni ,
ohe irendé un forDimeiito di materiali alla me*
desi ma sta m peri a , e si uni seco con cod tratto
di società.
. Un al tro nostro pregio è quel lo d i e^eàre sta*
ti primi A dare al pubblico i Classici greci nel
loro carattere originale. Innanzi il r4B8, nel
qual anno per opera di Demetrio di Candia si
Stampò rOmerd^ se s'incontra vali voci greche
in qualunque teito^vsi lasciava in bianco lo
spazio corrispondente. Doppo questa celebre
e rara edisione, none menostiÉiata quella del-
r Antologìa , pobbiieata nel i494 ì^ Fìrenre ,
pei torchi di Lorenzo di Francesco De Alopa
veneziano.
Circa lo stesso tempo , e precisamente
nel 14979 cominciò Filippo Giunta o Giunti le
sue tìpograBche imprese , e continuaroo gli
eredi sino al i555. Si vuol che il detto Fìlip->.
pò acquistasse gli stessi caratteri greci , c'he
a vean servito a IT Omero.. Comunque siasi la
stamperìa Giuntina , benemerita dtilla nostra
letteratura , per aver dato alla luce, oltre mol-
ti autori Toscani » i Glassici delle due dotte
lingue , colla correzione de' piò grand' uomini
allora viventi , ba meritato un' Istoria moder*
namente uscita dall'erudita pendi un celebre
letterato (i6).
Si giunse cosi Gi^o al tempo de'Granduclii
^7
Medici , sotto i quali si aperse neth via della
Condiìtta quella stessa stamperia, che ha dato
occasione al presente articolo. Cosimo L fu
quegli , che fece venir di Fiandra Lorenzo
Torrentino , eccellente tipografo ; perchè cre-
scendo lustro ai nostri torchi, prouio resse in-
sieme le lettere y ed Hccendesse i letterati a
generose intraprese. Privilegj , esenzioni ; ed
una cospicua pensione foron gli allettativi per
lo stampatore, il quale coi rispose con quell'e-
leganza che è nota a ciascuno.
Da quel tempo in poi questa stamperianon
s' è più chiusa ; ed anno goduto del patrocinio
i'eale doppo i Torrentini , ed i Sermartelli ^
molti cospicui tipografi sino al presente Cam-
hiagi.
Mi resta solamente a dir qualche cosa della
stamperia Medicea aperta in Roma dal Card.
Ferdinando , poi terzo Granduca di Toscana ^
verso il cader del secolo XVI. Questa fu di
caratteri orientali di diverse linffue per servi-
zio della propagazion della fede cattolica in
quelle parti. Siccome il detto Cardinale era
stato promosso da Gregorio XHI. alla protet->
toria dell'Etiopia, e de' Patriarcati d'Alessan-
dria , e d' Antiochiai, si accese di desiderio
di rendersi utile a quelle unzioni , e per questo
procurò di spargervi la buona dottrina in libri
ebraici, arabi, siriaci, copti; persiani e tur-
chi, de' quali resta ancora una quantità di
avanzi in una stanza contigua alla R. Galleria,
venuti da Roma dopo la sua morte (g). Ne so-
lamente volle che sì stampassero libri ecclesia-
i9
8ittci ; ma aticora di diverse Scienze , quanti {K^
tette ottenerne; come le opere di Avicenna^
la Geografia nubiense^ la yersione aruba degli
Elementi di Euclide» ed altri slmili. Si vuole
che solamente per mettel* questa stamperia in
grado di operare, non vi spendesse meno di
scudi 50 mila (I7)k
yia d^ Librai 9 e {vicende della lot merct
t)a die ebbe la stampa principio in Firenze,
i librai el;»bero sempre le loro botteghe nel
circondario della Badìa* ("ilippo Giunta intra
gli altri aveva la sua in faccia alle scalare di
detta chiesa , e sopr' essa la stiimperia i la qua*
le diede , come si è detto (i8)> gran saggi del
stio vtilore.
Questa mercatura , vantaggiosa egualmente
al bene dell' intelletto^ che alla pubblica e aU
la privata finanza» sarebbe stata certamente
più ricca» se fosse stata più favorita, e meno
perseguitata. Le sue merci si rinuovan quast
ogni giorno, e quanto alle vecchie, le peggio-»
ri son distrutte dal tempo, le altre crescon
sempre di prezzo.
Vorrei poter far l'istoria del favor dell'ar-
te, disgraziatamente mi convien farla della
sua perpetua perseeuzione. Non era terminato
un mezzo secolo dall'invenzion della stampa,
che i libri divenper bersaglio del pulpito. Si è
già menzionato altrove il rogo su cui furon ar«
si quei reputati liberi e disonesti ( tra' quali il
Petrarca ) per opera de' due celebri predica^
tori Fvt Girolamo SavoDurola , e Fra Dome«
nieo da Peseta, suo compagno (19), Le più an-
tiche edizioni de' nostri Classiei disparvero per
questo Hiezi^o.
lo processo di tempo gli errori de' nuovi ere*
ticì obbligarono i g<iverni a star piò goardin*
ghi. Quindi il Duca Cosimo promulgò una leg<«
gè nel 1549, che chi avesse libri d'eretici do«*
vesse in tempo di giorni i5 depositarli in man
no del Vicario dell'Arcivescovo y sotto pena ai
contravventori di scudi 100, ed anni 10 di ga-
lera. Roma da un'altro lato proibì i libri degli
I^brei , e particolarmente il Talmud ; né il det- '
to Principe tìcuàÒ^ di permettere, che se ne
pubblicasse il Decreto nel i533 ancor ne'sooi
Stati. Questo fu il primo esempio. Fin li il
Principe guidava a suo talento questa mal-
teria.
Quel chMo trovò registrato in un codice
della Riceardiana (ao) indica però la discordan-»
sa della pratica su tale articolo. Paolo IV.
( vi 81 legge ) fece comandamento in tutti quei
luoghi che ubbidivano e temevano la Chiesa
Rofiftiina y che ardessero alcune sorte di libri,
i qunli non er^mo mai da qualche gran tempo
in quia stati proibiti sotto pena d' escomonica-
zione. Ond'è cbe qua in Firenze , e per tutta
Italia 9 eccetto Venezia furono abbruciati nel
mese di Mano i58o in più volte gran quanti-
tà di libri sulla piaiza di S. Croce, dove allog-
giava r inquisitore; e i veneziani non volser<>
^re tale abbruciamento, se il Pontefice non
pagava in qualche parte que' libri a padroni
di essi» allegando de lai libri èrano io mano
di gente bisognosa ^ cbe abbruciandoli erano
necessitati andar mendicando» ond*é che il
papa, sebbene ne fece qualche forsa» nondi-
meno si contento poi, che fussino stimati dai
suoi stimatori , i quali fatta la stima paghereb-
bero la valuta di essi, e per T avvenire non se
ne stampasse più. I veneziani glielo promes*
aero largamente, aspettando d^ora in ora
tali stimatori, i quali mai vi comparsero ed il
Papa mori.
Allora ogni Inquisitore, e ogni governo, fa-
ceva un catalogo di libri proibiti a suo modo-
Perciò lo stesso Paolo IV, acciò fosse tolta
qualunque incertezza ordinò che fosse compo'
sto un indice, al quale tutti si rapportassero;
e. fu realmente eseguito nel iSSp, e spedito per
ogni dove.
Venuto in Firenze , Cosimo I. lo sottopose
air esame del celebre Giureconsulto Lelio To-
relli, il quale rappresentò, che il danno dei
particolari nel disfarsi di quei libri sarebbe
giunto a più di loo mila ducati. Siccome poi
alcuni articoli della proibizione erano com-
prtìnsivi di tutte le opere indistintamente di
certi autori , s^tampatori , e città , veniva con
ciò a farsi un grave danno alle Scienze, non
esclusa la medicina. Udito questo, fu ordina-
to, che si desse corso al decreto solamente in
quanto ai libri contrarj alla religione, o che
trattassero di magìa , e d'astrologia giudicia-
ria. Infatti nel di 8 Marzo del suddetto anno
furon bruciati pubblicamente nelle dup piazze
diel Daomo e di S. Croce tatti quei libri, che
secondo la moderatone del principe^ restara-
no indtibitalamente Tietati. '
£c6o la ragione per cai si trovano coperti
qualche Tolta d' inchiostro i nomf d'alcubi
autori y e d'alcani paesi in edizioni di Glassici^'
e d'altri libri-, che per la materia non sembra-'
rOn poter esser sottoposti alla condantia. S'in-
tese COSI di stare al rigor deir indice, senxa
perdere il libro. ^
Qaali temperamenti si sienpoi dovati ^pren-
der sa ciò', non v'é chi noi sappia. E di vero'
l'impudenza della stampa era giunta a segnò,
che si é fin dabitato ( ed e dir molto ), se
questa mirabile, inreiisione abbia recato alla'
società piA vantaggio , o più danno (A).
Palazzo Gondiy e celebre fabbricatore
Non è mio impegno di dar genealogie di fa-
miglie, né raccorrò i fasti delle medesime; ma
può appartenere ad un' opera, che prende a'
dipingere il carattere di ana nacione per tutti'
ì punti di vista , il dar daalche saggio delle
onoriticense , a cui parecchie di esse famiglie
dentro e fuòri della Patria, son -pervenute , e-
iV raccontar come alcuni de' suoi cittadini alla
chiaresxa del sangae hanno accoppiato la
grandezsa dell'animo, e la nobiltà delle
aiìoDifl
L'istoria genealogica della casa Gondi, tra
le illustri fiorentine unat delle pia è stata già
compilata in Francia /dóve ne passò un ramo
T.IX. 3
1%
da uno della casa G>r]>ineilif origiuario pur di
Fìren;te, e pubblicala in due toIduì ma^uifi-
camente stampati nel 170S. Seguitando, adun-
oroe quest'istoria si conosce per chiarissimi
ooconieiiti , che ella ba avuto in patria ^ irata
nel tempo della repubblica che ael principa*
to, le più ragguardcToli dignità. In Francia
poi ella si è distinta non solo per le prime ca-
riche sostennjte in quella Corte; ma anco per
Cavalieri degli ordini dei Re, e di S. Michele,
prima cb^ quello ^ejlo Spirito Santo fosse isti-
tuito , pBr Marescialli 1 Genera Ussìmì^y Gover-
natori di Province , Generali di Galere p Du-
chi e Pari , Vescovi e Arcivescovi , e per tre
Cardinali di S. Chiesa* .1 parentadi spn stati
tutti colle più qi^a litica te famiglie. Contentia-
moci di rammentar su questo proposito, che
Maddalena di Simoiie Gondi e di Maria Baon-
delmonti, maritata nel i455. a Giovanni Sai-
viali y fu r avola di Plipa Leeone XI. per mes-
so di una delle sue nipoti, e per un' al tra" , di
Cosimo de' Medici primo Granduca di To-
scana.
Quanto al merito personale di qiyei , che si
spn segnalati in Italia e in Francia , si raccop-
ta di Giuliano , cognominato il Vecchio , aver
ricusato vantaggi considerabili dal Be di Na-
poli , sulla ragione che egli credeva eh' e' non
convenisse ad un gentiluomo nato in una citta
libera di ricever pensione da alcun principe
forestiero. Questi fu l'edificatore dì questo pa-
lano , cV ei condusse col disegno di giuliano
da S. Gallo, e chefn inlerrQUo d«lla sva mor-
te nel tSot. Si parU ancora dell' intrepidessa,
dì Gio. Francefco, Gavalier Gerosolimitano ,
ttìorto colta 'picca alla mano sulla breccia del
ferie Sant'Ermo nell'assedio di Malta ran*i
no i565; del coraggio di Ferdinando, altro Ca-»
calière dello ste^ ordine > e della liberalità
diqae'pti!^ anticbi Gondi^ cbe rammenta 11
Verino , comecché abbian soccorso la loro pa-
tria in ttn' esterna necessità colle riccbezsd
che averan loro fornite alcane terre della Ro«
magna di lor jpertiAenza. Finalmente è celebre
in sulla Senna la prudenza d' Alberto , Duca
di Beta, Pari /e Maresciallo di Francia; la
carità del Cardinal Pietro; la vigilanza di
Carlo, marchese di Belle- Isole; la gentilez-»
za e la pietà di Filippo Emanaeile, conte di
Joij^ny.
Ho serbato all' ultimo la grandezza d'ani-
mo dì Girolamo di Francesco Gondi, perarer
occasione di parlar di un' aitila fabbrica, che
égli yiyente in Francia non potè per altra
causa intraprender sali' Arno dietro S. Maria
Maggiore, che per idea di màgnificenta. Qae-<
sti fu impiegato in affari di somma impor-
tanza dal Re Carlo IX. Arrigo III. e Arrl-^
go TV. La cognizione cbe la regina Caterina
de' Medici arerà de' suoi talènti la dispose a
Barrirsi del suo ministero pel trattato eli ma-
trimonio tra Carlo IX ed Elisabetta d'Au-
stria, figlia dell' Imperator Massimiliano II.
Parimente Arrigo tll affidato anch' egli sulla
capacità e attività del medesinio , gli confidò
de' negoz] di gran^' importanza , e b rirestl
*4
della qualità di sao ambasciatore , ona ynA*
ta alla repabblica di Venezia, un* altra a Si-
sto y. Ma qtial maggior Gpntraraegno di sti-
ma potè darli questo principe , oltre quella
che gli diede, scriTenoogU negli ultimi mo-
menti di sua vita , ferito che fn da sacrile-
ga .mano? Anco Arrigo IV. V onorò della sua
speciale stima. -Di lui si serri per far Je pri«
me proposizioni del sao matrimonio con Ma-
ria dei Medici; e per lasciar molt' alt|re co-
se che meno appartengono al fatto nostro,
per mezzo di Ini stesso potè conciliarsi la
confidenza di Ferdinando I Granduca dì To-
scana, il quale come apparisce dal carteggio
dello stesso Arrigo , originale nella segrete-
ria vecchia della casa Medicea , gli sommi*
nistrò somme grandi di denaro, e gli facilitò
la rionione' colla chiesa Romana , e la ricon-
ciliazione con quella corte.
Or questi, Terso la fine del secolo XVI,
fabbricò il palazzo di Firenze, che ho già
accennato: siccome un'altro in Parigi, dive-
nuto poi il palazzo de' principi di Condè: Non
S4. può parlar di lui con maggior elogio di
quelchè ne parli la citata storia del Corbi-
iiellì colla quale chioderemo l'articolo:,, Qn&»
sto Signore , vi si dice (ai)^ fu dotato di tut-
te le virtù che formano l'uomo onorato, e
da bene; ma tra quelle che splenderono in
lui maggiormente, fu quella della liberali*
tà , che esercitò sino al segno , che sparse
piuttosto, non ohe distribuì le sue facoltà;
^ quantunque sembri che le sue grandi idee
dovettero linuUurvi dentro il regno di Fran*
eia, non lasciò di dare anco altrove delle
prove della «uà magnificenta , uvendo fatto
oostraìre in Fireose nn superbo palazso nel
popolo di S. Maria tfpggiore, dentro il quale
fece racchìadere la saa casa ereditaria • • •
1 discendenti di Girolamo non ebbero le me-
desime inclinazioni ; poiché essendosi rovinati
per una condotta poco ordinata , faron co-
stretti a vender questo palasso ai Sigg. Or-
landini (sa): ma benché ei sia passato in al-
tre mani fuor di quelle della casa Gondi, non
si lascia di conoscervi che essi Tavevan fat-
to fabbricare poiché vi si vedono ancora so-
pra le finestre le armi di lor famiglia. ,,
Girolamo non éi contentò di dare alla sua
Ktrìa queste, riprove d'animo generoso; ma
«tese ancora sino al luogo chiamato Vicchio
Blaggioy dove aveva de* beni , e dove fece fab-
bricare nn palasso non meno superbo di quello
di . Firenze. Quantunque però ancor questo
avesse la stessa sorte dell'altro , e ch'ei fosse
vendutosi Sigg. Marrucelli v'é stato pur con-
servato rÀ.rme de'Gondi conformemente alle
leggi del paese, le quali proibiscono ai nuovi
Kssessori delle fabbriche , di tome via l'Arme
gli antichi proprietar j senza il loro consen so,. ,,
■
Chiesa di S. Firenze y e residui di romana
antichità.
Checché siasi della questione ripétfita pia
volle: se Firense sia città etrusca . o romana ;
3* :
certo si i cbe noi taletiiamo f«fit»gia roiMm »
d'etrusco ben poeo (f ). Terttpi dedieati a pa-
gane diviniti 9 terme, accftiidotti y teiilro anfr^
teatro, campidoglio, ed altre fail)brichead ìmo
romano, cbe dien sotto i nostri piedi , ness«o
ne dubita.
Qoivi è il tempio d'Iside; {k) noi Tiibbittm
veduto n<^) 1^71 , allorcbé erano aperte le fosse
per le fondameika della nuova chiesa. I suoi
avanzi'jsì conservano in un prospetto artificio-
samente deUneato nella Biblioteca di questi: PP.
Filippini ; la descrizione si può leggere alNum.
i4 delle mie novelle letterarie del 1 774* Poca
discosto di qui era il parla gio, o anfiteatro, e
il teatro. Forse un altro teatro esisteva d'in^
tomo alla Croee al Trei»binr (/), Le mora dr-
Colari di quelle easè ne dannò un pote<nte ar^*
gomento. Segoitando poi il giro della città ,
non é gran tempo cbe sotto le scuderie della
CasaSalviati in via del palagio fu trovato ttn
bellissimo pSTÌmento a mosaico', di pietre co-*
lorate, e disposte con buon disegno. Altre aiu
ticbitft immane furon titir dissotterrate fion ba
guari , nel rifondare la casa Orsi, dirimpetto
al teatro di ria del Cocòmero, (m) Cbe Mar«i>
te avesse on tempio in Firence, non ce ne la*
•eia dobitart? il Borgbini. Forse le colonne che
si vedono in S. Giovanni, di struttura diversa,
he sono un avanto. (t)'La statua di quel Dio
della guerra si crede esset* oggi, secondo il ci-
bato Borgbini , ne' fondamenti di una pila del
ponte Vecchio. Sarcofagi Gentileschi sono in-
torno al Duomo, in S. Giovanni , in Boboli , e
Beik &• G«ll«rui. Ve -fondamenti della Calta**
drale, clramaenU'il Lami nelle lettoni d' a»*
tichili^ r»9tBre stato tf ovato un frammento
d'iscrìsione romana , dove sì leggeva Magnae
Beae Novtiae; del campidoglio, o rocca fon*
data in Firenze dai coloni romani , non resta
appena restigio; ma se ne conosce il sito dal
no'#ne di quella chiesa, che ha esistilo ino a'dl
nostri in mercato yeeohio. (o) Nel cavarsi lo
fondannenta della chiesa di S. Gaetano ^ liarra
il Baldinocèi nella vita deirArohitetto Silva»
ni I come vi si trovaron più pesai di marmi la*
Torati , un busto di antica stataa senaa test» » e
più medaglie in brocco di Traiano e dì Tibe*
rio. Qoanto grande fosse Tedifisio delle nostre
Terme,- e qoanti monumenti ne lo dimostriiN»,
lo abbiamgìà notato al suo luoga- Finalmente
ancr^ di là d'Amo non son mancate reliquie di
romana anticbitlé La via «di Sìteirno, antica»
mente Saturnino, rammenta una porta sotto
Jaesto nome. Sulla piassa di fianco alla obiesa
i S. (Spirito circa l'anho 1770 fu dissotterrato
un 'busto di «porfido abbQsaato (a3), che era te«
risimilmente di scalpello romano. Che noi poi
appartenessimo giA allu tribù Scaptia, ce lo
attestano oboi te iscriaioiii, ed una intra le* at*
tre nel coprtile di casa Ridolfi fn via Maggio.
Non'é questo che un tratto di penna sur uii
tema di vastissima ertodisione. Forse sorgevi un
giorno clù vonA porlo nel suo vero<luine,e va*
lendosi de' copiosi materiali ebe somministro-
no i iMuséi , e là storia , foifmerà una Firemto
romaMi dissotterreta> e iotto questo titolo
i8
un'opera degna ddk fama dinna eittA da'co-
Ionie romane fondata» distrntt» da barbari y
riedificata 9 e finalmente ampliata dna volte»
Piazza di S* Apollinare ^ e cmtofimtsio
^fuivi occorso^
Bencbè Firenze fosse Gnelfa , non si astenne,
però mai 9 quando n'ebbe cagione, d' opporsi
Talidamente alle risolnaioni della Gnrte di Ro-
ma y e di proceder anco contro i ministri della
medesima. Venezia fece lo stesso; ne per que-
sta parte nessun' altra città d' Italia più di que-
ste due 9 tenne mai la testa si ferma . I fatti die
Tennero in seguito della congiura de' Passi , a
tutti noti 9 lo provan bastantemente » nèl'ap-
▼rebbe provato meno la condanna di morte del
Gird. Tesauro Beccheria su questa piaasa (^4)9
se fosse stata eseguita in tempi meno torbidi f
da non dover sospettar di tumulto e di TÌolenaa*
Fu spedito questo Prelato in Firense dal
Pontefice Alessandro IV nel 1 258, con titolo
e facoltà di Legato Apostolico, affin di spen»
gare, quando modo ni fosse, le micidiali fa-
sioni che da qnarant' anni indietro affliggeran
là nòstra Patria. Molto operò, molto disse, ma
sensa frotte. Ansi essendo egli originario- di
Pavia, e di linguaggio Ghibellino, venne in
sospetto ai Fiorentini, cb'ei tramasse di to«
gUere il dominio della città a 'Guelfi, e darlo
«11' altra parte; e però ne fu senz'altro ordi-
iMito l'arresto, e dopo.cbe n'ebbe fatta la con-
tfesìiione per via di tormenti, sentensiato a
morte.
39
^ Il 4M $ettembre del già detto uno il.Car4.
Beccheria p^rdè sopra un palco la testa. Ed esr
sendo eglireligiofo Valombrosana ed abate , fo
.accompagQato i I sao , cadavere 4a qae' monaci
^lla chiesa di S, Trinit^i y ed ivi depositato ; fio-
che non ìie fa btta la translazione alla chiesa
di Valombrosa«
La ^Qova dì on fatto si Sitrepitoso , . ofiese
alquanto il diritto delle genti > e la persona di
un Cardinale , fece parlar molto TEuropa. Quin-
di il Papa falminò l'interdetto alla città , e la
scomunica a qoe'cit ladini ^ch'avean dato ma-
po o consiglia. In Pavia. poi per apa specie di
rappresaglia solla nazione» furono carcerati m^
bito quanti fiorentini vi si trovarono.
Gio. Villani ce n! ha tramandata l'istorila (3^5).
Dlaote ne die cenno io que' versi :
. ,f To hai allato qoel di Beccheria ,
Di cui segò Fireose la gorgiera j,
e gli scrittori ecclesiastici ne prlaron più, vol-
te. Ma la differenza ^» che Dante 4^ booo
Guelfo collocò in Beccherìa oeU' inferno (^6);
questi nel numero de' beati (17) :
» ■
Le S tinche y Carcere de^ debitori.
Chi Don crede che il secolo sia umaoìzialoi
consideri com'erao trattati i debitori una vol-
ta, e come si trattano adesso. Le leggi d'Ateoo
e di Roma pcrmessero uo tempo ai creditori
di tenere io servitù 9 e veodere ancora qoegli
3ò
infelicty che fion erano in grado di fMigare. Le
nostre al coiiftrario son giunte sino a negar loto
r atione cobtro la persona , e rilasciar ai m^
desimi solamente quella contro le sostanze*
Siam rissnti così qualche anno sotto il Gran-
duca Leopoldo.
Siccome però la Bepubhlica Fiorentina n
sóstencTa per la mercatura , e questa ha la
base nella buona fede, le sue leggi contro t
falliti eratio severissime. È curioso pòi Io sta-
tuto su tal proposito, il quale condanna i de-
bitori morosi ad un tanto l'anno per o^i liri
del loro debito: ottimo espediente per renderli
Tie maggiormiente insolventi.
La carcere loro era questa ^ sin forse dal se^
colo XlV. Il Varchi pone c|uesta fiibbrica tra
le pi& rimarchevoli della città; l'Inglese Gio.
Howard} tra le carceri le meglio intese per SS'^
lubritày e per sicurezza. Ebbe il nome delle
Stincfae da on Castello così detto, e situato tra
la Valle di Greve e la Valle di Pesa , il quale
essendosi ribellato per insinuazione de' Caval-
catiti, fa spianato da' fiorentini, e eli uomini
d'esso qui dentro imprigionati (18). Uno di
detta famiglia vi fu carcerato per debito circa
il 14^7 ; e vi scrisse un'istoria , che resta tut-
tora inedita (ag), e tratta 'delle cause d'onde
avvenne l'esilio di Cosimo il Vecchio, del suo
ritomo , e delle conseguenze di detto esilio.
Un altro carcerato celebre fu Dino di Tura»
Poeta satirico, e del bell'umore del sec. XIV,
dì cui scrisse la vita il Manni nel Tomo II
delle veglie piacevoli.! auoi debiti lo portaro^
3i
np » frequentar qae^te carceri, e ti dolse. 9»-
sai della durezza del Magistrato cbe tì prese*
dera, attribaendoli lo scarso trattameoto » ed
accusandolo d'usorpasione degli aUrai sus-
sidi:
jy De'pÒTerì prigion .viene in stia mano
La caritA , e ne tien naova foggia ;
Noi che stiamo inprigion cen'avYeggbiamò* ,y
Ma non era solamente la scarsità dd vitto>
cbe affliggeva i mijseri carcerati^ ta stretteasa
di molte persone insieme, la sordidqiRza del
luogo, e TaTTilimento in cui quei si tenevano ,
renclevan loro la ca^rcere insopportabile. Per
legge emanata nel iSgS. s'introdufse. l!u8o>,
clie mancando il carnefice potesse, esser, for-
mato chiunque de' detenuti, pc^r debita, a farne
le veci*
Il citato Howard, che viaggio T Europa a,
solo, oggetto di visitar le Carceri e gli Spedali ,
si portò ad osservar le Stinche nel i78i;nè
molto doppo, essendo morto ^ furono stam-
pate le sue Aleiporìe. Oh illustre amico del-
r umanità! Non le Gallerie, non i Teatrj fu-
rono ie tue ricerche; ma la discretezza dei .
Popoli, verso la più infelice parte di loro
stessi !
Giunto sull'Arno, trovò nelle Carceri e ne-
gli Spedali proprietà ^ e buono ordine. Quan-
to a questa prigione osservò che. ella è confor-
mata pressappoco su quel piano^ che egli s'era
immaginato per tutte le altrp : . spasiofo ^«
3i
mere» total' separazione degli uòniìni dalle'
diinney infermerie comode i gran cortile , e
forte muraglia all'intorno: ecco tutto. Il citìnto
Inglese giudiòò questa muraglia troppo alta y
e poco discosta dalle abitazioni interne » jper
dover lasciar libera l'aria cbe vi si respira. Un
Cappellano lì assiste; i prigioni non banno
ferri ; ed é il cibo loro ordinario quindici once
di buon pane il giorno {p).
Residenza de'Sigg. di Pratica ^ e modo co^
mt sifacaùan le Pratiche al tempo della
Repubblica.
La Pratica era anticamente un modo di far
consiglio, radunando quegli a'qùali spettara,
e raccogliendone i diversi pareri, onde poi ri-
sòlvere. Qualche volta ne' bisogni più gravi si
radunavano ancora in più numero del T ordi-
nario , non escludendo neppore i Beneficiati;
ed in tal ciiso si chiamava Pratica larga. In ul-
timo si ridusse ad un semplice Magistrato fis-
so y e permanente. Ve son molti anni cbe ri-
mase soppresso quello, che riguardava gli af-
fari della Città e Dominio di Pistoia, e si chia-
mava parimente la Pratica. Mi ricordo cbe
qViesto aveva la sua Residenza in alcuue stan^-
ze terrene del Palagio del Bargello, dalla par-
te cbe guarda Settentrione ; e di qui prendo
ora motivo di ragionar del modo come al tem-
po della Repubblica si facessero questi consi-
gli. A. tale oggetto riporto la relazione di uno
Scrittore cbe si trovo a veder le ultime cbe si
3à
tennero (3o|, delle quali una fu quella del
i534* dopo la morte di Clemente VII. radu-
nata dal Daoa Alessandro, e della quale egli
non credette opportuno di seguitare il decreto.
Si delìberaya , se si doyessero far novità per
tale accidente, e fu detto di nò; ma il Duca
pensò meglio di assicurar la Città con la guar-
dia di 700. in Boa Soldati.
jy Facevansi le Pratiche ordinariamente nel
consiglio degli Ottanta in questo modo. Ea*
gunato il numero j il quale era quando più e
quando meno, setondoobè era o larga o stretta
la Pratica, il. Gonfaloniere sponeva la cagione
per la quale erano stati fatti ragunare; e prò»
posta la materia , la quale disputare e risolvere
si doveva 9 chiedeva che ognuno il parer suo li*
beramente dicesse, esortandogli quelle cose
dire ohe essi l'onore , e l'utile , e la salute della
Repubblica essere giudicavano: allora ciascu*
no ristringendosi nel suo quartiere , secondo i
gradi de' Magistrati , o la prerogativa dell'età ,
e parlava egli se voleya , e udiva gli altri che
favellavano; e disputato, e risoluto tra loro
quanto ad essi pareva, commettevano ad uno,
il quale più giudicavano a proposito, che rìfe*
risse: le quali reiasioni si scrivevano di parola
a parola tutte; e molte volte, perchè non si
risapesse fuora quello, che consultato avesso*-
no, ponevano lovo credenza, e gli facevano giu-
rare, ma in ogni modo quasi sempre si risa-
peva. Il primo che salito in bigoncia comincia-
va a referire era quegli che referiva per gli 16
GonCalonieri; il seconda per li 11 Buonuoraini^
T. IX- 4
34
il lerxo per li sigg« ilieci della gqerra ; poi co-
minciavano, uno pel quartiere di Santo Spiri*
io y e andava seguitando di mano in mano per
ordine di lotti qoattro i quartievi; e c|i;beUo
che la maggior parte determinato avevtà , era
la sentenza e'I partito vinto, che seguitare e
mandare ad effetto si doveva* Dove è da sape*
re, che coloro a cui era commesso che ri£&.
rissonoy non potevano ordinariamente favella*
re, né discorrer cos' alcuna io nome loro, ma
solamente, come ne dimostra la signi ficazione
del vocabolo, raccontare, e recitare, se non
le parole , almeno la sentenaa altrui , e chi più
paiitualmente e brevemente qoesto fiieeva (fii«
vel landò sempre in terza persona,) maggior
lode ae riportava; ma quasi tutti usavano dire
così: ,y di tanti che sono, tanti dicono di sì ,
e tanti di nò; „ e se volevano allegare le ra-
gioni ,' dalle quali er an mossi , potevano; ma
ciò si faceva rare volte, e con podìissime pa«
rote. Questo èra il modo delle P](ratic1ie ordi-
narie; ma quando quello, che consigliarsi do-
veva, era cosa straordinaria, e di qualche
grand' importanza, o quando il Gonfaloniere
colla Signoria voleva mostrarsi più popolare,)
e acquistar grazia nel l'uni vessale, la Pratica
si ragunava nella sala grande éei consiglia
maggiore, e Cittadini non per quartieri , ma
per Gonfaloni si ristrìngevano a consultare, e
dopo i sedici e i dodicif, e i dieci , cominciava
la Scala , cioè il primo Gonfalone , e di manoi
in mano seguitavano per ordine lutti gli altri;
e quello che la maggior parte, non degli uo-
35
mìni f OHI de' Gonfaloni deliberaTa , era il par*
li lo TÌtito> e talora avveniva, the non i Gon-
faloni » DM gli aomioi deliberavano; e ciò oc«
córreva j quando essendo le sentente pari > o
poco differenti t o quando per non esser d'ac-
cordo SI cliiedeva, e s'otteneva, che'l partito
colle fave e non a voce si oimentasse. ^
Chiesa di S, Simone ,
e Condanna di una nuova Setta d* Eretici
Setta di strana dottrina sorse in Firenie cir-
ca la metà del secolo XVI. La vergognosa mor-
te di Pietro Garneseechi non avea peranco
«pento gli errori de' ICpvatori. Uomini e donnfc ,
nobiH, ricchi, ed art igiafni, s'erano uniti in'*'
aieme a beffeggiare i dommi delta Chiesa Ro-
mana, sprefezame il rito, interpetrar le scrii,
ture a modo loro, e sostenere, che per esser
salvi, la sola fede in Dio può bastare.
Tra le difficoltà del regno di Cosimo I. non
fu l'ultima quella di contener l'empietà. A
questo oggetto essendo venuto a'suoi orecchi
r indegno complotto, nel quale si contava an-
cora &irtolommeo Panciaticbì, ricco cittadi-
no, e che aveva servito il Duca in qualità d*
Ambasciatore alla Corte di Francia , non' man-
c^ di permettere airinquisisione, che il di 5
Diòembrè i55i , tutti i aospetti di questa ere-
sia fosser segretamente carcerati a nome del
suddetto Tribunale, come fu fatto in numero
di 35. Dopo una prigionia di quasi due mesi,
del qual tempo si fece formai processo ; e si
36
prese il parere de* più dotti Teòtdgi di quel
tempo; emanò sentensa , per cui Tenne ordina-^
tOy che i più delinquenti , che ascetero.a 2^9
fossero mandati processiona Imen te per la cit-
tà y con vesta nera y bavaglio giallo dipintovi
«na croce rossa, e torcia in mano. Fatto il giro
pei luoghi più frequentati, furon condotti ajla
Cattedrale , e quivi ribenedetti , con esser poi
guidati coppia a coppia ad un monte di stipa ,
dov'eran tutti i loro libri , ed abbassate le tbr*
ce v'attaccarono il fuoco. Gli altri meno rei*
per aver solamente praticato con loro, furono
rimandati. I nobili ^ e i ricchi , furon detenuti
in carcere , ed afflitti soltanto con pena pecu-
niaria. Resta van le donne; giacche ancor esse
avean seguitato V error de' mariti ; e fu di que-
ste la condanna medesima, ma con meno so-,
lennità. Il dì i4 Febbraio i652 , dieci: giorni
dopo la prima esecuzione, furon condotte nel"
la Chiesa di S. Simone, Parrocchiale delle
Stincbe , dov'erano carcerate , collo stesso abi-
to, e colla stessa formalità; e quivi, alla pre-
senza di molto popolo, fatta T abiura dei loro
errori, furon giuridicamente assolute (3i).
Atlri simili fatti si potrebber raccoglier
dalla nostra Storia ; nessun però cosi strepito-
so e solenne,, come quello successo in Paler-
mo, nel 23 di questo secolo. Ivi i rei furono in
numero di 17, le pene diverse, come diversi
gli abiti , e due condannati alle fiamme. Se ne
legge una Relazione magnificamente stampata
nell'anno stesso; e fu forse questo Vul.timq
Auto da Fé , degno di tal nome, che siasi ve-
duto in Italia
Tornando alla sererìtà di Cosimo t. per de-*
fìtti di simil genere, è ancora da aytertire^
ebe egli non se neyalse che ne' casi pio singo-
lari , e seppe spesso moderarla, colla clemen*'
sa. Qoattr'anni doppo il citato complotto, ne
fa scoperto nn altro sotto nome di Pianigiani
(32) , e coir Insegna dicanoli e rape. Costoro
sotto questa allusione sì adunavano a lauti ban"
e betti , e si facean lecito di burlarsi delle cose
le pili degne di rispetto e di reTcrenzai I so-*
prannonii ridicoli a persone graduate; gii scher-
zi, 1 motteggi servivan di passatempo. I soci«
per chiamarli cosi , eran circa a 3o delle prin-
cipali famiglie. Fattane la denunzia al Prin*»
cipe, ognuno stava in attenzione della pia
atroce sentenza. Rescrisse di propria mano: ,t
I ceryelli fiorentini non sanno stare oziosi, per-»
ciò sono stati sempre soliti usar le baie , una
delle quali è questa, non potend^^si fare in
tanto numero le congiure di Stato* „ Il Pub<-
blico ne rìse l'adunanza de' Pianigiani si di«
sciolse, uè si parlò più in allegoria di caroli ^
né di rape (33).
Fia della Burella , Jnfiteatro , e Teatro
de* tempi Pagani
Due cose, senza ricorrere agli Scrittori, con*
testano esser qui stato nn Anfiteatro s le mura
circolari delle case nella Via de' Vagellai, e
sulla Piazza de'Peruzzi, ed il nome di Burella
alla strada contigua^ dietro la casa Ugolini. i
Questo nome corrisponde a stanza ineav»f«^
4*
3B
grotta , dove riponeansi le fiere sotto i sedi-»
li deir Anfiteatro. La cruscQ lo definisce spesie
di prigione; inffttti il cornane di Firenze se
ne servi più volte a quest'oso^ prendendole
in affitto da' possessori. I prigioni rimasi nel-
la rotta di Campaldino, de' quali Tennero a
Firenze più di 740^ furon riposti in queste car-
ceri sotterranee. Si potrà veder presso il Man-
ni, che illustrò questo monumento, quante
ne sieno state scoperce in questi contorni (34).^
Tornando ora all'anfiteatro , che ohi» mossi
ancora parla gio , o in altra simil guisa, che
poco cale; questo era di figara orale, ed ayea
la sembianza di due teatri attestati, conside-
rando un teatro, secondo la regola di Vitra^
vio, lo spazio di mezzo cerchio ed un quarto*
li nostro maggiore Storico lo descrive cosi
(35); „ Fu tatto tondo , ed in volte molto ma-
ravigltoso , e con piazza in mezzo; e poi si cor
minciavano gnidi da sedere tutto al torno; e
poi di grado in grado sopra volte andavano al-
]arg:indosi infìno alla fine dell'altezza, cbe era
alto più di 60. braccia. ,, Seguendo poi l'aotcH
rità di un anonimo fiorentino, presso ai tempi
dello stesso villani, cìt&ta dal Manni, le sue
misure più precise erano braccia 170 di lar-
ghezza, 573 di circuito. Quanto crescerebbe
l<i stima di qoesto magnifico edifizio, se rero
fosse , che egli fabbricato fu al tempi di Gesa^
re Augusto. Il Matespini ed il Villani lo ac-
cennano, il Borgbini non ne disconviene, ed
il Sen. Carlo Strozzi, circospettissimo nell'o-
pina re > lo dichiara assolutameitte con queste
parate: ,, Ebbe Firenxe ai mora e di pietre
1 anfiteatro io tempo, cbe Roma non tffga
messo mano a &rne se non di legno (36) (y).
Non rammento le statae di marmo* trovate
negli scayi più volte fatti in questo medesimo
laogo, non le colonne, non i frammenti di
nnarmi lavorati, e le solide costrusioni di caU
ci«truEso , e di pietra forte ; sono stato già pre*
venuto. Non però debbo tralasciare nn fatt<^
memorabile, che la storia accenna esser quivi
successo. Questo è Tesservtstfito esposto alle
fiere un Eroe della nostra S. Fede, ed esseme
restato illeso. Ciò si parte dagli Atti i più an«
tichi seguitati poi dal Borgliini, il quale ne
parla ne' seguenti termini (37): „ Qui in Fi*r
renze, ne' tempi di Decio e di Yalerianolrape-
ratori ( circa il a5o. di Cristo ) fu ben due voU
te messo avanti alla bestie S. Miniato nel no-
stro Anfiteatro , come nella sua vita si legge ;
ed in quelle peraecnuoni avvenne a molti al-
tri. „
Non molto lungi dall' anfiteatro fuvvi anco-
ra il teatro. Questo si trova chiamato nelle
cartapecore il Parlagio piccolo, cbe a difie*
renaa del grande, cbe era per gli spettacoli,
u^avasi per le Cr»mmedìe e per le Tragedie. Il
suo luogo preciso era al messodì dell anfitea-
tro f presso le case de'marcb. Bagnesi,dove la
strada, cbe va all'Arno, tondeggia.
Tale e tanto era il lusso dì quelle antiche
colonie^ le quali in fine altro non fecero , che
ruinarM. Né l'esempio di Firenae è già solo.
Tutte le principali terre di Toscana non solo.
4ò
ttia d* Italia ancora y e torse A* Europa ^ tititio
▼estigj di teatri e anfiteatri di queir età. In
Arezzo , in Volterra , e a Popnlonia se ne veg-
gono avanzi ; e si dice lo stesso di Pisa , e di
Lucca. L^ còsa era tanto comune , e tanto ap'
petita 9 che qua! città si trova oggi mancare di
Suesti tali edifiz], sì può assai sicuramente dir
i lei, b clie allora nonfusse, o fu^se molto te
nue cosa , e di ninno o pochissimo polso. 'Cosi
il citato Borghini. (r)
Casa de^Perùzzi, toro commercio e ricchezze
Quantunque i Petuzzi siano tra le fiorentine,
una delle famiglie più cospicue e più grandi ;
lascio nonostante i loro goduti onori , e la ci-*
▼il potenza , per couf^iderarli in una città mer-
c<iiitile 9 mercanti celehri e facoltosi. L' À-m-*
mirato comincia cosi il libro nono della sua
Storia : „ A.' danni pubblici ( del idSp ) s' ag-
giunsono prestamente i privati, avendo la fa-*
mosa compagnia de' Bardi e Peruzzi , riccfais*
simi sopra tutti i mercatanti de' cristiani , in-
cominciato a crollare. Costoro tenendo in ma«
no le rendite del regno delTlnghilterra; ed es-*
sendo allora quel re intrigato nelle guerre
co'Franzesi, si trovarono creditori della co-'
rona, i Bardi di cento ottantamila marchi di
sterllni , i Peruzzi di cento trentacinquemila,
cbe facevano la somma d' un millione , e tre-
cento sessnntacinquemi la fiorini d'oro< Onde
per il danno di molti altri mercanti , cbe corner
piccoli rivi entrarano in questo gran mare, il
Jt
male divellile tojito pubblico , e in particolare
la cittA di Firenze , e i suoi cittadini ne senti-
rono allora , e moltopiù appresso, gran noca**
mento. ,,
Non yi corsero che soli tre anni ^ cbe «ìoppo
questo primo crollo ne sopraggiunse un secon-
do y il quale rovinò affatto questa grossa Mali-
ca. Ce ne da la notizia lo stesso Storico : „ Ol-
tre queste cose di fuori egli dice, ^facillò molto
il credito de' mercanti fiorentini , talché falli-
rono Peruzzi, Àccia iuoli , Bardi , Buona ccor-
si , Cocchi , Àntellesi, eia lizzano, borsini, Ca-
stellani ; e Perendoli , e con esso loro molti aU
tri di minor conto. 11 che avvenne, perchè sa-
puto in Napoli , che i fiorentini aveano contrat^
to, o erano per contrarre amicìzia col Bava-
ro, e dubitando per questo, che quella città
non diventasse Ghibellina > e discostassesi ai-
tutto dal 1^ amicizia del Re; i baroni e signori,
che avevano i loro danari depositati ne' fianchi
e compagnie de' Fiorentini , rivollono tutti in-
sieme subitamente il loro (38]. „
Una conferma della esuberante ricchezza^
della detta compagnia Bardi e Peruzzi, si può
dedurre dal Breve Pontificio di Giovanni XXII,
che riporta il Lami nelle stìe Deliciae (Sp), dì-
retto alla medesima , perchè somministri a'
cambio importanti somme dì danaro al Gran
Maestro dell'Ordine dì Rodi. Questo è in da-
ta d'A.vignonea di 21. Novembre i322, l'anno
sesto del suo pontificato. Chiunque si prenderà
cura di leggerlo , si farà un' idea del concetto
grande , che quella società s'era meritata in
'^uel tempo in Europa.
4»
Oltre le famìglie disopra nomifa^te come
mercatanti 9 se ne pf>trebbero ncEdai^e molte
altre tra le quali qaella de* Medicai; Ma io son
contento jdi chiuder piuttosto V articolo coli
un sentimento di un autor francese in ìodé del
nostro commercio , ossia dello spirito che a
grande oìfiore nostro vi sping^eva un d\ la na-
zione (4o)* Cgli dice adunque: Si sa che in
Firente; come in altri molti istati floridi , il
commercio non è solamente autorizzato dalla
nobiltà «y ma di più onorato, come la sor-
gente deir abbondanza , e della feliciti de' po-
poli. E porta poi l'esempio di pareccbi perso-
naggi illustri, cbe Tanno esercitato presso gli
antichi , e di molti principi d^Asia, che l'eser-
citano tuttavia.
Piatza de* Permzi , tnoP^tbrìó ,
e coronazione di Coluccio Salai itti
L' iticoronalr d' alloro i Poeti è stata usanza
di molti principi ; quei che ebher de^ diritti
tuX Tarpeo, se ne son fatti sempre una priva*
tiva. I nostri antichi ottenner per grazia que«
sto privilegio dall' Imperadore, e se ne valser
più volte; tra le quali una per il cancelliere
della repubblica, Coluccio Salutati , uomo di
grandissima letteratura. Egli scriveva si hpne
in genere epistolare, che Glo. Galeazzo Vi-
sconti , poi duca di Milano solca dire : che te-
meva più una sua lettera, che un esercito di 20
xa\\i\ uomini (4i)*
Questo premio gli toccò opportunamente in
4^
q«el (ei»pi9 ^^hariavl^i» sMole apengere il suq
veleno» doppo la puorte. Il morloriu poi fu dei
pi» 8ia«ti]OSÌ , col seguito di tutte le ruiigistra-
ivuee; delle milizie y. e defi dottori della città.
L' accornpagAayano i drappelloni suoi propri,
(quell'i Jellu Comunità di Buggiano, donde eb«
he l'origine, e quelli della repubblica. Fu il
suo cadavere magnlEcam^nte vestito secondo
il auo grado ) ed associato nella Cattedrale^
con grandissima pompa apparata.
La più parte degli scrittori della suaritaas*
ser irono, cbe la sua incorona lione come poeta
seguMttB in Duomo; ma veramente fu fatta sul*
la piasxa de'Peruxzi , non lungi dalla sua ca*
ss* f per mano di 'Vimn<;i^ di Ranieri Viviani
Franebi, cancelliere delle riformagloni , che
ne dis^ ancora le lodi. Il medesimo ne lasciò
un ricordo scritto di sua mano in un antico
priorista , cbe nota questa circostnnta (42)*
Un altro contemporaneo, Luca da Scarperiai,
monaco Valombros^no , aggiunge qualche co»
sa di più in uijia relazione di questo fatto , né
manca di riepilogare insieme le glorie di que-
sto letterato nella maniera ch^ segue. Riporto,
questo passo per servire fila nostra storia let*
teraria , e per dimostrare intanto con quuii
stimoli a' accendeva un tempo gli animi alla
tirtu»
A di 4 di Maggio {i4^^) si niorl Mess. Co-
luccio Peri ciin^t^lliere del comune di Firenze
istato più dii trent' anni, fu costuibupnuomoy
e fedele e leale al comune, e pieno di molte
▼irtudi. Fu costui uomo allegro, e lieto , e
V
44
piacevole; e del suo affidò molto grazioso , e
molto era amato da chi praticava con lui. Co-
stui fu de' migliori dittatori di pistole al mon-
do, perciocché molti , quando ne potevano
avere, ne toglieano copie; si piaceano a lutti
gì* intendenti, e nelle corti dei Re e de'Signo-
rì del mondo, e ancora de' cherici, era dì lui
in quest'arte maggior fama , che di alcun al-
tro uomo. Era costui ancora ammaestratissi-
mo di scienza poetica, e dopo la sua morte si
trovarono più libri da lui fatti di quella scien-^
za. Di che li 6orentini conoscendolo, per mer-
to della sua virtù impetrarono dallo Impera-^
tore più anni dinanzi , ed ebbono» di poter co-
ronare in poeta d'alloro, e costui fu desso; pe*^
rocche quando egli fu mortole fu nella bara.
Il signori Priori, el Gonfaloniere delia giusti-.
zia gli donarono una ghirlanda d'alloro, di che
tutto il popolo ne fu lieto e contento e tutti li
cittadini lodarono questo , dicendo, ch'egei il
meritava. Poi comandarono i Signori a tutti i
cittadini che da qaella ora innanzi il chiamas-
sono Mess. Coluccio Poeta, e tutti cittadini
1* ubbidirono. Poi li padri li fecero grande or-
namento alla bara. £ poi di molta cera alla
chiesa, e fu seppellito in S. Maria del Fiore ,
ovvero S. Liparata che sii chianìì , ed ancora
portò dinanzi un gran Gonfalone del Tarmi del
popolo, cioè la croce; ed ancora ordinarono
li Signori che una bellissima sepoltura di mar-,
rno gli fosse fatta dal comune nella deU^
45
Casa deW Esecutore
ed accuse dttic intambur azioni
Dot' era poc'anzi sulla cantonata della piaz*
sa del grano, che guarda mezzogiorno: una
scada di scherma, fu già In residenza dell* £*.
secutorc del comune di Firenze, il quale col
capitano del popolo e col Potestà, dava corsa
a' comandi della Signoria. Cominciò questa ca^
rica nel primo d'Aprile del 1807 , vale a dire.
in un tempOy.che si conosceva semprepiù ne-
cessaria r osserva n va delle Leggi della Demo*
crasia, affin di domare la turbolenta e pre-
potente alterigia de' grandi* Le sue funzioni
furon Yarie in diversi tempi; ma quel che era
costante , egli doveva essere forestiero, a ài*
stanza di 80 miglia al^neno, Guelfo^ e senza
dependen^a nessuna da nazioni contrarie alla
chiesa. Do^va aver V età di 3&anBÌ compiti :
e nel ^accettaì^4al impiego doveva promettere
davr^ti alla Signoria di render ragione impar-.
siyf/nente sì nel civile che nel criminale, se-
condo cLe disponevano gli Statuti; di oliepre-^
stara ancora giupa mento solenne in S. Piero
Scheraggio. Tale ufizio durava sei mesi, ed ave-
va di salario per se e suoi mini stri, fiorini 36oo.
Era la sua famiglia un dottor di legge per le
casse crimiiiiili, un cavriliere giudice per lec-i«
vili, tre Wofai, cinque M^ssi, quattro Donzel-
li, trentuno, famigli, e sette guardie a cavalkn
Affine dunque di isserei tare con Li maggior
TÌgi^anz»» il suo principale impiego di difender
r. /x. 5
46
la plebe dairoppreuiooe de' Magnati 9 la Re*
pubblica immaginò on espediente , quanto
straordinario 9 altrettanto insofBiciente ^ anzi
sottoposto a gravi disordini, e fallacie, che
cbiamavasi Intamburaxione.
Lo Statato Fiorentino.* al trattato secondo
del libro ter Jto , Rubr. 96 contiene un provve-
dimento con questo titolo ; „ De Tamburo
fiendo, et ponendo in DomoEfxecutoris, in quo
wittantur Gedulae continente» offensìones fd-
ctas per Mngnate8Contrapopulares,er/{aÀr.97.
Contra populares intamburatos non proceda-
tur, nisi occasione offlcii in quo faerit,^, la
qual moderazione non si praticava quanto ai
Magnati, contro i quali principalmente era in*
▼entata questa sorta d'accusa. Ma per intende-
re pia dal fatto , che dalla descrizione, in che
consistesse quest' atto , tornerà in acconcio ri-
portare un esempio d'una di qneste cedole,
quale si trova in un libro esistènte nell'Archi-
TU> della Camera Fiscale di questa città servii
to per u^o dell'Esecutore, al tempo del nobii
uomo Girolamo di Niccolò de'Michelotti da
Perugia , a car. ^4^ del tenore che appresso.
„ Dinanzi da toì Messer l'Esecutore del po-
polo, e del Comune di Firenze signi fica visi ,
come Zanobìdì Cambio, il quale oggi si chiii-
ma degl'Orlandi flel popolo di S. Simone di
Firenze, ene, ed é stato esso, e suoi di quella
schiatta oggi , e per antico veramente perfidi
^Ghibellini, e per antico si chiamavano Batta-
glieri, e sono dal Ponte a Rignano di Val di
Sieve> et ancora v'ane lassù di loro consorti,
4y
e ritengono pareti nome di Battaglieri antico*
che sono Magnati ec. È vero che t avolo diZa-
«obi hebbe nome Orlando, e però si cbiarnano
oggi Orlandi *, ma Pubblico , e Notorio ene a
tutti e Fiorentini^ che dotto Zanobi ene di \o^
ro, e bene veramente perfido , et iniquo Gfai"
bellino, et egli, e tutti quelli di casa sua, e che
vero sia enei scritti due di loro in stll libro
della parte Guelfa di Firenze in due laoghorà,
in prima a e. 44 ^ ^^^^ ^^s^* Baldo, e Dino frao
telli, e figlioli di Battagliere, e ancora sono
scritti in sai libro detto, i detti Baldo, e Dino
a e. 62. Et in buona fede egli è grandissimo
male, e grandissima diminunone di patte
Guelfa , che uno cosi inorme , e perfido Ghi-
bellino regga , e tenga ti luogo , che debbe te«
nere uno Guelfo, e qualunque favoreggia, che
esso et omni altro Ghibellino non sia ammoni*
to, fare grandissimo male, e grandissima di<«
minuiione di parte , et in buona fede e si po«
trebbe dire non essere quello chetale , che fa-«
voreggiasse il Ghibellino veramente Guelfo ,
ben si die ricordare d'aver udito quello , che
per gl'antichi Ghibellini dì Firenze fu fatto a
Guelfi, e ki misericordia , che ne ebbeno« E
per infanmaeìone delle predette infrascritte
cose, le qwali «penso non essere ora a vostra no**
tizia, essere e perrenire vi do certi cittadini
per testimoni, i quali sono pienamente iofor-*
ma ti , delia schiatta, e della nazione del so«
praddetto Zanobi, e ben sanno il malo animo^
che egli ha contra a' Guelfi' ^It testimoni sona
questi scritti qui da pie: ^
48
f
PeroKBodi . ^ . . da Verrazcano popolo di S.
Niccolò di Firenze.
Filippo di Tommaso PeruKxi popolo di S. Ro->
meo di Firenze.
• Bartolommeo di fncopo Beninì popolo di S.
Ambrogio di Frrense.
Matteo di Iacopo Benini popolo S. Ambro-
gio detto.
Fiero dì Masino dell' Antella popolo di S.
Romeo dì Firenze.
Guasparri di Paolo Ghomfoani popolo di S.
Simone di Firenze.
ÌD berlo di BelUncióne degl'lAbizt popolo di
S. Piero Maggiore.
Lionardo di Sandro Peruzzi popolo di S. Ro-
meo di Firenze.
. Un altro esempio di tal sorta d'accasa nel*
la persona di Lorenzo Gfaiberti , famoso fon-
dì tor di metalli, di cui son le due porte più
belle del nostro Tempio di S. Giovanni, si leg-
ge presso il Baldinucci , scrittore della saa vi-
ta (43) . L' invidia e T odio era sempre acceso
contro quegli che eran grandi , o per qua la n-»
uè modo si guada gnava,n tanta reputHsione da
ivenìrlo. Se si fosse mai trovata qualche ce-
dola nel tamburo contro qualche popolare ,
obe non fosse in ufizio, o fosse per averlo, do-
▼ea stracciarsi y e se ne dovea rogare un aito
solenne. Le opere del Ghìberli lo avean fatto
grande, e per /ricchezza e per fama. Perciò
estendo trattò r anno 1 44^ dell' ufilio de' do-
ì
49
die! BaoDOmini ( uno deHre maggiori ) fa age<-
vole ti trovarsi chi '1 calunnittsse y e cosi op-
porsi a' vantaggi di lui, e della saa casa. Le
parole della cedola la data pel Magistrato dei
conservatori di Legge, dicevano così :
„ Lorenzo di Bartolo, che fa le porte di
S* Giovanni , dinaovo tratto alT uGcio.de' do-^
dici , è inabile a tale uiizio^ perchè non è nata
di legittimo matrimonio; perchè detto Loren»
EO fu figliuolo di Bartolo e Mona Fiore, U qua-
le fu sua. femmina ovvero fante , e .fu figlinola
d' un lavoratore di Val di Sieve , e n^aritolla a
Pelago y a uno chiamato Clone Paitami, uomo
della persona molto disutile, e quasi smemo*
rato, il quale non piacque alla detta Fiore:
fuggissi da. lui , e venuesene a Firenze, capitò
alle mani di Bartolo predetto dell* anno 1J749
o circa , e in quattro o cinque anni ne ebbe
due figliuoli, una prima femmina, poi questo
Lorenzo dell' anno circa il 1878 e quello alle-
vò , e infiegnoUi l'arte sua dell'Orafo: dipoi
circa Tanno i4o6 mori il detto Cione; e '1 det-
to Bartolo trovato da certi amici, i quali mo-
strarongli, che male era a vivere inadulterioy
la sposò , come di questo è pui)blica voce e fa"
ma , e come per li strumenti di matrimonio. E
s'egli dicesse esser figliuolo di Cione, e non
di Bartolo, troverete che Cione mai ebbe fi-
gliuoli dalla Fiore» e che Lorenzo prese e usò
i beni di Bartolo, e quelli ha venduti e usati
come figliuolo e legittimo. erede: e perchè s'è
sentito inabile, ma ha accettato l'ufizio del
consolato dell' arte> al quale più volte è stato
5 *
.^
m
^^
tratto; ma Mmpreper piccola cosa é aitato allo
specchio , e lasciatosi stracciare. „
Si sa che la Magistratura deiresecutoredu-»
rò sino all'anno i435, nel qaal anno apparito
l'incombéiiKe della medesima s'aggìtmsero alla
carica del Podestà di FirenEe. L'uso però di
tali intambarazioiti s'inoltrò molto Innansi si-
no a' tempi del principato, giacché Benedetto
Varchi CI dà ragguaglio d'una delle pi& disor«
dinate e pia strane, raccontandoci che qual-*
chedonode'fiórentini più amante delln libertà ,
Tedendo che Clemente VII faceva contro la
patria i hon si sa se per beffe o da vrero y ac»
cusò di ribellione il detto Pontefice 9 e tutti e
quattro i cardinali fiorentini, che si trovavan
con esso a Bologna , affinché citati e rimessi al
severo gindixio della Quarantia , avessero il
bando di ribelli pubblicamente, e i loro beni
fossero confiscati. Quel eh' è pia notabile si è,
che quantunque ardita fosse la proposta , no-
nostante fu messa in delibera e ione, e nel con"
sigilo di centrentuno Senatori si ottenne per
somma graxia, che i signori Otto sospendes^
sero una tal querela , eia prolungassero ad al-
tro tempo. Ma perchè il Varchi a quest'occa-
sione ci racconta, come si procedeva a quei
tempi rijgnardo a quest'accuse segrete, e in
che variassero, e le sue riflessioni , uopo è che
qui sì riportino le sae parole (5}.
„ Ma per intendere, che significhi Tarn-
burare. verbo proprio e particolar di Firen-
le, bisogna sapere, che tra le pessime e per-
niciose leggi e usante della Repubblica fioren-^
Si
tifia era attesta. Stavano y e ttatino ancora in
alcuna delle chiese principali , e specialmente
in Santa Maria del Fiore, certe cassette di le-«
gno assai ben grandi serrate a cbiaTe^ appio*'
eate d'intorno alle colonne, le quali cassette,
chiamale Tambarì , hanno dinanxi il nome
scritto di qaeir UfiGisio , o Magistrato, a cui
elle servono , e dì sopra nn apertura per la
quale si può da chi vuole mettervi dentro , ma
non già messa cavare, alcuna scrittura. Ora
chiunque vuol tamborare , cioè , accusare , o
querelare chi che sia d'alcun maleficio, il qua-*
le meriti punisione , o afflìttÌTa, o pecuniaria^
e clie non si siappia chi ne sia T accusatore,
scrive in sur una polisca , il tal di tale hacom*
messo il tale eccesso, e se gli pare, scrive an-*
cora , o il luogo , o il tempo, e alcun testimo^
ciò, poi getta segretamente nel tamburo dt
quel Magistrato, al quale s'aspetta ordinaria-
mente la cognizione di quel delitto, e se tooI
guadagnare il quarto della pena, e ch'egli sia
tenuto segreto , mette in quella poliEsa alcuna
parte d'una moneta rotta da lui, od alcnn'aU
tro contrassegno , mediante il quale possa , se-
guita la condennagione, mostrare con quel ri"
acontro, lai esser quello, che tamburo il con-
dannato. Questo dannoso , e biasimevole costu-
me, perciocché Taccuse si debbano fare a viso
aperto, e non di fiààcoso, acciò siano accuse, e
non calunnie, era ito quasi in disusanza, si
per altre cagioni , e si massimamente perchè a
qualunque reo e tristo uomo era lecito per
quel modo infamare qualunque nomo buono e
^ I
53
valente; ed anco avveniva bene apesso^ che
quando uno sospettava d' essere stato tamba-
Tato per qaalcbe sao. mancamento ,, egli anda»
va 9 e si tamburava o tatti, o parte di coloro
i quali erano di quel Magistrato, airUfizio
del quale. egli sospettava d' essere stato ìnqui-*
sito; onde quando il Magistrato apriva il tam-
buro, che lo aprivano ogni tanto tempo, tro-
vando in esso i loro medesimi nomi , le più
volte ardevano e stracciavano tutte le polisse
e tamburagioni« ,,
Piazza del Grano ,
sua Storia , e Regolamenti
' ' ' '
I pregi del nostro grano sono il peso e la
bianchezza; due qualità che il rendono supe-
riore a molti altri di diversi paesi. Il peso si
estende dalle 5o sin verso le58 libbre per staio.
Il suo candore é tale, che vien per questo ri-
cercato e richiesto da molte vicine contrade,
e lod'ito dui naturalisti più accreditati. Si si
che Plinio (44) doppo di aver lodato la bian-
chezza del grano d'Italia in generale, sog-
giunge a gloria nostra cosi: della siligine (. o
grano duro ) si forma un pane sontuoso ... Il
più stimabile poi riesce quello che si fa conja
farina perfetta della campagna Felice , mesco-
lata con. la Pisana. La prima è alquanto più
rossa ; ma la Pisana più candida ... Le farine di
Chiusi, e d'Arezzo danno da sei stain di sili-
gine per moggio, e sei delle altre parti.
Non era noto a Plinio il nostro grano di Se-
53
sto , il qtiale rinnigce m se tutti i pregi che ti
"posson desiderare. Sì vende ordinarnir»ente
per seme. £ tuie è il credito di cui gode, che I
contadini per vendere la loro poriione, man-
gia ho pan di SHff^ina. '
£' difficile a atre qaante specie di grano si
raccolgano in Toscana, èssendo il clima adat-
tato ad ogni prodotto, benché strattiero. Da
qualche anno addietro si semina il grano duro
da paste con felice riescimento, se ncm che in
pochi anni degenera e raggentilisce. Oltre di
questo si dividono gli altri grani in grossi e
gentili. Cosimo Trinci (45) numera sotto le
dette tre specie le appresso diflerente. Trai
duri il bianco ed il rosso colla resta » che é
buono, come si è detto, solamente per paste.
Trai grossi quello colla re^ta nera, il ravane-
se grosso senza resta, il binnchetto, il mas-
cocchio , e il ctvitelio, tutti colla resta. Trai
gentili il tosetto bianco senza resta, e la ca*
scoi» bianca colla resta. Aggiunge a questi il
tosetto rosso senta resta : il grano roiso, la ca*
scold rossa , e il grano gentil rosso dalla resta >
chiamato montanino alpigiana
La feconditi delle nostre terre è un altro
oggetto di'gno d'osservazione. Le portate, os-
siu' rapporti speciali della sementa e della
raccolta di* ciaschedun podere, richiesti dalla
Le<;ge, non sono così infallibili, che non si
pfissa dubitare della loro sincerità. Non ostan-
te ri danno lume bastante riguardo al totale,
s»'.bben si consideri inferiore al yero, essendo
le differenze costanti ; tantoché i risultati di
54
un antio soli' altro riescono altrettanto, gì u«
siìj e vera<^i. Mi valgo dunque di questo mei»-
Eo per assicurare, che rende la Toscana a
grano stitia 5 e mezzo per ogni staio di se-
menta: a biade grosse staia 4 ^ ^^^ terzi; a
biade minate stnia ai. e cinque ottavi (46)*
Abbiamo nonostante esempi parziali di fe<«
condita notabili e straordiiiar|. Uno di questi
vien notato dal Dott. Gio« Targioni ne suoi
viHggi per La Toscana: (47)99 Avviciiiandomi
al ponte a Signa ( egli scrive ) osservai certi
campi cbe sono tra la strada e Tarno, in Ino*
go detto i RenaL La terra di essi era rena m&-
scoiata con fìor di belletta , lasciatavi dulia
terribile inondazione dell'arno segiitta il dì 3
Dicembre 1740 e per qu^into fni.fu riferito , la
sementa dei 174^ ^> aveva reso 3o per uno; lo
che può aiutare ad intendere la stupenda fer«
tilità (ie ir Egitto, e le colmate del N; lo. ,, I
meclesimiEenai^anco senza l'aiuto delle ali u»
vioni, rendono spesso il 12 , ed il 14 per uno«
Sì trovano ancora alcune terre fuori di MoU'^
te varchi) fecondate dagli spurglii di quel ca>
stello, le quali giungono a rendere <il to ed il
a4* La nostra maremma suol ireoder del io, o
air incirca. Queste esuberanze però^ debbon
supplire alla scarsezza del prodotto de' monti ,
e delle colline ^ ed alla fallacia delle terre
frigide in piano.
Tra le misure lo staio è quello che conviene
al grano, e si compone in sacca di staia 3 TanOy
ed in moggia di 24$ ia& questa misura non fu
in Firenze senipre la stessa, trovandosi» come
55
nota ì\ Borghìni (4^)» sotto varj nomi , tra*qua-
li quel dr dodici e quel di dieci pini, donde
nelre lAÌsure della terra »ino ai nostri tempi
son provenuti t nomi di staiora, e panora. £b-
bevi ancora lo stnio decimale, con un altro
ch*e'dicevauo fitterecdo» Ma tutti questi ed
altri furon ridotti ad un segno s(»lo, stabile e
fisso, allorché ì fiorentini ebber<) doppo i bar-
bari riacquistato proprio ed as^luto comando.
Lascio a parte le variazioni , che proyenner da
frodi , sapendosi per Ili st^^rivi , che fa una volta
sottratta allo staio da un ufizìale nascosamente
una doga. Al che allude il nostro Dante (49)9
quHndo rammentando il buon tempo antico
rileva ,
Ch'era sicuro U quaderno (5o); e la doga.
Questa preziosa derrata concessa dal cielo
agli uomini io nutrimento, ha richiamato sem-
pre le cure non solo de* coltiva tori , ma ancora
de' Governi, ì quali hanno stodiato col massimo
impegno di favorirla , per quanto potettero. U
piacer d'indagarne i provvedimenti mi porta
sino al il85 , nel qual anno trovo per la pri-
ma volta rammentati gli ufiziali di biade, pò*
scia detti ufiziali di piazza, in numero di sei,
11 loro magazzino era appunto dt>v' è ora TAr-
chìvio generale, nella torre delta Orsanmiche-^
le; e la loggia o piazza , sotto di essa torre 9
lutata poi ridotta ad uso di chiesa , come avrem
luogo di avvertire.
Oiuntu al Trottò Cosimo I; ebbe il detto Ma-
56
f^Utrato sotto vecchio titolo duotì regolamene
ti. I Signori del r Abbondanza, cosi chiamati
anco nel nostro Statato, durarono sino al 1 767.
La piazza ed il roagauino Tariaroo sito piti
volte , secondo lo occorrenze. Finalmente Co-
simo II. fttabili la prima sotto la bella loggia,
delia quale attualmente ragiono; e Cosimo liL
collocò r altro in un rdifìzio espressamente
fatto sulla Piazza detta dell' Uccello,, che an-
cor si conserva..
Questa U»g^ia, per non lasciar nulla che le
appartenga, e situata a comodo degli avven-
tori qua^i nel centro della città; e costruita
ekgantemente con architettura Toscana, la
sola che abbiasi di questo gusto. Sull* arco di
roezxo nella facciata è il busto di marmo del
Prìncipe edificatore e sotto di e^sa il titolo
alle sue cure paterne dovuto. Pater Paupe-
rum.
Contali stabilimenti, e con regole sempre*
pi& raffinate dall'esperienza, siaui giunti ase**
gnoj che U dove in anticasi mangiava spesso
il grano mischiato colla spelta, col miglio, e
con altre biade minate, uon si vive adesso che
di grano schif.tto; là dove spessi ssime e terri-
bili si provavan le carestie, seguitate poi Ha
lunes ti ssiine epidemie; ora son quasi otto lu-
stri che m>n se n*é avuta Tidea. Tutto questo
si deve alla stima maggiore , on cui si riguar-
dano inoggi i tondi rurali; ai lumi abbondan-
ti, depurili è arricchita rAgric«>ltura; alla
facilità de'trasporti interni. da luogo a luogo;
ed alle leggi attualmente veglianti sotto un
governo, provido, e di li genie.
57
.Come nodi dovrem noi compraceroi de' pre-
senti tempi, quando si legge in anni i6, dai
i3aoy ai i330y cinque stranissime carestie,
Cvoel restante grandissima mediocrità? L'isto-
ria di questi accidenti ci yien data da un Dia-
rio di un contemporaneo, non ha guari pabbH-
cnto'in Firenze (Si). L'annata dei 1329. fu
tale 9 secondo il suddetto cronista , che si ven«
deva in.piasza il grano mescolato con orso e
spelta. a presso oltre modo carissimo, e dipii
a piccole misure per ciascuna persona. Questa
vendita si fece presente il Magistrato, che eb-
be seco la famiglia armata, e per incuter ti-.
fDore, tenneri le mannaie. Si dovette far ciò,
avverte lo storico , perchè essendovi calca di
gente , non rimanessero molti affogati , traen*
dosi una quantità d' uomini e femmine tramerà
tite;eil terzo del popolo non poteva aver
grano ; molti per la città piangevano amaris-
simamente y che uomo non conosco si dispera^
rato al mondo.
Pieni sono i nostri Annali di simili dissav-
venture ; tantoché un nostro moderno storico
Datura) ista, il Dott» Giovanni Targioni (5a)>
ha potuto compilare una Cronica georgica
d'anni 3ii6, dalla quale resultai, che in detto
spaùo di tempo sole 16 annate diedero abbon-
danti raoeoUe, III scarse; o in più succinto
ragguaglio 33 carestie per ogni secolo.
O tempi nostri felici ! Qoal astro benigno ci
guida ? È cresciiila la sementa in Toscana den-
tro brevissimo tempo, sino a forse So mila
staia per anno, e va oresoendo continuamente;
r. IX. 6
58
è cresciuto il namero de' poderi; son cresciate
le case, e gli abitatori*
Che più? la manifattura del pane è miglio-
re, di quel che sia stata mai ne' secoli addie-
tro. Quest'ottimo panificio é nato dalla ga«
ra de' fabbricatori 9 dei quali non y'è numero
determinato. 11 pan fine non inyidi» a qoello
già rinomato di Prato; l'ordinario senza perder
la bontà del casalingo , esano e perfetto* Sì
TCggon inoggi le botteghe de' fornai accomo-
date colla stessa eleganza de' mereiai, e dei
cbincrtglieri. La varietà delle forme e delia
bontà ^ si delle paste da minestra ^ cbe delie
farine 9 e del pane, forma un addobbo non più
veduto. Due specie nuove di pane son compar-
se vendibili ai nostri di: il chifel ed il semel;
ì nomi stessi ci dicono cbe gli abbiamo imitati
dai Tedeschi.
Poste tali cose come cer te , resta tantopii
vera la massima di chi scurisse, cbe lo stimolo
di procurare ciò cbe sostiene la nostra esisten-
za f e l'interesse ossia il desiderio del guada-
gno, sono le due Leggi potentissime, che for.*
mano l'equilibrio universale, fra i bisogni, ed
i mezzi di soddisfarli (53).
Palazzo de* Giudici di Ruota, e come
v*ebbe parte la Sinagoga
Dov'era una volta ilCastello Altafronte(54)»
specie di fortezza all'angolo delle seconde mu-
ra, s'inalza adesso la Rocca di Temi, il pa*
lazzo de' Giudici di Buota (£). L'anno stesso
&9
che fo creato gonfalonier perpetao Piero So*
derifii f nel iSoa , fa dato ancora princìpio alla
Ruota nel pulasso del potestà. Fu stabilito
che questa fosse composta di dnque dottori di
Legge, i quali decidessero ì piati civili, coU
Tappello ad alcuno di loro, il quale non aves-
se già sentenziato 9 e che da indi poi il potestà
si creasse successi vamente in uno di queir orw
din medesimo.
Gran lustro diede a questo collegio Lelio
Torelli da Fano, che vi fu riccTuto nel i53i:
ÀTea quest'uomo in quel tempo ( dice il Var-
chi ) grandissimo nome non solamente di buon
dottore, ma giusto; le quali due cose soglio*
ne rarissime volte accossarsi insieme (55). In«
di a non molto divenne il favorito di Cosi-
mo I, suo primo auditore e maggior segreta-
rio. Ma le sue fatiche , i suoi talenti 9 le sue
doti , sono stale già rilevate (56) ; onde non
mi occorre dirne di più.
Ma gi')va piuttosto dedicar qaest' articolo
ad un fatto, il anale quanto è freqnente in
Spagna, dove gli ebrei non son tollerati, al-
trettanto è raro, ansi unico, presso eli noi 9
dove i medesimi son trattati come cittadini.
Il fatto è riportato da Stefano Rosselli, scrit*
tore contemporaneo, nel suo Sepoltuario MS.
all'occasione d' illustrare una lapida , che si
osserva tuttora nella chiesa di d. Simone: •
dice così;
6o
Eduardi Didaci Mibhaelis Fraitufit
Violantae sororis e limine vitàe kuius
Immortale ad meliorem est traspositum
Mortale hic deporti um
Franciscas Georgias I. C Lusitanus
Pater proli carissimae
Sepulcraiem Lapidem N, S, L, P.
Anno MDCKXX.
E cbi fu qnesto Francesco Giorgi ? Un cri*
stian naoiro, come si cfaiamano in Spagna <>d
in Portogallo. Questi d'origine ebreo, simu-
l<indo d' esser cristiano esercitò per più anni
1' avvocatura. Poco doppo di aver apposta
questa lapida alla sua famiglia, prese la fuga
e tornossene alla sinagoga. Nell'anno* mede-
simo due altri ebrei , creduti parimente cat-
tolici) fecer lo stesso, e furono un tal Pi*
nello , cbe copriva la carica di a uditore del
Magistrato Supremo, ed un tal Diaz Pinto,
giudice della nostra Ruota. Questi si re (tigli
nel Ghetto di Venezia ; gli altri si eclissaro-
no altrove. Grande scandalo fa nel Foro; dal
quale siccome i Canoni bandiscon gli ebrei ,
bisognò che T autorità del Principe convali-
dasse i loro atti , e le loro sentenze. Manca-
va ancor questo agli altri pregiudizj nell*am-
tninistrazione della pi& retta giustisìa?
6t
IscrMone in marmo netta sponda A' Ama
in cnor di un cavallo
Non il solo Alessandro Macedone fece al
suo Bucefalo solenni eseqaie; i dae Cesari ,
' Angusto e Adriano , eressero ai loro faToriti
cavalli soninosi sepolcri, ornati di marmi é
di elogi. II cavallo divide coli' nomo in tem-
po di gnerra le fatiche e i combattimenti ; in
pdce contribuisce ai suoi piaceri , al corso ^
alla eaccia, ai forneamenti. Egli è una creatu*
fa, dice Buffon, che rinuncia al suo essere^^
per non esistere che per V altrui volontà. Mo-^
stra di più d' esser sfensibite alla perdita di
quel medesimo^ ch'egli ha servito. Scrivoor
molti, che alla morte di Cesare, i suoi ca«
valli si astenessero più giorni da prender ci-
bo. Er qoello di Pollante in Virgilio (5^) ac-^
compagno ti feretro del padrofiei spargendo
Iscrhme i
fy t^ost belifftor ecfaus > positis instgnibus-
Aethon
f^ H lacrjmanSygnttisque humectat gran^
dibus cprà^
Non dee dunque retar maraviglia , quando^
s' incontra un monamento per un cavallo. Lat
gratitodhie, a qualunque stasi oggetto appli»
cata, fa onore all'umanità. Suppone sempre
sensifoplifà d'animo, gentilezsa, e bontà d»
cuore. Queste doti si trotarono in Catlo Gap-i^
6*
Hi
pelloy NobiI Yenesìano, Ambascìator restden*
te a Firenze nel iSig. Ne resta am prora
nel sepolcro del suo cavallo, senza il quale
sarebbe più presto perita la sua memoria , ed
il Varcbi avrebbe forse avuto meno occasio-
ne di esaltarlo cotanto.
Il carattere dì quest'ottimo Givaliere yien
da lui descritto così (58) . „ Qaesti in Firen-
ze fu molto ben veduto, e accarezzato, si per
le molte e molte buone qualità sua , essendo
egli lettera tissimo , e si ancora perchè, quan.*
do Luigi Alamanni , e Zanobi Buondelmonti ,
per la congiura contra a Giulio Cardinale
de' Medici, si trovar ribelli , egli non sola-
mente gli ricevette in Venezia nelle sue ca*
se ; ma essendo poi stati presi a Brescia , e
incarcerati a peticione di Papa Clemente ,
operò di maniera, cbe furono, non sappiane
do i Veneziani, o infingendo di non sapere
cbi egli si fussono, liberati e mandati Tta.,,
Or costui ritrovandosi in Firenze nel delta
tempo, quando le armi Pontificie e Cesaree
assediavano la città , dovette perdere un suo
bel cavallo. Né seppe in altro modo tempe-
rarne il dolore, che lasciandone alla posterità
la memoria con un' Epigrafe Latma , da lui
stesso composta. Fu fatta la fossa per sot-
terrarlo sulla pi{)ZEH d'Arno, vìeino alla por-
ticciola. Il cadavere vi fu situato pubblica-
mente con tutti i suoi fornimenti., che erano-
di velluto, e fu apposto non lungi di Pi nella>
sponda del nostro Arno il marmo funereo y
dove si leggon tuttora questi caratteri:
63
Ossa equi caroli capelli
Iterati Feneti
non ingraius herus sofiipes memorande
sepulchrum
hoc libi prò meritis kaec Monumenta dedit
obses$a urbe
MMXXXriL id Marta
QQantt atran riso in leggendo quest'Iscri-
zione; i qaali meritaTan prattosto che si ri-^
desse di ioro«
Impresa del Lotto nelle stanze annesse
agli ufizi dalla parte d* Arno (u)
Parlando generalmente non si conosce in
Italia altro Lotto pubblico, cbe quello detto
di Genova dor'eblM la sua prima origine. Di-
cesi cbe principiasse dalle scommesse per la
tratta della nuova magistratura, indovinando
a cbi dei Senatori sarebbe toccato uscir dalle
borse. Non dichiaro in che esso consista, stan-
te Tesser pur troppo noto non cbe ai ricchi ,
sino al popolo il pi& pezzente. Ognuno sa, cbe
i numeri esposti alla sorte sono i primi novan-
ta , cinque se ne traggon da U* urna , e sì rice-
vono le scommesse o per ciascun numero
estratto, o per arabi, per terni quartine, e
quintine.
S'introdusse in Firenze nel fy> di questo se-
colo; e volle il caso cbe la prima estrazione
flesse contridisttnta colla sortita del priiponu-
64
mero. Sì Bpariie Telocemcnte per tutta Italia'
Roma lo band) in princìpio , poi Id ricevè co-
me gli altri Stati. Di Firenze passò a Vienna;
indi belle altre provincie della Germania, ec-
cettaato Berlino, dove il gran Federigo io
proibì con seTerissIme leggi. La Francia Tavea
già ricevuto af primo uscir dalTItalia.
Il popolo cbe non sé calcolare! gradi della
probabilità della vincita e della perdita ììè
studia punto a capirli y spinto dalla speranza
del molto guadagno con leggiera contribusio-
nCy vi si getta ciecamente, e con tutte quelle
forze cbe può. I resultati numerici cbe si trag-
gono da cabale ridicolissìme^ e si stampano
ne'Lunarji ed i sogni, acquali la fantasia de«
gli Stampatori ba trovato modo di far corri-
spondere un numero dei già detti novanta; don
tante illusioni, le quali muovono ì giuocatori
di Lotto a moltiplicar le scommesse, concer-
tarle , e combinarle in diverse guise. Se ad
ogni prenditor di Lotto fosse data facoltà di
fare a ciascuna scommessa immediatamente
un'estrazione, senza aspettar qnellache^i fa
in forma giuridica ogni dieci o dodici giorni »
non use irebbe giocatore dalia presenza del l'i m-
presario , cbo non avesse le tascbe vuote. Que-
sto fanatismo, reso oramai indomabile, ba co-
stituito dovanqoe l'Impresa del Lotto come
ttn capo di regnglia.
Ma vi sarà egli una volta un termine a que-
sto giuoco, a cui non ebbe niente di si mi le l'an-
tichità, e che tanta parte di mondo ancor non
conosce? £ se si; come par verisimile > per
quali mezzi potri ^li ciò a^ehiite ? Ve ne sa-"
Tfihhe ano faGÌlissimòi e per qaanto iogiadicoy
glorioso per chi voleste intraprenderlo. I^on ti
p:iò gopprimei^ il Lotto in an paete , senza
che si faccia lo ttesso intatti gli altri d'Earò-
pa. Posto ciò , diasi an governo y il qoale prò-*
yiorzìoni più i premj'al rischio di perdere, o
che è lo stesso, assegni alla vincita an premio
piò ricco, gradatamente, e salvo sempre il
proprio interesse ; ne verrà allora , che i gio-*
catori per la fiducia di maggior goadagnocon-*
correranno a qaesta Banca da tutte le parti i
ed anco di fuor di stato. Quindi gli altri gover-»
di, per contenete il danaro ne' loro confini i
saranno costretti ad esibir la vincita colla me**
desima proporzione. £ così aumentandola di
tratto in tratto, quandogU utili saranno giunti
ad un perfetto equilibrio, cesserà ovunque
r impresa* Il Governo poi, il quale si sarà as.
snnta qaesta riforma, invece di perdere , farà
per un tempo , stante la maggior concorrenza,
il piò esuberante profitto. Forse questa è una
chimera; ma una chimera figlia di un giusti»^
simo sentimento^
Via degli Archihtisieri
e stato della caccia in dispersi tempi
Archibugio e Archibuso, sono amendue voci
Toscane , che significan lo stesso istrttmento
militare, e da caccia*, la prima lo descrive, la
seconda è una mera derivazione. Si dice anche
scoppio (59), e corrottamente Schioppo^ dallo
strepito dell esplosione.
66
Primachi dalla Germiinìa pawasfte a Vene-
sia, e pescia in tutta 1' Italia nel i38o(6o), le
strade degli Armaittoli , o fabbrioatcNri d'ar-
mi 9 8Ì dìstingueTaii coi nomi delle lance, delle
Baleitre, degli spadai (Si), e de' Gorassieri ;
an'altra se n'aggiante doppo, ed è quella de*
gì' Àrchibusieri.
Se fosse il nostro un paese militare parlerei
di guerra (V) y ma non lo essendo i parlerò di
caccili •
Quest* occupazione ba aTuto diverse TÌeen-
de 9 ed è stata ora lodata» ora biasimata , an-
co da ono stesso popolo. Le anliòhe nasioni
Tanno però tutte praticata » cbi per motivo di
delitto e di comodo , e cbi per necessità di
purgar la terra dalle fiere , e dagli aniticiali i
più micidiali e dannosi. Io non ne foqvu U
Storia. In generale si può dire , cbe a propor-
aione cbe le naaioni si son piò civilisaate, me-
no cornane n'è stato Tu^o. Quindi, riflette il
Prop. Muratori (6)), non furon i Romani mol-
to spasimati dietro la caccia , e pare cbe piut>«
tosto nedesser l'incarico ai loro servi* E però
ne dedace, cbe questa passione abbia avuto in
Italia il maggiore impulso , non da quel popo-
lo savio e ragionevole; ma dai Longobardi , e
dai Francbi. Infatti poco si ragiona di caccia
nelle Leggi Romane, moltissimo in qnelle dei
Barbari.
I nostri repubblicani neppure par che si ri-
scaldassero troppo per questoesercisio* Lo Sta-
tato Fiorentino , per quanto mi sia occorso
d'osservare, neppur lo rammenta. Una sola
^7
Tolta TI 61 parla d«l colombicìdio , della multa
della comunità dov'ei segue, se non se ne sco-
pra il reo , e delle ricompense da darsi ai prò-
prielario dannificato (63).
La caccia fu grandemente protetta dui Prin-
cipi Medici, e specialmente portata al massi*
mo lusso da Francesco I. fino a tutto il regno
di Ferdinando II. I Parchi heali d* Artimino , *
ed il più piccolo del Poggio a Caiano il dimo'
strano. Le ville di Pratolino , e d' Artimino
medesimo furono specialmente fabbricate a
comodo di questo esercizio, in luoghi sei rosi
ed alpestri (r). Il numero de^cacciatori stipen-
diati in tal copia da potersi comodamente di-
TÌdere ili più compagnie garose , fino a sfidarn
a chi più nere riporterebbe dai deserti dell' A**
rabia , danno l' idea di una studiata orgnnis-
laaione in questo genere. Sonnote queste sotto
i nomi di piattelli , piaceroli , disperati , e ri-
soluti* £d è celebre una cena data nel palassò
Pitti dal Grand. Ferdinando li a tutta in cor-^
pò la brigata de' piacevoli, vestiti in abito di
cacciatori , in benemerenza delle loro gloriose
fatiche (64}*
I daini y i cervi, i caprioli, i cignali, gli or«
si, ed i lupi, delle selve Pisane, Volterrane,
Senesi, Giisentinesi, ed altre forni van prede
tanto copiose, da farne profusione per la cor-
te, e pe' cortigiani. Il celebre Baldorìni , Prio-
re da S. Felicita, ed autore del bellissimo Idi-
lio Erotico in stil rusticale , sotto il titolo di
Cecco da Va riungo, si compiacque di decan-
tare in un'Elegia Latina allo stesso Ferdinan-
68
do n il dono rioeruto di un grosso cioghia*
le (65), Le lettere di Fiàiicesoo Redi , Arcbia-
irò della Corte, rammentali più volte altresì*
mi li gentilezze.
Tutto questo sfoggio svegliava la fantasia
de' poeti, de'quali chi saliva in Pindo a cele*
brar qualche preda straordinaria , e obi a de-
scrivere l'arte d'insidiar volatili, e domar fie<r
re. Pietro Angeli, detto dalla patria il Bargeo,
scrisse della caccia un poema latino elega iitis*
Simo col titolo di Cjnegetica ; né molto dopp9
un altro simile ne dedicò al Grand. France*-
scol com'egli lo intitola De Aucupio, o del-
l'uccellatura a Vischio, che fu poi tradotto
in versi italiani dal P. Gio. Pietro Bergantini,
cherico regolare. Il Chiabrera ancb'ésso, di-r
venuto già il poeta della corte di Ferdinando li
si mosse pure a cantare , non so se piuttosto ie
lodi , o i precetti della caccia delle fiere (66)
in quella maniera di verso in cui si rese singo-
larissimo, in verso sciolto italiano per fare
onore a quel Principe, che la praticava , e
l'amava sopra di ogni altro. Eoco coni^ei l'ani*
ina a porsi in carriera:
Signor ch'Arno e Firenze ama ed ammirii
Amahil Sangue de' Signor sublimi ,
Ond'oggi la veggiam mirabii tanto ,
Yieotene meco; a singoiar diporto
Ora t'invito, e che negli anni antichi
Molto in pregio teneano incliti Eroi j
Nato di Giove il Cavalier Polluce»
Ed il Pelide procelloso il piede ^
69
Ippolito d'Atene amato loroei
Famofiissimo germe di Teseo:
Se siffatto drappel non sembra vWei
Motì in campagna desioso ', e colma
D\insolito spavento antri e foreste,
. Godendo al risonar d'alti latrati. •
Né molto doppo spiega il getiere della caccia
ch'ei preferisce, la piò strepitosa, e addita i(
laogo da cèrta specie d'animali selvaggi il più
frequentato in Toscana. ,
...-,.»* ..>•.».. . ., -i • •
. {o'preuo il caccia tor, cni le foreste
Saran quando che sia scuola di Marte; -
Di cni le armi bagnate in caldo sangue
Di fiere Fere y volgeransi un giorno
A strazio far delle falangi avverse,-
Tessendo per la patria auree corone*^
Di tal arte C^ìron visse maestro
Edjnsegnolla nell'Emonie Selve
Al fìer figliuol della marina Teti ;
Ond'.eglì poi bene allenato in corso ,
£ delle braccia ingagliardito i polsi,
.. pi. terrore ingombrò Xanto e Scamandro
Mirabilmente- Or noi corriamo i giogbi
Dunque de' monti, ed infestiamo all'Orso
Gli antri riposti a Falterona' in grembo,
E de' corni il rimbombo empia le yalli. '
Anco la Religione concorse a. rettificar lo
«pirito de' nostri Cacciatori, e a volgerne il
cuore , anco in mezzo alle loro fatiche, verso
iiA Cielo. Siccome questi ed i Canattieri abi-
T.IJC. 7
7«
lanario già la più parte del Borgo di Svn Pier
Gattolini 9 la loro più frequentata Chiesa era
quella P^irroccbiay cbe porta dal nome di un
insigne benefattore il rolgar titolo di Serumi*
do. Il YesGOTO S. Uberto era il loro parlicoldr
protettore: tale Tien drcbiarato «ncotra gene-
ralmeote dal Surìo. Di qaesto Santo, dice lo
stesso Storico , esiste a Tongres una Stola tnU
racòlosa, alla qoale ricorrono i popoli per ot*
tener grasio; e se siano infetti dal morso di
alcun rabbioso animale , rimangon lib^i da
qualunque veleno. In essa chiesa adunque esi*
ste un chiodo , fatto a guisa di corno da cac-
cia 9 che ha goduto il contratto della detta sto-
la, e che la devozion de' fedeli ha messo in uso
per guarire i cani iirrabbiati. Forse fu questo
un dono Mediceo, giacché un altro simile mo-
nuniefnto si trovava già anco tra le Relìquie del
Palaizo de' Pitti (67), e forse un giorno n'era
con tanto concori«o solenniszata la Festa, che
nacque di qui il Fiorentino proverbio del per-
don di Serumido; Molti baci, e pochi danari.
Ma quel che é più notabile su quest'articolo
Bon le leggi. Se si é detto di sopra , che il no-
stro statuto non contien nessun titolo, né ru-
brica sopra la caccia; si pvù dir adesso, che
nella legislazione Medicea ( compresovi ancora
r Uccellagione , e la Pesca ) questa è la materia
la più spesso ripetuta , e forse quella che é
trattata con maggior rigore. Le bandite erau
tante, che tra acqua e terra la più gran parte
dello stato, era sottoposta al riservo; né que-
ste erano solamente d^ IPrincipe , ma re n ave-^
7^
rti ancóra di quelle /le quali clipenderan dii
particolari. La legge generale emanala il dì 6
Siugno i6t8, sotto il governo di Gosinio II mi
ispensa dal far altre ricerche ^ dandoci alla
sola quanto bisogna su tale argomentò. M'ac-
corderanno dunque i lettori , ch'io ne presenti
un'Analisi. Comincio dal riportarne T esordio:
Il serenissimo Granduca di Toscana , e per
S, À. Seirenlss. li Spettabili Signori Ofto di
Guardia e Balia delia città di Firente: Tolendo
rirormare le bandite per T addietro fatte in di-
verti luoghi de' suoi felicissimi stati per gusto
e diletto dell'À. S. Sereniss. e de'Sereniss. suol
antecessori rèspettìvautente, e dichiai^arle an-
che per benefizio de' sUòi cittadini e vassalli ,
acciò sappino i luoghi dai quali essi derino
astenersi, e quelli ne' quali possinò in tempi
opportuni esercitarsi in spassi cosi onesti é la«
devoli, e appresso ridurre in una sol forma e
consonanza tutte le proibizioni e bandi pob«
blicati sin 'oggi in questa materia; acciò se ne
possa avere da tutti certa e óhiara notizia;
fanno pu Wicumeiite ribandire , e dinuovo proi-
bire tutti gl'infrascritti luoghi, descritti e con-
finati 9 come a basso si dirà ec
I luoghi banditi quanto alla caccia , e uc-
cellagione, sono in numero di i3. Impruneta ^
Vetriciaìo, e beni di S. A. fuori della porta a
S. Niccolò, Ambrogiana , Cerreto, e Monte
Vetturini, Poggio a Calano e Magia, Isola,
Pratolitto, Cafagglolo, Castel Fiorentino , San
Rossore 9 5. Piero in Grado , Rosignano, e Li*
Torno.
9*
- Altri 1 1 etano in quel tempo concessi a par^
iìcola ri signori, e doveari eftser rispettate, e
considerate secondo T Indulto Sotrano. Que-
ste sono Altopascio, e suoi annessi^ Monte
Palli, Gricciano, Migliarino, Lappeggi, Ba-t
rone sopra Prato, Giofenne in Valdarno, Man-*
gona , Cornano, Spedalétto in quel di Volter-*
ra , e Orentano. ^ . .
Quindi seguitando altre limitazioni, per aU
tri diversi luoghi in generale e in particolare,
sì riguardo alle specie degli animali , sì a quel-
le delle armi è altri ordiugbi^ de' quali è proi**
bito Talersi.
- Quanto poi.' al! e pesche si proibiscono, e si
bandiscono gì' infrascritti laghi , fiumi , fossati >
e acquea che si dichiarano in questi nomi :^
' I®. I laghi di S. Gallo, e suoi fossi-, cor-
renti , 2°. il lago di Pratolino, e di Gafaggiuo^
lo, della Magìa ) d'Altopascio, della Zibolla,
e di Stabbia, 3^. il lago e fiume della Lama,
e suoi scoli , 4'^ il fiume delTOia, Fossa al
Sambuco', e Staggia nel Vicariato di Poppj;
5° il fiume. di Gampigna, 6.^ il fiume^ della
Greve sino alla pescaia del Mulino 'di CappeU
loy 7.^ il fiume Eva sino alla Gapannuccia i
8.^ il fiume di Pesa sino alla Ginestra^ e bocca
del fiume Vergigno, 9^. il fiume della Sieve
in Cafaggiuolo; 10.^ il fiume di Tavaiafio sino
alla prima pescaia del mulino di Cafaggiuolo ^
1 1."" il fiume tutto della' Forcella; i).<> il fiu-
me tutto delTAnguidola in Mugello; i^P il
fiume di Rimaggio nella Potesteria di Sesto;
\l^. il fiume della Tregola e Panerosa fino
11^ confini di Verbio, ìS,^ il fiume tutto di
Garza e Garzuola, i6.° il Game dì Val di FaU
lotia sino al Malinaccio , 17.^ il fìume tutto dì
Magnolie, iB.*' il fiume d'Orubrone/ sino. al
f)onte a Tigliano^ 19.® il Game di Bavignand
sino a Firenzola, 20.^ il Game della Marinelìst-
di LegTÌ, oii.^ il fossato del mulino del Gessa
(dove erano stati messi i Gamberi) 23.^ la;
Marina sino a S. Donato in Cnlee, ^3.^ il Game
di Tersoli e da S. Bonato sino alle Mosse, 34*^ il
fosso delle Mulina dette del Sig. l)on Giotanni ,
i5,^ ì tre Gami di Seravesza, ^6.^ la fossa del
lago di Campiglia, 2^.^ la steccaia del mulino
di Certiildo, per servizio della Sacra Beligk><«
ne di S. Stefano, 28.° il Gume del Sercbio a Li**
brafatta , 29.° il fosso di Bientina , 3o.° il Gu*«
me della Ferezza , 3i.^ il Stame d'Agua , ^2*^ il
&xiaie d'Agucebio) 33<^ il Gume dell' Arzana
sino a S. Giusto, 34*^ il Gume della Lima sino
alla Tana, 35.° il tìome di Vicano, 36.^ il
fiume Arno in tutte le bandite^ e per più tratti
ivi designati^
Appresa ^i dicbiarano akuoi tempi e tAoA\
di proibita pesca; colle respettire pene asse-
gnate a ciascuna contra(vvenzione< Per dar di
queste un qualche saggio, riporteremo quellcf
r.be sono imposte al contrabbando delle prime
etto bandite di caccia, rammef)tate di sopra ^
{giacché sembra cbe le medesime ai tenessero
in maggior conio.
Chi terrà dentro a^tetmini di dette bandite
arebibusi di qualsivoglia dorta sisìeno incorra
ipso facto in pena di scudi So d' oro , e tr»U'f
r*
74 . .
due di fané per cioscono archibnso , e per eia-
scana Tolta , e perdita di dette arme > o lor
valuta.
Chi terrì^ balestre, fragnoli, lacci o rete da
Lepri, Capri Fagiani , Francolini' Starne, Co-
turnici e Colombi domestici) o altro istrumen-
to e ordigno simile, atto a pigliare i detti ani-
mali e uccelli proibiti, incorra ipso facto in
Sena di scudi ^5 « e tratti due di fune , e per-
ita di tali istrumentit
Cbi ammazzerà , o tirerà seiìxa corre o am-
mazzare, a detti animali e uccelli proibiti,
incorra ipso facto, se sarà cittadino abile agli
ufizi in pena di scudi lood' oro, e alle carceri
delle Stincbe per tre anni , e più nlT arbitrio
di chi averà a giudicare : e gli altri per il me-
desimo tempo alla galera* con Ja detta peca-
naria di scudi loo d'oro per ciascuna yolta
e arbitrio come sopra, e con la perdita sempre
delìi arcbibusi , o lor Talota.
Chi con detti arcbibusi ammazzerà in détti
luoghi, o tirerà sen/n corre o ammazzare ad
altri uccelli non proibiti, in scuài 5o e tratti
due di fune.
Chi ammazzerà coti balestre di detti anima-
li , o uccelli proibiti , o tirerà senza corre , o
ammazzare, in pena di scudi 5o , e tratti due
di fune, e dìplà dell'arbitrio «ino alla Galera
inclusive, «econdo la qualità de' casi e delle
persone.
Chi ammazzerà o tirerà ad altri ticcelli non
proibiti , in scudi 25, e tratti due di fune ee.
Questi e simili leggi in materia di caccia «
75
di pese» hanno avolo TÌgore per forse dae se*
coli, finché essendo salito sul trono nn Princi-
pe filosofo il dì i5 Maggio 1775 con sUo Mo-
tuproprio molte ne abolì , motte ne corresse ,'
mitigo 9 e ristrinse. Le Bandite de' particolari
faron tatte tolte, e le altre limitate a pochis-
sime , e di qneste ancora minorati i confini.
Nell'esordio di detta legge vien dichiarato |
che tra gli altri motivi , che avean mosso l'ani-
mo del Sovrano, era il massimo quello di libe-
rare i proprtetarj ed i coltivatori dei terreni
da una servita dannosa all'Agricollara, ed ai
loro interessi*
Citsa delV antica famiglia Pulci y ed in che
(ptesta si distinguesse.
Una famiglia , qnantnnqve spenta da lango
tempo (68), la qfidle vanta tre fratelli poeti ^
Bernardo Luca, e Luigi Palei, ed «na donna
per nome Antonia , anch'essa celebre in poe-
sia 9 non merita d'esser obliata. In grazia di
questa ebbe a dire il Verino (69)) mosso da
gran mara vijg^Ua •:
E chi mai negherà Firenze amica
Delle Masee d'Apollo, nn padre isteaso
Se tre Poeti genera , e nutrica ?
Si pretende esser qoeita una di quelle
schiatte , le qnali avendo accompagnato Carlo
Magno in Italia, rimasero nella nostro Firen-
ze. Dì questa oj^nione è io stesao Verìuo (70) ;
^6 - .
6 forse intese iì compiacersi ai tal stfà ptetcf-»
gatira il già detto Luigi Palei , qaando tfiel
Canto I. del sao Morgante Ott. f. proruppe
nelle ludi del citato Carlo, ed io questo senti-'
mento di riconoscenza verso {a sua memoria»
. E tu, Fiorenza, della sua grandezza
Possiedi y e sempre potrai possedere
Ogni costume ed ogni gentilezza,
Che si pot<^8$i acquistare o avere
Col senno, col tcsoto, e colla lancia
Dal nobil saogne e venuto di Francia^
Ella fu Guelfa, o almeno tale si dimostrò ; e
quantunque dna delle Grandi, fu tra quel td
72. che rinunziarono ai loro privilegi e van-
taggi per farsi ascrivere tra le P;>polari (71)*
Quindi godè gli onori della Repubblica^ non
solo ordinar]^ tra' quali cinque Volte in Prio-'
rato e due volte la magistratura de' Dieci df
Guerra; ma ahchegli irtra ordinar], come quan-
do Messer Ponzardo de' Pulci fu spedito l'anno
1295. Ambasciatore a Papa Bonifazio VIIL
per negozi gravissimi, insieme con Lapo Sai*
lerelli , e Vanni de' Mozzi.
Ebbe ancora oltre 21 cognome de' Pulci ,
quello de'Ponzardi e de' Fiorentini. La sUa ar-'
me consisteva in set doghe o Irate rosse per lo
lungo in campo d'oro; Arme già concessa aj
altre 5. Famiglie avanti il mille dal March.
Ugo, fìgliuolo d' Uberto e nipote d'Ugo d'Ar-f
li, già Re d'Italia. Tale si vedeva un tempo
nell'antica loro Torre dietro &# Stefano (7^}^
é sì osserva tnttolti nel Sigillo illnstrato dal
Mannì (73), ed in altro da menorl ha guari ac^
quistato e trovato sai monti di S. Romolo non
lungi dalla loro Villa o Castello , detto tuttor
Castel pulci , nel PiVìer di Settimo. Qaest'ul-^
timo apparteneva , per quanto vi si legge a
Sandro o Alessandro de' Palei. Ma in quello
del Manni v'ha dipiù, che TArtìo è incorpora*
to nel già dettò Castello, rappresentato in una
fabbrica con due Torri sugli angoli della i^c-*
ciata ; segno che il detto Sigillo sérma al pro^
prietario di quel magnifico fondo*
£raii le loro Case nel primo cerchio della
Città , nel Sesto di S. Pietro Scheraggio , die<*
tro S. Stefano, dov'era ancora la Torre men«
tova ta disopra , di cui si vedon gli avanci pres^
so alla fàbbrica degli Ufiz].
S' io volessi tutti annoverar gli uomini illu<^
stri per dignità , santità, e valore, non finirei
sì presto il presente articolo. ìà\ limito dunque
a dir solo di quegli che si distinsero per dot*
trina , ansi unicamente per merito di Poe-«
sia. 11 trovar qui un nido di Vati tutti raccoU
ti in una stessa. generazione , mi riscalda l'ani-
mo, e mi francnisce la penna.
-^ Non è però che anche prima del Secolo XV ^
in cui questa generazione fiori > non fosse nel-
la Famiglia prontezza di spirito, e leggiadria^
Me n'appello a Mes8..Gio. Boccaccio (74) '^
quale riporta l'acuta risposta data ad Antonio
Orso, Vescovo di Firenze, da Mona Nonna dei
Pulci , che lo ridusse, al silenzio, facendolo ar-
rossire AA MD Irojppo' iib^o motteggiare. Co-
78
etcì morì per U pèstiJéiHca del 1 348. , e meritò
dallo stesso Boccaccio l' elogio di bella giova-
ne, parlante, e di gran cuore. Ma venghiamo
ai Poeti.
Bernardo di Jiicopo di Francesco Pulci y e
della Brigida di Bernardo de* Bardi, fa Poeta
serio 9 delicato, e galante; e se egli non fu il
X' rimo riformatore della Toscana Poesia, dan-
osi qoesto pregio a Lorenzo de* Medici , v'eb-
be però nonostante gran parte. Cominciò il suo
Tolo dalle Poesie pastorali, e dall'Egloghe
dandone il primo V idea , insieme con Jacopo
Boninsegni Senese , Fr«mcesco A.rsoccfai , e
Girolamo Benlvienì (yS). Non sarebbe però mai
salito a tanto, se non avesse preso per duce e
maestro Virgilio , traducendone in verso la
Buccolica. Questa venne in luce insieme con
alcune Elegie nel i48i. per il Miscomini; ed
ebbe l'onor d'esser di tal Opera la prioria ver-
aione Toscana. Seguitò poi a impiegar la sua
Musa in quel gent^re di Teatro , che allora era
in modcr, quello cioè delle spirituali Riippre*
sentazìoni ; onde gli appartiene il Transito di
S. Girolamo , Firenie i490- la Passione di no-
stro Signor Gesò Cristo, i49'**; e la Vendetta
di nostro Signor Gesù Cristo, fatta da Tito e
da Vespasiano, Firenze t^OU H Crescimbeni
ne' suoi Cementar) (76) gli attribuisce quella
di Barlame di GiosaCat; ma veramente non gli
appartiene, avendola veduta io stesso, quantun-
?ue rarissima, stampata col nome dfel Socci
^erettano ; ed è di tal sentimento il Cionacci
(77). Coal le Muse sacre V accompignarono fi-
no al sepolcro.
79
La compagnia di Bennanlo, il gfitio Apol*
lineo 9 e lo statlio, coildusser anco la moglie
in Parnaso. Mona Antonia , che tal- era il soo.
nome 9 compose anch'essa per il Teatro spiri»
filale. Una pero, sola delle soe Rappresenta*»
sioni mi è rtescito incontrare, ed è quella die
porta il titolo di Santa Guglielma stampata
in Siena fens'anno.
Luca, il secondo de' fra teli t Pulci, di cui
vi hi tre piccoli Poemetti , uno intitolato il
Ciriffo Galyaneoy un altro il Drìndeo, ed il
terzo la Giostra del Mngnifiico Lorenzo dei
Medici'i men poetica assai delle Stanne del
Poliziano, ma più storica e narrativa ; si ce*
lebra come antesignano di tutti i composi-
tori di Pistole alla maniera dell' £roidi d'O-
vidio. Egli ne ha lasciate XYIII* in terza ri-
ma stampate dai Giunti nel 1572. insieme col*
le altre rime fuori del Driadeo ; edizione cita-
ta dalla Crusca. Quanto ai suoi Poemi Roman-
zieri citati disopra, quantunque non troppo
felici; anno però incontrato per la puritA del-
la lingua, e per esiter uno de primi sforzi del-
l' immaginazione per giungere al grado dell'
Ariosto.
Il più illustre però del già detto Trium-
virato fraterno fu Luigi , l' autor del Mor«
gante. Lascio n parte i suoi sonetti pieni di
sali, e di bei concelti, le sue canzone licen*
ziosette anzi cfae nù, la sua frottola in ter#a
rima, i capitoli, le novelle, ed altre rime,
per dir solamente del già detto poema , e del-
le sue stanze in stil contadinesco intitolate la
8o
.Bcc<ik(78), Queste lo dicliiarooo un de' primi
promulga tori di detto stile. Alcuni hanno
«prétpso di attribuirle ad altri; ma ii Varcbi
nel fiuo( Ercolano ne toglie ogni dubbio.
Quaoto al poema .del Morgante^ egli ha per
soggetto i fatti di Carlo Magno , e de* suoi Pa-
iadini; ma specialmente quegli di un gran Gi-
gante sotto detto nome, le cui avventure son
tanto strane quanto ridicole. Luigi era d'umor
gaio, satirico alquanto vivace; di mente chiara,
e' pieno di cognizione per quel tempo le più.sur
blirai. Tutto questo apparisce nel. citato poe^
ma, del quale perciò sono stati móltu, diversi
i pregiudizi . Peroccliè altri lo hanno chiamato
vile e plebeo, altri nobile e sostenuto: chi
eroico e burlesco; chi ridicolo e chi empio. 1
più però s'accordano a dire, che: egli 'fosse, il
primo a introdurre nella poesia toscana i ro-
manzi; e che abbia dato l'opera più grande
£he escisse in quel secolo, di tal genere. Il Gra-
4vina (79)', quantunque non manchi di pregio**
dicarlo in più conti, nonostante ne de un giù-»
dizìo generale, e^ cui nessuno avrà difficoltà di
soscrivere: , > 1
9> Merita particolar considerazione, egli di-^
£0, il Morgan te del Pulci, il quale ha molto
del raro , e del singolare per la grazia , urba-r
9)1 tà, e piacevolezza dello stile, che si può di-
re originale, donde il Borni poi .trasse il suo.
Ha il Pulci , benché a qualche buona g^nte. si
(accia creder per serio, voluto ridurre in beffa
tutte le invenzioni romanzesdie , ' sì provenzai
\i', come spagnole , con applicar opere e mai
8i
nìere buffonesche a quei Pakidin», e con sprez-
za r nelle imprese, che fìug-e , ogiii ordiue
ragioneTolee natorale, si di teiupa eoine di
luogo. „
11 meFÌto- della Imgaa , oltre di ciò , k biz*
sarra ìnyeDzioiiey e L'esser pieno di proverai
e motti fiorentini, lo hanno reso sì caro, che
De sono state fatte pareccbie ed iz ioni, lo ram-
mento sol qi^etla, che è delle più rare, fatta
da GlOk Pulci, nipote dell'autore, il quale ri-
cbianiàa più vera lezione il Morgante , yalen-
dosi delle stampe di Comin da Trino, Vene-
zia i546 con figure.
1 lauri e le cetre , che accompagnano qnci-
sto coro di vati, fecero diipenticare il disdoro,
cke evean procurato a questa famiglia Rinal-
do, e Pulce di Pulce nel Secolo XUl, sosteni-
tori e seguaci di Filippo Puternon^ capo d'e-»
vetici infestissimri di quel tempo.
Le loro case erano nel iai3 scrrve V Ab.
Lami (80) come l' asilo e il ricoyero de' Paté-
rini; e stavano sempre piene d'eretic», uomini
e donne: e con essi era obbligata praticare la
stessa Signora La ma nd ina, che era nkoglie del
detto Rinaldo; ma come donna forte e pru-
dente, non credeva alle loro fole, e stava sal-
da, e costante nella vera fede Ortodossa. Lo
stesso però non si può. dire della sua cognata ,
cioè di Margherita sorella di quel Gherardo ,
che fu console- nel iai8-, e moglie- di Mess.
Pulce, la quale,, oltre all'esser Paterina, si
teneva sempre intorno que§ ti malvagi eretici,
e fu in casa di Messer Pulce ; che Laraahdiua
8a NOTI
vide per la prima volta gli eretici i cioè faoopo
da Acquapendente, e nn tal Gherardo che poi
fu abbruciato a Poggibongi , benché allora
ella non gli conoscesse: e tali cose in questo
tempo accadevano senza saputa del suo mari-
to Rinaldoi per quanto Lamandina medesima
in un suo costituto depose. Pure lo stesso Ri-*
naldo di Pulce confesso nella sua disamina ,
che fino di questo tempo egli ben conosceva
gli eretici, i quali venivano a casa del suo fra-*
tei lo a vedere la signora Teodora , altra sua
parente; comecché questi dettisi possono con-t
ciliare rispetto a'diversi tempi dello stesso
annOi „
Si è parlato altrove di questa venefica set**
ta ; basti dunque sin qui. Resto solo niaravi-
gliato , come in una stessa casa seguisse di se-i
eolo in secolo si gran cangiamento; nel XIII la
casa di Pulci era pietra d' eretici > nel XY di
Poeti. Rimase pero qualche germe de'primi^
nel libertinaggio di spirito del nostro Luigi.
À. proposito del suo poema, io non so, come
alcuni (8i] ne impugnino il merito al Pulci, e
lo diano ai Poliziano , suo amico ; mentre nel<^
V ultimo canto vi si legge apposto Io stesso suo
nome.
Io non domando griUande d'alloro,
Di che i Greci e' Latin chieggon corona*
Io non chieggo altra penna, altro stil d'orQ^^
A cantar d'Aganippe e d'Elicona s
Io me ne vo pe' boschi puro e soro
Colla mìa 2iampognetta che pm* suona»
85
£ basta a me tlron^ar Tirsi e tìanieta :
Ch'io non son buon pastor^ non cbe poeta ^
anzi non soii prosuntuoso tanto,
Quanto quel folle antico citarista ,
A cui tohe già Apollo il vivo ammanto ;
Né tanto satìr; quanto palo in vistai
Altri verrà con altro stile e canto y
Con miglior cetra, e piÀ soprano artista i
Io mi starò tra^ faggi, e tra'bifnlci,
Che non dispreztin le muée del Pitici.
È pur vano il credere cb'ei si morisse Ìm««
penitente, come senz' alcun fondamento Ales-*
Sandro Zilioli (82) pretende. La sua motte, se-*
eondo costui, segui in Padova, e senz* alcuna
sacra cerimonia fu come scomunicato e prò-»
fano sotterrato presso ad un pozzo dirimpet^
io alla chiesa di S. Tommaso. Tali sono le ca^"
Iniinie degli invidiosi contro chi si solleva più
sa 9 che la volgar genteé t)el rimanente, pas-^
sato il bollor della gioventù, egli moderò, l'ar*
dor de' suoi versi , e ne domandò al Cielo sin-*
cero perdono , come oghuii può intendere da
quel suo capitolo intitolato Confessione a Ma«
ria, in cui risolvè :
Di ritrattar le rime tutte quante,
Che non dicon secondo l'Evangelio ^
Che si vuol veliera r le cose Sante.
Aggiungasi che egli fu padre di due figlia
Kuberto e Iacopo, ottenuti dalla Lucrezia di
Ruberto degli Àlbizi, sua consorte; non fece
ehe un solo viaggio in Lombardia ; e qnantun«
84
que amasse la bifcearrra 9 essa era piattoftto
filetto della firaochigìd , che in quel tempo
clayan le leggi , che conseguenza d'empietà e
di false . dottrìne«
La Zecca
La Zecca sarebbe nn tema per un grosso
trattato; ma doppochè tve hanno scritto am-
pia mante il Borgliini, il Vettori, rOrsini, il
Targioni, il Carli, il Zanetti, e cent' altri,
sarebbe tempo perduto il cUffondersi sopra di
ciò. Lascio dunque a be4la posta tutto ciò
che v'ha di politico e d'economico, e mi ri-
stringo soltanto air istoria. Pochi fatti, e pò-
che riflessioni bastano a costituir la natione
in quel grado d' onore che le si compete da
questa lato.
Vuole il Borghini , che la Zecca fiorentina
non ceda a veran'altro d'Italia in antichità,
tra quelle però che cominciarono a operare
in proprio, e non in nome dell'Imperatore;
fissandone l'epoca dintorno al mille, ed a¥an-
ti a Federigo Barbarossa assolutamente. Ma
egli non fonda la sua opinione che su sem-
plici congetture. Chi s'appoggia ai fatti con-
testati da sicuri documenti , e da autorità di
scrittori (83), giunge appena più indietro del
terminar del secolo XII.
. Comunque però siasi, è facile il credere
che ne incominciasse il lavoro dalle minori
monete , come i romani dai sestersi , e che
queste fosser di rame, o come le chiamano.
«5
di biglione^ meBClohte, cioè di. rame • à'uc^
geDto. Il comodo o la necisssiti di apenderle
al giornaliero mercato pressava più che il
commerciar l'oro e Targeoto in grandi som-
me colli stranieri; né l'arte poteva subito sa'-
lire a tal p^rfeeione da contentar non solo
la propria Dazione^ ma anco le pi& lontane.
I nomi antichissimi di danari e. di piccioli
conferman questa verità* i.:
Quanto all'argento ci avvisa lo stesso Bor-^
ghini^ che si batteva alla nostra Zecca pb«
rissimo > e senza lega di alcun metallo. Ma
in processo di tempo^ volendosi accomodare
all'uso comune, vi se uè introdusse una par-
te ^ che si variò spesso, ora di un tereo^ ora
di un quprto d' oncia» . Finalmeiite circa il
i3oo fa ridotta la lega dell'argento a bontà
di once undici. e mcEso, e qui ai rimase. La
moneta cosi fatta si chiamò Popolino, la qua->
le somigliando nell'impronta il fiorino d'oro ^
potè perciò dar luogo al T inganno di cui par-
la il Boccaccio (84)*^ E questa bontà pò poi ina
è durata fino agli uUimi tempi della casa Me-
dici essendo la stessa della piastra e di tutte
le sue divisioni.
. Nel i25a essendola città cresciuta in ric-
chezza e potenza , si pensò a improntare ( pì&
di 3o anni prima dei Veneziani ) una moneta
che fosse simile all' antico Nummo aureo , e
che non avesse ancora l'eguale. Questo fu il
fiorino d'oro, del peso di una dramma, dana-
ri tre, o grani 73, ed a bontà di carati 34,001
S. Gio* da una parte « e col Giglio dall' altra ,
8 ♦
88
eomd atrean pare te monete d'argento, etiVran
perciò comprese latte sotto lo stesso nome dep-
rivalo dal t^ insegna del Fiore.
Una nostra Cronaca dke (85) , cbe qnesla
moneta) fa da principio poco gradita, ed ap»
pena si trovava chi la volesse ricevere in paga-
mento; ma l'intrinseca sua bontà ^ e la bellex-
sa vinsQ fimalmente V invidia , infatti elia di-
venne in poco tempo cosi apprezzata , che
eorse per tatto il mondo, fa imitata da molti
principi, ed il nome di Froritto divenne gene-»
rale in latte le ptazze di commereio^esin uel^
l* Asia e nell'Affrica.
Un fatto riportato dal Villani (86) compro-
va i solleciti progressi di qoesto credito; „ Co*
mineiatl, egli scrive, i naovi fiorini a sparger-
ri per lo mondo, ne furono portati a Tunisi di
Barberia , e recati dinanzi al Re, che era va*
lente e savio aomo^ questa moneta gli piacque
molto, e fecesene far saggio, e trovatala di fi-*
nissiino oro , mollo la commendò , • * < e treg-»
gendo che era di cristiani mando p(*r gli mer-
canti Pisani , che erano allora là franchi , e
mollo innanzi al Re, ed eziandio i Forentint
si spacciavano per Pisani in Tunisi; e doman-
dogli che città fosse trai cristiani quella Fio-*
renza, che faceva i detti fiorini^ risposero i Pi-*
sani dispettosamente per invidia , dicendo; so*
no i nostri Arabi fra terra ; che tanto viene a
dire i nostri montanari. Rispose saviamente il
Re ; non pare moneta d' Arabi ; o voi Pisani ,
qual moneta e la vostra? Allora furono confu-
sile non seppero che rispondere; e dimandan*
8y
éot se ti era elouo metearitedì FtG|MnBa>tro-
yairasi uno d'oltrarno > che aveTa nome Pekl
Balduccì > uomo ditoreto e sa¥Ìo« Lo he - do<»
mandò dell'essere ^ e dello stato di Firenze «
cui i Pisani facevano loro Àrnbié Lo quale sa-
vìaniente rispose mostrando la potenza e ma»
gnifioenta di Firenze, e come Pisa per compa-*
razione non era di potere , né di gente la metà
di Firenze, cbe non avevano moneta d'oro, e
cbe il fiorinoera guadagnato per li Fiorentini
opera loro, per le molte vittorie avute. „
Né solamente coi Pisani Firenze ebbe gara
sulla bontà della sua moneta d*oro; ma anche
eoi Veneziani» Imperocché essendo a questi
riescito d'introdurre il loro Ducato fintiel Le-*
Vafite, e particolarmente al Cairo; i Fiorenti**
ni, cbe pretendevano al primato diqaestaspe^
eie, vi spedirono una deputazione , la quele in
guisa operasse , da far conoscere ohe il loro
fiorino era superiore a qualunqu* altra mone«
ta , offerendo ancora^ quand' occorresse , di
farne- la ptova (87)-
Vero e però , die nonostante questo , se si
volle dar corso in Levante al nostro fiorino coA
qualche Ivantaggto , si dovette allargarne la
circonferenza i e scemarne il peso di un gra^*
no , acciò fosse in tutto simile al Veneziano.
Questi son quei fiorini , cbe furon detti di Ga«
iea , alludendo al traffico cbe se ne faceta peir
mezzo de' bastimenti.
Altri cangiamenti si nella salutai che nella
forma vi si dovettero fare in seguitOi secondo
le circostanze. Quindi fa denominato rariameiH
b8
\e fiorino Btretto > leggiero ^ largo , largo di
Galea y di Camera , di suggello ec. latte que-
ste varìasidni fecer dire a Dante (88) t
Quante volte dal tempo cbe rimembre!
Legge, Moneta 9 et officio, e costarne»
Hai ta variato; e variato membre !
Ma dal lato della bontà non fu fatta mai al
Gorino alterasione veruna :da ciò che fu fissato
in principio 9 essendosi sempre mantenuto a
carati a4^'^i^ ^^^' ^i chiama cosi queir oro
il quale messo alla prova più rigorosa del Taf*
finatura 9 niente cala di peso. La valuta però
nominale 9 o aggio crebbe di soldo in soldo
dalle lire una di soldi ao, sino alle lire iS»
soldi 6 9 e danari 8 , come è di presente.
Fecero dunque i Fiorentini in processo di
tempo la battitura del loro fiorino con tanta
reputasione, che si calcola che annualmente
coniassero circa 4oo d^ effettivo in oro; somma
per quei tempi molto considerabile (89). Con
ciò si spiega , come spargendosi questa mone-
ta per tutta rEuropa9 non ne restasse vuota la
cittA. Leggesi a questo proposito nel!' Istoria
manoscritta del Gavalcanti-ff^-oome i fioren-
tini spesero nelle guerre coi Duchi di Milano
tre millioni e messo di fiorini d'oro 9 i quali
computati a misura 9 sono stala i5o. In vista di
tanta ricchezza il tesoro Q.m»eazzino9 dove si
riponevano le materie moneta bili del la. nostra
Zecca 9 nieritaTa bene su IT architrave della
sua porta quel T Iscrizione: cbe ancor si eoo*
serva | e dice così •
89
Aafevin yellas latet liic Joannis ,
Est Leo caatofty procal hinc Medea.
Per concepir la grandezza delle somme ac-
cennate disopra, in rapporto alla scarsità dei-
Toro d'allora; basta riflettere alia proporzio*
ne in cui esse stanno , con quelle che cìrcolan
presentemente in Europa ^ secondo i prìncipj
d i computo i più moderati ,scri ve Robertsou(9 1 ),
che la quantità dell'oro e dell' argento , che è
legalmente entrata sin qui nt'i porti di Spagnai
arrÌTaal valore di quattro millioui di lire ater-
Tme per anna A questa somma aggiunge al-
trettanto di ciò che e stato estratto in fraude»
senza chene apparisca registro alle renpettive
dogane. Somma egli il tutto, dall'anno 1492
in cui fu scoperta V America, sino al tempo io
cui scriveva V Autore , verso la metà dì questo
aecolo y e viene a concludere, che la Spagna
abbia tratto dal nuovo mondo 2000 millioni
almeiK^dì lire sterline. Di questa gran massa
di metallo dice Hume , un terzo si logora, e
s'impiega in mobiglie; nn altro terzo passa
neir Indie, e non torna più ; il resto va in au-
mento della circolante ricchezza.
Presedevano alla monetazione in tempo di
repubblica due così detti signori di Zecca ; i
quali s'èstraevàrio ogni sei mesi, uno dalla
borsa dell'Arte de' Mercatanti , l'^altro da
quella del cambio; il primo poneva, un se-
gno , e ne' tempi più bassi V arme propria
nelle monete d'oro ^ il secondo in quelle di
Argento; e ciò afinché tioti essendoTl milt^
siiDO, come non yi fu mai sino al principatof
restasse memoria di quel Magistrato, a tem-
po del quale era stata battuta qaella mo-'
neta.
Oltre i già detti veniva eletto ogni anno
per partito segreto de' Consiglieri dell' Unì-'
versità de'Mercanti » un onorato ed abile cit-
tadino, Orefice di professione, il quale era
incaricato di saggiare, pesare, e sigillare non
solo i fiorini d'oro coniati di nuovo; ma per
comodo delle contrattazioni , anco quegli ebe
erano stati già in corso. A tale effetto avea
sotto di se altri ministri in aiuto, che si
chiamavano con diversi nomi, sentenzia tori ,
approvatori , e rimetti tori; e teneva on ban**
co, da prima vicino a S« Andrea, e poi in
Mercato Nuovo*
Tatti i fiorini d^ oro Fiorentini, che il detto
ufiziale trovava di bontà e peso legali, si
rendevano al proprietario , gli altri irremis-
sibilmente si tagliavano. Perchè il peso fosse
legate, dovea salir più che ai punto/ e in-
tendevasi con ciò, che non si dava in Zecca
comporto maggiore della quarta parte di un
grano , conforme si pratica anco itioggi ; e nel
commercio a minuto, di un grano e mez-
zo (92).
Qualora poi il detto ufìzia-le fosse richie-
sto, che doppo di aver saggiato ed approvato
1 detti fiorini, gli coprisse, e gli sigillasse;
allora era obbligato a serrargli dentro una
borsa talmente legata e sigillata alla bocca.
9'
che non si potesse seiogtiere senza guastarne
il sigillo. Con questo metodo si faceva qua-
lunque pagamento in oro coperto, come si
pratica ora della moneta bassa di rame e di
argento in cartocci. I fiorini così condisionati
si chiamavano di suggello.
La proporzione dell'argento coU'oro, se*
condo i diversi suoi gradi ; quella degli anti-
chi prezzi coi presenti, e T esame di tante
leggi diverse sulla moneta non son argumen-
to per quest'Opera. Il Bavanzati , e più di
ogni altro il Presidente Neri, senza parlar
d' altri di qua e di là dai monti, ne hanno
detto abbastanza; qaalche cosa diremo in
ultimo.
La Zecca o fabbrica per coniar monete , è
stata sempre situata nel luogo stesso, ove tut*i
torà si vede. Solo in tempo che si fabbricò la
Loggia , detta ora de' Lanzi , a comodo delia
quale dove la Zecca cedere alcune stanze , fu
trasportata alle mura della Città , prossima-
mente alla Porta della Giustizia; donde ritor-
nata all'antica sede, rimase aqnel luogo il no«
me di Zecca Vecchia.
Circa la manifattura monetaria nello stato
repubblicano siamo affatto all' oscuro, non sa-
pendosi qual metodo praticassero per l'affina-
tura de' piò preziosi metalli, né come eseguisi
sere i saggi, se ^ Coppella, o per mezzo delie
Tocche. Avendo però veduto già come l'ar-
gento ne' primi tempi si batteva senz' alcuna
mistura 9 e come la purità dell' oro si sostene-
va con grandissimo impegno in confronto di
9^
qualunque nazione; ne viene in consegoenza,
doversi credere i Fiorentini nelle dette opefa^
sioni essere stati maestri. Né solamente io
quelle, ma anco nell'altra di allegar Targento
a diverse bontà, riescirono eccellentemente.
Perocché sulla lega dell' argento, come si è
detto, le pratiche furon diverse secondo > di-
versi tempi. Quanto poi alla partitura delTo-
ro da ir arg^'nto , parrebbe che se ne fosse per-
duta Tarte circa il i53o. Se si volesse dedar
ciò da una legge, con cui venne ordinato bat-
tersi il mezzo scudo, e questo d'^ argento do-
rato, alla lega stessa del Popolino. SfLat qafl
prova può far quest'esempio unico nella no-
stra Zecca , successo in tempo d'assedio e eoa
gli argenti delle Chiese indistintamente di-
strutti? (93)
Poco doppo quest'epoca , e precisamente
nel i533 la battitura de' fiorini d' oro termi-
nò , e cominciò quella degli scudi , formati di
oro manco fine , un carato e sette ottavi. La
ragione che ne dà il Varchi (94) è quella dello
spareggio colle altre Zecche, le quali si vale-
van della nostra moneta d'acro perfetta , per
far la loro di minor prezzo e bontà. Ma ne d»
una iHu vera il Segni (gS) , attribuendola al-»
r occasione di cangiar l'impronta delle mone-
te d'oro come s'era già fatto in quelle d'ar-r
gente , con V arme del nuovo Duca. Tatti i
Principi d'Italia in quel tempo avean fatto io
stessa Ma lo spirito di commercio prevalse, e
ti tornò poscia all' antico regolamento, con ten-
tandosi il Principe di apporre allo zecchino j
. . . 9^
eorrìspoadente al yeccbio fiorino^ solamente il
sao Domeu Un'altra yolta che si tentò d'alte,
rarlo, non ebbe corso.
Resta solamente a direalcancbè soli 'impres-
sione xlelte monete. Se i nostri primi con] era-
no incisi grossolanamente 9 se le monete, non
avean cerchio né contorno nessuno, e se erano
stampate a martello , bisogna darne debito
alla rozzezza de'terapi> e non alla nostra ma-*
nifattura. I disegni non poteran esser migliori
in acciaio > di quel che portasse la scuola dei
Greci j e di Cimabue nel colorito. Gli stessi
pregiudizi si trovaran pure in' tutte le altre
Zecche d'Europa.
Si osserva peraltro negli ultimi tempi della
repubblica , non solo i conj migliori ; ma an-
cora la monetazione più puntualmente esegui*
ta. Si cominciò forse allora il metodo , segui*
tato polsino a noi,. di stamparle verghe per
mezzo dei cilindri, o balzi della Filiera^ e di
tagliarne in seguito le monete.
Di queste però le pia belle son quelle del
Principato. Serve il rammentare a questo pror
posito il testone del Duca Alessandro , col co^
nio di Benvenuto Gellini, il quale non invidia
le più belle medaglie del secol d' Augusto ; e
Taltro detto delle parole, (y) comecché abbia
nella grossezza del bordo V epigrafe : Has nisi
periturns mihi adimat nemo , pensiero nato
suir Arno, ed imitato poi sul Tamigi nelle
monete di Cromwel , e di Carlo II , e nelle
medaglie della Regina Anna per le vittorie ri-
portate dalle armi Ingleti. Cromwel in una
94 '
moneta di argento di cinane paoli e mezzo ,
copiò forse 3o aani dopo le parole stesse del
nostro Testone.
Un'altra delle bellemonete del Granducato,
è la piastra dì Cosimo III del i684> ohe è la
seconda colle parale nella grosseztai e dicono
cosi :
Ipsa sui custos forma decorù crii,
I valori dell'argento e dell' oro si vanno
continuamente accostando; ma non in tutti i
tempi, né in tutti i luoghi con egual propor-
zione. Il Co. Carli doppo di essere stato prima
di diverso sentimento , fissa finalmente nel suo
Trattato delle monete (96) la proporzione de-
corsa dal Secolo XIII al XVI , al i o, e 9 sedi*
cesimi iDcirca ; onde la quantità dell'argento
fine equivalente al tìorin d' oro doresse esser
grani 77a
Verso il secolo XVII, secondo lo atesso Car-
li, la medesiisa proporzione cominciò a -vol-
gersi verso la duodecupla.
Ma quale è stata la proporzione di detti due
metalli m Toscana da un secolo in qua? j^fon
posso rispondere, cbe ct)u quahto trovo notato
in un foglio tra certe mie memorie IMS.
An. i6a5 costò l'argento fine la libbra
L 74. a 6. %15
An. 1672 costò l'oro fine l'ondùi L^S.
An. 1673 costò l'argento fine la libbra
L 77. IO. —
An. 1737 costò Targento fine la libbra
L6S. — ^
9>
Qualche anno airanti per batter
tolleri , valeva la libbra l. 8o. y, ---
Aggiungo i prezzi ultimi che ha pagato
la nostra Zecca le materie d'oro e d'argento j
e le paste dorate , per comodo di chi vorrà in
fataro fare on ragguaglio coi prezzi correnti.
Prezzi dell'oro
L'oro fine di carati 24^' Olici* l* 107. io. -^
JJ oro di bont^ i^U inferiore ai ca-
rati 21 e nella quantità supe-
riore di libbre tre a fine I. 107. 6. 8.
L'oro basso ed inferiore alla det-
ta bontà di carati. 91 iri ogni
quantità 1. 107. — —
L' oro contenuto nelle paste do^
rate 1. 107. 6. 8.
L' oro la.vorato a carati 18 dì .
marchio l'oncia !• 8o* 5. *^
Presui dell'argento
L' argento Superiore alla bontà di
onqe 1 1 la libbra L 88* io* »—
L'argento alle infrascritte bontà
in monete
a once 11
a once 10 ^2
a Ance to i8
1. 88. 6. —
L'argento in capi sodi dalla bon-
tà di once 1 1 alla bontà di. on-
ce IO inclusive 1. 88. 6. 8*
96
L* argento dalla bontà di on-
ce 9 23 alle once 7 inclasiTe L 87. — — -
L* argento nella classe delle on-
ce 6 1. 85 '^ '-^
h* argento contenuto nelle paste
dorate 1. 88- ro. — •
L' argento lavorato a once io
bontà di marchio la libbra 1. yS. 12. 6
N.B. Argenti inferiori della bon-
tà di once 6 non si riceTono.
Prezzi delle paste dorate
Perle paste dorate, oltre il defalco sopra
Toro di grani 6 per oncia, e sopra l'ar-
gento di danari r per libbra lorda , per
canali dell'operazione , yi è la spesa di
lire 3 per libbra , peso lordo, per affina-
tura e partizione delle medesime.
Qualora ledette paste dorate fossero riccbe
d' oro , la spesa della partitura sarà come
appresso: Contenendo per ciascuna libbra
danari 06 L 8. • — • — •
Contenendo danari i44 1. 12. -^ —
I sopraddetti prezzi dell'oro e dell' argento
si deyono intendere sempre sopra la libbra a
fine.
Chiesa di S* Piero Scheraggio,
e discordie de' fiorentini
Questo che ora à Archivio Getierak deUe
regìe reodite, i stato Chiesa a forma di 6asU
lica, da àatìchissimi tempi sino a noi; Arin-*
biera de' più eloq[u^Dti ci ttadinì ^ quando * n.
Magistrati con Teni vano nelle Chiese; e Caria
de' consigli e deliberasioni della repubblica.
Lo Scheraggio era una fogna dietro qnesta
Chiesa , che raccoglieva quasi tutta V acqua
piovana della Città. Qui perorò intra gli altri
Giano della Bella a favor della libertà neli^g^;
e qui si fecero nuovi regolamenti contro la bai*
danza de' Grandi. Ma il caso fu, che invece di
por termine alle discordie , come bramavasi »
se ne svegliarono delle nuove e delle maggiori*
Prima di raccontar questo fatto, diamo uno
sguardo generale alla nostra Democrazia, ed
alle sue perpetue controversie, per non andar
più indietro a quelle degliUberti, nemici osti-
nati de'Consoli, che ressero il comundiFiren-
Ite, prima della repubblica.
Dicesi che ella non istesse mai quieta due
lustri interi, ^asta il sapere che le discordie
di questo popolo cagionaron quelle d' Italia
doppo la morte di Cosimo il Vecchio , e servì*
ron di tema ad un opuscolo di Benedetto Co-
lucci , Professore di belle lettere Pistoiese, De
Discordiis Florentinorum , scritto nel seoo-f
lo XV , e verso la metà dì questo pubblica-
to (97). Contrastarono spesso i grandi ed il po-
polo; ed ora i grandi tra loro 9 ora il popolo
con la plebe*
Il Varchi nella sua Storia (98) ripete la se-
menza di questo male da' primi nostri Padrt>
Fiesolani e Romani | mercatanti e soldati*
9*
9*
Un^ altra ofùnione è qnella , da Ini mede'*
Simo riferita, convalidata dall' attoria di Dan«
te (99) 9 che r introduzione > dei naoyi Co*
Ioni doppo la presa di Fiesole, ne fosse ca-
Sione.'Ma io son d'airviso, che molto in ciA
eri-rasse da naturai oostiiuBion di goremo ,
ove le passioni preponderaTano «pesso sulla
Siostisia, e sulla virtù. Àneo Boma fu spesso
ivisa; ma perché i fini eran diversi, diverse
aneora ne furon le conseguenee: „ II popolo
di Roma («vive Niccolò Maccbiavelli ) godere
i suprcMai onori coi Nobili desiderava, quello
di Firenze per essere solo nel governo , senza-
che i Nobili ne partecipasiiero, combatteva. E
perché il desiderio del popolo Romano era più
cagionevole , venivano ad esser le offese ai No-
bili più sopportabili ; talché quella nobiltà fa-
cilmente e senza venire all'armi^ cedeva
Dall'altro canto il desiderio del popolo fioren-
tino era ingiurioso ed ingiusto; talché la no-
biltà 4!on maggiori forze idle sue difese si pre^
parava , e perciò al sangue ed airesilio si
veniva de' cittadini (loo). „
Tratta vasi appunto d'esdodere i Grandi
dal poter seder dei signori , quando Giano
della Bella arringò in S. Piero Scberaggio; e
ne die motivo un'ingiuria personale, fattali da
Berto Frescobaldi, che disputando seco di
suoi interessi , lo prese per il naso, e disse dì
volerglielo tagliare, se avesse ardito di cozzar
eon lui (loi). Già era stifto creato pel medesi*
mo fine , l'anno avanti a questo fatto nel 1292 f
QB Gonfalonier di Giustizia con grandissima
'99
aatoriti; Ma non bastando neppar ciò ( perchè
la prepotensa dnde tutto ) ^ il popolo ricorse
a Giano, grande amatore della cìtiI libertà,
perchè proponene qaalche rimedio. E tror»*
telo appunto esacerbato dall'offesa poc'ansi
TÌceTota , allora fa ch'ei parlò acremente con«
irò del Grandi 9 e procurò che fosse fissata
BuoTa riforma 9 forse troppo nolente , e però
non durevole.
In primo luogo fu ordinato che il detto Gon*
felonier di Ginstisia risedesse in un co' Priori f
ed avesse quattroroil' uomini alla tna ebbe*
dienza ; di più privaronsi i Grandi , come sì é
accennato, di poter ottener posto nelle cariche
della citli, obbligaron&i i Consorti alla mede--
sima pena del reo; feoesi che la pubblica fama
potesse servir di base ai giudizi; ed ordinossi>
che fossero ricevute ed attese le accuse segre»
te. In grazia di quest'ultimo regolamento , per*
èbé nesiuno volea proceder contro il Nobili a
tìso scoperto, furon ordinati due tamburi , uno
sotto la loggia del palazzo del Podestà, e l'al-
tro palazzo del Capitan del popolo dove eia*
scono potesse mettere impunemente le accuse
de' Grandi ; uso che nonostante le molte assur*
dita , non ebbe sì eorta durata , come già no«
tammo disopra in altro articolo»
Ma e come terminò la riforma? Con nuovi
tumulti, od j, ed inimicizie, e col volontario^
bando di Giano dalla città , finiti appena due
anni di favor popolare verso di lui .
I Nobili ne conc^piron odio, come di loro
nemico; i popolani ricchi lo riguardaron co«
ttK>
hividia per ia tua Croppa reputajriotié : prei^rtt
danqtie il contrattempo dì accusarlo al Capi-
tano y come proniotor di tamnlti. Allora il po-
polo ariiiato corse alla casa sna (102), e gli
promesse assisteota* Ma Giano temendo la ma-r
i igni là de' magistrati, e dall'altro canto non
si fidando dell' incostanEa del popolo, elesse
piuttosto di abbandonar rolont aria mente :la
patria. Allora fu condannato come contumace
e ribelle; e fino il Papa pose la scomunica, a Ila
città , se tornandovi lo riccTesse. Cosi fa pa^
gato il soo leio.
Fin qui dì Giano , o Gioyanni della Bella ;
ora della chiesa di S, Piero Scheraggìo troppo
di volo accennata. Noi gli atti solo che vi si
fecero; ma il suo materiale ancora fa onore
al buon gusto dei nostri Padri. Vastità , ma*'
gnificensa , e architettura Romana in tem|>i
barbari la distinguevano. Ha sussistito in par«
te^ tanto da farsi un'idea del totale , fino jit
nostri tempi; ora se ne cercherebbe indarqo
le vestigia. La fabbrica superiore è ridotta in
archivio ; il sotterraneo, dove riposavan le os^a
delle più antiche e distinte casate , serve al co-
modo di un Diacciatina, e nel regno già della
morte, sì levan ora gelati, caffé ^ e cioccolate.
Lo Sellerà ggia è distrotto.
Era diviso questo Tempio, Parrocchiale
della Signoria, e capo di un sestiere della cit»
tà,intre sparti menti o. navate, sen^ segno
di crociata, ed in tutto conforme alle regole
che assegna Vitravio per edificar le Basìlicbo.
Un modello di questo gusto medesimo si vede
roi
pressappoco nella chiesa di S. Apostolo, snUo
le mutarioni , che tì sono state fatte moderna-'
mente. Il suo sentimento é coiivalidato dai*
l'aatorità di Monsig. Vincenzo Borgbiin(io3)y
di cui riporto le stesse parole t „ Se alia forma
delle Basiliche se ne avesse a stare, a conte la
descrire Vitravìo, ed altri nobili Architetti ,
si potrebbe per una , e molto perfetta e bella ,
annoverare quella di San PieroScherag^io,
poiché quando era intera , così si vedea giusta »
e con tutte le sue proporzioni regolata e di-
stinta, e nella nave del mezzo , com'è' la chia-
mano , e ne' suoi portici o chiostri, che a de*
stra e sinistra gli sono, e noi pare chiamiamo
con la medesima voce di nave^ e finalmente
nel soo Tribunale in testa , che noi mantenen-
do già tanti secoli (io4), senza saper perché «
rantica voce, diciamo Tribunale. Ma poiché,
centinaia d'anni fa, per allargare la vìa din-
torno al Palagio, si levò il portico, ovvero
nave da manca , ed or dinoovo dalla dirit«*
ta (io5), per ridurla in migliore, e più unita
maniera ; ella ha perduta in tutto la forma
della Basilica, che per poco si poteva mettere
per esempio delle regole Vitrnyiane. „
Doppoché r abile Architetto Sig. Giuseppe
Del Rosso ha illustrato con tanta erudizione
V antica Basilica Fiesolana di S. Alessan*
dro (io6)i mi risparmio di verificare il detto
del Borgbini con Vitruvio alia mano. Le os-
servazioni già fatte su quella y si adattano
egualmente su questa y come su qualonqu' al-
tra Basilica. La wm luogbezza era di braocta
ioa
85, le naYiite grandi in propo^Bionf? y e rette
da colonne di ordin composito. La Trìbapa a
Levante 9 le pareli di pietre qnadrate senza in*
tonaoo^ ed un aitar aolb. Le finestre eran lun-
ghe e strette y seeondo la foggia de* primi cri-
si iant {z); il Cimitero contiguo alla medesima
chiesa Tastissìmo. Tnttociò ohe scordava dal
gusto antico Cristiano era stalo aggiunto o
ritocco circa il iSeo^ quand'era Priore il Can.
Pandolfo Della Luna.
Distrutta che fu Fiesole, secondo il Villani
nel loi o , secondò il Cionacci circa detto tem-
po in più riprese 9 e finalmente seconde^ il La*
mi (107) nel iiSi, faron trasporrla te le cose
piò sacre e più ragguardevoli in questo Tem-
pio y il Carroccio e T Ambone. Il priruo, che
come ognun sa, era un carro di legno, fu a
perpetua memoria scolpito in marmo, ed ap-
posto nella facciata , veri similmente con
iscrizione , effin di dare ai posteri notizia di
preda così gloriosa. Così pare almeno che deb-
bano intendersi le oscure parole di Giovanni
Villani (108) su questo proposito. Quanto al-
l'Ambone o Palpito di marmo , che dtoesi tra-
sportato di lassù a Firenze, esso rimase lunga
pesxa per uso della stessa chiesa , dove saliron
già ad arringare i più eloquenti nostri oratori
repabblicani , e vi prediioè ancora più tolte
l'Arcivéscovo & Antùnino. Questo > soppressa
che fu lametta cblesa t'hanno 1782 fu don<)to a
quella di S*> Leonardo àn Arcetri, fuori della
porta a S. Giorgio, dove tutlor si conserva. Se
egli non è un bel parlo di scultura » mostra fiU
io3
meno in qaale stato fosse quest'arte ne' primi
tempi del suo fortunato risorgimento (ad).
Le adunanze de'Magistrati in S. Piero Sche*
raggio y vi si -tennero specialmente , qaando
non era peranco eretto 11 palacso di residence
circa il i3oa Poscia servi solamente alle sacre
funzioni 9 non però tanto rigorosamente, che
non vi si facesser anco le civili ^ profane:
qualche volta vi si diede il possesso al naofo
seggio nella forma la più solenne; qualche al-
tra si alloggiarono nella Canonica del Priore
gli ambasciatori straordinarj; e ne' tempi tor-
bidi e pericoloisi della repubbliea, il Gonfalo-
niere ed i Priori vi ritrovarono scampo ed
asilo.
Loggia de' Lanzi ^ rostri della Repubblica
L'oggetto di tal fabbrica disegno della. Or-
gagna del l'òjf^, fu di avere un luogo pubblico
difeso dalle pioggie, per dare il possesso alla
Suprema Magistratura della Repubblica fìo-
rentina. Quivi ella iosigniva delle divise di Ca-
valiere quei soggetti che la medesima voleva
onorare, bandiva i decreti del Governo, e da-
va ai generali il baston di comanda Si posson
chiamar questi i rostri della nostra città , so-
stituti all'antica ringhiera sotto il palazzo
contiguo del Pubblico ; per parlamentare da
questo luogo col popolo , convocato dal segno
aella cam(>ana. Là un moderno viaggiatore
(109) che pubblicò le sue osservazioni sopra
r Ita Ila, ha recato ammirazione il vedere, che
io4
«ìlio ai nostri tempi siasi lasciato sassistere la
Giuditta di bronzo» che ha ucciso Oloferne »
opera di Donatello, situata a levante^ nella
cui base sì legge Exempinm Salut. Pubi. Ci-
yes posuere mcccclxxxxy. come se i Princi pi
assicurassero T esercizio della loro Sovrana vo-
lontà su tutt' altro che sulla base dell' ordin
sociale y di coi soo costituiti promotori e cu-
stodi. Le altre statue che ti domano questa log^
già I e il restante della piazza , sono, il Perseo
di bronzo di Benvenuto Cellini, !a Sabina di
Gian Bologna {bb) di David di Michelagnolo ,
l'Ercole eCacco di Baccio Bandinelli,del quale
son anco i due Termini presso alla porta del
palazzo, la Fontana col Nettunno di Bai tolom-
meo Àmmannati, Architetto e Scultore , e la
statua equestre di Cosimo I. eseguita da Gian
Bologna. La scuola fiorentina, a differenza della
veneziana , insigne scuola ancor essa , ma che
non ha dato che dei pittori , ha avuto insieme
degli eccellenti scultori. Questi sono in tal
numero, che veruna città In pareggia. Alcuni
di essi hanno insieme lavorato in bronzo; e ciò
che è notabile, tutti i più celebri si ridussero
in un Secolo , da Donatello sino al Bnodinelli,
come abbiamo già accennato (i 19)*
Sotto la Real casa dei Medici ebbero i\Lon-
si ne' quartieri contigui a questa loggia il^pro
soggiorno. Quindi ne prese il nome. Gli Sviz-
zeri situati in Paesi insufficienti a som mini*
strar loro il vitto, si trovano obbligati spesso
a liberarsi dall'eccedente popolazione con
mandare al soldo delie Corti d'Europa quel
- T
io5
Damerò che soprabbonda. Essi danno la facoN
tà ai Principi di levar troppe nei Paesi della
Repubblica » purché paghino loro delle pensio*
ni. Molte volte' hanno servito e servono negli
assedj e nelle battaglie ; ma per esser cono-
sciati sente y quanto semplice , altrettanto fe-
dele ed affezionata j sono stati per lo più im-
piegati per guardia del corpo , e nei presici].
Una tal guardia , detta anco tedesca , fu fat-
ta venir da Cosimo L in Firense nel i54( 9 in
^.^ di aoo fanti , sotto il comando di Baldassar
Fuggler y che andò di presidio con detta com-
pagnia nella fortessa da Basso, e pose il corpo
di guardia, al palazzo de* Medici in via Larga >
e al palazzo di piazza. Questa ha sussistito si-
no al 174^. col nome di Trabanti, o Lanzi, e
anticamente Lanzi ghinetti 1 voce composta
dalle due tedesche, Landt e Knect, che vengo-
no a significare, servo o guardia del* Paese. Il
loro abito alla G>rte di Toscana consisteva in
una casacca a liste di due colori , rosso e tur*
chino, con brache amplissime , raccolte e le-
gate sotto il ginocchio, labarda, spada, e cap«
pelle tondo con tortiglione. Ne i loro costumi,
né il loro linguaggio s'accomunaron mai con
quegli della nazione. Avean solamente preso
dal paese il gusto pel vino. Un lanzo cotto
era qualche cosa di ridijcolo, aggiungendo alla
stranezza delle idee , quella delle voci guaste
e corrotte. Se ne può vedere un saggio in un
brindisi del nostro Piero Salvetti, pubblicato
al principio di questo secolo (ni):
T. IX. IO
io6
Queste bone bianche vain
Clamar corno? Halagine?
Malaeine? ah naiii) nain ,
Star Fìnciacce Fiorintine^
Suo trofar nome saputo,
'^Perché mai Lance ae tutO|.
J'e$te,ie,
Triochea , Trinchen , Compannie ec.
Nella muraglia verso pónente di questa log«-
gla vi ha un* IscriKÌone latina, che è necessario
riportare in questo saggio di osservazioni sulla
Storta Pa-tria, per la giusta intelligenza dei
tempi. EUa ci ricorda V antica maniera nostra,
e de' senesi, di cominciar Tanno dal giorno
aS. del mese di Marzo, continuata sino alla
nietà appunto di questo secolo (112), in cui fu
fissato per una legge delTAugusto Sovrano al*
lòra regnante , che fosse uniforme tra tutti i
sudditi dei Granducato il modo di dar princi**
pio al nuovo anno dal di primo Gennaio , se«
condo lo stile comune dell' al tre nazioni d'Eu-
ropa : giacché anco ì pisani aveano un'Era di*
versa , che gli portava un anno più innanzi,
accostandosi più di nove mesi alia vera Era
volgare, sbagliata già da Dionisio Esiguo, che
ne fu r Autore ;
\
I07
IMP. CAES. PRANCISCVS, P|VS. FELIX. AVG.
Lothariogiae. Batti. Et. Magava. Etrvriae. Dyz*
Bono. Reip. Natva. Cvatos. Libertatia
AmpHOcator. Pacia. Concord iae. Vindea
Sa<Ki(|i. Rcatitytor.
H?maBae. Salytia. Epocham. Annoaqve. Ab. TTSciae
PopYlia. Diyerao. Initio. Compvtari. Solitoa
Ad. Omnem. CoDfvfioDem. Et.'DiacerneDdae
Aetatia. DifficTltatem. Amoliendam. Voa. Eademq.
Forma. Et. Gominvoibv. Avapiciia. Ab. Viiiirersif
Lege. Lata, xii XL. Decembreìs. mdccxxxxtiiiI
lactioari. Ita. ivsait. Vtt Non. QiMmadraodvm»
Praeter
Romain , Imperli. Moram. HacteoTa. Servat^m
Fverat. Sed. Vertente: Anno. mdcgl.Ac. Deincepa
In. Perpetvvm. Kalendae. lanyartae. Qtrae. No?T<ii
Ann?m. Aperivot. Otaria. GentiJbvf •
Vnanimi* Etiam
Tticonrm. In. Consignandia. Temporibvf,
Coaaenaìone Celebrarenivr.
to8
NO T B
CoHTBlftJTB
IN QUESTO NONO VOLUME-
KB. Le Note delV Autore sono segnale col
numero Arabo ^ e quelle del Commenta-
tore con Lettera.
(i) Orig. di Pir. pag. 137.
{1) Opus, del Gaiogerà tomo X
(3) Si conservano in Roma, nel Maseo di
Campidoglio.
(4) Mern. dell' Accad. delle Scienze di Pari-
gi per Tan. 1776, Lettr. sur l'orig, des Scien^
ces pag^ 1 43 e segg.
(5) Vedi sopra di ciò il Borghini P. IL pag.
4^B. Puccìnelli nella Vita del Co. Ugo, e Stef.
Rosselli nel tratta MS. delle chiese di Firente.
(6) Per esse famiglie una meno, come in
quelle de'Nerli y e in quella della Badia»
(7) Miglia 12 da Firenze.
(8) Anticamente parrocchia.
(9) Fu fondata nel i44<*
(io) Questa ri forma durò tre anni > fino al i5oi.
(11) Richa quartier S. Croce t. I. pag. 114
(12) Da quali inquietudini fosse accompa-
gnato il loro primo stabilimento in Firenze pel
carattere turbolente di un certo P. Mario da
Montepulciano 9 si può legger nella Stor. del
Grandac. Lib. 7. G. io.
N O T « 109
(i3) Letterai. Turch. dell' Ab. Toderini
f^oL IIL Venezia 1787.
(i4) Parla assai di questa famiglia l'eradito
Manni nell'opera della prima promalgasione
della stampa io Firenie.
(i5) Vedi le Notizie Storiche j dì questa
stamperia , del P. Vino. Fineschi , ed il cata-
logo de' libri impressi nel sec. XV esistenti
nella Maglìab. del Sig. Prop. Fossi.
(\6) De Fiorentina lunctarum Typogra^
phia, ouctoreAng* M, Bandinio Lucae 1791
Voi. 2.
(17) Vedi l'Istoria della £• Galleria del Sig.
PfeUi.
(18) Bandini 1. e.
(19) Tom. II. p. 1 15 e segg.
(20) Cod. IX. R. II.
(91) Tom. I. p. 159.
(aa) Fu fatta la compra nel 1679 , e accr&*
sciuta la fabbrica col disegno d' Ant. Ferri. Il
cortile è opera dell' arcU tetto Ignazio Rossi.
(a3) Manni nelle note al Baldinocci, Voi.
XIV pag. io6.
(a4) Accanto al palazzo del Bargello , dalla
parte di mezzogiorno.
(25) Lib. VI cap* 66*
(26) G. 32 Y. 19.
(27) Il Martirologio di PaTia gli dà titol di
Martire.
(28) Varchi Stor. Lib. IX pag. 261.
(29) Nella libreria Rosselli già Del Turco;
la copia è di Stefano Rosselli 9 che n'attribui-
sce r originale a Lodovico di Papero Cavai*
canti. IO*
1 10 NOTE
(3o) Varchi Stor. fior. Lib. X pag. a85.
(3i) Vedi la Stor. del Granducato lìb I.
cap.,8. e il Diario MS. d' Ant. da S. Gallo.
(3a) Contadini di Piano.
(33) Stor. del Grand, lib. I cap. 9.
(34) Notieie Istorrche intorno al Pàrlagio,
ec. pag. 27. el seg.
(35) Varchi Lib. ! e. 80.
(36) Cod. 1 1 4* della Strozziana.
(37) T. Ipag. 176.
(38)Amm. Lib. IX pag. 45oi Villani Lib.
XI. cap. 87.
(39) Hist, Siculae P. Ili pag. uSS.
(40) Genealogie des Rois, Einpereurs ec P.
II cap. 7.
(4i) Ammir. P* 1. 1. ^. Sono state pubblicate
le sue lettere dal Rigacci libraio &>r.^ e dal
Sig. Ah. Mekns.
(42) Vedi i prolegomeni arile sue Epistole
t. I'. edizione del Rigacci.
(43) Tom. 3. pag. 4'-
('44)HÌ9t. mt. Lib. XVin. cap. 8.
(45) Agriin. Sperirn. p. i36.
(46) Vedi y fnid corso d' Agric. t V. p. 187.
(47) Tomo L pag. 1.
(48) Disc. T. V. p. 53^. • •
(49) Purg. Cant. XII. v. io5. ^
' (So) Donde fu fratta una carta, e sostitui-
tane un'.iUra.
(5i) Diil P. Fineschf Domenicaiio nel 1767.
(52) Alimurgia T. I. ed unico.
(53) Confronto della RiccbeEia de'Pawi.
Append. pag. /^6. '
K O T e III
(54) Villani Ub. IV. e. 7.
(55) Lib. XV. pag. 611.
(56) Mann! Sigilli Voi. IX. pag. 149 e Voi.
XXI. pag. I.
(57) Aeo. Lìb. XL ▼. 8a
(58) Sion Lib. Vili. pag. 147. e 35a.
{Sg) A». Fur, C, XI. Olt. 34.
(60) Guicciardini Stor. Lib. L pag. 7S.
(61) Òro Via de' Martelli.
(6Tt) Àntich. I(al T. I. pag. aSp.
(63) Lib. III. Rubr. 377. T- 1. *
(64) Vedi il Voi. II. di quest'Opera a pag.
Sg e scgg.
(65) Fama refert. pariterque probat mUd
dente timendas Elapsis missum retro diebus
j4per.
(66) Fir. \6vf in 4.
(67) Ricba T. G. pag. 1 15.
(68) Circa il 1600.
(69) Lib. II. y. a4i* ^^ Illmtratione Urb,
Fior.
(70) Lib. III. ▼. 1 18. L. C. Il Lami nelle sae
Lezioni d'Antich. Tose. T. IL pag* 5 12. la
crede proTenient« di Calabria.
(71) Istor. di Gio. Cambi nelle Delie, degli
Erud. T. so. pag. i5.
(72) Borghini T. II. pag. 101.
(78) Voi. III.
(74) Giorn. VI. nor. 3.
(75) Si trotaD tutte insieme stffmp.'nel i484*
(76) Voi. II. par. 2. Lib. 3. e. i56.
(77) Nelle note alle Riìnc sacre ài Lor. dei
Medici.
112 MOTE
(78) Va UDita colla Nencia dì Lòìrenzo dei
Medici Firenze i6ia. ìd4-
(79) Lib. IL num. 19. àeW^a Ragion poetica,
(80) Le», d' Ant. Tose. pag. 5i3. esegg.
(81) Tet)filo Folengo nel suo Poema intito-
lato Orlandino.
(8a) Vedi le Annot. alla BibL del Fontanini
T. I. pag. a6o.
(83) Malespini Gap. 98, ed il Novellino, là
dove si parla di certe Medaglie cosi dette , di
peso due al danaro.
(84) Nov. IIL Giorn. VL
(85) Paolino di Piero, nelle Giante al Ma-
ra tori.
(86) Lib. Cap. 55.
(87) Il Leibnitz Cod. Jur. Gent. pag. i63.
siarnpò l'istruzione cbe fv data agli Ambascia-
tori.
(88) Parg. C. VL
(89) Pietro Buoninsegni Stc»-, Fior, e Cro-
nica di Bened. Dei MS. nella Magliabeché
(90) Lib. IV. in fine.
(91; Storia d' America Lib. VIIL
(92) Stat. Fior. Lib. V. Rab. 38. Tratt. %.
(93) Ammirato Stor. Fior. pag. 394*
(94) Pag. 5.9.
(95) Stor. Fior.
(96) T. IL Diss. 6. J. IO.
(97) Dal Sig.Mebas nel 1747* Ma il suo vero
titolo dovrebbe essere >) Dq Discordiis Italo-
rum. 9,
(98) Lib. IX. pag. 244
(99) Infc C. XV.
NOTE ti3
(loo) Stor. Fior* lib. IIL in principio.
(loi) Àmmir. Lib. IV. pag» 187.
(102) Staya da S« Martino.
(io3) Disc. P. a. pag. 4o5.
(io4) Anco per gli antichi Romani osaran
radunare i Magistrati nei lenipj, ed era il
Tribunale a forma di nicchia nella testata.
(io5) Al tempo di Gisimo I. per la fabbrica
degli Ufizj, * o per megUo dire per costruire
la scala che ascende al primo piano degli Ufizj ,
ore esisterà l'antico Teatro della Casa Medici 9
con altre appartenense ^ fra le quali TOiSctna
delle pietre dare.
(106) Fir. 1790. in 4 grande con fig.
(107) Lez. d'Antich. Tom. I. pag.a89.
(io8)Lib. IV. Cap.5.
(109) M. Gro4ej. ,
(1 io) Tomo IV. pag. 199. e segg.
(ili) Fir. 1723. in 8.
(: la) Circa lo stesso tempo fa cangiato an*
Cora il modo di dividere il giorno in a4ore al*
ritalianay dall'on termine all'altro 1 e se si
ridusse alla Francese di dodici in dodici f dalla
mezza notte al mezzo giorno ^ e da qaestó a
quello.
1.4
NOTE
DEL COMMENTATORE.
(a) Saifiamente per quanto si esporrà nel-
la nota segUefUe.
(b) Abbiamo altrove incàuto il pia esatto
rapporto che esiste fra il braccio fiorenti'
no , e il piede di Parigi, f^edi Tom. I, pag,
5. Ora non sia discaro conoscere la deriva-
zione del braccio. E* questi composto della
raddoppiata misura del piede antico roma-
no , meno circa tre linee del piede moderno
Francese ; piccola differenza cagionala dal"
la lenta alterazione delle misure in un pe*
riodo di tanti secoli. Era ciò cosa notissimay
sebbene sfuggita al nostro Autore veruno per
altro aveva Jino ad ora sospettato che i ro-
mani avessero tolta la misura del loro piede
étntico dalla nostra Etruria , e per conse-
guenza sia questi la pia antica misura Ita»
liana , e originariamente Etrusca. Ha dato
motivo a questa scoperta il recente ritrova»'
mento di un Ipogeo Etrusco non lungi dal»
r antica chiesa di Chiusi in luogo detto Dol-
ciano , il quale ha la distinta particolarità
di /arci conoscere ad evidenza l'uso fatto
delia detta misura nella costruzione di quel-
la /abbrichetta , le cui dimensioni corri spon-
dono al nostro braccio, duplo dell* antico
piede romano, e per conseguenza pari al
ROTE Il5
piede di cui si valevano gli Etruschi prima
del loro assoggettamento ai romani y a cui
furono maestri in tutto ciò che aveva rap--
porto alle Scienze sacre, e profane. Di tale
scoperta , di non leggieri importanza y eletti
subito un cenno in un piccolo lavoro y che
aveva allora fra le mani, intitolato brere
trattato sopra la forma , posiaione^ e miaara
dell' Inferno di Dante AligKieri , eke va in "
fronte al IV. Tomo della splendida edizio^
ne Fiorentina della • Commedia di Dante
terminata distampare sul principio dtiran^
no 1819. In seguito fu per la prima volta
pubblicata la mia memoria a ciò relativa
pei torchi del Baduel a Perugia , e ripro^
dotta ancora nel Gioriiale Arcadico di Ro-
ma parimente nello stesso anno 1819. Tro^ .
vasi pure citata questa mia scoperta in altre
opere pia recenti y quali la Metropolitana
Fiorentina illustrata ; la descript io o de la
Ville de Florence , et de ses enyirons lavoro
accuratissimo dell* Avvocato Lorenzo Gar^
giolliy nel Tom, III de gli Opuscoli del Pro^
fessor Vermigtioli ; ed in altre opere , e gior^
nali di minor conto,
{e) Curioso era il cerimoniale delle inve-
stiture che si davano a quell'epoca^ e tale
che si trova praticato dalla Contessa ìVilla
a riguardò dell abate del. nuovo Monastero
della Badia, Gli presentò Ella un coltello y
il Fistuco ( in oggi pastorale^ e Lituo presso
gli antichi) il Guanto y il Guasoncy ed un
ramo di albero y alle quali cosà succedette
Ii6 NOTE
che t abate che prese tale investitura j scacm
ciò in certo moao la donatrice da quel luo-
go in sogno di pieno , e assoluto dominio
ifuivi acquistato. Dichiarando ora questi
simboli d'investitura già riferiti da molti
dirò , che il Coltello denotava che chi lo ri^
ceveva acquistava V autorità di tagliare j
mietere y rompere j e guastare qualunque co-
sa di quei beni. La Festuca , che nelle anti-
che carte si dice virga , e fastis baculas ; per-
chè il bastone ^denota la potestà che ha il
padrone su tutte le cose. Il Guasone , detto
ancora Gleba chiamatasi un cespuglio for-
mato di erba , e di terra per indicare che
sHntendeva trasferita la proprietà del suolo.
Il ramo di albero d* allora svello denotava
che s* intendeva alienare la superficie del
suolo con quanto vi esisteva. Il Guanto era
il simbolo universale di tutte le investiture.
In tutti questi passaggi di dominio si inten-
devano compresi i servi ^ coloni, e contadini
distinti con i vocaboli di quel tempo p^rVas^
salii y Masnadieri, Fedeli j Servi di Gle^
ba ec^y il qual barbaro costume durò presso
noi fino al dì 16 Agosto 1290, epoca nella
quale secondo il Borghini il Comune di Fi-
renze abolì la vendita , e qualunque altro
vincolo che fosse contrario alta libertà in^
dividuale della persona della città , Conta-
do ^ e distretto fiorentino i ciò che servì a in^
debolire, e opprimere la potenza dei JVobiliy
e degli Abati della città ^ e del Contado,
togliendo dalla loro obbedienza f e assoluto
NOTE 117
vastaiiaggio i respettiui servi e Coloni, Ciò
pef ailro deve estere accadalo due anni
aeranti a /orma dei documento originale che
si è letto nell'antecedente Tom. IF.pag: 179.
'd) Oggi finalmente tràslatati a S* M.
Maggiore. Ved, T. III. pag. 217.
. (e) In questo Collegio il corso di bella lette»
rasura vi si compie sotto sei successivi Profe^»
sari f e il sistema è oggidì combinalo di ma-
cera che i giovanetti di volontà e di qual-
che talento j possono in meno di cinque anni
apprendere la lingua latina dai primi ru»
ttimentiyfino all' intelligenza dei Classici ^
ed inoltre la Lingua Toscana y la geogra^
fiuy Storia Sacra e profana , la mitologia ,
la poesia ì e l^ eloquenza. Vi si dà inoltre in
un biennio uno scelto ed abbondarìte eorso
di filosofia , di snattematiche pure ed appli»
catCj e di fisica teorica e sperimentale. In
fine sono anu/csse a questo illustre stabilU
mento due pubbliche cattedre istituite dal
celebre Ab. Leonardo Ximenes Vana d*Astro^
nomia l'altra d' Idraulica , alla prima del-
le quali va unito un* Osservatorio assai ben
formiio- di iuito eia che" modernamente si ri*
chieda p^'* gli fssi i pia delicati di quella
difficile Scienza^ Il numero ilei giovani di
ogni cèto che frequentano queste Svuole è
ordinariamente di circajoo.
if) Il chiarissimo Manni nella lezione
istoriea stampata nel 17^1 a riguardo del
nostro Bernardo Cennini si lamenta che non
esista veruna pubblica memoria di tanto va»
T. IX. li
Il8 MOT»
lotoso uomOy lo dèe si può dire del puri di
altri òenemeHii inventori. Questa negligerne
%a degli avi nastri ci è $pes$o rimproi^raiaf
e meriterebbe riparasUone. Quando mi ram^
mento il Panteon di Roma, ove riuniti sono
i ritratti d^i più celebri ingegni italiani
per le geaèrjose cure dell' immoHalà iSig.
MarcJ^se Canova, per analogia g^i rapf^ne-
sento all' idea che Jar poi^fibbamo lo' stest f
per fii^irnento del nostra bel S, €j*ovssnmif
(^ambiando le^tOitue comjpasie di plastica ^ e
tele in^essafe^ aperse -infelici deU'j(immni^
t^ati in altrettante di marjnùr roj^jesentunti
gli uon^inipiu grandi della nazior^e^'ttittora
privi di un n^onumenta , e disponendo in gira
4^ir estremo i semplici bissti di ijnei genj di
second' ordine a C'ù 4^«^ ^^ patria e éimon*
^o qualche utile imvas^ztan^ ^ o un\ no$abile
é^vanzi^mento^nislle caselrovate.AbBùanianel '
Duomo l'esempio ^i due sikstue enUfa aUe
nicchie prassi ff^e agi* ingressi delltà prind»^
pale facciata^ quotici cànserwsào ù rittaitsi
di duedotti^imi ^gretari: delia kepuùbìiom
H M^anetli^ ed il Poggiai lOamuni* del Se^
^e^Cf dell'Aretina^ dei Pisano ec- rOppre*
sentati dal lon eàpo»^luaga patrebfiera bAm^
dere 4igMtasam€nte.H tributo ^ óVaffirim
ghe facevj^una agni- qnna at r^ostroTampip^
colla statua del laro più, insigtia' letterata ^
a còl bustì> di un ariejice invctSiorey a aca-
pritóreéQualconoorrenzìa diglariaper essi ^
con i Gen/ de* quali tanta si onora la Oapiu
t^le ! Qm^* eccitamenti, all^etmulaziane nei
K O T B 1^9
notfri ni/miìlQual retrihusifnÈe di giusti^,
zial Faremmo almeno conoscere alia posie^
ritd^ che per guanto gli spiriti che ìkanno
perfezionate le arti sieno pia confoìrmi al
uo^lr^ tempo \ sappiamo rispettare ^ e far
conio di quei talenti y che le hanno àbboz*-
zai&é . . » .
. {jg) Si trovatio trasferiti in alito locale y
dopo l'ultima riordina'tionr della Galleria i,
[k) Prendo r opportunità di notare in que-
i^lo luogo un intfonve niente Un paco pregia-
dleet^oie agli editor^i dei libri pia comuài e
di contmenàiOf e specialmente degli scolà*^
stici che doterebbero trovairsi sempre a vilts^
Simo prezztK Naàce questo dalVuso tnirodot-
io d^lle telerie di cotone ^ sosiùuite a quelle
di lino e di cafiape: per lo ehe uhii^ersaU
, mente è diminuito il materiale per la /ab-
bricuzione della carta , la quale aumenta
tutto giorno di prezzo. Dovrebbero dunque
te nostre cartiere determinarsi afcit uso di
ife gettili che niente costano , onde riparare
a questo danno. Si sa in genere j e in specie
quali èono questi vegetabili de' quali mi ri*
sparmio la enumerazione non essendo un se*
greto i Dico però ehe circa 26 anni addietro
agostina Gerii ingegnoso artista Milanese
si occupò in Fiirenzc di differenti saggi com-
ponendo buonissime qualità di carta dei Ho-^
stri prodotti. Di tutti i frutici dei quali fece
esperimento non eccettuato i gicheri , e tutta
la famigli a degli aloe^ è dei gigli-, te foglia
dei §ranturchiy e saggina; la paglia di
lao NOTE
grano; la scorza delle bacchette d^i gelsi y e
di altri alberi ec, niente pareggio l'econv»
mia e la bontà della carta quanto l'uso
della Ginestra che nasce spontanea ^ corii-
binata non poca quantità ai foglia di gì*
cheroy che rende la pasta- più morbida y e
che risparmia molta colla ^ e tutta se si
uuole sostituendovi piccola dose di latte.
Tutto ciò il Gerii espose in una ^tcmoria
che unita ai suoi saggi esibì me presente agli
cechi di un Ministro y dimandando protie*
zione y privilegi ^ e sussidio ^per intrapren-
dere questa manifattura^ di che dalla sa*
viezza del Ministro fu sconsigliato per non
pregiudicare alle cartiere già stabilite , a/-
tesochè si era allora ben lontani da preve^
dereT eccessivo prezzo a cui è salita questa
fabbricazione. Oggi potrebbe ciò con^^nirca
tutti quelli che esercitano quest'art e, 'ed è
per questo eh' io loro propongo questo ^meta-
dò come sper'imento il pia facile ^ ed il pia
economico» Là coltura della Ginestra si
pratica nel modo seguente. Nell'Autunno si
attacca il fuoco ai cespugli ^ servendogli
d'ingrasso la propria cenere. La primavera
gettano gli steli più alti e dritti, Verso il
fine della state , cessata la' fioritura si Ja^
glia no i detti steli j e se ne formano maz^
zetti legati al vertice, e non alla base, e. si
ritorna a bruciare ciò cherimane, Imazzei^
ti si nuicerano^ e si gramolano come la ca^
napa, e sì da loro morbidezza ^ e imbian*
ehimentOf con ^ bagno d'acido a vapore^
K a T E 111
•o come aiirimeuti si voglta* i^inidmtnie $i
tritano e si gettano .nei' merlai 'per./af^ae
pasta , ùnendow it gichero, aioe tjftialuny
ifue^ed altre piante filamentose. y a piaci*'
'mento del fabbricante \ poiché in sostanza
sono tutte buone a guest uso,
(i) Anzi mente per dire il vero*,
{k) Lasciamo a parte se quivi egistesse il
Tempio d' Iside , così creduto dal Cav, Giù,
Gaspero Menabuoi. Il fatta sta che nello
scassare le fondarkenta della gràndiosafab^
hrica che oggi si ammira , furqno trovale^
-oltre alcune, medaglie , reliquie di un Mo^
numentd Romano^ ^f^^a gli altri oggetti due
basi Attiche alla ^distanza fra di loro di
bracala trentuna, mitrate al loro posto ^ che
ne suppongono atlre intermèdie. Posavano
su di esse alcuni Jramtnentì di cilindro rozzi
-e di piètra forte ^ stati forse incrostati di
stucco. Si trovarono pure sparsi altri)ram>-
menti di capitelli Corinti, e di basi di mar--
ma. L'architetto Z anobi Dei Rossk) mio pa^
-dre autore di quel dignitoso edifizioy e che
per aver dimorattf i^ anni continui a Roma
tii tali cose prati chi ssimo conoscitore si re-
putava ; giudicò . dalle mòdinature delle
basi, e degli altri frantumi f e più dei rot'^
tami di Una colonna spirale, ivi pur ritro-
vata y che il monumento appartenesse al
basso impero f contro lutto ciò che da altri
crasi millantato: e questo dai ricordi presi
di sua nìano in detta circostanza. If Otero
adesso y che il descritlo è il primo ed unico
Il *
A%i È òr i
Éhonumehiùi riirm^ato entro aUefioUre mu^
iràn che nbUa ve$iigiu di colonne j seòbene
È'ozte e. formato di piàl^oli pezzi di pietra
con rapporti di ntarmo; e si può credere che
egli sia stato una apparteneh%a del vicino
anfiteatro,
(/) Abbiamo esposti i noUri dubbi circa
'Questo secondo Teatro ^ del quale non po^
teva bisognare una sì piccala città. E' molta
Se glia ne concediamo uno, costHngendod
à crederlo la i^oce eke si é trovatairi alcunt
pergamene dì piccolo Parlarlo ; che se dalle
¥ìej o dalle fabbriche tondeggianti si dth-
itesse dedurne la presistenza d^ altrettanti
'teatri y Firenie antica he avrebbe potuti
contare poco ineno della Firenze • moderna,
"Quanto è fàcile a riscaldarsi l* immaginò-
"zione degli Antitfuarj !
{m) Consisteva in un ripostiglio di meda-
glie Patrizie, e CàHsolàri koikanei Vedi la
Memoria per servire alla Vita di Niccolò M.
Gaspero^^adfetti. Firettse. Carli f8i3«
{n)Vedi ia taiàoj^ni(fHenelleK\cerc\ìeStx^
r4co«A.rchitettoniche del singotarìsaimo ^ein«
pio di S. Giovanili ec Firence Mulini 1820.
(o) Vedi addietro Tom, IV. pag. 17 alche
si aggiunga che Girolamo Mei consultato
dal Borghini non è andato mai d* accorda
che Firenze a^sst un Campidoglio , mal-
grado le scritture che lo citano. Si i^edano
le nòie al Borghini Toni, I. pag» i5%. Utia
volta che si è imposto il nome di Campidò-
glio ad una Chiesa ^ si doleva 'qtéesti esièH*
H O T S laS
éìèrè alh fabbriche i e luoghi adiàctnli^
senza andar oitrefastaniieando^dì rocche ^
e fortilizi ithrnaginali nei tempi posteriori,
(P) Inoggi tanto il custodimentb the il re-»
girne trovasi notabilrtiente migliorato, qnan^
to almeno lo possono permettere le circó^
^ stanze dèi detehiiti.
. {{f) Ciò s'intenda rapporto ai Teatri, e
noti agli anfiteatri speci e diversa di Jabbri^
the t ostruite coh diversi metodi , e per di-
Uersi oggetti. Gli scrittori dei secoli trastorsi
confondevano una cosa per lliltra. Gli usi
di tali fabbriche gli specifiòa Fautore più
abbasso,
(r) Lo stesso Éoi^ghini Helia pritha. parte
de* suoi discorsi pag. ^i8 nega però l* onore
del Teatro, e di altri Romani stabilimetiti
alla vicina F'iesole, Ne ho dimostrata là
falsità Hel htió Saggio di osse^iazfonf nói mo-
immenti deir antica città di Fiesole» Firenie
presso iPagahi i8i4« Operétta altrove citata ;
ed oùefra le altre tose ho data là pianta èf
ia descrizione del èuO; Teatro^ senza dubbio
uno dei pia ariiichi d* Italia.
(s) Varxhi ttb. XI, pagrS^^.
{t) In Oj^gi là residenza di Ifuesii Giudici
è irasferìtd in altro pia opportuno locale,^
ed il palaito serve per il CorUrtiissariato di
Guerra , e sue appartenenze.
(tt) Modernamente trasferita hetioppréésà
Monastero di S. Pahtrazio.
' (^) Non è militarle per rappoHo alla èud
iiiuàziàne geografica; nta i Toscani hàdno
' 1*4 \ Jf O T A
saputo , e sazino esser buoni e fede fi militati
in servizio del pròprio Sovrano, o de* suoi
alleati , come altro^^e si è accennato*
(.r) Alirtf Ville ^ e Casini per caccia sipo^
trebberà annoverare , come Monte Vettolini
nella Val di Nievole , CoUe-M* gnole nel Ca-
.sentino e simili ^ che si trovano sparsi perla
Toscana fino sotto le Alpi* ^
(x) Hatino vantato gli Inglesi di essere
stati i primi a porre una epìgrafe nella gros»
seziiui delle monete , appoggiandosi a quelle
di Cromwel , che portano tutte la data del
i65ti- Ignazio Orsini nella sua Storia delle
monete dei Granduchi della Toscana ce ne
ha rivendicata la invenzione pubblicando
il testone di Cosimo II, il quale non porti
alcuna epoca di tempo deve però essere stato
battuto dal 16089 al i6yo nel quale spazio
egli regnò; e da ciò si dimostra che le mo^
ne te Inglesi sono una imitazione del testone
l'escano. Oltracciò il Padre Costantino Bai»
tini Professore ncW Università Pisana , nel"
la sua dotta lllustraEÌone di una Medaglia
inedita , e singolare rappresentante la Sanlis-
sima Ànnunsiatocli Firense, presso Guglielmo
Pittiti 1814^ risalire V invenzione delle me-
daglie coniate con tale ornamentodi lettere
rilevate nel l* orla ry a4:irca 20 anni avanti il
testone di Cosimo ^ avendo la medaglia sud^
detta impressa la data del iSga. U estrema
rarità di questo bel monumento dell* istoria
Monetaria ci ha determinati a riprodurlo
in una proporzione esagerantissima, affine
K O T à 1*5
che sentire più si perpetui la tnemoHadi una
tal nuova j e pregevole ìnvenUone^ che meri"
lava di non esser trascurata j coni è seguito
per-mancanxa di notizie y neW opera del
Manni - De Fforentìnìs inventig.
■(z) jinti alla maniera Longobarda , e -in
seguito Carolingia^ che pure Longobarda
continuò a chiamarsi.
^) Se era siato tolto ai Fiesotani nel 1 1 5^,
prendendo V epoca pia verosimile dell'istruì
zione Mi' i/ueir antica città ^ e specialmente
delia tua Rocea; e supposta* Inesistènza di
Quest'ambone anteriore al dettO'/attOj'non
potrà sers^ir questi di un saggio dei fortuna-
to risorgimento della Scultura » ma bensì
della sua decrepitezza , e farà prova che le
arti non sono mai^cessaiefra di ni». Di-que^
^t* opinione fu ilP* Richa^ il quale àttrihui-^
sce quesf opera al secolo I*X. Se né può ve^
dere il disegno ^ che ne ha- dato nel Tom, li
delle notizie istoriclte delle Chiese Fioren^
tine. -^
(aa) U Autore dì questo stimatissimo grup^
pò. intese in principio di rappresentare ;/e
tre età della vita. La decrepitezza- per quel
vecchio curvato a terra ; la virilità in quei
giovane robusto," e ia gioventù per quella
delicata donna* Ma f^incenzio Borghini
avendo osservato il modello di questo grup^
pò persuase r artista j ckeegìi avrebbe pò*
tuta con piccole variazioni r esprimere» piut»
tosto il ratto di mia delle Sabine, e che do^
veste accomodarlo in conformità di questa
rti6 MOTE
ÌdfMi.:Lò saUtore in tpH$éguen%a figurò nei
i^ockip iLpadre MUà Sabina^; nei gioMue
ii HonHif^ rapitore \ nMa.domia iaSaàima>
rapi(a; è per rèndere pia espressivo U sag^
getto modella il baHorili&^o in bronzo rap^
presentante il ratto diottre Sabine^ cha-ìn-
cassò nelpie4ist0llo
• Qltrete statue che sono alV estèrna di ifue^
Ha loggiafuroHo éollocate nelV interno è
^r ordine dell* Augustissimo Pietro Lèopol^»
do* Sei colossali figure midiehri^ ed aWin^
jgresso della mewssima due smisurati Leoni j
ima dei quali è antico y e V altro che forse lo
iupera ih beiletzai è moderna scultura di
Flamminio Vacca» 'Queéti insigni monumen*
ii./atUsvana parte di quelli ehé già esistevano
kellà villa Mediti a Roma trasferiti a ^Fi^
tenténni iy^o, insieme eoi gruj^o della Ifio^
itf ed alU'i e$quisiti marmi per l* opera ^ e
CMsiglio del "célehre Rajffaéllo Mengs. Il
progetto per ia eoilacazione di queste statue^
che decorano V ingresso , e V interno dellik
loggia Oitiene <k me per commissione ^ricet^u^
tane da parte dèi citato Sovrano; l'esecu^
tiene però è dell' Aràhitetto Niacolé M> Ga-^
Upero Paolétti. Ciò e riportato ^oii altre cir^
coètanzè nelle memorie perjservìre ^Ua^vità
di questo distinto artista j e mio antecessore
in impiego , pubblicate per i torchi dèi Carli
i8i3 apag* 38. In seguito , cioè negli anni
1812 e, iSii furono a mia propositione ré^
st aurate tutte le statua di marmo ^ che ador^
nano la gran pia%%a , aitate in questo luogo ,
K
N O T S ♦ 127
e con la p^miiàsi diSgeh/zà nettate dal tar'-^
imrOf e dai Licheni che le deforma\fanó y ed
im,9egmita gH/'^ dato V Encausti, Ciò fu
eseguito con somma precisione e studio dagli
solutori Stefano Ricci e Già Battista Gio*
yannozzi sotto la yigiì^nza 4kiia A. Accon
demia di Beile Artu ^
il , » ì \ : 1 -
flNS PHI. VOI.VMK KOIIQ.
« « «
INDICE
DELLE MATERIE
Campioni dette MìsUrk •••»,» 3
Conte U^o Fondmior di BtuUt^ • • »> 6
Buànomini di S» Martino» • • w f« - 9
ScuoU Pie» • • • • • * »» io
Tipografia • • • • • • «» i3
Vicende dell* Arte Libraria • • • «> i8
Celebre^ Fabbricatore, • • « • »$ ^t
Firenze Romana ne* suoi Sotterranei • ,, i5
Condanna di un Porporato • • • »» ^^
Carcere de* Debitoii* • « • • yt ^9
cóme si facesser le pratiche» » » », *» 33
t^uoua setta d* Eretici e loro condanna» » ,, 35
Anfiteatro e Teatro ne' tempi del Paganesimo ,, 37
Commercio e ricchezza de* nostri mercanti» ,, ^o
Mortorio e ooronuzione di un letterato Poeta» ,, 4^
Intambur azioni , o accuse segrete » • »t 4^
Regolamenti sul commercio frumentario» „ 5i
La Sinagoga net Foro. • • • • >* &8
Sepolcro onorifico di un cat^aUo» « . «/ 6f
Impresa del Lotto » » . • • «> 63
Vicende delta Caccia • • » • ^, 65
Tre Poeti fratelli , ed una donna » » *> 7^
La Zecca» «j 84
Discardie de* Fiorentini» » • . ««96
Basilica» • • • • • • ^, iVi
Rostri della Repubblica» • • • »» >o3
Lanzi , loro carattere» » » » «» to4
Riduzione deU*unno» • * . »# ioÌ
OSSERYATORE
SUGLI EDIFIZI
DELLA SUA PATRIA
QUARTA EDIZIONE
1
ESEGUITA SOPRA QUELLA DEL 1821.
CON AUMENTI E CORREZIONI
BBL SIG. CAV. PROF.
TOMO X.
^IVSEPPK CELLI
§83 i.
FIORENTINO
iJOARTIERE S. CROCE
tàrte seconda.
Piaéza dei Granduca j e Feste diS. dia^àk'i
ni, con pia la Festa de'Pa%zi.
JHileMero i fiorentibì per loro èpecial pro^
lettore Si Gkh Battista circa al principio del
settimo teoolo , per secondare il genio e la de»
TDsiooe di Teodolinda lo#o Sovrana > moglie
d' AgUolio , ciie sotto la sua tutela area p€>et0
già tutto il Regno de' Longobardi. La èelfebin*
xione della sua festa annuale, oltre tm attd di
religioDe, riuniva il genio per gli spettacoli i e
lo spirito di commercio, proprio della Éiaaio-*
He {a)* Si trova una Legge del t^J^* ^^ qiiale
eomanda , che ogni mercante , tre giorni avan^
ti la festa f fàccia la mostra di tntte le cane, e
mercanzie cbe ha m bottega, sotto pena di
Kbbre ( osaiaiio Tire i5. ) da pagarsi a le»laioli
di S. GiovAÉini. I segni deilal letizia cemmcia-
▼ano sin dai prìmi di Bfa{^ìo;ne4 qoal tampo^
ipeeiftlmonte nei giomi fativi fiod alla viglia
4
del Santo, ti faceTan conviti , balli ^ giostre ^
apettiacoli y e processioni.
Anche In festa cbe si rappresenta sa qaesta
piazfta la mattina del dì a4* Giogno, parte
originalmente dagli usi dei popoli Boreali cbe
inraser V Italia. Essi donavano a de' particolari
le terre che aveau conqoistate, e si contenta-
Tan di obbligargli a certe servitù e arti di ras-
saliuggio. Quante sommissioni di città, terre,
e villaggi ottennero le armi de' fiorentini, tan-
ti tributi nel giorno di S. Giovanni. Volendo
dare una relatione del come si celebrava que-
sta solennità nella semplicità de'pi& anticbi
tempi, non si può meglio cbe riferire lestes'
se parole di Goro Dati, nostro Cronista , che
fioriva circa il i4o^.
„ Là mattina di S* Giovanni cbi va a vènere
la pias^ de' Signori , gli pare di vedere una
cosa 'trionfale, magnifica e maravigliosa«.Sdno
inforno alla gran piassa loo. Torrì,!che paion
d'oro, portate, quali con carrette^ e quali con
portatori, cbe si chiamano ceri fatti di. legna-
me, di carta e di cera, con oro, con colori e
con figure rilevate ^ vuoti dentro, è dentro vi
stanno uomini, cbe farma Tolgere di contiooyo,
e girare intorno quelle figure^ quivi sono uomi*
ni a cavallo armeggiando, e quali sono pedo-
ni con lance, e quali con palvesi correndo., e
quali sono donzelle , che dansano a rigoletto
(i); in su essi sono scolpiti ammali, e uccelli
e divèrse ragioni di alberi, .pomi e tutte le co-
fe, cbe bannòa dilettare il vedere, e II coor^.
AppMjMO intorno Alla ringhiera del palagio ti
s
Ila cento mlii , o più oelle>iovo tate appiecatf
in anelli di fetro, e i primi tono quaUi delle
maggion città ^ che danno. tribnto al Cqmune i
come quello di Pisa > d'Àretto^ di J^ìttoiat di
Volterra y di G>rtona, dì Lqdgnanoy. e di Ca^
siiglione Aretino , e di certi Sigi>orì di Poppi ^
e di Piombino^ dbe éono raccOMi andati al Ccm
mcine » e seno di velluta doppi foderali, quale
di Taio, quale di drappo.di setaigli Mtrl tat«
ti sono di Telluto o d'altri drappi 9 o.taffetti
lietrati di seta ^ che pare una maratigliosa. cosa
a Tcdere* La prima offerta che si fa la mattina
sonoi cajpitaoi della > parte Guelfa con tutti i
Caralieri, eaaendofi ancora Signori» Amba*
•ciadori , e Gatàìleri foreglieri « cbe vanno con
loro ^ con jran numero dei pia onorevoli cit-
tadini di Firense^ e eoi Gonfalone: del segno
della parte Guelfa innansi portato da un dei
loro donsellt in si un grosso palafreno vestito
di sopraTVesta di drappo , e il eavallo coverto
tofino a terra di drappo bianco col segno jlella
parte Guelfa Poi seguono i detti paUi> cia-
ecano di essi e portato da un caTalIo ^e gran
parte, Tnonio ed il. davuUo , son' coverta ti di
seta, e ranno per ordine come sono chiamati
Tttno dietro all^ altro a offrine i detti palil alla
chiesa di S. Giovaaaitte questi palli sono i tri-'
buti, delle terre acquistate per li fionsotini:', e
dei loro raccomstndati da un certo tempo in
quAn I ceri detti che paiono Torri à* oro, sono
censi delle terre piÀ antiche de' fiorentini, e co«
9Ì per ordine di dignità iranno dietro V uno al«
r altro a offiorire a & Giovanni ^ e poi 1! altro/
statino tolto i' «litio im) fina ari4'alt#a «fe«U,«
poi se tiespiedaoti iretoU, effttflétoe pamnie»'
ti, e paUI a» àlttttir "« f^^Hle ild*tl«Ui paìit «i
vendono all' iiifwtito^ l]lopo>^4ieM! fi itit n Htkh
rirò uhflf marairigìiosa é itifinite nwHUudiiM
di èeh>ltl gvirtidt y^ qUffìtf di li^bb^B' tte > ^atld
Sbiettale ))iév<f«àt€riii^tÉ0 pét liifino in lèb<
brè tò'àì è(^a ac!ieeèl>' |Ióiì:éIì > \n tnaifo 4« «xm**
laditii -di quetMe yillev che gli èl&oniu ; dipoi
tanno a offeriire i Sigiièri della Stecctt cibn imi
Ritrghifitrò cero póptàto dia<>'im rièoo- eiii>N
àdortlé,* e Ur^t^da <tfi' pulo di> bMl eo vetrìtt»
tÌMéo^1 Àegtiò ed arme di 'detta '2eocia {é) , è Mod
àccottvpa^naft i dmiì di gmni Ai ^etce da «in»
quatf it/céwlt», tutti «tétierirbili ttotniiit vii»trteo^
!ktl,Me'd<kt;^^Ì felli ^ tffte dì GAltvnak fvtmce^
àcèt (^) , è dte'càtiibial^Priyteia^lwedbiii con beu
gli tofcMetli di eenr ìnmt^é di pctéo d« iìMnré
ii^a fiet ^fv^fMtio. DipofTatinió a offerire i Sh^
gtfòH Priwi,' l^m«o4I^Ì don li folto rettevi
fnieodipagriitt, t'i^è pot«$lA ,ic^pitdiKir) edlea0^
t^ol^é, toti tMìto oi^oatàeiHo e ^aefvfdtftfiy «
colf tfÀit)Qr«h*óttìetitt>difàff<lri e trMibe-, eht
^are che tttttdF it tfiondo tierhitoai* E tor^Aii
chéiSrgnòV^I'sbtfOV vanno à ófiferive ttttftr I
é d^d'lóro» latti i fiatAittinghi « brathanzoiiiy
i^é tfotio^in Filante, «iestil^vri di paimi £ ia^
nttyìe dòpo-'qadBtlC «ono oSertii t^ pHgk>ni^ i
qiraK p«r ^lifleridonÉfia aono» tratti: di daixsen
per 1^ óppoi^titii eoiiaigli * miofe di S. 6in>ni«<»
liii li quali 6Ìe«o genie toÌMMiabìlii e aàettW
|»er eiitt «agkitié ir ^glitf. ^«m tjtiegter ciocie é
ofi^rie> lutti g^t«M«idiii 6 ^domite Wf marno nca^^
sa it déitltafe, e c#niè fto <Mto^ pe# tutte la
eitift •> fa quel iti ii<»flié egran^ontiti^^oit
tanti pilffbri » suoni «canti , baiti , f(aft«e ^ e 1«-^
tivlà , « ornamentò ^ che paté diie quello tarréf
^a i4 Paradiso.,,
l>ofio la àt9a:Wìtìin^ fatlA^ da dir» nostro ste^
ric<>tid temfM doliti Re)M>V)^iea; 8eAélam<yhe
una dei tiém^idei Gr^fiduea Ft«>ffcfeBM L ae*
éondoché ti« patire ad «ti éelebi^a frsiheé^e ^
che si trotÀ pnéAeiHe m\ 1 98o (4).
^, La fe^ta di Si, Giorafiri} è la pl& òel«brlh*
tar, in nnaniet^ cdeHne alle EUtelle si iredotie
qtietfà. ^tà ni pdbbliiéd ; e noH <ìi Vidi pute
gran bélleatf^ L^ rìftattitfà dite pifftasa del pa^
Ia2é(^9 il GYan-thiòA eotiipirve irafpftf ttn palco
il Vùiàgo delle làoiura ^el palaiiso ( ao^to «in ee-^
lo ) órrt*te di rictWssrttJì fuippeti, avendo a
lato II Nunzia del Papa ti m «n triitidtt'a , e mol^
td ^lÀ di làrlmbasciaiore di F^ri^Ara» Là gli
pailttntaAO inftìaffai ttittele i^tie terree eafttella,
sétit^ndò die ei^riodbiamati dà' oti araldo. Co-^
me^efSieiÀr éi pi^é»eittÀ ui^ -gio^tfffe Ventilo di
Velluto bianeo e iierv, 'poHtfmlo alla mano
cer«b gl'ai» vaso d'^tgent^ 9 e la tigafa delia
Lupa Senese. Peéè €Ost(ft iifempre In questo
liidtio uu Mferta tff 6rmflHÌ)tfcé , èti orAiione
pWH;oto. Qusindd ebbe finito co#tai^ seeondo
che erarnó^ iiominati vìfinivatfio l#nftttai cettt ft^^
^t%\ *M\ vestita ftu catl^is^litt^i^ cAVàlil e ma"
\e s il«Hri;ati4^ «jftti un» eoppà' d'àVgerito^ èjxxì
una bandiehi tioUÉ e rMnarUr. <2^e0tLili pm
8
Duuicsro passa vano a dilungo sensa far XAoUOf
aei)sa i*Ì8pelto e aeiua cerifDonia j, in foggia di
burla più cHq tik^o.. Ed erano le castella e
tuoglii, particolari di pendenti, dallo Stato di
Sit;na. Ogn*.iinno si rinnova questo pet forxa.
Passò ancora là nn carro ^ e una piramide qua-*
drata di lef^no, grande, portando intorno a
certi gradi de' patti Tettili , chi di un modo,
chi d'un altro» d' Angeli , o Santi , ed aliaci'
ina 9 che Tenlva d' altessa al pari delle più al-
^e case (5) un S. Gioyanni , uomo travestiti) a
suo modo , legato a un pezao di ferro. (6). Se'
guivano questo carro gli officiali., e parttc«)-
iarinentc quegli della Zecca. Marciava al Te-»
stremo un altro , sol quale erano certi giovani
che portavano tre paiii per gii Ci>vA diversi ,
avendo a canto i camalli barberi y.che eran per
correre a gara quel giorno, e i garipni , cbe gif
dovevano cavalcare coli' insegne -dei padroni ^
che sono Signori de' primi. I. cavalli picool» e
belli. • . • li palaftso del Gran- Duca era aper-
to, e pieno di contadini^ ai quali era aperta
ogni. cosa, e la gran sala piena di diversi bal-
li , cbi di qua , chi di là (7). Questa sorte di
Sente, credo, che fosse qualche immagine
ella libertà perduta , cbe si rinfreschi in qae*
pttt festa princip le della città. „
Son andate poi queste feste eonCbrmandosi
al carattere dei . tempi, ora aggiungendo ^ora
levando, siccome è sembrato opportuno. iSi fe-
ce r ultima riforma nel 1766. La letiua del
popolo le ha però sempre accompagnate ^ «
ciò è il più bello dello spettacolo (i^X . .
9
Per ooii'laftciar nulla di ciò che appurtienoa
qàella aoleonìlà, come si celebrava aDtica"
mentie , è da ag^iingeni un'altra bizzarria che
praticoftsi alcune volte T antivigilia di S. Gio*
Tanni 9 e di cui si leggon altre presso le naaio*
ni non solo italiche, ma anco oltramontane;
S' io non riportassi le parole stesse dello Sto*
rtco 9 che vi si trovò presente nel ^i5i49 forse
sarebbe creduto il mio recconto una favo-
la(«). ^, .
y^ A di 21 Giugno ( egli scrive ) si fece ii|
mostra ordinariar, còme gli altr'anni. La sera
andarono a offerta i Magistrati di Firenze coi
Sei y e le Capitndioi (9)* i Andò di nuovo in det**
ta sera 9 mentre aodara detta offerta per detta
via y una fusta piena di pazzi , cioè buffoni , e
con molti diavoli appiè di detta fusta , facen*
do molte buffonerie, e messonvi su uno, che
era an poco scemo ^ ma era. verboso, e piacer
Tole 9^che si chiamava. per soprannome Mae-
stro Antonio di PierozzQ da Vespignano , che
iacera cappucci; che lo presono il di dinanzi
a petizione de' festaioli; emessonlo nel palaz^*
so del potestà , poi lo messone detto di in su
detta fusta in mantello, e in cappuccio nero^
com' usava vestire, che era assai consumato^
perch'era povero, e que' diavoli con oncini
gliele stracciaron di dosso. Credo lo rivestirò»
no poi di nuovo. Mentre cbe andavano per det-*
ta processione , trovarono G io.. Tancredi, cit-
tadino per artefice, del Quart. di S. Croce,
cbe portaya la lana, ed era piÀ sciocco assai
li Biaestro Antonio sopraddetto^ perchè non
V
tap6?a ftàr altro , clie portar la lana » eA
iBat maestro tioA peoiara, che iti 5o« Mibi émq
tnùtò mai arie, ih uo tratto qua' diàToli , eh*
eìrano appiè della f n^ta lo ^presooo , e là fiuti
mando giù «id corbelk> , e id oh tratto lo ti-
rarono in 8ulla fusta ;.e messono a remo, « coM
un bastone dì cuoio pieti di Tento §li dottono
pareecKi bastonate , acciò remasti bene lai, e
gli aitHi Fd cosa spatstevoln; ma noto ooaivti-
tiiente a tanta festa del nostix) Padrone S. &iui
Batista, yf
Ma ^eiste soto pdàoie improprietà rlgtei«
do a quelle che si facevano in altri paesi ^nel"
le più grandi solennità dell' anno , le qnali an-
daTano sotto nome di Festa de' Passi , o come'
ai noia ila alcuni antichissimi Rituali Festum
fatuarum. Ajico il Clero ti s' interessava , fii-
cendo rapprcsentasioni ridicole belle Cbiese'
medesime, e cobirafiacetido coti abiti cpiaà'
da maschera le primarie Dignità Ecélesiastì-
cbe, ed i più sacrosanti Misteri (io).
Quando principiassero^ non èftacile il divi*
sarlo;^ y' è fin chi le crede originate dai Satur-i
sali degli antichi Eoa»ani. >Ma siane qualun-^^
qoe il principio y sì sa cke il termine di ^ue^
sfa vanto di barbarie non fu priiiu del Seooio
XVi. inoltrato.
Palazzo f^ecchiù, Residenza delia Signó*
ria, e suo trattamento
Appena il popolo fi^entino si fu posta in
istato di totaW libertà Tanno ti5o^doì«ltè
II
so1>ito peosare^ad mi laogo à&we tenere il^eoa*
si^iOy e dorè collocar quel Magistrato ^ cho
rappreaentaTa la Maestà delia Repabbiica*
Arnolfo di L^po architetto fece il mo disegno
nel 1^98 (e), "Égli lo aTcya Catto dì fbnaa qv^*
drata ; ma l' odio del popolo contro la fami»
glia degli Ubertiy le cai casee^ano stato de*
molite, come di cittodinl ribelli Soamii aran-
ti y dalla parto doVé ora la Dogana , l'obbli^
gò oao malgrado a ridurlo nella forma com' é
di presente : meno però, la gii^nta immaginata
poat^rtormeate ed in parte eseguita da Gior-
gio Vasari.
Risiedevano in qvesio palai^o a» Confalo-
niere^ e otto Priori, due per ogni quartiere
della città. L'ufiato durava dae< mesi^ e in
questo tempo ponriveraso alla stessa menaa,
né potean alcun modo sortire dalla residenaa.
Àvean due servid^i per eiascheduno, e teae«
▼ano presso di loro un Notaio, cbe stava a»«
cV esso in palaxso.^ e alla loir mensa. Tutto il
trattamento, aeoondocfaè ne diee il ViUani,
(li) non im por tara più cbe lire 36oo di piccio*
li 9 o99Ìa dieci lire il giorno. Su questo esem-
pio al modellaya la parsimonia domestica dei
cittadini f mercè della quale ai trovavano in
grado di ff^re delle gfanaioae spese selle faln
bricbe e nelle g«erre Parchi io privato, ma-
gnifici in pubblieo.
Ma perché ano possa meglio farai l'idea
de' tempi d'allora circa questo ponto, meri-
tan d'esser qui riportati ^' inventar j delle
robe per noe della Signoria p t^i C|uali si tro-
TAT4ino in un codice originate 4leiP«nno 14S8
nelia già Libreria del Senat. Catìo Slrozsi(i3].
Insfentario di tutte le cose che si trovano
nella Sagrestia della cappella della
Signoria
Una pianeta di chermisi ^ con firegio d'oro
fine
Una pianeta di domaschino bianco con fre-
gio tessuto
Una pianeta di velluta verde affigumto con
fregio
Una pianeta di baldacchino ( 1 3) roaso do-
rato con fregio
Uua più lieta di domascbino nero con fregio
Un paio di paramenti ordinar) biancbi con
tutti i fornì nienti
Tre piauete yeccbie stracciate di più ra^
gioni
Uno piviale di baldacchino rosso
Uno dossale da altare di cheroiisi con istel-
le di rame dorate
Uno dossale da altare d'Alessandrino con
istelle dì rame dorate
Uno patiotto da altare di domaschino bian-
co con stelle di rame dorate
Uno pai lotto da altare di domaschino nero
Uno paliotto da altare maremmato rosso
Quattro fregi di pia colori da altare
Una tovaglia da leggio con un giglio Ales-
sandrino con istelie di rame dorate
UnH tovaglia da leggio pagonassa
f
i3
Cinque toTagUè capftate'da altare
Uno paliotto da altare con gigli e flregio ap-
pi ce» to
Sette camici brustati (i4) di più colori
Una croce d'ariento dorata con piedistallo
dorato
Uno calice d'ariento dorato con patena
Un terrìbile d'ariento
Una naTÌcelia con un cuccLiaio d'ariento
Uno bacinuEzo da «Itare con due ampolle
d'ariento
Una orlicbiera (i5) d'ariento con molte or*
licbe
Uno tabernacolo d'ariento da tenere il Cor*
pò di Cristo
Quattro candeliieri d'ottone grandi e belli
Due candelUeri di legno dorati sull'altare
Due candeliieri pìccoli d'ariento sull'altare
Due candeliieri grandi di legno dorati
Una confettiera d'ariento grande per te
tratte
Quattro bossoli d'ariento
Uno bossolo d'ariento grande smaltato d'a*
rienlo coli' armi dall' Arti
Uno bossolo d'ariento ore ri vuotand le
fave
Uno coperchio d'ariento^ che coopta detto
bossolo
Uno bacino grande d'ariento
Due libri coperti di verde di Vangeli pel
giuramento
Una spada. S' ebbe da Papa Eugenio con U
guaina fornita d'ariento dorato
TX. %
«4
Uno cappello di bcrero ( 1 6) con una coloni*
bft d\ perte
Due guanciali , uno yerde e uno rosao per
l'altare
\Diia vefa all'altare con *utel le dorale
Due Torcili da altare
Due adtifimari, ano piecoto, e aiio grande
Quattro tappeti , due grandi , e due piccoli
Uno cappello di quoio cotto, suvvi uou
croce rossa
Una croce di legno dorata
Trenta drappelloni con aruie di pi& Cardi-
nali
Quattro scarselle da tenere corporali
Uno quoio che sta in sullo altai*e con fregio
d*oro
Otto sciogli toi di più colori di seta ,« tuli ri
dodici fatzotetti da calici
Due tappeti in detta Cappella y uno pel
Gonfaloniere , et uno pel Proposto
Una vela dì seta | entroyi una Piata del No^
stro Signore
I}na Vérgine Maria di raiarme nel Suggello
Due Suggelli d'arieiito, uno con la cornttO-
la« l'altro tutto d' a r tento
Due su^^gelli piccoli d'ariento
Uiia ebotta da cherico
Una pace d'ariento
Una pace di legno
Uno. guancia le pel messale
Tre pezzi di fregi usati
Due pessi di uiarrucche. Vennono d' Alt:s*
sandria
i5
dno stendardo é\ baUiac^tiioo rosso « T<r^«
Uno fregio da a Un re d'oro
Uno fregio d* or^ colla frsi^é atturra di
seta lessato
Uno dossale da messale bianco con oro
Uno palio da altare di marcinttiato veccblo
Utia vela di telescio azcurro. ^tà innateti al
Corpo di Cristo
Tre amitti
Uno Telo di seta lavorato d'oro bello fft»
coprire la Patena
Dodici massi d'ariento lavorate ]pe*iliasti€^
ri con le goaine rosse
Dodici drappelloni con Tarme del Cardina-
le di \vignone.
Tutte le sopradd^te cose si trovano ndlla
detta Sagrestia appresso a Frate Silvestro: et
a Ini decto farotio le decte cose raccomanda*^
te, e confessò avere, e tenere le dette cose
ad petizione della detta sì , e de' loro sacces-
sori.
I detti Drappelloni per deliberasione dei
detti Signori si donarono a' Frati de' servi.
Segue lo insceni ario di tutti fli aHentiy e
beni , I ^uali al presente ii trainano per uso
della mensa della detta M. Signoria, «
prima*
Dne Bacini d^ariento grandi belli smaltati
nuovi di peso di libbre 5i once a denari la.
U«o bacino grande d'arientp smaltato usato
di libbre ^.
1«
tJiìdci Piattelli 'd'àrietitò f. nuovi Al lib-
bre 55.
Cinque Bacini d'ariento usati con ifimaltì di
libbre i5 once 8.
Otto piattelli minori d'ariento con arme
libbre a8 once 3«
' Quaranta . scodelle d'ariento usate di lil>*
bre 39 once n.
Cinquanta scodellini d' arìento usati di lib«
bre %7 once 5.
Quarantaquattro quadretti d' aviento usati
di libbre 4^ onoe 8»
Dodici tazze d'ariento usate, di libbre 7
onoe 8 disfatte e messe in dodici tazte n^ove
di libbre in.
Dodici salijBre di più ragioni di libbre 27
once 6.
Due bossoli da spezie d'ariento.di libbre a
once 6-
Una confetteria grande smaltata d' ariento
di libbre i5 once 6.
Tre confettiere piccole di libbre 12 once 6.
Due niìscirobe grande d'ariento di libbre 20.
Due mìscirobe mezzane d' ariento col lion-
cino di libbre i o once 6.
Tre miscirobe minori all'antica d' ariento di
libbre 12.
Due miscirobe dorate alia moderna di lib«
bre 5.
Quarantotto cncchiai d' ariento usato di lib-
bre 5.
Quarantacinque forchette d' ariento usate
di libbre 2 once 4*
podiéi coltèlU nuòTe in due coltelliere
smaltate libbre * • • ' \
Cento tra coitella) e coltellini con maniche
d' avorio fornite d^arieuto, cioè 5o coltellini f
e 5a coltella libbre . ; •
Dirci candelliieri d'ariento osati di peso lib-
bre i5 once 6.
Uno bossolo d'ariento per tenere i proposti
appresso al Notaio libbre • . ,
Tutte le dette cose si trovano per uso della
detta Mensa appi:esso a Niccolò Yaiaioi e a
lui furono racconiandote ; e cosi il detto Nic*
colò le confessò arere e tenere a petizione dcl«
la Signoria 9 e dei loro successori.
Due Bacini d'ariento per la barberia, .con
due miscirobe d'ottone dorate sono appres»
80'. • • • Barbiere. ^
Somma Librarnm 44^* ^* 7* ci* i^* /
Salone del detto Palazzo y e lode data ai
Fiorentini da Bonifazio Vili.
Gli ornati; e la Tastità di questa sala la
rendcHì tale, che non ha forse T eguale nel
inondo. La sua lungbessa è di braccio 90 la
larghezza braccia 37. L' archi tett ara , la scul-
tura , e la pittura concorrono ad aobellirla.
Le pareti son dipinte a fresco da Giorgio Va-
sari ; la soffitta e spartita con intagli di legno
dorati , i quali comprendon ^9 quadri a olio
della stessa scuola.* Sta tue , e gruppi di marmo
de' piò "valenti scalpt^lii fan corona aiU sj^nza*
Io non la descrivo più niinutament^s (omecchè
i8
il Vasari lo ha (alto gi4iie'saoi eoftì detti m-
glonamenti,. e lo baono segaìUto gli ttorict
delle Belle, arti, e quante guide pe* foreatieri
SODO state mai pubblicate*
Il m^itumento sarebbe degno d'esser illo-
strato te mille Tolte; ma io cbe cerco sopra
ogni altn^cosa aneddoti della iasione , osservo
8Ìng<>larp[iélite agli angoli di questa sala quat-
tro gran quadri dipinti a olio, e rappreaen-
franti storie nostre , due de' quali soo del Li-
goasiy e gli altri del Cigoli , e del Paislgnano.
Iif uno di quei del Ligoxsi, cbe è quello cbe
piÀ mi attira , veggo un Ponteilce cbe accoglie
dodici ambasciatori; negli altri son fatti della
yfììM di Cosimo , cbe diede anima e yita a que-
sta uobSlecontrouone.
Il quadro dunque accennato contiene un
£^tto singolarissimo 9 e di cui non y'ba il si-
mile neir istoria. Il Papa è Bonifacio, il quale
l' anno del Qiobbileo iSoo, ricevè T omaggio
di tar) Sorratìi per meùo di 12 ambasciatori,
tutti di una istessa città , tutti cioè fiorentini*
CiÀ fece maràfieliare il Pontefice a segno 1
eh' ei chiamò i norentini il quinto elemento.
Allude a questo il Verino dicendo :
Romanae merito Antistes Bonifacius Urbis ^
Cam Fl'orentinos diversi s parti but Orbis
yidisset Romae^ Return mandata ferenies ^
Tefrarum semenj tum quinta dementa vo-
cai^it,
Gy Storici non si trovano d' accordo sul re»
gistro di tutu i nomi dei detti ambasciatori^*
mn presiappooo si débboo credere qaegli^ che
si trojan registrati in oo Codice eoo tenente
pili Opere d«l Petrarca^ e che apparteneva
gii alla Biblioteca di S. Croce (17)5 ora alla
Laareotiana* Essi son descritti cosi: 1.*^ Mess.
Moctatto Fniniefi , per il Be di Francia ; a.^ BL
Ugolino da Vlcchio» pet il Be d'Inghilterra;
3.*'Baoieri Langnl (chiamato nel M& miles
solemois de Florentia ) , per il Be di Boemia ;
4'^ Vermiglio Alfani, per il Be di Germania;
i.^M. Simone Bossi, ambasciatore della Ba->#ie
scia; 6,^ M. Bernardo Errai, per il Sienor di
Verona ; 7.^ M. Gofscardo Bastai , per il Gran
Can de] Tartari, a^ M. Manno Fronte degli
Àidrmari^ p^ il Be di Napoli; 9.^ M. Guido
Tabanca, perii Be di Sicilia; 10.^ M. Lapo
f*arinata Uberti 9 per i pisani ; 1 1.® Cino di
Ser t)tetisalvi , per il Signor di Camerino;
t2.® Benci tenni Folchi, per il maestro dello
Spedale di S. Gio. Gerosolimitano.
Se tanto i nostri fecero ftlori, m patria che
arrànno fatto? Sregi iossi in tale occasione nel-
ragMmo dal Pontefice tanto concetto de'fio^
rentiiii ^ che il citato MS. raci^pta aver tenuto
questo discorso ai prelati che lo accompagna-
vano al Soglio nel Concistoro: Qualis Civita^
est Fiorentina! Et quia interroga tio ipsiut hùn
dirigebatur ad aliquem in spetiali, idcirco
nuUus respondebat. Tàndem post tertiam in-
terrogàtionem , turbatus quia nullus ei respon-
dixit: Nisi mihi respondeatis, omnes vos poni
faciam in multa , si ve in carcerem. Tùnc Car-
dinalts Hispanus respondit dicensr t)omìne^
io
Civita B Fiorentina est una bona Civitaa. Cai
Papa Boni fatius ait: O male Hispane , quid est
hoc ìciUod dicis? luto est melior civìtas totiua
Munai. Nonne qui nutriunt nos, et regant, et
gubernant Cariarn nostrani, snnt Fiorentini?
Étiftm totum Mundam ridentnr regere et gu-
bernare. Nam omnes AtobaxiatoreS) qui istis
temporibus ad nos per Reges, Barone» , et co-
tnnnitates snnt directi, Florentmi faerunt . . «
Et ideo cam Fiorentini regant et guberneut
^* totnm Mundum , videntur mihi quod ipsi sint
Quintum' eletìientum.
Né è meno niarayiglioso il trovar nella stes*
sa casata , e nello stesso tempo , tre amba-
sciatori alla stessa Certe. À.x:cadde ciò nella
famiglia Strozzi , circa il 1/^22 alla corte di
Venezia. Si voleva che il duca di Milano Fi*
Itppo Maria Visconti, il quale spaventa V$i in
quel tempo l'Italia, restasse senza soccorso, e
cou quelle forze cbe fosse possibile, le minori.
A quest'oggetto spedi Firenze alla Regina del«
rA.dria, e parimente il marchese di Ferrara,
é quel di Mantova ; la prima Mess. Palla Stroz*
zi, il secondo Mess. Giovanni, il terzo Mess.
Roberto. Quando questi si riconobbero davanti
a quell'amplissimo consesso di Senatori , qual
fu la loro maraviglia 9 quale qnell^ de' Vene-
ziani ? ( 1 8)
J ,
%l
Torre 4Ìcl detto palazzo^ FunambitU^
e ^iocolatorL
Non posata m conoscer Tuomo, se tion si
consideri in tutte lesitunzioni. Gli esempi deN
l<i forza , del vigore , e dell* agilità presso le
nfi2Ìon! bàrbare > noi saltare ^ nel correre , nel
tirar pietre ad an dato panto^ nel nuotare, ed'
in altri simili eserciej, secondo le lielasiokiidt^i
viaggiatori $ son così straordinar) alle nostre
maniere , che giungono a superar l'umana cn t
densa. Quegli cbe ci ban parlato degli Otten^
totti al Capo di Buona-Speranza, ci ri feriscono
che la loro destrezza alla caccia^ e la legge-*
rezza nel còrso> passa l'immaginazione. Nuota-
no in piedi come se camminassero sulla terra;
prendono i pesci colle mani dal seno del mare;
e fuggono come frecce dagli occbi de'circo^
stanti con carichi sorprendenti. Dei selvaggi
d^lle Antille, e di quelli delT America setten^
trionale e meridionale si dice lo stesso. Anco
tra gli Europei si trova qnalcbevolta chi ci-*
menta in più guise le forze del proprio corpo;
e si è veduto cosi di tempo in tempo de' salta-
tori ; de'funambuli , dei lottatori , dei nuota-
tori y e dei giocatori di mano stupendi. N<}r|
▼i ha bisogno che di volontà e d'esercì zi op-
presso i selvaggi la necessità tien luogo di vo-,
lontà ; quindi e ordinario tra di loro, ciò che
è raaraviglioso e raro tra le culte nazioni.
L'altezza di questa Torre, di brnccia iSo,
ba dato occasione di yeder esempi di coraggio
ai
tim»no a««aì «orprendet.tl Àbbtam veduto ai
tioslrì gioro^ g<*tt;irsi giò un uomo in giiiea di
Volatore, come il cliiamand, lungo un campo,
dai secondi merli d«?l campanile sino al termi-
ne della fabbrica degli ufi^j; ma nessuno lia
fiitto la slessa strada «alendo, eccettuato qael-
lo del quale intenda di ragionare.
Il fatto è racòontato di Antonio d-i S. GaK
lo (igf), testimone ocubire quasi colle stesse pa-
role Ì con cui qui lo riporto:
„ à'7 di maggio i547 renne neWn nostra
città un turco giocolatorè, cbe fece pubblica-
mente mettere un canapo attaccatoci secondo
grado de' merli del campanile, il quale attra-
versata il 6ume A.rno, e Iraforara tina delle
case sulla sponda opposta; e p=issav«i nella^vi»
de' Bardi , dov'era un argano, col quale si ti-
rava detto canapo, e così ad ogni dieci pass»
aveavi alcuni venli o corde, cbe tenevan tirato
detto canapo. Dulie sponde insino a S. Vkto
Scheraggio erano tre ant<'nne ritte sopra le
quali ri posava il detto Turco quando arnTavas;j
y, Era costui di piccola statura, toKZoe tra-
verso: di carnagione bruna , e di poca barba;
portava ordinariamente turbante, ed una ve-
ste assai lunga; andava scilz» con una cami-
ciola di taffettà ros^o, e con berrettino di vel-
luto dell' istesso colore; teneva in m^aino una
picca di braccia dodici, e per equilibrarsi ave-
va un gran contrappeso, e parimente una staf-
fa al collo legata a detta picca , cbe gli dava
aiuto per sostenere la medesima. Salì dunque sul
canapo, ed in tutto quello apasio equilibrosfii
i3
con feuit*atte e uiaeslrìa* che la mnggior p<trle
de^U lipeiUtori ne restò «lupe latta. Giiiiuii
nnuclo rgli coSJi cun tanto coraggio, pervenne
»1 campanile, do«e ognuno il vide entrar den-
tro, yf ^
,y Fa t|ulndi condotto in palazzo da sua ec-*
celteniu il Gr«Kiduca , ove in qael salone fece
giochi sorpieudenU; epoì ne' chiostri di S. IVI.
Novella, duye pur fece cose maravigiiose ; e
tr»tt3nue8Ì nella noftra Città sino alla luelà di
Luglio, di dove p»ssò a Roma. Troppo tt^dioso
sarebbe, dice il Cronista, Tesporre ad uno
ud uno tulli quei giochi inaravigliusi cLe fa*
ceva; trii^ servirà per tutti quello di fare una.
ruota d^ lU bua persiana sopra due stamigne, e
virare con maggior velocità di quello, che fac-
cia anu macine da inullno, e lasciarsi poi an-
dare in terra in tal guisa e restare in pitdi; U
qual cosa si pensò, che eccedesse la foria e la-
bilità uuianM. ,,
Cat> altro Funainbulo celebre è stato ve-
duto ai uosiri te»i>pi doppo il 1740. Questi
sali* e «cese per un grosso canapo colla ben-
da agli occhi, dal Cavallo di Piazza sino al
terruZAO di quella casa dirimpetto; che guar-
da levante. Ancur cj^so teneva in mano una
picca carica di piombo ddlTuna e dall'allrA
parie; ed eca il canapo parimente fissato con
curde traverse.
H
Galleria e storia delle arie
in Toscana.
Il genio di raccoglier le pròduKÌoni pia ra«
rè delle arti nobili , tanto antiche? ohe mo-
dernei, cominciò nella casa de' Medici da Co-
simo il vecchio, e continuò sino aU* ultimo
di que' sovrani. Se in questa galleria si do-
vesse assembrare tutto ciò che fu acquistato
(la quei n^eceniìti de' begl' ingegni , non baste-
rebbe doppia fàbbrica a contenerlo (^o). Ma
pochissimo vi resta da' tempi anteriori all'e-
poca del principato. Tutte le volte cbe furon
discacciati i Medici, le loro sostanze soffrimi
pò il sacco: e/ Troia gazza per undas. N<»-
ninstarite, la collezione è tale (massime dop-
pa gli ultimi accrescimenti), cbe non v'è
viaggiatore, che noil ne parta maravigliato.
Doppo tapti Itinerarj esteri cbe ne parla-
no , doppo la magnifica edizione del Museo
Fiorentino, e doppo le relazioni già pub*
blicate dal Biancbi, Pelli, Lanzi, Zachiroli}
e Giudici, che vi rest'egli a dirdipiù?Noo
v'è cl^e ri|)eter le cose stosse cod nuovo me^
todt).
I Museisti ridussero le materie n^lle loro
respetti ve classi. Gli autori delle rei azioni se-
guitaron V ordine delle camere. Non ri fn
cbe ilSig. Pelli, Direttore emerito dello stes-
sa K. Galleria, il quale con molto senno e
dottrina condusse il suo lavoro colla guida
de' tempi 9 facendo la storie^ esatUi di tutti gli
%5
. acqttiiii, a prìncipe in principe, da France-
sco I^ etiti ne fu ì\ fondatore, sino alt' utti-
ttìo defaiito graoducH.
Qdmito a me, non mi diparto daltMntra*
presa c»rrN*ra aprirlo delle cose nostre. La
yer» Galleria dì Firenze, sono le opere dei
no>tri artefici, in qualunque tempo esistesse-
ro. Le raccolgo dunque da questo tesoro,
e le ordinò. Le celebri statue della Nìobe, e
della Venere di Ouìdo, oggi detta de'Medi-
ci i quella dipinta da Tiziano , i Bronzi Giu-
rati di Roma Pngana,e le. gemme incise da
EpHiiicanO) di Solone, e da Besitalo, non
entrano nel mio piano. Le renerò, le ammi-
ro ; ma gli sforzi de' concittadini mi richia-
maiio in special modo.
L'arte cbe' prim^i di ogni altra mi si para
darantiji r»rbbitettura, alla cui cuslodia è
affidato questo Museo. Accenno cosi la fab-
brica degii ufizj, opera di Giorgio Vasari,
sotto il governo di Cosimo I, destinata a con-
tende quanti erano allora i Magistrati della
città* in cima di detta fabbrica èra in prin-.
cipto un terrazzo, vaghissimo per l'orizzon-
te di'ei dominava; ora, per dir così, v'al-
berga Pallade , ed avvi il suo Tempio.
'La Scultura é uno de' pi À imponenti orna*
menti. Ba'ndine ili, Buonari\)H, e Sansovino ,
-vi stanno a confronto colle più beli' opere
d*'^' Romani, e de' Greci, (d) Donatello, eGio.
Bologna presenta n modelli di statue in bron*
MfOy e bassiriii*^vi del più Bno lavoro^ il Tad-
da^ e Eaifcrello Gurradi, ne' quali passò il 6e«
greto trQ*a\Ot;<iaftJo •* dice, 4% Ckwifna ffdJ
lunqae durezza, lasctaron opere Sfìoipile in
pprodo , ^)iQ «.pir^n irt^ntÀ e morbid^za^
Qaatjito ^Ua pittara, se.iwn v'ba tanto, da
^ler aeso»*". tutta l'epOQbtj della nostra aciuo-
la^, v*ha pero Cimjabue e Giotto, che atlft»
^Uino de's«AOi felujCi principj; MÌ9b(»laiìgtoLoi
il Frate, e Andr^ Del Sarto^ del »uo mas-
sima avitnzamentQ, Dejl« pittura a fresco ne
son t<?Hìtnonì b%9t«litì le v,Q\ie de' corridori,
e: specialrfteo^e qatUe dove no^ espresse le
«teloni glottoflie 4egÌi uo'niìii iHustri fiorentini
clfi^aati siecondp il genere d^ Moro merito. La
taii[\i<itara è antiebis^irna presso di iioi. Un
certo 'O leiMst da Gubbio è nominato d» Dante
dit cui fu lUii^stii'o (ai)., con ariiv di celebrità.
Ol^tio Cloyi ) , il piH gra^ miniatore del seco-
lo' XYl , servi soWn/^nte la corte per qualche
t^ijnpp; ma la Fratellini j e Markfenson soo
uQatrl cij5Solutai|aei|te^
» • JX tmtte qu^?te maniere di dipingere fa
cr-eduto apportano di averlie gii embrioni,' per
Pqsqìa c<^9id^róru^ i penUmentì e le corre-
zioni, in una gran serie di disegni ; ne questa
manca..£lia èraccUiu,sa in 163 volumi, e co-
u^ii^oia da Cimabuti sinb agli ultimi nostri ; e
de' foireMieri «ino a M<^n§s e a Baioni, l disc*
gni pos^r neirimpegno lì BaldÌBUcci di seri*
ver ìe viJt$ dei prore<i$òri, ed banvo insieme
df^to, occ^^one ad una bella raccolta di stem-
pii. Alcuni dei detti disegni son passati alti-
iu(intente sotto il bulino d' Andrea Scacciatile
'7
del viveote Stefutio Multnai'i; (e) Ma la delta
raccolta si estende tnolt« al di là éi questi
brevi cotìfìfiìf essendovi, i più bei pexrì^ ei più
rari di tutte le*ciióle*
A confino delYn ìstatnpa i|n rame può comi.
datarsi il toccò in penna. Bì i|oeÌB>to sarà iietn^
ppe iin monuiDeiito insigne ititto ciò die fece
il P. Benedetto de Greys,inservixh> dFratice*
sco I Irnp. e Granduca di Toscana » circa
il 1750; Ritrasse in tante carte toccate a pen-*
na tutta la Galleria di Firenze ^ in quello sta-
to precisamente cl»e allor comparila. Il stio
ritratto» 9 pariniente a tocco di penna ^ si con-
serra con gli altri de' Pittori > nelle camere
destinate a questa serie. Ma noi arevamó già
innainei a questo toccbistaDomenieanO; fi Can-
tAsallina , ed il Mali.
Esanirtte le Arti primarie , vi resitiin quelle
ohe ne derivano, e che per io sfoi^o dell' in*
gegno, e per la diffic<^ta della materia, non
onoran meno delle altre chi le ha trattate: al-
cune di esse sono andate quasi in disuso i di
ognutift però òonserva la Galleria qualche pez*
so* Tali sono le Tarsìe > come le facean gli an-
tichi^ a figure, in legni di due o più cKlori: i
Mosaici , de' quali i primi nostri pitt4^ri sono,
stati maestri: gF intagli in cristalli, di èhe
si celebra dal Vasari nella vita di Valerio Vi-
centino una cii scelta , dov'era espresse tnt fa la
passione di Gesù Cristo , servita per Ctemrn-
teV'Urgrìntaglim avorio, di cui si dilettò
molto 41 principe Ferdinsn4o; i lavori ift am-
bra, k» paate p^ contraffar le pietre prù sin-
golari, le gemme, ed altre simili rarità.
ft8
Una tpecte di scollura son le gemme ineise
di cai la DatUliotecà Atedtoea è ricca di sopra
4ooo peui y non mancandovi titiello die pia ci
appartengono , del 8ecc»lo XVI , e XVIT. A.na-
logaa quest'arte é i|aella d'incUler« i con] per
aso di medaglie e monete , assai pUi perfet^^
di quel che si ottengano in getto. Il Medagliere
dt^l nostro Sovrano non ne comprende meno
dì i4 niila pei2Ì) e tra questi le* monéte che
appartengono alli Z«cca nostra, » in tempo di
Repubblica ; die di Principato. Le porcefllanc
della fabbrica di Firenze sottc» Francesco |., e
lecere colorite, di cui Gaetano Zummo. Sira-
cusano diede i primi saggi, soii certi lovori in
rilievo 9 che non adornan piik come prima la
Galleria ; ma b^tnno però ripreso tra di noi tal
vigoro , che gli ha resi oramai comuni , e vol-
gari Nuovo aflfaitto è T artifizio dei Tartari dei
D tgni di S. Filippo nel Senese, che ha già pre^
so luogo in questo glorioso alloggio. L'inven-
zione è del Dottor. Leonardo Vegni '/)^ Profit-
^ tando questi delle parti tar ta rose , che depon-
gon quelle acque, ha trovato modo di cootraf-
fare ; o formar dì nuovo qualunque Bassorilie-
vo , a durezza maggiore diti T alabastro , e colla
perfezione del più forbido modiilo.
A.p par tengono in certo modo alla Pittura i
lavori di Commesso , e la Scagliola. A chi noti
non fossero i primi, basta veder le due tavole
che mostra la Gall^^na., e delle quali parlerem
pii\ sotto in altro articolo su tal g(»nere 4 arti-
fi zio. La Scagliola parimente ha falt^ un mas-
simp avanzamentoi e ne son teatimoni i-qiiadri
g1b« qui* sono stati rimessi non b« apiari dal
Lamberto Gorlìe Pietro Stoppióni, per Vteàe^
gansa del disegno» e pel poiÌMento wdTevtal-»
mente ammirr^ti*
Per dar bretementt un cènno* di quelle Ar-
ti, che oltre le già dette « si coltiyaYfiho una
Tolta in servÌKio della R. Córte , mi si' permei-'
ta di riportar qui un disjMiccio dì Ferdinan*
do I. , ali 'occasione di eleggerne i\h ■ sopriiiten*
donte : Conoscendo per mdlte prore '( si legge }
non so la ai*?i4e r universa le intelligen Sa , e td
moHa ^irtù del magnidóo Emilio de^C^vati»*
ri y nobii romano , e nostro accetto gentiluo-
mo; ma anche Li 8u^' acònratéssa è fedeltà nel
servisio'néstro» lo deputiamo soprintendente a
tatti i giotllieriy e a tutti gl'intagl latori di cibst-
siToglia sorte 9 cosmografi, oréfilpi , miniatovii
giardinieri della Gallerìa , e tornitóri , confet*
tieri, oriolai', distillatòri , artefici Hi p6rcell4*
ne^ scultòri e pittori , e fornace >di cristiillo ,
compr^ndendoTi ancora Michele delU Zecca »
Marcello maestro d' arcbibufti , ed il t>olonne<
se scrittore « ed insomma tutti ^li artéfict' di
ogni professione , condistoné , e grhdu, ohe tà-*
▼orano pernotto a giornata , ò a .stiitia, neon
provvisione , perché T obbediscano come m
persona nostra éc« {2^) ....
Sotto il nome generico di Cosmògrafi, vengon
forse accennati non ^olò qùisgli cké féhbrjca-
vapo sfere Celesti , Mappamondi , e carte geo-
graìSD)3i.e , come ne ritrasse una della Toscana
il P. Serrati Gesuita, in tre facciate di qu<?lla
stansai che si chiamava già delle mattematiche
3 ♦
ma ancart «Iriimetiti attrononticì • o allro »p*
parlénente alla medestoia scieosa. Il rammeii''
tarati ^rdimeri come ufiaiaJi di detto eli par*
timento » denota clie il glardino)>eiiailéf il qua-
le fu gii aatla loggia detta de' Lantì, era cesa
di qualche considerazione. I distillatori et ci-
cordano T accreditata fonderia o farmacia, che
era annesta alla Galleria , in alcune stanse Ter-
so ponente. Quanto poi alla fornace di cristal-
lo , questa era situata fin da Francesco L , al
Casino di 5. Marco » dove per un' invensione
dello stesso principe si fondeva il Cristallo di
molile, e si faceanVasi di diversa maniere bel-
lìssinil. Finalmente la fabbrica degli archibusi
non era la sola ito genere d'armi. I Prineipt
Medici non mancarono di raccoglierne i p^saì
pii rari f o fUt ricchi » e sino ai nostri temfi
si è mostrata ona dorisiosa armeria j tn una
stanca , nella cui .soffitta sono effigiate le fab-
briche de' cannoni, delle polveri, delle spade,
delle cerasse, e diversi model li' di' fortificaaiu-
ni ; cose tutte che ci appartenevmio.
Se si fosse letto più avanti U! citato- Dispao*'
eioy sì sarebbe inteso, come jil medesimo Fer«
dinandò L manteneva al suo soldo uq« quanti-
tà di musici, e Suona tori. Sdito lo stesso Prtn^
cipe fiorì ancora la Stam^pa , la Cavai leriasa ,
la Scherma. Il trattar di queste mi perlerelibe
troppo lontano dalia B^ èaller».
r
ai
R. Fonderìa.
Ebbero i Principi Medici un' officina 4i Far;*
maoi sampi» aperta , celebre , dovitlosti; ita a
non feconda egu^litiente di salate» eom'esi»
peneaTOikx. Tr^ene G)tiiiie^ III,^ ninno giunse
a TCccbieax^.
Coaimo I. ledeya il suq Labera4ovio nel giar-i
dine di Boboli ;Pranc«see ilei Caaino detto dì
S. Marco; poi nelle stanae Annesse atta R.GaN
leria dalla parte d^ Ponente* Qoir) prese for-
ma di R. Fonderla. U gasto predominante del
secolo di far Totoy colla combinaijone di piA
metalli , diede la pima moS^a a qofslo stabi»
limenlo.
UD'idea dello sfato in ellisitr)D<>iiaTa nel mGc^
paò preadter^i'da «n letorieo contemporaneo,
Filippo PigafetU f citalo dall' etnJAto S\^
Giuseppe Pelli , nel!» sua Storia della R. Gal-
leria (ad): », Qilivi pi«flAo Ittita Piaaati ) é la
Fonderia , così nominata, in camere, dove da
maestri peritisaimi' di continue si stillano
acque di fiori odorati » ed erbe, e ol) di drò«-
gberie espeaierie, traendone ta qaintrsfenaa
e onaioni', e compongano lattovar). e cofifeaio-
ni a rifitorare, I^cpiéri contro le maligne feb^
bri e 'b' pestUeiaaB ed. i ^leni , e pólveri è
medicine di possente tiriate t^tene; portan-
done in Tiattgk) e nelle cacce il Granduca, per
ae e per la Corte, e diaadOne a Prelati^ Aenbar
sciatori e Signori, e a tuit]ji caritdtiveménte in
pronti rimedj ; onde tf 4i nofitre 3! efiettà egU
3a
ti mastra Mendico largo a' bisognosi , e cortese
in ogni evid(^nte guarigione degl'infermi, che
subito sentono gioTamento. ^^ Oh come s'illo-
doAo gli uomini volentieri.
Motto dovette crescer la riccbesiBli di qne-
st' istituto alla morte del Principe; D. Antonio
supposto figlio di Francesco I, e della Cap-
pello , il quale dilettandosi assai di segreti di
erbe, e di medicine; e spendendovi somme
immènse : avea anch' esso una Fonderia nel sa<)
Gisiho (^4) 9 ^^ quale verisimilmente f^rionita
con questa di cui si parla* oi ricava ciò dall'es-
sere stato collocato il suo ritratto nelle già
dette stanze ) con una cartella sotto di esso,
in cui léggeyasi l'appresso tetra stico:
Ingens' Consilia j/ìaetts Antonius ingens,
Hic mira insi^nem quem colil arte locus.
Par Phoebo mcdicas quo sdirei troj^ii ah
herbisy
Aeternuin famae lumen ab igne iulit.
Cosimo e Ferdinando IL foron quegli, che
più vi profusero somme griandissime. Sì leg-
ge tra te looUe memorie rip<>rtate dal Dott.
Targionì Toszetti » nel Voi. II. degli Ag-
Srandimenti delle Scienze Fìsiehe , come il
etto Cosimo comprò da un Mercante IBgi*
miio VOpoBalsamo, air prezzo di una libbra
d'ai|;ento per ciascun óncia; l'olio contro i
veleni di dettìi E. Fonderla prese tal credi-
to , che veniva ricercato dai più lontani pae-
sij e frai regali «bo si davano ai più distin-
31
ti Forertieri,' eravi tempra una easfeita dì
medicinali. Le gioie più preBiose, il L»piéla«'
Buio, e le droghe d o^i fmoiere ^ non si ri-
spiirmiatano - nella ' compositione de' tB«dtca«v
menti. Tra le ricette pia segreto si castodi-
vnn lo appresso: Unto aa/fuocò delSieiliano;
Oro potabile del PugUeai; Polvere somiifcra.
di Gio. Nardi) e acqua da gengive che nua-;
▼a il {losselli; noto per le volaticbe ; lattor
▼aro contro veleno del viperaio ; acqua da
viso del. Nardi, Rcqoa per lerar le margine
del vainolo 9 del Duca di M»iitQva; .olio \di
perforata de^ Capponi ec.
Tanta credulità y e tanto vano dispendio
sarebbero impei*donabiU , se non si trovasse*
ro unite, e quasi successive Tuna airnltra,
la Fonderia Beale, i^ V Aecadeniia del Cimen-
to, nel corso della vita di Ferdinando li. Il
Redi erasi partito in duo tra questa e quel-
la. Così r Alchimia fece sorger la ChiiAica ;
quella scienza i cui progressi quantunque >
grandi ne promettono ancor de' maggiori»
Checche siaji di cjò, è certo che Cosimo IH:
volendo por qualche freno a st grave lusso,
fece trasp^^rtore la: detta R^ Fondecìa nel suo
PaUszo', dove insensibilmente ha prtso il ca-
ratteredi un^i Spesieria.comiioe, mèeglio prov
veduta delle altre. , : ,
Corridore de\ reali Sovrani , e suoi u$i.
Non r accesso facile alla Galleria, come il.
Baldioucci Suppone; alla quale ancora non si
34
pensaci; ma la coajuuiieaiione* tra t dtte Ph^
lac^i RenU, il Vecchio e qaello de'PiUi, fu
il motivo che mosse Cosimo I. alla fabbrica
di questo Gonidore. Le notse del Principe
Francesco suo figlio colf Arciduchessa. Gio*
Tanna d' Austria vel consSgliaroiio , sperando
di Teder per esso i nipoti tenir festosi aegre-
tamente alla Reggia. La casa di Priamo era
unita coti a quella d'Etttore in Trota:
Limen crat, caecaequcfores^ ttperuius usus
Teciorum inUr se P riami . postesque relieti
A tergo , infelix qua se , d»ni regna mane-
bantj
• Saepius Andromache ferre ineomiiaia sa»
lebat
' Ad ioceros , et avo fmeram Astyanacta
trahebat (i5)
L'Astlfiatte dei detti sposi non Tenne mai;
naa H Corridore sussiste ancora.
EgH é lungo circa mestò mi|;lio, largo, e
alto in proporsione. Fu fatto pel r564 » eoi
disegno di Giorgio Vasari; e quel che è più
mirabile , Uel breve spasio di mesi cinque (26).
- Circa la metà della sua carriera » solla leg-
gili del Ponte Vecchio, at¥» un bagno, ìtI co-
struito , per quanto ho udHodir dai piji sec-
chi, affin di Ta tersi pia comodamente dell'acqua
d' Amo. Si dice aócora. che ti sia una disci^a
nello stesso fiume, come tc n'ho una per isceii-
dere in strada.
' Vestalo ud tempo, in cui orederano t no^
più ài qualunqu'àitra ^oftÌTa 9 ad «n potente
marini, che guari £aripide. meritò da4ai '
quel celebre verso:
Igasfa il mt^r tuUi'quanti imali wnani,
Lo stesso dieevasi di quella d'Arno.
BoUegke di commesso in pietre dure.
Mentr'io scrivo eoo passale dalla Galizia
(lU^ nuora fabbrica di S^Niocolò in via del (xh
covnero le così dette botteghe di Commesso, il
loco ittag^zEioQy e tutto ciò ohe spetta a quo*
sta ififim&ittara (^). Un Mooafiterodi Religiose
area* ceduto il laogo ad un» specie di Woxhal
per hiUi» spettacoli, e festeggiamenti; ora
questa lo eede alle Belle Arti. Pòco importa
dov'cdle allog^i^; aia più Interessano i loro
pregi 9 e la loro storta.
Oli anticbi coHablwr j^iù sorte 4i mosaico ,
noa eccettuato quello di pietre commessa a fi*
gure* Vitravio (117) ne rammenta due manie*
re; uno detto Seciilia, che corrisponde pres-
sappoco ài beU)t$imo lavoro di queste cosldet*
te botteghe , dove si combinan pietre durìssH
me e gioie , per far comparir figure , animali,
fratti > fioi*! > architettare, nicebi ed ogni altra
cosa ; V aUiu> Tessevae, che è un composto di
piccole pìelVe difigifra regolare, per wr pavi-
menti io più. colori) ooprtr mura, ed ornar
grotte e giardini. s
36
Son peri d' opinione i che in flesswià età
giungesse mai qnest' arte a quella perfV^felone,
a cui fu portata sotto la protezione delta R.
Cas» de'Medici , e molto meno'a quella d'ades-
x«o. Ciò clie resta d'antico in Eoma, e nelle
rovine d'Ercolano e di Porupeia, si accosta
piuttosto a quanto si vede in tal genere nella
Cappella del Card, di Portogallo nella Chiesa
di S. Miniato al Monte, in quella de'GacIdi in
S. Maria Novella, de'Salviati in S. Marco, de'
MìcheloszV in S. SpirNiò , é altrore.
Il Grand. Francesco I. fu quegli, che ehbe
di fare al tignar quest'arte il pensiero piò gran*
de: era già conosciuta inMìlano ed in Roma;
e Cosimo suo Padre ne possedè» qoalcbe pes-
zò. La pili parte eran tavole, stipi , cassette,
e simili altre mobiglie , ora in marmi fini, ora
in avorio, ora in ebano. Si mirava piuttosto
al valor, che all'effetto. Porseli primo taroro
che uscisse da IV ordina rio, fu il ritratto di
Clemente Vili, che Fjerdinando i. regalò allo
stesso Papa (28).
Sotto il governo del detto Pi*!ncipe si fecero
le belle tavole che adornano la Galleria ; si
condusse a buon termine l'altare e il ciborio
per la Cappella di S. Lorenso, e si traTiigLò
molto a questa medesima cappella, che ^quan-
tunque noiì terminatu, ftì la maraviglia de-
gl' intendenti.
Negli ultimi tempi sr presero per questi la-
vori i pensieri dalle vtsaute di mare, dall'ar-
chitettura, e dalla campagna. L'Imperator
Francesco 1. se ne valse per fame dono ai pri-
mi Monarchi d'Europa.
' ^Qm •oltO'bi€ianidQU<idel Sig. Luigi Siri^y
fimminò Gonosi^ilone^ e^ professore insieme di
Bolle Arki }. (A) sì esc^aiscon Tavole e Quadri
con vappreaentanze di vasi etruacfai, di por«
Gcèkpe 9 di fiori 9 e simili altre fantasie, cosi
ttl:?Ì¥Oy che quasi. il ver se ne offende. .
• Qoel che resterebbe a dir di quest'arte io
ToBcana^ occuperebbe un trattato; nifi i miei
licfailì sòb quegli di un Osservatore* Gli Arte-
fici, i Direttori, ei disegnatori cUe v'ebber
già, che v'haoBo parte presentemente; le
materie cbe vi s'ìmfli^gMno; la spesa cbe vi fa
là Corona; i lavori .diversi sì in piano, che in
baseo, e tondo rilievo; il merito e la rarità di
quctoiì lavori^ stante il tempo, e le care che
vi M.rietiieggono; sarebbero articoli cbe inte*
reeserebber lactiriosità di quaUlsia diiettante.
Mi.eoatento però di, riportar solo uno squarcio
xlel Baldioucca nella vita di Costantino de'Ser-
tì, unodtf'soprintetidenti di tali maestranze,
cbtf àe ii«m dice tutto , dioe però molto sul pro-
posito di cbe. si tratta.
„ Né si pensi, scriv'egU che si sia da ^ noi
detto poca, quando abbiamo f<itta menzione
4Ìelia carica, che oltre a ir universale soprin-
tendenza a tutti i lavori, e alle maestranze
della Galleria , fosse data a Costantino anche
r incombenza di riconoscer le macchie per
adattarle a' luoghi loro nelle maravigliose ope*
re che si facevano inefsse: vonc'lì^i^chè possa
'bastarti r aver ciò detto per iscóprire a gf an
«egno il coHoetto, che fu avuto della sublimita
deir indegna suor; in testimonio di che yv^Q
TX. ' 4
ora tat pilesi si «bicciiiesfia leiftiGBettttàdt'^iie-
«t'arte. Sappinsi dfUK|aey€b6 sino dal tsoniii^
ciaredl sì nobile maertraiM» si fidava. ie fitfM
DOSI opera slwpende, ie amìì aceiÀ n»mo H
quel carato, che; è loro sol ito ^ dobbono gioa*
gere a tale eoc«Jlmza diUvoro^ cb^oom aalao
m en te possa no a ssomi gì iarsi a cosa ottioiaiiieD-
tè dipinta, ma esiandio al oatorale a varo; e
con questa differente 9 che laddore nella p&Lta-
ra è parte dell'erudito artefice il ii>e8coiar0)
e distendere i suoi colori, a seconda del biso-
gno; nel Gomniesso non tì così la bisogna-; per*
cbé resta sempre a ir ottimo Gommettitovo h
necessrtà di condurre il suo la topo alla soiai*-
glianca del vero , «raanto sappia fare la pf%luia
stessa ; ma non può efili altrimenti^ dtsfam Ja
sua materia , né conU)nd«re T «no con l'altra
colore per fame un terso a modo soo; nna gli è
duopoli yalersi del colore della sua pietra ,
tale quale appunto il formò la natara« ^me
farà egli dnnqae a proceder dal sonuno ebbro
al sommo scura in qualsista colore, sempre in^
sensibilmente; degradando sempre con mease
tinte, come fa il pittore? Bisogna in questo cà*
so, in ogni minima e minimis^tma sua fattnra»
cercare e trovare , obela natura abbia, fatto da
per se stessa quel tanta , cbe egli intende di ro*
ler fare; il cbe aleerto non potrà ^ sono» coli-
r osservare le infinite macchie^ obe scooprotto
le durissime gemme o altre pietre; e così liìso*>
gna primieramente ebe egli sia si nvatico nel
tingere pittoresco, cbe ogni yoltaafaè «gli sta
osservando le macchie delie pietw o g^mmef
wff^ rfeeHosoere in ek«ciiiia ài esse tutto
c|iielki«. cke ^tUà |Ni& servire per oircotcriTere
•tternaiilente e iotéiiwimeiile ^ e nippreéentare
qaeila cosa dh' égli arerà per le mani pe^ col<v
rìrìa, efciandio nel sommo scuro, e nelle' meize
tinte; e quelcht i p»&vf*^di mestieri al me-
desimo a avere specie sempre presenti e fre-
tobeili sua fifntasifty'BleUi per' dire, dì tutto il
pasaibite a rappresentarsi eon pietre ttel Com«
' Qil medesima Baldintieci sappiamo- i noeii e
le Ib4iche<di partociii artefici , e di pii dtret**
tori celebri ia tal mestiere. Né parimente ci la*
9ùi^' ignorare, si iieR' accennata rita ^ che in
qadie' d'tfltri professori, ti pregio d'alcune
opeftì piÀ incigni uscite da queste offictue eòi
lavo diségni , e sotto la loro cnr^. Tra le altre
è da notarsi la tanto odebre Tavola ottango-
lare t che in detta GaUerla tattora ai Ammira^
il cnt laToro eomiaetò l' agosto del ili33 . e
doppoamii rGaèl t649 resti terminato. Se mai
hi aessttoa pittura ai verifica quel» detto d'ao««
tic» arieficev Diu pi»§o^ quia ^ aeterniiaii
pin^ f m terlfiea in questa.
Un altro genere di Mosaieo si celebra 9 e si è
finonì lavorato In Roma; che è quello di pa-
sta w vetro «Diorite , oouosdoto pur dagli an-
tichi. Le celebri colombe di Plinto, ritrovate
doppo tanti éeeoli ^ non de* ne lasciano dnbi-
turei Quali di questi due generi di Mosaici , di
Fìvéuté e di Roma , abbiano niÉagstor pre^o ,
non tocca a ane a deciderlo. Il celebre la Con-.
dnoiiiM, lettemto Francese^ ne fece un para-
4Ò
leHo* ingegnneo n«l soo tlug^o ilVItaHa/'f^)f
ma Gondamind non era , né Mosaìcisia^ t»ttl?^«
torér Altri che hanno fatto* i<i ates8à| banttro-
▼eto il nostro di maggiwprègio (i).
Antico Teatro 4i Cortei
Al tempo della Repubblica ^ trovan dirado
mentoTate Commedie; Teatro stainle e fisso
non mai. Qaesto genere di spettacolo cedeTa il
luoga'alle Giostre , ai TorheJ y alle caeoe dèlie
fiere ) al Fé mascberàte ^ ai festini ^ ai baiicfaettt>'
e alle corse. La prima labbricc^ addotta a. tal
oso, fu in tempo della caisia'A^édici diretta dal-
l' Architetto della Corte, Bernardo Bi]^ontaleii**
ii. 'Sino al nostri giorni sene yeggon le restigà
in un gran salone, ebe fa iparte della fa bfbrica
degli itfizj, dalla par^e d? Levante , sotto' U
Galleria.^ La sua largb^ziiaé di braccia 35 j la
lungheEza 9S1, e 34 l'àlteasà* N«n avavan^an»
cora i Mattématici fissata t^u élla' conra ,- pvo-^
pria di tali ed i fi z), da ogni punto' della ^iiale
comodamente si vede, e si sente. Perciò la sua'
forma è quadrilunga. li parimente pefr>ò «delk
plateaè talmente fatto,* èbè supplisce» Ila co-
raodftà della vita , se non a <|àetla dell? wdtlo,.
colla peridensa di due braccia e' 110 «ttanK» da
capo a piede. . • .
JDòppo dì aver parlato altrove della Compie^'
dia, e.deirofiera in musica, mi si piiesehtaom
l'occasione di trattar della mectanlca teatrn*
le, di quella cioè che adorna la scena, ed io
eui Bernardo fu tanto eccetientey.eUe anjierò
4»
talli y o fa tjolo 4a pochi* I^ miicclimey le
ptXNip9Uifa^« lutti gli altri artifizj e modi cti
O tte t to genere y Don «Teano innaoKi a lai mo-
dello .eh' ei potesse imitare. £{(li lo diede il
primo a tutti gli altri ingegneri.
Si yalsero i Principi Medici la prima Tolta
dì.^^pMSta'sala nel i5$5, quando la Principessa
donoa Virgmia, Gglioola di Cosimo I fu fatta
Sposa del oig. Don Cesare d'Este.
Un'altra Tolta ti si r^itò la Fiera di Miche-
langiolo Boonarrooti il gìoTone, la qaale per
esser dlTisa in cinque parti, non occupò meno
di cinque giornate del carnoTale del 1618.
L'Isterico delle Belle Arti, Filippo Baldi-
nucci (3o), descriTe minutamente quella prima
festa, con tuttO;. l'apparato maraTiglioso sì
della «ala , che della scena; né io so negarmi il,
piacere di riportarne ii racconto. S' io Tplessi
compendiarlo, farei Io stesso che torli l'anima.
In simil genere di materie anco la minuzia in.*
ieressa,ogDÌclr(^ostanxa istruisce , e qualunque
OBUssione* indispettisce» Questo medesimo rac-
conto, sebben prolisso ^ lascia ancora da desi-
derar qualche cosa* ,
„> DoTendo dunque il Granduca Francesco,
fratello jiella sposa > 9olennizzare quelle nozze
fiop a .quanto mai poteTa estendersi la gran-,
dess|i,:e Ta^tità del Regio animo suo, ordinò a
Oio. de' Bardi de' Conti di Vernio il comporre
1^ (lor^medvaf che ^l cbifin^ò V Amico fido j cou
tutte quelle ^ocompagfia ture di inlennedj, di
ma/Qcbine dj,. musiche, d'abiti, ed ogni altra
cosa che potesse inTCntare il sqq ingegno, e per
4*
4* ,
réndlerk fìh l^lanfeibile» e Arre ti fpoifta fMM^
moto ad ajf^iidM I pttipìi'pèM^'j tè*¥»Nt
rimi a Behìttfèóf al qtttaìe fhtb «ildta* 'ib '<Mil
d'ingegno nulla , péfttóA &ifb,Wféà^ì»Ht^tè
ito{H)ssibil«» né a^cf^a poità thaitotf IM^HI, èhe
tton gii fòftM a gk^iid! onore ^itttfcito. Egli*dliii-
qae pi'imiérifeteìeBfte aceottioìli la giVtìl •Saift' 4»
forma di Teatro, cii^otidatidoh aUm-iid MH^
gradi fin<iaÌlapdÉpeVtÌTa9laqtlàteréèti)Mrac-
da di Stta Imdgtiékxa occupà^ii'; Hb'pfh i gMdi
cominciava dtì elidine di BalfertLàftrì finttdft Atls-
aimi marmi, che fònttairano^ tolKiyl tèimdlMI
taghidsimo Ballatoio,- dal piabo di ^béiflòaDi^
gea una apftlliehl di ibortèliii Hiifìik , cIms jlèM
anch'essa tntVil tìeafrò dietro a^li^ltf«ìrtri<dN
condaira; dopo ÒDTèìBté iil dÉia di Vàrie ^^ih^te
d' ogni sorta di fftitll ^edeanftl yténàbféf^
quantità di pottifi, alfH atierBi, altH'tiiàfiM,»
tali ancoi'a a'ppefiia Oficrtl del ^óte't Irfe' Atttb
piante Tcdestosi catominih'èf divèrbi AldteaH, co*
me Lepri , CépridòK y ed alti'i al #aitti, tht ph-
lavano reri pairticolaniiéirtè nel molo , che
e'facevano attorno alle piante; èranTi fHA aorte
d'uccelli, alcàhi de'i|iiali con alle «piegale re-
deansi nell'aria ^oas^i irolatifdo; cbbdbcetisi
Soeata verdtira divisata a quadro per quadnl
noairattétta delle finèstre, ed' in oghi qta^
dro vi aveva pòrte di udbile architmiira , «
neWani tra finestra e "finestra erano va«tdi bel-^
lissime piante odorifere ^ ed altre di fiorì di
tbtta helIesKa , che sparglrvsilio odbre soavia»U
mo; ed in somoia con tutto quést'ortiameotif
43
fheevMi omnptfl ri re tm visroi ed ameiiiBsinio
gktiinù. Troppa tungA gom sarebbe il descrU
vere tutti gif altri addobbi *di quelle ninra^
dkodi tsnniniy irgoglie^ statve, featom for«
ttati dt bellissimi frattt, e d'ogni sorta d'agra-^
mi; la riecfaesMr deUe lumivre aeeoncie per
mddo y ebe -asMim lame poteva cagionare om«
bra if slMtttfifttoto in luogo alcano: neir impoi-
àte détetineflre, cbe per togliere il lame del
eieriio davérafo f Imaroer ebiose , erano dipinte
figure di prt^fHordone di cinque braccia , che
dal pitfilé della Sala non parevano eccedere la
comonale statara» eran finte di marmo con
gtsttdlsrfttfio rilievo, e fatte a cQ%icorrenEa da
diversi' virleAtl Pittori, rappresentavano Apol-
lo, Bif0có> la gtiolosa Pettcitl , Mercurio , Ime-
060, la Bellessni, e i'Allegresta^e tutte con
geitér diverso parava che vanissero da quei voo^
ti,periM«re sMh' esse spettatrici della fé*
sta.,,
„ AppdM^ si* ftrrono adagiati i Principi, le
Dame,)Od i Caimlieri al godimento del futuro
fpetlàCòlò, cbrin un «abito veddesi piena l'aria
d\ie<$elle1}ti itM usciti d'alcune ceste con bella
ie^eàtU a'ló¥b luoghi ^»yilgegna té, i quali col
raggirarsi , c talora rermarsiattoriip- alle spal-
liere e 'a'firtftti, cagionarono nuova, e beli" al-
legrénd'ffgll sfittatovi. Tifata che fu la ^an
tela , apfUrTe la nobilissima prospettica , dove
da'più-|NMircd iti diversi punti vedeami rap-
preseittnt^ le- ^ù' belle i^edute , e pia singolari
fsbbrldlev e piaste del k nostra città) e nel
maratig^ioS6sf<mdflrtolvtlo«i%anamEia«corgea8Ì lo
44
ooBtiBOO fmssàre , e ripassare , tkte tteewm fgr^é
còpta di gente ìu qua, e in là t cbt • Oft^Uo^
chi a piede 9 chi in cocchi , •«hi io caf rosi*. ^
yy Mei prìmoiiileraiedioapiiarT^ttna ontok
di così squisito artifizio, che non si Tidde >aiM
uè prima né poi cosa simiie , coocìossii»eos»chè
aprendosi i>er dar luogo allo scefidere di ^raa
copia di persone; che rappresentaTano tat&i i
bèni .del mondo mandati da Gìotc ad arridehir
quei giorno, appoco appoco fa veduta svanire
come disfatta dal vento , «enea che mai si po-^
tesse da chi si fosse osservare y che le Bue parti
andassero in luogo alcuno. ^^ '
,y Nel secondo intermedio furon Tatti vedere
tutti ì mali del mondo, quasi che nel compa-
rire di tanti beni fossero da quello dÌ6G9Ceiati
e subissati oeir inferno; s'aperse «o! òrrida
caverna piena d'orribilissimi fuochi, con fiam-
me oscure e fosche: dalla gran caverna soaf^
pò fuori la citta di Dite affummicata ed av<-
dente , ed attorna aveva hi sua palude dì -sppr-
chissiroe acque ripiena: ersnvi bienne alte
torri tutte ardenti , in cima aite quali vedean-
si orribili Furie crinite di serpenti^ ed in abito
sanguinolente; sentivansi dir quelle urli tpa-.
ventevoli, e miuacce orrende., nr»entre scuote*»
vansi dal capo quei serpenti, i quali in terra
caduti canmiinavaao la Sfsena,; agg|t>vigl4avansìf
in se medesimi, aprlvai}o la bocca, niettevan
fuori la lingua, sentiva/sene < M fisebio, e fra
loro forte s'assuffavano, con tal somlgliansii
del vero, che agli spettatori parea, per eo^
dire^ che s' arricciassero i capelli, e ti ag^
4f
glMtfleJBiie nelle wemt U sal^gitot e Unto |iiù r
f{iuale>che alale ^.todIoso fpfttaoolo m*a^.
^anflì».tl cadere- di aea saetta^ eoa .qael ianw
peggiaie, e con quell'urto spàTentoso^. ch'é
aeiita .de'falminiy e tale, che per la maggior
parto, fa credoto» che vera fosse; a questa
aocoease la.yìsta dì due erri l^iUasiini Demoni ^
accompagnati da. gran namero di spiriti ri-
bejjiooa fiaccole in. raa no acicese )d' ao^ fiioco sì
forbii e scolorito , cbQ <|aello. -solo , qaaodo
non/ mai altro, accresceva profoudamente il
terrore. Vedden intiinto solcare il sordido sta*
gno una schifosa barca, Jn^cui era Flegias, che,
a suono infernal di tromboni, e ooptrabbaas^yi
seoA'altro pii» Jacconsp^ignava lo. spavejptoso»
canta di quegli abitatori d'inferno, e nel batn
tere^y.ch'e'faceva sovente I20I remo tutto in*
fuocato l'onda fangosa, quella vedeasi. {udiiarei.
fj Hel terso intermedio la scena rapnresbntòi
campuguft s|M]igljata di frondi 9 cpme di i:mdo»
inverno; vedeanst . letti di fiami, e torrenti
del tutto asciutti, e sacchi, anando in .un: su-
bilo dalla parte di Ponentet fu . veduto uscire
d'una sotterranea spelonca Zeffiro, che te-
neiido per mano la bella Florfi, diede cqn esisa^
principia al dolcissimo ciati tace, Hl,<suon.dei
qi^(e comparve la Primavera » con al tre. foste*
voli Òeità, Amoretti I Aure, Niéfe.,e Sancire!
meiptre tutti insieiiie ^ollasaa^a^j aolb^^Oy.
vedeiaiqsi fiorare gli alberi , js riesspirsi di io^
ty*Pf ^9V%Pve daUa>terr)a beAlis^ito0 erbetta ,1 e.
ori, e dalle fopti p^der aoque.in abbondanset
di quelle opnre gonfi.i loiitenM» «mì i fiàmi, M
4$
empierti «IcaDiliflU^od mmmànyà'm
deserto , che p^fevm Sembrar là tem j
rtre un beo 4eli»eio giavdÌDO, 19 cmìi ieulmtì
la melodia degli ace^Uì pia eaaoyii conte Qsi^
gnoti^ Fringuelli vPM^^fi solitarie, Calsleni*
giy e aimiU; menlre i peisDoaggi yclw* asric*
eU-TaDO la seoM^ faeetan tenlirè uu» avsìca
•cave* 99
^, V^ quarto intennedio«Y6ddom»aoHi|iarìì»
re nell^ eatpemità del paleo aciagti e éimpi
asprissimi y dai quali aeqae pendevamo d» ^me
fiyiita«e ìfigbir lanétte di bianchi eocalH^ ma-
dveperléf tiicebi $ AióùtÀtA» eà erW wmmney
epaiastri. Fra gli» acogli compavrela D»« Teti
eon gran coiDìtiva di Trilooì, e Moalrt Ma-
ritai > cbe flembraf^Bo oa^ine dal piii>pn»feiide
del mare, perdoechè lotti lootli ventVMiieQno
Eoiidaiido k barbe f le^ebmae aeqoe In^eb^
Ddaoaa ^ e ee» eerte gra» cbioocaeia y et hoc
oiiie, cbe airayano io inamoi peiieMkMl»;irlk'
bòcei ^ tj^mtcAtaiio sopra gì» Bpettatori «eque
adoresisamie; eaniò la De» domtti^mfe, ^
Sol Tedatò farsi il méte torba to^ e forttmoeo;
efò cosa da stupire il vedere con <|«ufl Mira-
bile artifisio ella co'waoi mostri' si gcttè^-iiel
mare (il quale eolFoodetQttff k seemi ocra'<
para ) e fa da quello asiotbitai RendiBa yfé^jket^
sa > e terrore inneme la ris^ di' gran quantità
di narieli', cbe per lo mare Tenivatie agitati
dirli jondtt 6 da' tenti ^ i quali erano figmW in
<$erti Móstri Marini con facce nmane^maal-
qoiHfito gonfiate. Hend cosi facile a raccontare
la TaghaiBir e p^aprietA degli abiti inrenlati'
47
dal M»lv<#iirt«fioey lutlt «ppropriiti alla qaa«>
ìiiàJMie figure, e pariicolariiiaot» deirìm-*
nu^piiaW ^ tiot8> carne Tritopii , e Mostri Ma-
jìqÌj ai ^oali redetnaì gli oreocbi e'I petto
aq«a«ifiMfiy occhi fieri e terribili del color
delPapf 119 marìoa: dal mesto in giù eran Teri
pesci 9 ma di colori dirersi, secondo la yarieti
de'eotorÌ9<pbe moilcaiio quegli animali, non
altiero questi molio passeggialo per l'onde',
die del foMovIel mare venne fiv>ri il Dìo
IfetUHiaoceinor^jdo aspetto, «col crollar del-
la teatBvi^lSeróf della persona mosirossi tutto
cr«ocif>so <^4H>l)erioo, ^nasi ToUsse, lanciare il
Irideote, «quando mai fosse a t venato» che
r«mlienoii ^i fossero acquietate, e ritotuaip
i4 iDiure<«illa prima calma. Fermossi il gran
ca#ro, che soet^anea quel Dio, ed esso al $aon
di Ii0ti , tromboni , arpi , e traverse » iocomtiH
ciò il san oante, comaodando all'altre Deità ,
che l'aooompagnavaoo il fare aoqoatBfVe Ton-
da fipementej il che sabito ebbe tuo effetto, e
fa bella eb^a II vedere in un istante tparir gii
soo^i, e comparire attoivip alla marina an
nmeniesimo pratp, in cai si trattennero le
Ninfa cogliendo fiori, mentre altre pescavano
eoo lensa vivi e guizzanti pesci; poi torna-
ronei al cenno, e dioiioyo comparvero gli sco-
gli» e tra essi Teli eoo altri iÌIo$tri Marini in
grao sMtmero, da' primi in tutto e per tutto
dtv«rei., ehe achersaado fra di loro, e pescane*
do,gettàyansi l'acqua addosso ; ma qtt!»llo che
pi4 sisovo comparve alla vista ftt, ebe nel
mneiversi , chetasi facevano per Inondai féX9^
48 _ ■ ^ ^^_
yvL cb6' a n'c)ic$> t'acqua Itfeuswiiiai n uit#Mi.M6}
t;oinè neiracqoa naturale e Tera yé);^tto
addÌTeriire nel tempo, cbé nomini o'Mmalì
Mr esjsB'VBnno notando. DopcT cbe questi eb-
bflfrod^atò di se stessi òn molto piacevole trst-
teniiMento, il cafro, gli scogli, ed ogcri'cosa
ttisparvero. „
,, Ma niente noedo ali^Bclose, e nuove ap-
parvero le macchine pel* lo quinto Intermedio;
Yiddesi andare oscurando il Cielo appoco ap-
' fioco , e farsi tatto nuvoloso , che quasi •''oscu-
rò la Luna; quindi a nd a ron crescendo le tene
bre, finché incominciarono a venir tucul e
lampi, e fra il ròmoregglar di quegli, elri-
'splender di questi , fecesi vedere una vaga no-
vola di color srereilb ; sopra questa era un
^catro tirato da due Padtii grandissimr -petè, e
-finti, ì quali vedeansi camminare, e far ruota
di lór coda; sedea'si sopra il carro Giunone,
colle Ifirìfe^ doe delle quali per lo sereno del
dì, è due iper quello della notte enin figurate;
fermò ssi la nùvola nel mezztf del ci«lo, eé al-
iora crebbero senia alcuna proporzione dà quel
di prima i tuoni, e i baleni, sicché a ctaacfae-
duno la vista abbagliavano: vedeansi lampi, e
-volar fulmini , e saette, mentre da' norvoli ca-
deva pioggia e gragnoola in abbondanza; fer-
mò la pioggia, e vidd(^si dopo la nuvola com-
parire r arcobalèno sì vero,' ohe ognuno ne
stupì , e Giunone al snono d Wpi , iioti ,6 cem-
bali cantò, ed alle Ninfe C(>m in esse il far ras-
serenare il cielo,' il quale mentre queste «aiico-
' ra 4oleemeute cantavano, appoco appocas^an-
49
dafii fiicìehdò |iii <;Mafo, fiocké e«tti|NHrT« nét-i
Tarla la jMritiit^ra face. Sparve ailòra* la nu-^
▼ola^ in modo , che p»r?o cosa' sopranthirarale
e miracolósa, j^ércnè fa prima nuvola llon si
▼edendo ove fosse soìipesa s'era posata in tèrra,
questa si resse sempre in aria ; e sparita fra
scena e scena , indi a poco yeddesi in fontaiian-
za nn'altra simile più pìccola fiuToietta carica
delle stesse 6gure e negli abiti stessi , ma pie-
eolissimi ; figurata per quella stessa sfontanata
per girsene a sao tiaggio, finché si perse af-
fatto di redàta. ,,
ff Nei sesto y ed ultimo intermedio , con che
tèrminosìsi la l>ella rappresentazione, comparve
uno spazioso prato pieno di vaghissimi fiori ,
ed un bosco d^ogni sorta d'alberi sekaggi, le
cai cime parerà , che quasi arrivassero ai oi^
lo, e quésti presso ad lAià grotta; similmente
un nobile Palazto con dirupate carerne attor-
no: era la selva popolata di molti e irarj ani-
mali, còme eapri, daini; cervi, lepri, ed altri
di quella sorta , che non ci mioct^no, i quali '
tutti movevansl aitandosi o raggricchiaiidòsi
ne'Ior covi, o camminando per la selva senza
offenderst fra di loro, e cosi sneHi, che altri
avrebbe detto, che vivi fossero; mentre fece^
ro nobilissima comparsa due 'schiere di Pia stori
e Pastorelle Toscane , dicianncye per ìschiera,
che a suono di liuti, arpi, zampogué, bassi,
yiole, flauti, traverse, tromboni, cornetti tor-
ti e diritti', ribecbhini , -e flauti grossi -, -fecero
sentire una dolcissima musica ; e mentre elle
così cantavano I usoi dal gran Palatxo la Fie^
T. X. 5
So
MlaM tUf^r la qittte con .alicgRO
^Mndo n /vicenda y^qoAPdo aidtq ^q. le,
chi4k>e i Pastori, congratahiidQcji <lì 4*
rinacMrasioiie del Mondo , diede di 9^ stessa ou
OM^ fàacevole, e curioso speUacolo. f,
f M'imaiHgìno l'Amico fido del Bardi, copia
r Orfeo del Poliiiano, recitato in M»ntoy9, e
eomposto a reqoisisione del Card. Francesco
Gonzaga 9 ttqo dei Sigoori di quel Ducato.
Chionqvie abbia letta quella dolce Poesia ai sov-
verrà, cbe tì si rappresenta in principio B|er-
cario sceso di cielo in terra ; vi si accenna poi
HB« fonte ed una spelonca , delle «^Ive. de'pra-
ti, e' de' monti; sopranno di questi Orfeo sta
aaoaa«d<^ la lira , e canta un'Ode Latina:, com-
parisce quindi T Inferno, Plutone 9 Minosse
tutte le Furie di colaggii- Orfeo domanda al
jDio delle tenebre di ricondurre alla Incedei
orando Euridice sua sposa; gU vieu coucessa 9
ed avendo contravvenuto alla le^e impostali
di noli gai^srla) gji vieimaovacnente ritolta.
Le BaCcai^ti finaloiente si vandican del suo di-
•pregio* pef ogni donna luer della sua > faoen-
^lo'in pesai; la sua testa è portata in trioaCo,
e termina la sceiia eoo un Soprifisio delle m^
desime in onor di Bacco*
Tutto questo non si poteva eseguire. se.iiza
macobiney e senta grande apparato di cose* La
Favola , come la chiama il Poliaiano , non è
divisa in atti, ma in pocbe scene, e queste
brevissime. Tutto il bello . adunque di tali
trattenimenti consisteva nello spettacolo ^ e
staccatamente nel canto, e suono ^i diversi
il
fMmieatl^ Qtttoflqiie hoiwipo m|i0|«o 4ii«o0
ani un lottmedio, o una coBimeeiNi* L'Or^
feò n'dftbe f<Mr8e<[iuiiite Pamieo fidoi tua wm
ebbe le macchine dei Bnontakoti. Deir «ne
air altre ri eone peoo mena di «a leeo*
lo(3i)(*).
SiUioteca Magliabetkiana.
Due p«bbiicbe Biblioteche di stampati e^
aprtiUDO in Firenze tirea la metà del presente
secolo; la Magliabecbiana nel 1747» ^ Manu^
eeltiana qoattr'anni >deppe. 4noanai a questo
tempo non Veran che quelle de' Frati. Anlo^
ilio Magiiabecbi; oelebre Letterate 1 lascia la
prifAe sotto gli Ufitj; Momig. Francesco M**
rneelit la seconda io Via Larga» QnestNdtim»
fece affN>rre alla faceiatia della f«b1iriea èfn'elo>*
qoente Iscrisione tn «questi teraaiai: PuHicéte
ìktstime Poigpermm Uiilitaii.
Se restarono iir esecrasiotie quei Barbar t, i
Snati distrussero colle fiamme la tanto famosa
iblioteea di Tolomeo; eoo pari ragione deb*
bono coronarsi dì gloria quei Gttadini ebe
doopodi aver raccolto libri con indnstriai ii»«
teliigenza e dispendioi ne hanno poi fatto do*
no ella I^Bltria. 1 Romani non aTCvanoinmi»*
glnato a Icirn premio per tal sorta di merile»
gif archi y le colonne, i trofei ^ erano riserbatl
ai distruttori de' Popoli. Toccherebbe a noia
stabilire una corona- al promotori delhi Sa*
ptenzì. '
La IVbrèeelUana htf fatto in un meato eeeelo
$t
^«i^li Aimeiiti, die le imn pumenot .t«\iM
limiUté efitralB4 Ma la Magliabech)sin« Imi
aroAo tali dotoorti ^ òhe l'baoioràelrifiJl^tii.
Ncm'iQOfttiQtl meno 4i.iooaDÌla ▼olomii» Eqco
quaJI libri vi si JB«or|>oriir(>iio In 4ivex^i tem-
pi : del Cav. Ani. Francesco Maruai, d^la Cayii
Gaddiy del Cati. Ant. M. Biscioni i dielfa Pala-
tina , dei Dot4* Giò. Laeni , della Badift de' Hoc-
cettini di Fiesole y e parte di quelli de' Gesuiti,
di S. Maria Nuova v e ddla Stfoàvtjana. Nnn
cito altri BC(|aistidi minor cooto, ne quegli
che si vftn facendo ogni giorno (/).
. ha: &iria jdella stamp» è tale 9 fj>e bisognerà
una Tolta 9 clie le citta, destinino alla conser-
Ta«i<>ne idei ilbri , Un intet^o quartiere , o forse
la lor» metA- Fortunatamente^ vi rtmedian gli
«sì che Cannosi delie vetcbie carte ^ le Urm^y
ed i topi. .L'America,' do^e gì ' insetti abbon*
dano » .ne distrugge non pochi. Quando iq
Francia si tuoL criticarla f^B» noQva sj^ampa.t
ài Uve baoHa per le colonie d' Ameriea.
: Ciò che èpiÀ da considerarsi nella Magli?*
liecbiana è il tnetodo, <;on cui so^ classati i
Ubri ) iilimaginato da quel fìlosofp , che i^e; fa
il priav> Bibliotecario^ il Dott. Anton Coccbit
Egli vidde lo scibfile umano in tre aspetti ^
pfirole , .€r9se 9 e fatti; questi , ultimi in altri
due, momliy'e saeri. Quindi sortono le quai^
Ira classi, in cui vien divisa la Biblioteca; 1/*
Bielle leUe^et x/" Filosofia e Matematica; ò.^
Storia. proJtpiQBi, 4"^ Storia EopUsiastica. Q-.
gnuna di queste classi ha io ramificazioni: 40
sèaÌABi inpobiwlQito quanto s'è. mai soritt^ e
peniatoy cotne in' 14 classi ràcchiose Linneo
Verhe tutte e le piante: Giusta Questo metodo
li curioso èy che si principia dalla Grammati-
ca, e si termina colla Bibbia.
L'indice è regolato secondo i nomi degli '
autori di ciascuna classe.. Un altro più coni-»
peii^lioso comprende in massa tutti gli stessi
nomi. Ne ni»nca uno generalissimo ) che com-
prenda le materie di ogni genere , e gli auto-
ri insieme. Il catalogo amplissimo delle edi'«
sìoni dei secolo XV 9 e pubblicato già son
Ire anni.
Se il Magtiabecbi fu grandissimo collettor
dit libri, talché ne avea piena la casa dal ter-
reno fino al terrazzo, e sin per le scale; fa
ancora leggitore indefesso , e di quelcfa'ei ìeg*
g,eva ritenentissimo quant'altvo mai. Non si
potea dir di lui come di molti nitri Biblioma*
niaci: Salirete Libri sine lectore. Egli era un
altro. Varrone , a cui competè il titolo di àU
vorator di libri. Per non esser distratto dalla
serTità; ipse solus tota f amili a erat ^ coxat
fu detto di Diogene: non accendeva mai foo*
co 9 e ciba vasi ai salami e di frutte. U sonno
era breve, eie più volte si gettava sul letto
vestito. La memoria avea si tenace, cb'ei ci-
tava di qnelcb'avea letto» il capitolo^/ la pa-
gina > e l'edizione. Un'altra maraviglia pia
grande si é> cb'ei dedicossi totalmente allc^
stadio in età di 4^ anpi , avendo Mto sin li
l'orefice sul Ponte vecchio» Rousseau fece
unta cosa stessa 9 avendo esercitato l'onvolMo^
5*
54
' Pome sulta Piatta dei Granduca , ed'
Artefici che i^i concorsero.
La feliciti de' t«tiipi del DuiHi Ooinmo yieti
f>roviitn noti kolo àèm eopia e sorttaosità del-
le fabbriche , ma sdprattultd dulia concorren*
iji' degli art<fici, di merito tanto "singolari^
da imb'raztar nella scelta. Chi non resterà
sorpreso in udire , che per fare il modello pel
Nettunno, e della fonte sulla piazza detta del
Granduca-, non concorsero meno dì sei fumosi
scultori? Baccio Biind ine Ili, Benvenuto Celli-
tfli ,' Bartolommeo AmiirUnnati, Gio. Bologna ,
Vincenzio Danti, ed un (iglio di Moschino da
Pisa (3!»).
* Morto in quel frattempo ti Bandinello, re-
èlò la gara md|;giore tra l'Ammunnati , ed il
Celi ini • però fu fatto comandamento , che si
Tuno che l'altro facessero il modello di terra
della grandezza , che sarebbe potuto esttr dal
marmo y perrenvito già da Garrii ra a Flirenze.
Fa dato loro il corbodo «otto la* L|Ogg*Mt dei
Lanzi y dorè furon fatte due stanze separate
Vana dair altra, e fuf On pi*ovvedttti Hmbe-
dne di terra, legni, e manuali per eòodur V
opera a termine.
Parreal Cellioi^ che il Principe restasse
pi& soddisfatto del suo modello, che dell'al-
tro; nonostante, per r impegno, ch'svi*a già
coùtratlio ita Duchessa, il lavoro fd djitoal
primo. Quindi il Cellint ne rimase molto do-
lente ; ma non Tolendo «ccresoer col suo dièpia->
cere il trionfo dell'altro, se la passò con in-
55
dMferénta «hc^tilos ch'«i •'evaiseioprtf figora»
tD y che la tù9à amlrebbe coti..
,j S'uppiicò danque rAmmannati ( scrìve
li BaldiDOcci n«Ua vita di esso ) di gran proK
postto a onesto lar^ro: venuto poi rMiffioi563y
li primo del mese di marco fu ler«to il Leo-
ne (m), che era sol c»nto della ringhiera del
palazzo (Vecchio), e murato nel mezzo della
medesima , dov'è al presente; e (juelia parte
dr essa ringhiera, che aranzava verso la.Do«
gana , fu spianata , e gettato il fondamento per
la fonte, è per la base del Nettunno. I marmi
misti , di che essa fante e composta , trovo ob«
s'incominciassero a murare non prima che V.
anno 1571, e poi m andarono seguitando gli
ilHri lavori, finché dal medesimo Àmmannatd
fa del tutto finita , colla seguente invenzione^
„ Apparisce nel mezzo di un gran vaso pie-»
no di lim[pidìssime acque, sgoiganti da molti
zampilli ; il qual va«o e figurato per lo mare ;
ti gran colosso del Nettunno, alto io braccia ,
situato sopra un carro tirato da quattro e»-
vaili marini, due di marmo bianco, e due di
misto , molto belli e vivaci: il Nettunno ha tra
le g«iinbe tre figure di Tritokii, che insieme
con esso posano sopr'una gran conca marina
in luogo di carro: il valso é di otto faccio, di
marmo misto, qunttro minori , e quattro
roaggioi^i.'Le quattro minori sono vagamente
arricchite con figure di- fanciulli, e di altre
dòse di bkroriso, come chioccioie marine, cor-
nucopie, cat Ielle, e sivikili* S' inalzano ^l pia'^
no delle medesime oerit imbasameoti , sopra
se
ciaicon de' mali posa oila stato» di metallo #.
maggiore del naturale ^ e sono in tutto qaat->^
tre; dae fommine» cbepappreseDtano Tetij e
^IKuriy e due maschi figurati per due Dei mari-
ni: all'una e all'altra parte di ciascuna: di
queste faccie miaori sono due Satiri di metaU
lò in varie e bellissime attitudini. Le quattro
-faccie maggiori son tanto più basse 9 quanto
basti per potersi da chicchesia godere la lim-*
pidezsa dell^acqiui^, la quale traboccando gra-
^siosamente; è ricevuta da alcune belle nìc<*
obie, e nel gran raso» ed insomma il tutto è
così ben disposto , e con tanta maestà ordina-*
tu, cbe è proprio una maraviglia. ,,
yf Ia acqua di questa fontana fu presa dalla
fonte alla Ginerra presso di Firenze, un uti-
glio fuori della porta a S« Niccolò, facendola
passare per il ponte a Rubaconte , sotto la
loggia de' Per uzzi, per il borgo de^ Greci, e
poi per piac«a ij [n) .
La statua del Neltunno vien generalmente
criticata come difettosa nelle proporzioni; ma
se ciò è vero, la colpa è tutta del Bandinelli*
Perocché essendo stato stabilito dal Principe
di comprar quel gran pezzo di marmo, il-
Bandinelle si portò subito sul luogo, doy' èra
stato cavato, e per facilitarne il trasporto, lo
fece scemare, ed estenuare a segno, che si
rese poi impossibile a chiunque di cavarne
statua di bel concetto. In veduta di ciò il Gel-
lini', che ebbe sempre aperta gueiìra col fian-
dinelli, fino ad attentargli ì^ vita, chiamò,
questo marmo povero, e.mal fortunato (33). È
^nfjififì .fTQtUfiTÌw l&ii|io„ Figpln» figolo invi-
4pi; ma doye nop è gara 9>oii son krti {o).
,.>,£ indubitato che fra gli oggetti di vera
.Qtijità pubblio^ f anzi di a^QJula ed indispen-
sabile necessità deye sicuramente annoyerarsi
Ja..)H)htà e la copia delle. acque destinate a
.servir di beyanda alTuomo ed agli altri ani<^
mali, ne»] meno che a mille bisogni della
vita. ,1
^ Se rinipprtanza di tant'pggetto non è
abbastanza sentita da alcuni nomÌDÌ^ egli e
perchè posti dalla natura i^.un suolo ov'ella
abbia profuse apqne salutari^ o non sanno o
non curano J a sorte di quelli 9 che astretti a
ricorrere iti terreno infelice ad acque menq
sfijubri, bevano in esse il germe di gravi ma-
Jori, e talvolta anche la stessa morte ,| •
^ Ij'pjiservazione di quei punti del globo^
che sono o furono altra volta i più popolati
prova qhe afBociazione considerabile d uomini
npi9L,si è formata giammai » se non dove l'ab*
hòpj^a^^ e la salubrità delle? ^cque gì' invitas-
se a stabilirsi. Che se V impostura dei sacerdo-
ti pagani npp avesse adombrato agli occbi del
volgo l'qggettq delle più sagge pratiche ap-
poggiate a fìsiche cognizioni y dì cui voleanò
serbarsi e^^plutiivo il po^sessio; ognun vedreb-
be ch^, consultando prima di - edificare ' una
città le viscere degli anjmali, anzi che com-
piej;f^,um^ cerimonia superstiziosa e ridicola ^
esploravano la buona o maligna influenza ct^e
l'aria^. le produzioni del suoIq, e le acque so-
prattutto, esercitavano sopra Taiiimale eco-
nomia. ,f
58
,; Concordi in appressare loggeni^i 'Qièto
fmportanM , vedf^Mo clie le più famòflè-^piA
potenti nazioni hanoc) prodigati tesori e fatme
per provvedersi eopioaamente di acqttH éalifta-
^) ; e fra gli atnnti elle attestano la idr piisMté
grandezza , non meno che gli at'dii / gli obeli-
schi , ed i templi, ammiriamo tuttora iiiiakai*
ficì Acquedotti per cui si sforzarono di rare
«ffluìre fiumi d'acque alle loro Metropoli , de-
rivandole andie taivolta da ben lontane sor-
genti. 19
,, Non si potrebbe pereto comandare abba-
stanza la provida cura di cbi ci goternttf , e éel^
le autorità cpstituite, cui sono spcciAimcnte
%ÌKidati gli oggetti/cbe riguardano^ M <}a Jh-
cinò il pubblico bene , pfr la soll«cftiidi«^ ve-
ramente patema, còh ^i procumno di c^ser-
Vare alla nostra |>ftttia (j^^estb pr^ftioso benep-
xio delki nat|ita..,9
„ Firenze situata in terreno |>{ttUòst0 basso,
circondata da vitini monti e bollile è n^dio-
cremente proirtista d'acane. Basta scawre il
terreno ad una pièbola profondità per imbat-
tersi In sorgenti cbiamute dei volgo polle^ che
riempiendo prontamente Tescavasione, formaf-
ho Quelle conserve d* acqua 9 che dicOnsi comoh
nemente pozzi y; e che praticate nelIMnteroo
delle abitay.ìoni , vi suppliscono agli ordinnr} e
giornalieri bisogni. ,,
,9 Ma la qualità mediocrissima df qt^este
acque , la loro scarsità pella calda stagione^ e
V inconveniente di alterarsi facilmeviteper l'ab-
bondanza delle jHbgge, specialmente m aicuni
%
3qiarliéri dMla^trUMt dmaommpf^ più $entire
fi'^fHS^' ^ M biaogiiq 4i «eque yWe e pe«-
renni. ,,
Y, Pi|i j^q^i^edotii Al» eoii4u<»oo a ^{rensè
prese d» vipine scurgtiiti. Tre 4i i^ssi di minore
impprMuea 9^rr.om» ad iisi . privati , mentre ì
due prÌNii;ipfi4i cooMcmll spf cùtlifieate al pujv
blico «er^AW v^rwiYfinQ già acque in qualche
copia ID Tar) punU delb città p serfendole uii-
4!^ di fiiriMHiieiU0 e deooro. «,
y. Ma abbandonaU da luog^ tanpó questi
aeqi]#$datli a Ipro stessi , e trascurate le oppor-
tune ripamsioiii » erancr Tìdotti i» tale ala^o,
ipbe^ KUJiftiateoda sempre le atefec sorgenti , Pi-
rense npii ne riceveva la sesia parte deHe
«cqtt^.«he TI affluiiroiio altra volta. »t
fjÙìò era in pariieoUr modo avvenuto al-
l' A^oedotto detto di Carraia, che da temf>p
auticbissìmo porta ira le acque mccoUe da al-
.cutie sorgenti del ricino Monte alle Croci fuori
della porta & Miniato^ f^
^y Sebbene quest'Acquedotto quanto alla co-
K delle ocqsm che meiio aia assai minore dei-
Uro detto Condotto Keale ( che prende le
acque da Montereggi cinque miglia circ? lon-
tano da Firenye } pure. lo vince di gran lung«i
qiia<Qtó alla booti e purepan delle acque, che
baxioo sempre goduto di un? gprande riputa-
yy Alta pubblica fonte pofta in piatta S. Cro-
oo»«d all'altra dell' lai p; Palatto dei Pitti,
cbeue versavano la più gran, parte , il pubblico
Fioffsuiioo ba&^upre {attinte le acque. pi^pu-
6o
re, sia pe# i1>{tò|iii.8tniord{tfiari iéffii
lati, sia pér'ijaélfi otdinarj delle perioiie più
delicata e difficili. ,, *
,f A. qaest* Acquedotto pertanto il bebeme-
rito Cornane di Firenie^ deciso a ricon^istare
alla città d'antica dòvi£ia d'acqtfe, lia ridite
le soe cure, e ne ha ititrapresà atteramente, e
prontaibente compiuta la ripfci ragione Vo piut-
tosto la naòvà còstrostonè. „ ''
„ £ per ben cominciare aveta egli anticipa-
tamente ordinato ciie ir rintracòilissero eon ogni
diligenza le antiche acque , quali* érài^olniffan
parte deviate e per rinca][>a cita ^éilfAcque^
dotto a riceverle, e per la' naturale tendenza a
ribassare le loro scaturìgini o sórgenti. ,,
„ Il risultato di queste ricerelié ha superato
l'aspettazione. Non sólo tutte le àntithe aè^e,
che si versavano nel condotto dì Garra ja , sono
state ritrovate e ricondotte al^edesimo, ma
'si sono scoperte rarie nuove sorgenti che pcfw
mettono di aumentare considerabii mente k
massa delle acque da restituirsi alla città. ,,
„ Il Comune preparando' a Firenze questo
nuovo benefizio, ha voluto rispettare la pulK
blica opinione, e prima di promiscuare alle
antiche nuove acque, che non hanno a loro li-
vore l'attestato del T esperienza edeltem|io,
ne ha ordinato o n' esame 'compara ti vo^ un ana-
lisi chimica, non meno per proprio governo
che per pubblica sodisfazione. „
„ Incaricato io ditma tal commiaaione con
lettera dei Sig. Gonfaloniere del f 2 aprile 1810,
volli riconoscere neiia propria origine ciascwH^
«orgente^ lame-ftilingerfi •otto i miei oochii
l'acqua da sottoporsi agli, opportuni esperir
mertti, ed esaminando le circostanse locali,
congeVtarare se fosse ragionerole presumere
alcuna sostansial differensa fra le diverse acque^
lo che suol farsi per avere nna guida o utvia*
dirisso nella scelta delle cbimicbe esperienze
da intraprendersi. ,,
yt In questa circostanaa ebbi T occasione di
vedere il lavoro ddl' Acquedotto già presso al
suo termine; né posso trattenermi da esternar
re la sodisfasione cbe provai in vedere un npe^
ra di pubblico servigio sì degnamente eseguita
u traTersodi un'infinità di ostacoli , cbe la cat#
4iva stagione, l'indole del terreno, ed altre sii-
nistre circostanse locali vi avevano opposto.
L'occhio il meno esperto non può non rilevarvi
i' in tei ligensa nella diresione, come nell'ose-
cuciono 4*eftattessa e la solidità. Non saprei
meglio esprimermi se non dicendo che ogni
]inrte di questo interessante lavoro corrispon»
de degnamente all' importa nsa dell'oggetto.
Né raeuo doveva, attendersi dai lumi e dallo
selo dei degni soggetti , a cui la Comune lo
avea saggiamente affidato, quali sono per la
principal direstone il Sig. Giuseppe Del nosso
mA uno dei primar) Architetti dei Regnanti
della Toscana, ed ora Architetto dello stesso
Conaune, e per la pratica esecusione e giorna^
liera aasistenxa, da cui essentialmente dipenr
dono l'economia e la bontà dei lavori, il Sig.
Lu%i Gargani già bea cognito per molte im-
r. a. 6
6«
pectanlifiime imprese condotte con somoia t««
telligejiia ed ottimo successo. ,|
„ Aia tornando alle sorgenti» setta sono
qnelle cbe mi fvurono fat.te osservare. La prima
e più elevata vien denominata della Ginevra i
ed è la principale fra le antiche, y^
jj La seconda 9 è formata da scoli o devia-
sioni della prima , cbe si raccolgono ciaqae o
seicento passi al disotto di essa verso Firense. „
jy Un poco pia basso si trova un'altra «or*
gènte detta ael casotto sopra la conserva y
che è la terza. ,, ^
,, Altra simile» cioè la quarta i è pochi passi
discosta dalla precedente. Le fin qui accennate
sono le antiche acque dell'acquedotto di Car-
raia, ,9
„ Un poco più basso si mescola al^e acqua
già riunite della tersa , e della quarta quella
di una nuova sorgente cbe vi é stata rivolta*
Ifon essendosi potuto avere tli questa nuova
acqua isolata, mi procurai un poco della me»
scolansa che risulta dalla mia unione alle due
precedenti. Questa mescolanxa è l'acqua ohe
io cl^amerò la quinta, ,,
jf Dopo questa, e sull^t diritta della sttuda
di Carraia dicendo verso Firenze 9 sono state
riunite in uno stesso canale per introdursi nel*
r acquedotto tre vene o sorgenti d'acqi»e a{«
fatto nuova. Indicherò col nome di sesta l'in^
sneme delle acque di queste tre sorgenti , efa^
é assai considerabile. ,y -
,9 J^inalmenjbe la settiaaa e una altra nuova
sorgente d'acqua, cbe non solo non a|Kparte-
u
kiiéM atr acquedotto di Gamiiìi, tn« nòti poÀ
tueppare oggi inlroditnriài^ atteso il tao basto
iivello» Quest'acqua è destinata dal Comane
ad alimentare la forttx; Attoranente eretta fra
ia |M>fla S. AfiniatO) e la Chieta di S. Niccoli
a Ii^tiefiBiO di quel quartiere tjJeGialaientetpg-
gèitoa tedere altera re le aeque dei suoi pozsi
nella cattiva stagione, i,-
y, Partendo dulie tndi<}aaioni che mi furono
date sulla faccia diel luogo per distinguere le
acquia di ouoto aeqoitto dalle antiche , giudi*»
cai che l'intera massa d'acque, che dopo la
rianione di quelle sarà portata a Firenze dal-
l' Acquedotto di Carraia starà a quella che lo
Btcfiso Acquedotto yì portava avanti la stia ri«
parasione presso a poco come quindici a quat*
tr<i. ,f
,9 Passiamo ad esaminare il pregio o la quag-
lila r^spetlÌTa. ,,
' „ L'acqua non è mai tanto buona quanto
allora che è pura e scetra da ogni mescol^ansà
di aostanse straniere' Ma la natura non la pre^
tenta mai alTuonlo in questo stato di assoluta
purità ; e BÌ>a che si riceva direttamente dal«
TAtmósI^ra quella che se ne precipita sotto la
#9ritia di pioggia ,di neve, o di altro, sia che
si i^tMfèolgfl^ dalle soi^ieuti che sbocoano alla su«>
perfice della terra dopo averne traversali o
pei^eoi<8Ì i diversi strati, cotìtte«ie sempre delie
«aalerie •eatranee alla svm natura. Quelle ohe
t^rdlliàrian&enlès'iniéontrano nelle acque tei^
ipestri sono di natura salina dotate di una gra«-
Vtià maggiore di quella dell'acqua i e però ren*
«4
<3ono Tac^iM sttftM cHi «i trovano uniìB f ptcì*
ficaibenle l^iù grare di qneilo che sarebbe nel
nmo sUto di poriU* Perciò si spno seupre ri*
gonrdate come fio pure le acque più kiggiere,
ed anche allorquando mancavano alla scieniai
fnessi di un'analisi rigorosa , il riscontro esatto
della gravità specifica di diverse acque > o del
loro peso assoluto rapportato al loro ▼olumf
dava sopra le loro qualitÀ rispettive dei risul-
tati se non di rigore, pure il più delle toIIi
•ufficienti a guidare in una scelta appropriata
agli usi econooiici* „
„ È heo vero per altroché questo messo fi
solo riconoscere la quantità e non la qualità
delle sostanse estranee contenute in un'acquai
ed e egualmente vero che quantità eguali di
sostanze diverse possono visi'ire diversa meots
r acqua che le contiene. ^, . .
„ Ma altri riscontri sempliciitsimì ed a por*
4ata di ogni Uomo fauno riconoscere anche sot-
to-questo rapporto le. buone o cattive qualiU
di un'acqua. Tali sono le proprietà di cuocere
bene e proiit«mebte i legumi» e di disciogl^ere
completamente il sapone sensa formar gr^mi
o coaguli , come fanno le acque cattive , e^ eo*
snunemente quelle dei possi, a cagione di uà
«ale terroso ( solfato di calce ) che ti é conte*
nulo. >9
,9 Ho stimato conveniente non omettere que*
•ti preliminari risoontri , ed annnnsiare ii re*
•nUato ,' perchè essendo di natura da poter es>
•ere asevolmente ripetuti da ognuno , sonaaiv-
•cbe più atti a servire alla pubblica sodislMio-
ss
ne. Per essi' si rioonoàet cke («Me ièttei|«e d#«
stiliate ad entnireneiK acquedotto di Cifim
sono Imonimme, potabili , ed atifi attuiti gU
usi economici. ^
,9 Le ricerobe pii esatte Intraprese sopra
l'ecqna di ciaseàna sorgente' in partiboinrav,
tni Iranno poi convinto , ctieve oc sono ami
filcone frt^ quelle di ouoto aeqnisto .notabiU
mente niigliori delle anticbe cotanto accredi-
tate (;i)„.
,, ResiMBendo i risultati di quest* analisi ,
60000 parti in peso di acqua, contengono gra-
ni 17 di sostante 9 e sono
drbonatodì ealce • • .8 grani
Carbonato di soda • . • 6 ,,
Muriate di soda . • » • 3 ^^ :
99
La quantità estremamente piccola delle
sostarne estranee contenute nelle acsque desti-
nate ad entrare nel r Acquedotto di Carraia , la
loro ìndole e natura innocua debbono ispirare
-una piena fiducia nell'animo del. pubblico, e
fiir riguardare come' un- pregevole acquisto ,
eome un yero bènefiaio fatto, a Firenae la ri-
para aiooe di qnest' Acquedotto y e T aumento
delle di. lui acque. Di fatti oltre alla maggior
copia cbe ne Terseranno le pubbliche fontane
già esiafcenti ^ due nuoTO fonti sono state aper*
tOf dèlie .quali, una porta, come ho già detto 9
r acqua disila settima sorgente lasciandola a
beneficio del pubblico fra4a Chiesa di S. Nie- .
colò è la pmrta S. Miniato > menice IralUra pò-»
6*
•Itt MUtt |iié»Niéei MmA fmmà il tMMtt« «Ile
SMtietaésa otMi iKtrsiona fl'^cqtta deU'Aryie i
otto pf iftcipile e fetùìò 4eUe allM aei mt*
genti ,9*
Do/ni A* essetci énaiimnmii mfli^ iii^mfiaf^
' dUpiaeerJ^ C9n0$cere ancora tfueUe €ke
. dtri^amo da Homtcte^gi yM di una special"
mente nominata deli' Acqaìboglìoio , rdffor^
, iamdo per intero mna écoicisa nuim9ria che
' ¥annqiaU(rc ^i anesi^.op€r\fl ehhe i* iomQffe
di comunicare alla JL Uccadtmia àtt^mfOt-
mica detta dei Georgofili nella Seduta
dei ptfimo Feàbra^ i8i5»
Non può^sserci alciiau di Foi.cbeiaon sia i&«
formato in qoal deplorabile stato si troYas^ro
qoalclfte amie addtetfio %)L Itetiusdotti, e ie
pidAitelM foatane* delia noatta nàtikf « obe
noft sapftta che qaeate etano rioMste aiailo
prWe deH'ao^pMf e in piada aslì intjdti» ed
allte.^jfaataaioi»i del ha£» popolo, tk9 le«TO*
ta ricette alla proef iiMi totale deperiaiaae (%4}'
Game notadaBaa cke «na DepnlAsioDe £i^
aHTta per questo iuportantooggaUo) oMaiadi
Mggettimppartenenti alla Corte ^«Dn altri pi»-
scelti dal GaoMne , e con quanto aelo e attinte
sittsi sdoprata per arrestare quiesip disordine,
per ridonare il perduto faenefisio «dell' acque
alla citta , e finslmente per spsnderla nei quar«*
tieri i pj& aMtati con delle nuove e beo diretf-
te raiuificaaioni; stimo opportuno ii tacerlo
I^^Mti Mieórreielii U<«da il wdkrmi attirare
iMi»lri rlgo«iiiitiyio«paie qnèUo che tì ha pii
d'ogni allro coniirihuito coir opera > e col eaoi*
8Ì^4o.
Ad altro ìiiteiido di ridhìaniare per pochi
flic»«ieiiti la TOgita aiteiiBioiie per fariri cono-
6«9ere la rkeheua delle acqve che derìmino
alia città per mezco del maggiore dei- nostri
AcquediMtti , e perciò chì»inato V Acquedotto
Reaie* È quest^na epera intrapresa dai So-
prani Medicei per fare un dono a FirenaedeU
le Mkorgetttì di Moniereggi, enqoo miglia di
qua distami fra Seiteivtrione e Levante. Il de*
•noniiuato Poggio è si fattamente dalla natnra
dotato di acque perenni che dopo airer aervilo
ai bisogni di quei Colon] e a dÌTerse Cascine e
Barrage 9 raccolte inwi sol canale hanno Tat*^
-tiiriti di mnovere gli edifiti di cinque Mulini
da biade, onoairaltro sottopoeto nelcUire del
poggio y fibo che gieingono ft «caricarsi nel Mu*
gnone^ove entrate di nuovo in un^altro prepa-
rato-canate sotterrato nel i' alveo di questo tor**
nenie j e ripieno di grosse gbiare , si depurano
cosi acorrendo per lo spazio di un miglio^ e
successiravien te: fanno capo ad una gran oon«
tmrm detta dei Calderajo, dalla quale ha prin-*
cipio l'Acquedotto Keale che le traduce a Fi-*
rense<
Quanta sia Putiliti che s'è ricavata daque«
st' acque nella loro discesa dalla sommità del
poggio i quanto giudisioto sia il metodo adot-
tato per depurarle , e condurle alla ^ittà , sa«
rehbe impresa lunga e tediosa te tutto volesse
€8
indicarvi ; ft^rrtL il dira cheiMSMe tmrMmW
^volerne tirare un altro, e piÀ conveniente p*r«
ifto. • ^
Ma la natura tanto prodiga de'suoi deni si
compiace alcuna volta di ritirare la làana, per
farci sempre più appressare i suoi bénefiu, è
conoscerire il pregio. Cosi non é raro cke dopo
le gr^n siccità, e sai cadere della state, que-
ste sorgenti si feconde, si vedono tatte ad oh
tratto inlanguidire , e convertirsi in plooeli
stillicidi, che si perdono per èva porasioiie fino
alla sopra vveniensa delle piogge autiumaii,
-cjfie 1(3 ritornano a nuova vita.
L' inquietudine allora di quei G)lonì è estre-
ma ; non hanno. pia ove dirigere gliarmeati
'per abb<)iverargli; si chiudono i mulini, e la
nostra città manca di questo tanto necessario
elemento per le pubbliche fontane , e pei giar-
dini del Sovrano , e dei particolari.-
La Deputasione degli Acquedotti nairando
sempre a diminuire , quando non sì possa to-
" gliere affitto quest'inconveniente cèsi dannoso
' per la vnga Firenze, ha rivolte tutte le sue
cure per ritrovare e riunire alT Acquedotto
Reale delle nuove, e più costanti- sorgenti , al*
l'oggetto di aumentare il volume dell'acqua
• alla città io tal disgustosa circostansa.
Ho il (giacere dunque di annonEiarvi che
l'esitò ha pieot» mente corrisposto' a cosi utile
premurCé Eragli nota la posiaione dì una ricea
- sorgen te dalla pa rte A ustr a 1 e . de I medesimo
• Montereggi conósciuta dal remottsaimo tempo
eoi vocabajo di Ac^uibogHolo^ derivatogli ere-
Ì6ri^^ 4aoa:«earto rotuote smorto cbe a^odìt.
nello, scaturir^ dal poggio, simile ad acqua
che bolla i#i an gran va&o. Eragli altresì ifoto
per depoati fatti da persone annosissime , che
Cpftcat' accana mai doventava meno per siccità i
mm Ciò non era bastante per sodclisbre \bl de»
li^teaaa dei componenti la Depataxiooe:era-'
IH» necessarie delle prove più decisive cbe met*
tessero al coperto la loro responsabilità avanti
di proporre 9 e di eseguire un'opera pubblica
di tanta importanaa. A tale effetto nei decorsi
aiuti 1.81 f , e 181 a si sono fatti vari e repetnti
sperimenti. Si è misurata T acqua di questa,
sorgente nello stato suo più florido al prìnci-
fixo dell'estiva statone; e si è ritrovato il vo^
urne dell'acqua non oltrepassare quando i cen*
toventi, e quando i cen to ventiquattro bari l^
all'ora. Si è tornati a misurarla di nuovo sul
cadere della .state « quando le altre sorgenti
erano ridotte quasi a secco, e ne è resultata la
inìsora di novantotto, e centoquattro barili
girerà, da che né e stato dedotto, che la sua
diali nusione era prossimamente in radono del
festo» ^
Assicurati in tal guisa della perenne quan^
tità nella misura riferita , fu pensato ad acqui-
stare la proprietà di così ricca sorgente, lo
che non incontri veruno ostacolo, atteso la
goptilezsa del nobile sig. Lorenao Bonaccorsi
pè coi effetti i^ssa scaturisce , e ne fu stipulato
il contratto a bonisaime coodisioni , fra le quali
ebbe luogo un articolo riguardante il rilascio
4i. una discretisiipa quantità di detta acqu«^
ffti .
pet T'osp (^dtmlieò , e i^péùMméaté per qnéWè
dei Coloni del prefitto sig. Bonaccorsi , e di •!«
tri <kd esso eonénatiti'. '
^ ottennero in seguito dei fondi per ì'kiéa-*
laki'dM^htò di quest'acqua, e senza perder tem^
pò Inòn badando sj rigore della stagione , vi Èé^
n^^iate impiegate n^oKe persone neiF^htyeHio
del lBi3; talmentedhé ttoyasi digli estuiti»
dh lungo tv-attó di questo raido, che tuttora s!
jòrosegue a p!& riprese setto gli auspici del ri-
prtstinato (éliCi$siaio Governo.
Uii tal bnitefi^io procurato alla Città di Fi«
i^enz^ assicurerai ai suoi giardini ,. aHe pubbli*
cbe fontane , ed agli Spedali, una quantità suf-
ficiente di ftiitdo, quando accada che le altre
Q<;atuti^ni éi ritirino, o testano quasi affatto
esaurite.
Sarebbe òtra opportuno ìì fìirvl Conoscere i
pt^gf delfà 9orgénte dèi!' AcquibògUolo rifa-'
^eriaòtnd dalf analisi di òùest'adqua ; ma tale
éssurtto es^éttio troppt> al 4i^opra delle tnie H«
Imitate <ròfi[OÌzioni , dovete contentarvi che io
nièrl^cà ih getterà li proprietà cbe 1' banilo
sempre distinta da tutte je altre sorgenti d!
Mbntéreggi fino dall' etll dfà remota, è af di
là detrhtòrìéi.
Vi sia fiotta Atb noto , éhé tlùèst'é appuuftf
3 nel r acqua che dagli tth^iéh! ftomani fu cbn-
otta per 1^6«ò pÀbbìlcò della vett»tl6Ì^^a
Città di Fresòte, cbe bar tanfo ^g^iatò n^'sun)
édi&iy à «egfiof cbé Ciòerone avVeszo in una
Rbtna ,' hotà c^be i.PibsoIàni dèf éuó tempo
cpnaamàtftno btidna pa^te delle loro facoltik ìm
I 7 ■
mni (S5)* Se di tanta m»gnificeQ»a non se ne
scorge appena vestigia, incQl patene tante infe-
lici circpstanse che hanno desolata qneir an-
ftieii CiUày e che hanno contribuito alringraiiir
4im9iito. di questa. Il fatto si è che a pocM
passi distante da.questa sorgente , nel costrui-
re il nuovo acquedotto si sono.ritrorate le r&«
liqoie dell* antioo , divergente verso la città àfi
Ftelole, che gli ^discosta circa tre inigUa*Fi«>
no dal 1809 trasferitomi sopra qun' poggi pei*
prenEidere cogniiione delle sorgentiche alimen-
t»f»o ràoqaedotto Reale, onde provvedere a 11^
dbficienxa di «esse f e pfog^ttare le riparazioni
oeoessarie per tutto il loro corso, scopersi mol«
ti tratti deirantico acquedotto, quale er^ for»-
inato di un massello cubo di tenacissimo, smalr
to composto di calcina forte , di sassolini di
alberese, e di minate scaglie di pietra, porr
«ione del quale era a canale aperto, ed aJtrf
porzioni presenta Tano unforojcilifidricp laaciar
tovi nel detto nsaasello nel fare il geiit9, di^llp
smalto, probabilmente mediante nn^ fprqs^ dj
legno che s' estraeva subito che losnss^Uo aves*-
èe Ciatta la sua presa. In tal guisa aepondava 1^
▼ aria inclinasione d^ terreno, «ed ej^bligav^
IWqua a risalire dopo a ver disceso allibane picr
cole pendenze; invenuone di ouj pregiasi taiK
to r architettura irnod^rn^, e che chiama ope^
re siffatte acqf*edott^ifoi^:^ti^ Altri fra moven-
ti dì quest' acquedptjto furono ritrpvmi Li da)Can,
Ban^Uni amila stradadiltfoBt^lQroi; oiroa un mi^
gito da Fiesole 1 «. finalmente ^ |iè ^ troT^to i)
'7 a
tenntoe entro U recinta di detta Gtttà , in Vie
lungo tratto di esso , che la taglia netla dire^
siooe da Lerante a Ponente.
Se i Romani preferirono qaesta sorgente la
pi& lontana ) e la piik settentrionale rappoirto a
r lesole, a tante altre scat origini di cai abbon-*
da quel poggio , segno è che una lunga espe^
rienza gli àVe?a ayfertiti non tanto della sua
eostante perennità, quanto di altre eccellenti
qualità che la distinguono. Di fatti ella è del le
altre la più pura, la pij^ fresca, e .la più leg^
gteri. Non equi reco indizio me ne ha sommi*
bistrato Tesarne dell'antico precitato acque-
dotto appena levigato di un sottilissimo Telo
tartaroso, e durissimo, che agti imperiti sem-
brerebbe piuttosto un leggieri ri vestimento di
Stucco fattovi a bella posta per riunire le mi-
nutissime cavità prodotte dal getto dello amai**
to attorno alle forme di legno, quando ciò si
fosse potuto eseguire. Da una tal circostanta
ne deduco, che quegli antichi non s'ingannare
nel giudicare' quest'acqua di tutte le altre la
più siviubree probabile, e gran fortuna sareb-
oe per là Città nostra, se ella vi fosse tradotta
col messo di un canale separato, piuttostochè
esser costretti, per vedute di economia, a do^
oreria confondere con le altre acque che han
duo pò di esser prima depurate, avanti di es-
sere ibtrodotte nell'Acquedotto Reale.
Bisogna confessare che i nostri antichi padri
eraiìo più dei moderni premurosi, e solleciti di
lAuoire le Città di buone acque, ed abbondan-
ti. Uopo di arer v^duto^ quale era quella di
73
t!ùi il erutto {yrei^aftiti per niflità y iecotOf ìb
pntieià ééllii città ài Fiesole^, e chtf a Dìo pia-
cendo terremo contparire Hi Pireme, rteordia^
DM^ii^qtiatjprodigiriso yolttfnte doyea portarne a
tjaest'nltima Città i'Aequédòtto di cai si oooo-
aoono le rovine , che tutte in se portava raccoU
te le àcqiie che scatuHscotio appiè del monte
Morello, che per quanto ora in mille modi di-
▼iiei fanno di se Irajponente quanto inotile
mostra n^lle'VIIIe; e Giardinii che costeggia-^
no quel notate. -
Statua équeHre di Cosimo /• aneddoto
' di 8cultura.
»'
_»Sésul nella Atbbrica di qaesto cara Ilo 'rac-^
conta Giò. Cinelti) nn accidente l>en degno di
sapersi. Finita l'opera^ comecché Gio. Bologna
artéfice oltre modo avredato era, ioEiitaiido
ÀpeHe, (34) mostrollò a molti intendenti ieU
V arte; da* quali ttittl come opera degna fu
molto lodafto; ma perchè molte volte addi vie*
ne , cl»e un rosso ingegnò fa riflessione a quel-
le dose , alle quali i pr& valenti artefici non
haiino badato; siccome si dice che nell' erezio-
ne delta GagHa sopra la piaxza di S. Pietro in
Roma a tempo di Sisto V* addivenne (3j); mo-
strando egli quest'opera ad un contadino suo
amico, e pregatolo, non so seda schermo, oda
ieniio, c^e il suo parere ne dicesse, gli fb da
quel pillano con argdtissi ma avvedotesta ri-
spo^ : signor mid, qui è un grosso ettore, voi *
arete' tralasciato quel caHo, che nelle gambe
T. X 7
74
dinanzi UUeriormente liaàno i cavittkfomi k
fice U gaggia e Tcmca avvertimento, falloai
cafùt^k, com'era gìasto^ , diede maiift a hi fi
lo j aiccoine fece , iaciifttr«to (39). „
TVtto de* Pisani^ e ior» stìonfiUéBU .
Pi«a^ '^ parva licei compomsre magnU^
fa per Fiiente, quel che perKomaCartagiiie*
Ansi , le guerre Puoiche si contano siiao iatse;
le Pisone furon quasi continue , sino alla total
cadutadi quella cìtti; ne( i $09. Una delle pù
crudeli fu quella del r363 > la quale ebbe ori-
gine specialmente dalla gelosia del nuovo Por-
lo di Talomone, ilqtale fa<e^ sìt cbe Uf or-
to Pisano rimanesse men fr6qaentati»> e meo
ricco*
Figura in questa guerra dalla parte 4ciTio-
rfnliiiìrC^m&Qenerale, qfgysi Pietro Fameie,
del quale è la memoria neinoitro DvorootSoU
hi porla laterale y prossima ai Cantpanilie. £
siccome in un fiero attacoogli fu incurta* sotto
il cavallo, ed in quella ve^e s«U ^nr un «h&10|
cbe casualmente incentrò I e tornò in* batta-
glia I escendope vittorio)M>; pw questo wel ci-
tato mofiamf'Bto vien rapprcee ntato collo ^toc-
co in mano , in atto di oorrere sul dettot gjUi-
mento. Un altro Deposito dirimpetto a questo»
dipìnto da Paolq tlc^cello in un sol caUure
verdastro, rj^ppresenta Gio^ Acuta, eapitaoo
d'una compagnia Inglese , cbe servi ancor' ^^
so^oella atessa g«cri«^ prima dalla pmrt« dei
VMmif fNii ém «tt6Ìkiée''n6ttrÌtgafidhgiiat(yj
eàttediccii , éal prevxo di si4 mità fiorini
motti',
GoQiiftte la Tiltorin-in Tefre e Cftstena, ptn*'*
to dmiiieggial», e parte dbnie, morii mille,
prigionteri Hoeihlla , e te catene &e{ Vottò Pi-
tfano recate in trionfò ^ ed appese al ll'empio dì
S« GioTamii , t %lie porte della Qttft.
Qileita rotta seguì il giorno di S. ViVtdricft
«'itolvigHo id64» 6 perciÀ fu deCerminato cbe
ogni attuo ae ne festeggiasse in deftto dR h ine*
noria^ colla eorsa di un Paf ro di. relIntottHr-
so^foderato di tfci, della talata di^x>i1ni 5o; e
élie trifti SaMi Prolettori di Firenae 8'ag]f;!nn«
gesse ancora qnello negli atti pubblict. Dipi&
a'érc^Mie in Duoevo Una Cappella intfitolata
dnHo^ stesso Santo Paqtefice e Martire, e ^fd
ingiunto €lie i Capitani di parte ti fe^ssero
ogni éttfioaoa offerta.
f dailni però de'Pioi^ntfni non Aiirono inrè*
ti4fì ai yantaggi.. t^rima eli» gì* Inglesi si di**
ftaec»flser0 dail^Aili I il saccheggio egTin*
éevidjii'veaii depredato ed oppresso tutto il c^«
condario della Città. Enin giunti ttiemiòi sin
sulle porte di essa a dileggiare il popolo^ ed il
Senato. Somme grandissime s*eran dilapidate
e disperse. Quindi fu detto , che era stato un
Staiòc^f dte a^ea fruttato soltanto a' lìimintri
ei Mgoaiate; arile truppe Tedesche ed hi«
ti'*^io e la vendetta operaron molto tìn tato
oceaaiofiè. Sì scòrge ^esto dalla hvaniera tm-
ce> C0D cui furon trattata i prigionieri. Venne-b
76
To per la Boria a S* Frtaoo l^ti la ^.,^
jLue carra a eaisa di mercanaia (^}; e far
maggior onta fa fatta loro pagar la gabella &
soldi 1 8 a tefta. L'entrata poi. dell'alterato
▼incitoré fa aoleone suonando tutte le campaci
ne della Cittì, ed accompagiMiido TaUegri»
del popolo e de' soldati vlocitori la Banda d^^
tnilitari stranienti , che il comune soleva.oaare
inoneste ed altre occafisiom. Gionta la mar-
cia alla Piaaaa della Signoria (4p), fu Catto %
ciascun Pisano baciar le parti deretane del.
Marao^ , ovyero Lione scolpito in ]petra 9,
cbe era 1' amuleto de' Fiorentini y e si Tede au*
cora solla Ringhiera, (g) Furon poi condotti
in spettacolo e tra le villanie per meaao alla
Citta, tantoché perTepissevo alle prigioni» do»
Te.furon costituiti. I Romani non fecero Soaa*
lauto ai Sanpiti. Fin8hi»enteimaluD|yiaèiefiMh
se la ragione , fofron anco conoanpati a ò^w quel
tétto, o loggia , nella detta Piasaa » cbe insino
ai dì nostri si conserva, e chiamasi de' Piaani;
monumento che non da. ^^aod' idea della da»
cantata vittoria; ma la da «i deli' accaaintei^
di questi due Popoli tra di loro.
'.■ . ■ ,
Posta di lettere*
U origine delle cose è quasi sempre dubbia*
La ragione si é» che nascendo rosse e imper-
fette , allora solamente si notano ^quando cona*
pariscono adulte. Gernaaletume L veri iii;revi-
tori sono, il caso, il teoipo ,. il comoda t ed U
bisogno. _
fét eiemliio: quando eomiDclaron le Poste?
QeIò die diceMe, qaando le Nailionì , non sa-»
rebbe affatto nel torto. Il commercio de'gene-^
ri> indispensabile agli uomini , dovette sabìto
far concepir dei mézzi per facilitarlo ; di qui
la Yettara delle iaeret y i messaggi , ed in aUi<- /
mo le tetterà.
Il primo cUe pensasse al buon ordine del tra •
sporti fu Giro; gli altri rimitiirono. Pressò i
R^nsani si trovarón tre nomi di Inogbi pro¥^
Tedati'di comodità per il viaggio , e per il ri*
poto; Ciwiatesy Mutatiónes , Mansiones, Le
Cittadi erano le più frequentate delle altre ;
nelle quali gF Impera tori teneva n cavalli per
quei cbé portavano i loro ordini ih tutte le
parti del r Impero. Le mutasioni erano fabbri-
cbe nei villaggi, e' nelle campagne ^ dove i
corrièri trova van cavalli freschi per continuair
lac&rriera. Le mansioni ave van quésto dipiù,
cbe eran situate a distanza di una giornata; e
vi si potean fermare i postiglioni per prender
ripòso (4^ )•
Queste tre specie di Poste differivan dalle
modèrne per molti lati; ma specialmente per
questo, cbe quelle eran tutte acafico del Prin-
cipe, e sólamente per suo servizio ; e de' pub-
blici affari ; le nostre poi son destinate ancora
per tutti i particolari , ed invece di esser gra-
vose al govèrno , colle retribuzioni di quegli
che se ne Valgono, vengono a formare una re*
galla*
Se questo piede continuaron per molto tem-
po I anco'dopo la caduta dell'Impero Romano.
7 *
InfAtli, ^fsendo cessate nei ttropi'barbAri,iifm
i» altra gaiUa gi legge essere stsrte |>ot riétabi^
Utc da C:irlo MHgno. (r)
- Parimeiiie la nostra RepQUi(icar segoitè eo*
si 9 sino a tanto die ella fu in piedi. -Si tr<^
va naminato-da Penvenuto Celimi il Procac-
cia di Ronia , queìh) di Venezia , e In Posta di
Siena, Bemarao Sej^i^e Benedetto Varcliiy
•iroccasion della fuga di Lorenrode^ Medici,
morto ebe «bbe il Doca Àlessafiidro, Tttm-
raentano le csTalle della Posta di Pirmee ,
avvertendo però , ciie queste non si concede*
vano , che previa la licenza del Vescovo A* As-
sist , ^Àngiolo Marci •> il qaale presed«va b cii
in nome del detto Principe. I cavalli, o le
cavalle prese da questa Posta si soleva* ri-
^ mettere a Bologna (42)* 1^ p^ ispedìre una
Lettera i 'cmjme m comportavano allora i par-
ticolari? Si servivanfaTse^'COttie i popoli set*
tentrionafi di segnali di fuoco, o altri sonili?
Spedi van 'Colombe addestrate'^ come pratican
talora i Turchi? Ovvero avean, come i Grc-
,et, gli Ehierodromi , i quali 'in tm giorno so-
stenevano il viaggio a piedi di molte 'miglia?
Niona di tali cose; ma o boevano ^eUs
spedizioni singolari, o si valetano del comodo
delle straordinarie m lesioni , che faceva il 'Go«*
verno, o qualche partì ct4a re. Nei «ne sabbiamo
un'esempio nelle Legazióni orSi stampate, 'd«
Nicoolò MacohiaveUi. in 'queila «jI Re Cr{«*
stianissimo, del i5o3, gli vien ordinato così:
Niccolò > In cavalcherai in posta a' Lv^tie^ e
dan» tu intenderti i trovarsi la Maestà del fte(41j
Ha dopo dinfer cono U posta, non ga
ri tAoltc Tolte oooMi rimetter le Lettere oi^
Repafabliea , e «casa eBesso \m ma lardenaa
per diletto di opportoofU y e per non caricar*
si ài spese.
Qaegli che portaTan le Lettere da on luoi*
go airaltPo si chiamavano Givallari, o Ta*
bellaxi, conne presso il Fi lelfo* Qualche toU
tasi tn>ìran distifitt col nome di Vevedari« Di
qaesti fa «neoaione Celio Bx)d«gino in parlan<*
do delle Poste, che si tenemno al prineipni
dèi secolo XVL dai Duchi di Milano , e di'*
eecom'eran disposti a certe di stonae , e ehe
éonsegnandosi Pano V altro le Lettere, €01»*
pìran la corsa con indicibil Telocrtè.
Qnanto al malodo presente, il qnale su*
pera tatti igU altri in economia , ed in co*
modo, si disputa ohi prima ne usasse, gl'K
taltam , o i JÉ>*raiioe8Ì {4^). 'GìmwÈqne siasi la
differensa non paò esser molta né tra qneste
né tra le altre Provincie d'Europa. L' epoca
i Intovno «la met& dei già detto secolo. (Con*
tribninon pia cose a<^aest*aso: da cÌTÌUizsa«
aione . 'generale df^lle Maaioni , la pace (quella
che fa possibile l'ottenere) , e rinvension dei
calessi. Gdft si è detto altrove , che qaesti
cominciarono in Firenae nel t5S4; vie molto
dovettesi tardare a aerrirsene per i corrieri. *
* F'ia del OaròOy ed origine di Quésto nome:
: ■ I
Garbo significa, secondo la 'Crusca, avve-
Henteaaa , loggìadrìu j Tuomo di^arbo'è l'aoifi
8o
dabbene; U garbato è pieno di grariaV e^t
ipenaatà. Gli Etimologisti atiidiaron molto per
trovar l'origine di qaésto vocabolo; ma oer-^
candone troppo lontano, la sbagliarono» Fer*
rari e Menagio la derivaron da lingoe atra*
niere ; il SaWini da grato per metatesi , o
trasposision di lèttere. Non vi fa cbe il Mo«
nósiniycbe l'indovinasse, com'era facile, as«
sendo voce para e pretta Fiorentina. Trada-
co le sue parole (4^): Sonò in Firenze doe
luogbi, uno de* qua li per èsservi dedicata a
S. Martino una Cbiiesa , si cliiaraa San Mar*
tino; l'altro (non molto distante ) dal cogno-
me di una famiglia sì dice il Garbo* Di li
presero il nome il Panno S. Martino, a il
Panno Garbo, comeccbè fossero in ambedue
i luoghi, fabbricbe di pannine. Donde dm«
vò il dettato volgare, egli è tutto di S. Mar-
tino , vale a dire uomo insipido, e rozco ; o
^ìii semplicemente, non ha niente di Garbo,^
cioè né gentilesrai ne buona maniera.
Un altro dettato egualmente comune è
quello, che si applica ad un grado superio-:
re di scioccaggine dicendosi ; non ha - né Gar-
bo , né San Martino.
Il nome dunque del panno soprafiBiie, adat««
tato poscia alle> persone galanti , buone. e gen^
ti li » venne dalla strada in cui si fabbricava e
vendeva; quello della strada da una famiglia;
e questa forse lo prese dal picool Begrìo d'Al-
gàrve o Algarvia, che va unito al Portogallo.
La famiglia dèi Garbo fu distinta per mot;,
li titoli; ma snecialmeutf per ater dato^cii:ci|
8v
a jSoo. tm9ì Wr«f i mn^ttri di iiie4ioÌM,DiDP#
e Tpmàiaso, il primo de' quali Ca discepola di
niaeatro Taddèa Fiorentino, uao de'reMitalor
ri di cnaella scieoxà. Qaanto alla prOveniseiisa
dai Portogallo, o per origine, o per fot tona ,
come npn paòella supporsi in u.m ClUi» quale
era la nostra, tutta dedita alU meroatura?)
L' Algarfia infatti cbiamofisi Fiorentinamente
il Garbo; e ne fa fede Gio. Boccaccia (46) la do*
▼e raccontai che il Soldano di Babilonia man«
dò al. B^ del Garbo una sua 6glinola in eoa*
sorte.
Sicoome però si fabbricaTanoj panai di pri-
iqa bontà colle lane di Spagna e di Portogal^
lo^e precisamente del Garbo (47), potrebbe ant
co darsii che la str^U prendesse il nome da
Inesto traffico, e la famiglia dalla strada me*
esima'; lo che poco Tarla. Certo si à che le
lajjei delle anali servivansi i Fiorentini^ erand
per lo piò torestiere, e consisteva il nerro di
questa manifattura, non nei panni ordinaria
fsa pei piò fini. Alcuni hanno pensato diTersa-
mente; ma il mio sentimento tìcu confermala
non tanto dalla bontà delle dette lanci ddìé
quali si ralevano, come ancora dal nome stes*
so di detta strada , e famiglia, e da tutto quel^
lo che abbiam notato disopra. Oltredìciò son
da aTfertirsli presti, ohe m davano ai nostri
panni, superiori aqualuhqu'altro di qualsivo-
glia paese. Co altro argomento si deouce an^
corf| dal numero delle fila, e dalla larghessa
de' pettini ,.de'.quali prescriveva la Legge il
iervirsi in certa sorta, di lavori. Finalasenti ^
poptaU ^al Marii«6Ti (46), d r^IgtMgliìi 'di
ciò^ba «egttWà su lai propèsilo «tpHiiicM»
ààk 9«tnìù XY . » « tòglie ogni dkibbio «oél. 1
FioiWiliiii mette^fimo ogm torto in Véaedà
PftiMl 16000 finissimi, finf , e roetfejHif t^fae'|^
1 Veiieti»4\]i<etleTano neirAqui)» pél* Roatne
di SiciKii f per I» ^rberhi di Sofia ^arCeiidhi
nella Moroii^ e per l'Istria.
CuìHo al ÙianHinte^ a hta^tietk Bonné.
Itt ogni tempo 91 è declamato contro ft liitao
delle donne; fiia soitepro setto fititlo. Ha tn^
riafto foggi<«9 ma non sostanza. Qtiindi y*é érto*
Ili sempre ttmr nsrtiont che b» dato le modo, e
presso Ojg^'tfl tra un loogoydòto se iie fa ndèn-
etto, Questo d adesso tii FireMe H Canto al
Diomante, dor^eira già eoo spetiaile ten cfne*
ola insei^a^. La strada è cfhiamatà àh^ tfotiM
dé'€a€i«ioU, ma ora* pétrebèe dirsi la Mercoiku
it primo nostro ^efanntore- in tal genere,
fa Dante, che eolla maggior fbroa deifai ^nm
M«sa rimproterè prima' (49) ^^^ domioFraM
rentine dei eoo tempo hi sfeceiatajggifie^ e(diÉ
altro luogo (So) io sfoggio éegti omaineftti,
l'acoooeiatHm del tìso-^ e la liberti' de^ costai
mi , in confronto di quegK de'tempi già?
Fiereo«B dentro alta cerebia aotieoi
Ood'ella toglie ancora e Tersa e Nona,
Si atara in pace sobria e pndioa. . •-
Moo «tea catenella, non coronai > ^ .
Cbe fosse ,a v^ei pia cbc^ la persona^ .
Soli iiftceTa Da^ceado ancor paura
La figlia al padre /che 'l tempo e li dote .'
.. Btoo {liliali quinci e quindi In misura»
Nop avea.case eli famiglie vote; ,
Kw T'^a,giqoto ancor Sard^Lua palo
jÌl .mostrar ciò che'n camera si puote*
Non era vinto ancora Montemàlo ^ . ' *
Dal vostro Uccetlatoio» che com'è vinto
Nel montar sfk, così sarà nel.ci^lo.
Bellìncion Berti vid'io andar cinto
.Di cuoio ed' osso, e vejiir dallo specchio
La donna sua non col viso dipinto.
E vidi quel de' Nerli > e auel del Vecchio
Ssser conteiiti alla pelle scoverta,
E le^ svie dowe al fuso i ed al pennecchio*
Eppure questo si. bello e semplice viver
de' Cittadini mancava i|[i tempo, che abbon-
dava» le L^ggi a tenere in freno la volubilità
della moda! Pogo innanzi al i3a6 s'era fin
pensato a moderar nelle donne racconciatura
de' capelli. Venuto poi ?i.l governo della Citlà
Uesser Carlo Paca di Calabria, insieme con
la moglie, questa, pregatane istantaneamente,
olteooe che si «istituisse loro certe trecce
ftateVietatein addietro (5a). . .
Ma non andò guari , che dovettesi dmuovo
correggere J:eQcesso d» tali. ed altre spese, si
©egli, upmini che nelle dqnije. IJ» contempo-
raneo ce ne i:5^gg\».aglia cpsl: >i A^veano i Fio-
n^tini molto ftraboccbevohnènle allargato la
«4
matto 'helti eonvitl , e tettmènti dette <foMe
loro, « di loro persone; di che' queste spese
«Teso grandi afiahni per le gnerre, ebe non
Cteàno pi& Tona e l'altra spesa, e delle ga-
lle comportare; e pnre cbi per riccfaesce, e
chi per boria , pure portareiio ta spesa; ma
in comune se ne riceTea gran danno. Di cbe si
elessero Ufficiali a fare ordini assai conTcne-
Toli;e Ufficiale forestiero elessero a ciò fare
esècQkìone » e riscuotere le pene. E ci6 fa negli
anni del Signore i33o d'Aprile (53). yi
Gli ordini però, e T Ufi sia le forestiero a
Eco servirono, essendosi dovuto poi far ima
igge generale I cbe desse la norma la pii
precìsa agli ornamenti delle donne: si trova
questa nel nostro Statuto (54)* H ripeterla qui
può servire a formare tin quadrò dei cefstnnu
del secolo decimoquioto; ed intanto osservare»
come quello stesso' cbe in detta Legge conce^
desi, è superiiwe in riccbezza ed in go^to a
quanto si trova rammentato ne'tempt addle-
irò: tali Leggi formano in certa maniera la
storia de' grandi, per cui si giunse al presente
stato, comunque vogliasi riguardare. Riporto
la Legge; ma lascio la penai santione, cbe
poco fa al caso nostro.
,, Ninna donna femmina, o fanciulla di qua-
lunque stato o conditione si sia, maritata o
non maritata , possa , ardisca , ovvero presuma
per alcun modo nella Città, contado, e di-
stretto di Firenze portare perle, naccbere, o
pietre preziose, o alcuna ragione di esse, o
bddOsgd, ò in capo, o in qualche altra ^He
«M iCor|^) ni «iitnlitf sopra, alcoi^ tsttlmeoWt
**è aopra altra' cosai cbe addosae porta«s€fy oi
«acoca alcun col lare o farmaglioi^ aopra o n«l
petto 9 o in alooDoo aopra aleuto altro luogo
<lelU personal come scrprar e -cbita^ d'oro •
ii' argento 9 o inorati o iii»yg€ntat4>>o.di perle
o dì olcnna ragione di pietre preaBiose, ovverò
di altre pietre di qualunque aJtra. ragi«rtie^ o
di altri' ineta.lli esi«»ndio dissòaiigliantt ai ao«
prad detti. ,;
„ item non -possa, ardisca, ovvero presuma
portare alcun bixiccato d*oro o d' argento ì
Inorato o inargentalo^ tessuto , ricamato , cu-
cito 9 o nastrato 9 o profilato, o per qualunque
altro modo posto indoaso o in capo, o altrove
io aiilla persona o vestimenti, come détto è
nel primo, capitolo. Pie ancora alcunof ricamato
d'oro,.o d'argento, o di filo inorato oinargen-
tato, odi seta , o profilato, o cucito, o in aU
4ro modo posto. SU' a Icona robba o vestimento
di seta , o di alcuno panno, o d'aleno altro
vestire, né indosso, nò in capo; salvo possa
nondimeno sul collaretto dtl vestimento, non
discendendo punto in sullo imbusto , inten-
dendosi il colia retto di grandezza , ovvero
d'altezza della tersa parte d'un braccio, alla
misura della canna di Calismala,e non 'pi&»
solamente avere e portare ricamato d' oro •
d'argento, o inorato o inargentato, o di seta,
o di profilato, e non altrimenti per niun mo*
do, né in niuna altra parte della sua persona
o vestimento; né ancora possa per vernn modo
portare indosso alcun velluto affigurato iu
86
tatto ò in parte, OfOsttiDCtito/beai^ féssi
dr un colore di seta, o pia; uà alcua drappo
dotninasdiioo vellutato in tntto o iu parte ^bè
sifiiìle a dumascliino in quaittn4|ue modo ai
noininl, a altro drappo vellotalo, ehe dama-
schino volgarmente si eliiamii né alcun vel«
luto o vellàtato, cbe ebbi il piano suo ^ ovvero
H pela maggiore cbe al presente fu^st; nèal-
ottn velluto ; che sia di pia d' un colore di
seta. „
ft Itètn non po^a, ardisca, ovvero presuma
portare più argento, che una libbra, tra uim
gri>l landa, o i nino ttona tura, o in altro modo,
o indosso o in eapo, ò altrove, come nel pri*
mo capitolo è detto; salvo che, olire aUa dei*
ta libbra d'ar^nio, possa portare una cintola
d'argènto, di peso colla Getta d'once quindi-
ci, e non pia, e eziandio Tanella, coqie di-
sòtto si p<^ruikt.erà, e possa essere il detto
argentò inorato, purché non passi il detto
peso ; né ancora avere o tenere per alcun mo«
do, ne iti suo nome, né in nome altrui, o a
eno dosso pi& cbe due robbe o vestiti di seta
in un medesimo temf>o , delle quali ne possa ,
e a lei sia lecito poi tare indosso solamente
una per volta, cioè 1» un medesimo tempo, e
non pvù , e intendasi averne piò che due ogni
irolCa che- sarà trovata portare robba o .vestiti
di seta , cbe non fussino scritte o scritta in su
un libro, che a ciò si deputerà. Né possa por»
tare ancora alcuna manica, né imbusto » né
muntt'Uone , giornea , né altro vestire foderato
di alcuna pelle dimestica o salvatica, o |jenlil|)
«7
o grossa • o in q«atiinqae lìiodo si nomini p di>-
CBj lìè d'alcun» ragione, drap|^ di' seta, ne
di pantto laiio ; ma saio. di boccaccint» yalesciOy
panno lino q gu a me Ilo, galro ,clie possa fode^
rare ii coìUre ito, come a lei piacerà, in ten*-
demlo»! li col diretto di grandetza 4i oa l^raó
di braccio, come detto è disopra,' e tton più;
possa* nondimeno orlare le mi» niche òoB»e
yorra. jj .
^, Item non possa , ardisca , oyy^o presnma
portare alcun iataglio ad alcuna roiLIiao .Ve-
stire, ne all'imbusto, né alle maniche; né ai
manichini, o al collaretto, o da pied^ o in Al-
tra parte dS esso, che sia largo più die la sesta
parte di un braccio alla aletta misura defila
«anna di Gniismala, edetti Liiiagli non possi»
no essere foderati di alcuna ri^lone di pelli ^
né dimestica , gentile, né salratiea , fise grossa,
né di drappo di seta, naa solo di panno lano,
o lino, o Jboccaccinu, a valeseio, né alcuna
fràngia di .seta, di lovo^ o di argrato^ doarata
o ifiargentata iaftorsio alle maniche, o ailMm-
boleto, ma solamente dtntorso al collaretto,
a' manichini, le tn capo possa portare ogni
frangia. £ per questo non S'intenda j che non
si possino foderare iguasxeront da piedi delle
cose predelie., e proibite nei presente capito-
lo, e quello che è vietato degl'intagli e della
frangia sbla^aOiite, abn 8*«ntenda per le fan-
cittile non maritate insÀuo ne sienó andate a
uisrito , ne possa «ncora portare aleafi;» rob(m
o vestire di seta larga da pie più ohe braccie
s|ieci alla misura di CalismaUiné le maniche
e, '• ,
4anghe in sai diritto del braccio > o della ma-^
tio più che an braccio i e df0tni.<pi& cbebrac*»
eia dae e iin quarto ^ sicché venga il giro
braccia* cinque ^ e non più; e le dette maniche
-noli possi no essere piegate , ne cocite dinanzi
in parte solaioente delia larghezza , né crespa-^
te, né feldate,' o rotante, ovvero acconce in
qualunque altro modo, per lo quale- il giro
verrebbe ad essere pia largo. Jiè possa portare
alcuna' robba o vestire di panno larga da pie
Si& che braccia undici y e le maniche, come é
etto disopra, t, •
- ,y Item non possa portare in dito; o in dita
pi& che tre snella in tutto e tra tutte le dita»
e le dette anella non possino avere pi& che
una perla, o un'altra pietra preziosa , o di à*-
mil ragione, per uno; e ie dette hiìcHh non
s' intendano nel peso del 1 * argento , che disopra
si é detto. Ne possa ancor» portare manichini
a tromba , o di altra spezie a maniera di ina-
nicbini , òhe aggiungano in sul dosso della
mano, o cuoprano la mano in alcun modo,
ovvero passino la congiuntura delia mano col
braccio, o intendasi la congiuntura dal noe-
ehio del braccio in su verso la mano.- Né possa
portare ancora alcuna giornea, mantello» o
manteUino,o altro vestire sparato, se non è
dinanzi, né maniche di alcuna ragione fosse,
sparate o tagliate per lo lungo delle braccia in
alcun modo* Né possa portare ancora alcuni
aghetti, o stringhe di seta, o di altra qualun*
qua ragione con puntali o senza puntali di
•ro., # di argento, o doniti o inargentati, o
con lUkfipe dì seta, o di altra qualunque ra*
gione appiccati, legiti, o per altro nìodo so-
pra alcuna robba, o qualunque altro vestire ,
cbè portassero addosso, o sopra in qualunqu*?
parte della persona; e questo cbe è vietato
degli aghetti e stringhe, solamente non s'in-*
tenda per le fanciulle , insino non ne siano itn
a marito, ^è possa ancora portare alcuna g:i-.
murra o altro vestimento per gamurra, cbe
sia di alcuno panno tìnto dì grana , o in sangue»
o in cremisi foderato di alcuna pelle salvatica»
ma solo di pelle dimeslica. Né ancora poss;i
portare alcuna gamurra, o altro vestimento
per gamurra dì alcuno sciamito, drappo, veU
luto, o seta , salvo che la cotta, se veramente,
che a un medesimo tempo non possa portare
pi& cbe un vestire di seta , siccome detto è di«
sopra* Né possa ad alcuna gamurra , o goarneU
Io, o altro vestire, che disotto al primo vesti-*
mento portasse , o per quello principalmente
fussì fatto portare alcuna uranica, o altrq
parte dì velluto, drappo, o di alcun' altra
specie dì seta, né ricamato, né profilato, a
tessuto, né per ni un simile modo. „
„ Da tutte le sopraddette proibizioni dette
disopra sono eccettuate le donne de'Gavalier')^
JDottori dì Legge Canonica e Civile, o delle
Arti, o di Medicina, e fanciulle minori ili elù
di anni dieci, e fanciulle, donne ^ o femmìnp
forestiere, le quali non si'eno abitate neil^
Città, o Contado, o distretto di Firenze pey
tempo almeno di quattro mesi cpntinvi, o
quasi continui; ma passato il detto tecnpo di
'8
9^ ,
quattro mfri, le dette duiinevCanciolie o feni'»
mine, forestiere si cornprehdano, e siano astret-
te ad os^ervnre i detti ordini , come qualunque
fanciulla, donila , o femmina, cittadina , con-
tadinn , o distfitttiale, sotto le pene, come di-
sotto SI dirai et intèndasi essere la forestiera
ognuna che fosse ìiata fuori della Città , con-
tado, o distretto di Firenze. „
„ Item che ninna personu della città, con-
tadi), ò distretto di Firenze; né verdiv altro
ardisca , OTTero presttma mandare o mettere
per mandare afcuno , o in alcun forzerino , il
quale si manda alle donne, oyrero fanciulle
giurate o sposate per parole presenti o future,
«olle gioie, altrimenti; ne eziandio in uti al-
tro modo dare, ovvero dogare alle predette
Terun Collare, o fofmHglio, o ghirlanda, o
broechetta di perte o di oro, o di argento, o
di alcuna altra pietra preziosa , né ancora al-
cuna simile cosa a quelle in qualunque modo
sì nomini. „
y, Item che niunn p^^rsona di qualunque sta-
to , o condizione si sia , ne ancora sarto, sar-
trice, vaialo o pellicciiiio, possa ardisca, ov-
Tero presu'i^a tagliare, cucire, u foderare ne
far tagliare, cneire, o foderare alcuna delle
dette cioppe,Tobbe cottardite, villani, o nri»-
niché, <) vestiti proibitilo Fare alcuna delle
dette cose divietate e proibite per i presenti
ordini , per se o per altri direttamente o indi-
rettamente ec. (s) yy
Toitta questa minuta riforma dovè poi ces-
sare, non solo per la difficoltà di sostenerla;
9»
ma più ancora per T accresciuta massa del-
l'oro e del r argento 9 d(»po la scoperta d'Ame-
rica 9 aliti fin del secolo. Infatti ricrebbero le
spese Nuziali, e per coDiegaente le doti, in
pochissimo tempo quasi del doppio. Gfo Cam-
bi (55) ce ne fa cbiarlssima testfm^ranaa:
y. In questo tempo la Città mostraTu di pattar
più ricca che mai, percbè dote da 4*^^*>ni in-
drieto sì dava fior, i^ao di suggello di dota
tra'ciltadini dfllf'arte maggiore^ essendo egua-
li i'aim parte é T altra; ora se da fior, ^oo o
fior. 3ooo tli Sagj^cUo un fioretto, yf
Ascesi ì Medici al trono, slceome la sontno-
sità degli abiti e del trattamento s' a ceomoda
me^^lio col sistema Monarcbico, che col popo-
lare; le leggi suntaarie eessarono affatto di
aver rigore. fUon troto cbe una Legge di Fer-
dinando II 9 la quale scendesi»e mS^nntamaate a
proibir certa sorta di vestimenta, mobiglie,
e altre robe domestiche. Ma la sua dorata in
breve.
Allora il lusso direnne pei Poeti niAl>eria di
Satira I pei Filosofi argurnento di pvbbltea
Economia. Si formerebbe una ^oss» Bibbio*
teca, se si raccogliesse tutto do cbe è stato
scritto sino a noi, prò e court ra su questo sog-
getto (f). Mentre però gli astori scrivono, la
pia gente seguita la traccia , che le segnano le
sue sostarne, ì suoi eomodi, le sue voglie, }
suoi capricci. Fino a qnal segno si estrudesse-
ro questi verso la fine del passato secolo , pnos-
si intenderlo da Ludovico Adimari (56) , cbe
non nsparmiò-lc'djnne più facoltose de' tem-
pi suoi:
9%
Vedi U nobil donna i Usci a aoma
Stender sul Tolto, ed in ritorte anella ,
O in yagbe trecce scomparir la cliioa*a.
Rader con sottil vetro ogni noTcUa
Lanugine del volto , e il pel non scabro.
Per comparir più morbidetta e bella.
Col minio stemperato , e col cinabro
Far cbe rubin dell' Iride celeste
Sembri in fulgor T estremità del labro.
Con riccbe gemme in ricchi drappi intesto
Cingersi il petto, e a guisa di lomaca
Portar la casa addosso in una veste*
Oggigiorno però gli economisti, ed i poeti
son pijk moderati di prima su quest'articolo.
Dall'altra parte le donne non son tanto schia-
ve della moda, che non se ne dispensino spe^^so.
V'é una specie di anarchia; piace la novità, e
j^egna il capriccio.
Torre. d* Or$ai%mÌQheU\ e corpi d' Arti.
Distingue la torre dalla Chiesa d'Orsanmi-
chele, per considerar con più agio gli ornati
delle facciate esteriori , tutte e quattro piene
di statue de' nostri più insigni scultori. Queste
provennero dai corpi d'arti, i quali presi in-
sieme costituivano il nervo della Repubblica;
concorrendo, ogni volta che bisognasse in ser-
Visio di parte Guelfa, Magistratura primaria
della citU*
. Or le arti maggiori , secondo ciò che fu sta-
bilito nella riforma del 1166, eran sette, cia-
scuna coi loro respettivi Consoli, e Gonlaloui,
m iliireajaettk» ì&r ptaprla. Tali Yorono i loro
nomi.: giadicì '« notai, mercfttiiiiti o arte df
califluiia , cambia t lana, Porta S* Mann o Arte
della setay-meduù espeahiUy pellicciai e vaiai*
ti queato ne furon aggrnntealtre quattordici ,
net. laSi» che ai disser minori, e fiiron beccai,
eajsolaìy fabbri, cuoiai e caligai, muratori e
àcairpellioi, Tinattieri, fornai, oliandolr e
pkS2ÌcagnoÌi , liuaiolit cbiaraioll, corassai e
t|sadal I coreggifti , legnaioli , \ e albergatori.
MoJte più se ne trovava in Firenze, le quali,
non ave va n collegio proprio, né Capitudine
coaie allora si diceva , cioè non aveati capo o
provveditore; roa si riducevano a qualcunn
delle descritte. Ciascun cittadino y che voleva
goder Magistratura andava necessariamente
per aicufva delle ventun*arti, cioè bisognava
che o.esai, o i loro maggiori fossero in alcuna
delie dette arti étati approvati e matricolati,
esercitandola o nò. £ si diceva andare per la
maggiore, e per la minore , secondo la qualità
dell^arte^ acuì uno era descritto. Iraperoccbè.
aVeavi la differenza , di^ il Gonfaloniere non
si poteva trarre dalle arti minori, ma doveva.
andiar sempre per la maggiore; e in tutti gli
altri ufirì e magistrati della città ^ la minore
avea la quarta pnrte , e non più. Si praticò così
sino al i532, cioè sino al Principato, nel qusl
anno fu tolta ogni distinzione di maggiore o
minore,. dimodoché tutti i cittadini da questo
lato diventarono eguali. '
. • A. questi corpi d'artilu commesso adunque
pel i4o6|.vale a dire nell'ardor più grande
/'
d4
della gQfflTft di Pif^a, dì adorfiftre il «)My'«iiABiÀ
rio df d«tta torre colle statue del santo avva^
c«fto di ciasoYiedonn ^ e coir in«egfia rcsp^jHlva
S(»pra di esse /cori»e tuttora si osfi^^r-va. Fufoti
però scélti mnestri e professori i più degni di
uUora , néìfu limitata la spesa. Il decrelo> fai*
tone dalla ^Repubblicn non può essere- cria «gè*
nernso: 5apendos4, tì si dice, quiintoi(t»p^rti
dar cuore a chi operando con lnd'««tl:'4A y p^V
merb parto d et rinteliettn, cerca a lasciar di
sé on'^ratìssimo nome e fama alla patri» per
mei«o di fatture rare; si vwle, clie larga-
mente se oe ricoropensin. ^elli , che già sono
stati èlelti a fur pompa del loro talento e* sa*
pere ,>intopno aite statue d'Orsanmicbele (Sy).
Lascio di panlnr degli ornati, de' quali y%n
ricchi i pilastri , gli archi , e le finestre dell'
itnbasamento di qiiest*edifitio, ma non credo*
di dòireir passare in sìlenaìo le dette staine.
DicQ adunque brevemente, che queste boh'
ftitùaleàn i4 nicch4e .ed alcune di fua^rmo, ed
altre di bronEO ; di Lorenzo Ghi-berti é il S*
Matteo Apostolo, il 1^ Stefano, il 8. Gio. Bat*
ti!rt'i ; Baccio da MonTelupo fu l'autore dflla
Statua ài bronco di £L Gto. Evangelista ; Do»
H'itello ne fece tre di marmo, cioè il 6. Pietro.
Apostolo, il S. Marco Evangelista, e il S.
Giorgio; figura ciie ha meritato sempre T am-
mirazione piiA grande degl' iptenJcnti ; pari-
mente ne fece per Ire niocliie uno Scolti re del-
lo stesso Donatello , de-tto Natmi d' A.«toiiJo , e
soTio i quattro Santi 'dentro una stessa MCcblay
il S. Filippo apostolo I e il S. Lo o.EUgiocb«
95
«Pie ▼ògl»; d'Andrea Vérroctiiio è il S.
Tommaso A|x>stoIo , che pone il dito nei co-
ftato di Ges JÉ €rÌ8lo; e finalmente dt Gio. Bo-
logabèH S. Ltttfa Eriin^elista^ lavorato con
singolare artifizio.
Jl nàmero di queste slatne non corrisponde
esattamente al TI omero delie Arti digià not;i-
tey stante la scarsa fortuna di alcane-di e^se t
traile altre quella de fornai, che avea ^ià scel-
ta la 6ii<i nicchia, I» cedette poi air arte dei
camUatorìiy dote collocav'ono il loro S. Matteo.
'Aon è da tralasciarsi on fatto assai curioso
in proposito dei quattro Santi' detti disòpra ,
estatenti inwia stessa nicchia. Egli interessa
la storia della scultura, ed io lo riporti) colle
parole stesse del Baldinucci (58) per non isce-
marne una cert' aria di vvriti che lo adorna.
Nanni d'Antonio li coDdusse per qoattr'artt
direrse ; e furon quelle che riguardano lo co<*
fttnmooe degli edifizl.
,, ATendogii dunque (scrive il Baldinucci)
dei* Itotto finiti si accorse , che eglino occupa-
vano tanto luogo , che per modo veruno non
potevano entrare nella nicchia; la quale appe-
na- tre ne capiva. Onde tutto confuso andossc-
ne a trovar Donato suo maestro , che ridendosi
delia sua inavvertenza gli promesse, ciire quun*
do <?gli si fosse contentato di fare una cena ad
ess(», e a tutti i suoi giovani, averebbe egli ri-
mediato di sua mano a quel male. A questa
priiiuessa Nanni respirò alquanto: e partendo
^lì avei*e un buon mercato, subito si obbligò a
quanto domandava. Donato allora Cattolo par*
&6 ^
Uve dai luogo, si pose per* àicuni'giiituliiiii
tutta la suadente attoroo a quelle stottiejfliik!
quali scantonòrnatiì e bracciii ; e sópra^poiÉeQ-
do i* una. a ir ultra figura con bella avièécMMHi
lece sì, che Tuna alTultra con una finta com"
pbes&ione ne Uè parti coperte da'psunt desse
luogo in modo tale, che non rimanessero in*
taccate le membra; e perchè una re ri' era ebe
avfa le spalle soTercbia mente aite , le Al»bf«Ssòf
lasciando tanto di marmo, quanto fece di bi**
sogno per. fare in esso apparire una'^maocl eh»
finse che fosse passata sopra la destra spalla (ii
essa figura dall'altra figura, che dietraadessa
rimaneva : e con questa bella maniera aTltnss
Uilto quello. spàzio, che avrebbe occupato il
braccio di essa figura » che avevii fin td restarle
dietro e del quale non fece veder altro che
essa mano* In ultimo così ben congiunse Tana
iàU' altra statua^ chejniuno s'accorgerebbe mai
che fossero state scolpite con altru mtenitone,
che di farle stare in quel modo. ,;
Troppo di leggeri però ho. passato il S. Gior»
giOv di Donatello. Qaesta credesi umversal-
utente la più bella statua di tutte le altre. 11
Vasari rii;* celebrata^ e più il Bocchi , che non
ha risparmiato di farne un opuscolo a par-
ie (59). Quivi l'autore dichiara mirabilmente
quali e qurjnte convenga n prerogative allebeJ-«
le sta tue, deducendote, quanto più può, dalla
natura e dagli esempj, e venendo a concfaiuder
cosi ! „ Di questa natura è il S. Giorgio, che
sfjmplice in suo sembiante, ristretto in sua
bcllezxa, tsUttu vivo, tutto leggiadro, e tutto
97
per volere operare con ardire j clie ad
«d ora si manta, pare che prometta. Gre-
H pur per fermo, che le grati armi che egli
porte indosso , e la targa assai sconcia , tor-
i^bboDO a questa figura ogni grazia, se ella
non fosse di betlezsa fornita , e di yivacità a
maraviglia; la quale tolta dal marmo, per la
vita e per lo moto si pone in assetto , perchè
come gli uomini vivi , favelli , e adoperi ... E
appresso, egli vi ha quella virtù tanto pregiata
di questa perfezione, la quale è lodevole verso
di «e tiAolto, e nei corpi umani stimata e am-
mirata. E questo è un certo terrore, il quale
con soavità è mescolato; onde, siccome io av-
viso , diletto e maraviglia, piacere e. stupore
negli altrui animi si genera. La qual cosa con
tanta felicità e stata fermata nel San Giorgio,
elle per provarla^ e per persuaderla , di molte
parole non credo io, che fia di bisogno. Il ter-
. rore cVie nel volto si scuopre, e la viva bellez-
za, che con tanta virtù vi apparisce, dimostra-
no i osi emem ente , che qualche fatto valoro*K>
da questo gran Campione di Cristo si dee aspet-
tare; e perciò gli ani'iii di coloro, che guarda-
no non senza cagione stanno sospesi e ainmir:i-
ti. Perloché il costume reale, e la mirabile vi-
vacità anzi Tunione, e la convenevolezza, e la
perfezione, e la bellezz>i , troppo |hù graiidc
rendono questa statua, che le altrui m'>lte pa
role la possano aggrandire, o celebrare. „
r. X 9
98
Cbitia tolto della torre e d/9cacciam€nia
del Duca d' Alene.
Era già una Ghiera col titolo di S« Michele
in Orto (24), dove fa poi fabbricato ana Torre
con Loggia , a aso dì gran» io pubblico, disegno
di Giotto; la qual Torre fa poi ridotta a fog-
gia auso diverso io tatte le parti. ImperoochÀ
dov'eràn grandiose sale per la conserTasione.
del fìruoiento, é adesso A.rcbiirìo Generale per
custodia di testamenti , e scritture pobblìcbei
e dov'era Loggia o piaxza per la vendita delie
granoglie, un Oratorio dedicato a Maria Ver-;
gine, per un'Immagine di moltissima divoxio^
ne, e più tardi a S, Anna.
Come il detto Oratorio ottenesse questa San-*
tii per contitolare non è da passarsi in silenzio^
Involve quest'epoca uno de' fatti più grandi
della nostra storia > la cacciata del Duca d*Aie-«
ne; ed ecco in qu»l moda
Sì trovava questo Signore, per nome Guai-*
tìerì, Conte di Brienne, e Duca d' Atene ^ alta
Corte del Re Ruberto di Napoli, quando i Fio-r
rentini il pregarono dì voler accettare il titolo
e le funzioni di Capitano nella guerra di Locca
contro i Pisani, in luogo di Ma la testa da Ri«
mìni, cbe gli avea mal serviti. Egli non fu re-
stìo,* e giunse velocemente al campo, ma trop^
po tardi , e ^on scarsa truppa. Nonostante ve-
nuto a Firenze nel i34^t ^ desiderando la Si-
gnoria di contenere il popolo amareggiato da
qqeila perdita , procurarono di trattenerlo.
99
eondécotarlo del grado di cotise^Vatdre , e ca*
plteno di gaardta della eittà, per lo spaxìo di
no anno, tantoché passassero quelle inquieta*
din! y e promettendoli dipi& , che Sarehbe pro.^
tadestto poi a capitano di gaertà, s) dentro che
faòrt.
Tali fesihicioni, con ptA quelle, che gli fé*
cero segretamente i grandi , ed alcune famiglie
popolane le più ricche, lo animarono ad ao-
eettare i sperando cbe con tali mezti sarebbe
poi giunto a signoreggiai' ìk città , e lo Stato.
Gomineiò adon<|iie da finger modera alone,
andando ad abitare in S. Croce tra 'frati men^
dtc^nti di S. Francesco; e dipoi affettare zelo
SerV^raministrast ione delift ginstizia, toglien-^
o la vita a quei che avean ihale amministrato
la passala guerra di Lacca, e molti còndan-i^
natido all'esilio, n;iolti altri in danari.
Bla i Priori ed i Colleg) tedendo che tali
cose facea senza loro licenza, vennero seco a
parlamento, e devotamente il pregarono (60)^
ehe volesse mantenere lo Stato, e non abusar
della potenza concessali, colP esibita, per la
parte loro, di prolungargli la carica per un
altr'anno, e di accordargli i medesimi patti e
salario, che godea già il Daca dì Calabria,
figlinolo del re Ruberto, a coi era stata rac-
comandata la Repubblica nel modo stesso.
Il dì 8 Settembre fa radunato il popolo sul-
la piazza , e fu letto pubblicamente il Tratta-
io; ma quando il pòpolo udì per un anno, co-
minciò a gridare ( compera stato deliberato se-
gretamente dai traditori I ) a vita^ a vita»
lOO
Quindi fu porUto. di pes^ii^ in pal^rKso » irtsUU
iato come Principe a fuono di trombe ., e can*
Ulto solenne Ttf^ Dewn. Finita la fealfiT gU
Sc^rdasfderi, che aveap più gridato insuMa
piiiy.A« 9 le ne tornarono a scardassar la lana y
senza pensar più alle conseguenze.
Il giorno do ppo furoo cacciati di palanco i
Priori, e contìnatì in una casa de'FiUpetrìy
dietro S. Piero Scheraggio.. La lor^ gaardia
fu ridotta a soli 20 soldati , dì 100 che erano,
ed il Gonfalone stracciato- Sventolava quello
del Duca sui merli del, palazzo; ed i cittadini
erano slati disarmati.
• Quanto facesse mai per guadagnarsi il favor
del popolo, passa ogni credere; liberò prigio*
ni, fece nuovi Gav.iMeri , ordinò feste, radunò
brigate, o come le chiamava» Poterne per fe-
steggiare, e soprattutto attirossi la benevo«
lensa de'becctii, e. di tutte . le. arti minori,
concedendo loro tuttociò che chiedevano. Ma
la condotta segreta del suo governo era gui-
data da altre . massime- L'avidità dell'oro, la
crudeltà, r ingiustizia facean corteggio al suo
trono. Si vuole che io meno di undici mesi
mandasse a cas<t sua più di 5oo mila fiorini.
In seguito cominciossi a disooestare per
causa di donne, unendosi con esso gli ufisiali
ed \ servitori» Di questi specialmente si va-
leva ad estorcer danari, e a commettere atro-
ci aviinìe. Fece ancora molte giustizie crude,
li, e molte ingiustizie. Chi unque parlasse con*^
.tro di lui , era subito morto. Si racconta tra
gli altri un fatto nella persona di Dettone Ci-
lOI
ni » uno de'Prioiri di queir anno , il qaaie rieni-
piè 4'enroye toAio lo Slato. Questi ali'occa*
siane di un'imposta troppo grnye^ si lagnò di-
oendo , cbc il Duca voleii troppo mordere. Sa-
puto ciò non ebbe riguardo dì farlo legar so-
pr'an carro, e fargli strappar la lingua, la
quale fu portata sur una lancia per tutto Fi-
renze.
Quanto più cresceva il timore pf'r la parie
de' Cittadini , altrettanto s'avanzava il sospet-
to dalla parte sua. Quindi fece afforzar la piaz-
za da Andrea Pisano^ guarnir di contranimuri
le porte della città 9 e far disegni di fabbriche
di«icfll'ezza, le quali non ebbe tempo di ter-
minare.
Nonostante la sua vigilanza, riuscì ad at-
cmii di tramare una congiura divisa in tre
compagnie, sensaché l'una sapesse dell' altra.
Il Duca ne seppe qualche cosa; ma indugiò
' per aver tempo di crescer forze maggiori ; ed
intanto il di 25 Luglio di detto anno i343 m(H
atro di voler consiglio dai Citt»»dini ( i quali
solca convocare spesso ne' casi urgenti ) facen-
done cbiamar Soo, perchè qo»ndp fossero ra-
dunati» parte con la morte, e parte con la car-
cere rimanessero spenti e sbanditi. Il veder
che alcuni de' chiamati erano dei congiurati ,
sbigotti il restante 7 e risolvettero tutti insie-
me y scoprendosi a vicenda 9 di non più indo-
giare a chiamare il popolo a. liberti.
Il di di S. Anna scoppiò la congiura, e fatto
nascere ttu tumulto in Mercato Vecchio, al-
l'ora di Nona diessi moto a cacciare il Duca.
9*
Qvesti «i difese qniinl»|potette; eeereòdt pla-
care Il popolo In pia maniere ; ma Dalia bastò.
Bisognò elle egli stipvlasse la renaniia y e la
partenza d«Ua città, con dar prima nelle ma-
tti delia plebe solleveta i suoi tre intimi Con-
siglieri, MesB. Gaglielmo d'Ascesi , il figtinolo
di -esso, e Mjess^ Gerreiieri Bisdomini. I solle-
vati fecero in pezzi i primi due con tanta rab-
bia , che ayjendo prima ado prato il ferro e le
mani per lacerarli, inaltimo si valsero ancora
^i denti. Stanchi dalla strage di qaesti dae,
dimenticarono il terzo , ohe poS si salvò.
Finalmente il Daca , fatte solenne rinanzia ,
partì di Firenze il di 3 d'Agosto, e giflnto in
Casentino la dove confermare. Un Isterico
contemporaneo (6i) ne fa qneifto carattere: „
La statara di fpiesto Signore si fa bassa y e ta
•di pelle brona, « non grazioso aspetto* Dikt'
tossi di peli ; la barba avea grande. Nelle sue
risposte non grazioso; la vita assai onesta di
tnangiare e dì bere. „
Ma non terminò poi l'odio contro il tiranno.
'Sù^come si seppe , cbe non cessava d'attizzare
-irRe di Francia , e scriver lettere per solle-
vare il popolo colla speranza di ritornare ; gli
fa messa Ja taglia di to mila fiorini d'oro, e fa
i4 suo ritratte dipinto da Tommaso di Stefano,
detto Giottino, nella Terre del Podestà, oggi
-del Bargello, insieme con quelli de' suoi mini-
stri i più confidenti , in numero di sei, con far
metter sopra la testa ed appiedi l'arme della
famiglia , e dipiù nelle loro mitre alcuni versi
•scritti, che dichiaravano il mal talento di eia-
io3
Bcliedano (61). "DifA è notissimo per le nostre
storie, il Decreto, con cui S. Àpna fu dichia-*
rata Fautrix libertatis Florentiae; e fu or-
dinata in onor suo la costrozione di una Gap.
palla in Orsanniichele , con precetto di solen-
nizzarne ogni anno la festa , farri un^ offerta
per tutte le arti e magistrature delia città, e
correre un palio. Si cedono ancora in detto
giorno sventolar le bandiere delle arti, quan-
tunque soppresse, accanto alla statua del San-
to protettor di ciascuna > intorno alla Torre.
« O T E
. pOHTBVOTB
IN QUESTO DECIMO V0LU1ME.
NB« Le Noie delC Aa$o^ seno^ seggale col
numero Arabo , e quelle del Commenta*
iore con Lettera. ,
(i) in tondo « cantando.
(^) Questo carro, nel 1616 fu coperto tatto
di yerghe d' argento tirate e st^impate di pia-
stre 9 e yergbe d' oro, nelle quali erano stam-
pate doble, e nel mezso.di detto carro l'ar-
me Medicea di Cosimo II. allora regnante ,
e deir Àrcidachessa M. Madd. d'Austria sua,
consorte , fatta in oro; valutarasi ascendere
il totto a scadi 60000 ( Orsini , Storia delle
Monete).
(3) Dove si Tendevano i panni di Francia
e d' altri paesi per la ria della stessa Fran-
cia > condizionati in Fireiise.
(4) M. de Montaigne» Joarnal du TOja-
ge, ec Tom. 3. pag; i38.
(5) U altexsa saa è circa braccia 1 7*
(6) Vi è di presente sostituita ana statua
in ICegao rappresentante il Precursore.
(7) Ballavano .la notte della vigilia , ed il
dopo pranEo della festa. Tolto quest'uso fa
sostitoito il giiicHSo sotto le logge degli Ufi-
ft] , che noti motti atini ^tio fin aneoi^' esso
suTiameote abolito.
(8) Gambi Stor. Fior, nelle Detis. degli
Erad. ToBc* T. aa. pag. 44*
(9) 'Capi d' Arti.
(io) Vedi Mémoires de du TiUoi , póut*
servir a l* kistoire de la Féte dejinu* Lau-
sanne 1751. in la. ed altri Aatori rammen*
tati in quest'Opera itessa.
(ri) Lib. XI. Gap. ^2.
(la) Stampati nel Fròd. della 'Tose* Ut.
p. ii5.
(i3) Drappo fine di seta e d'oro.
' {t4) Por^e frustati'^ a rìghoi
(i5) Reliquiario.
(ì6) Qà^toro.
(i^) Plùt. ii4. Num 8. in 4-
(lé) Vedi il Landino nel proemio al Com.
di Dante , e Pabb Mikii nel Disc, delia Bo^
bìltà di Fir.
(19) Diario MS. Qelh Magi.
(ao) È divisa la Galleria in tre Gorridorii
e ao Cantere.
(ai) Gittt. XI. del Pttrg. v. 80.
(aa) Saggio htor. della Gall.T. a. p. 119.
(a3) Voi. I. p. 199.
(a4) Abitò prima nel Gasino- di S. Maroo«
poi in qaello della Via dèi Gampaecto^ pos-
sedató presentemente dalla nobil fam^lia
Dumesnil.
(a5) Aeiieid. Hb. Ili ▼; 453.
{uSi Vasari nella «aa ^ita.
(a7) Lib. VII. Gap. 1. Vedi Forietti de
MusIts in 4*
to7
(»8) Stor. della R^ Oaller. T* I. p. ii5.
(ag) Mem. de l'Acad. de Se. 175.7. {ìi35o*
(3o) Tomo 7- ff^g. %9< e s^gg.
Ì3i) ÀDCO il Cblabvera oooiipose nrammi
la stesso gusto , ohe faroi^ rec^itaM tubila
Sala de' Pitti.
(3a) Vita del Celliiii p, 3o5.
(33) L. C '▼. 5ooo.
(34) Tale era infatti quella alUmbocco del
borgo S. Iacopo dal lato, del ponte a Sf Tri «
Dita la. col, taaza era sta.ta spei^za^ta ; tale
. quella appiè della pia.z9a di S. Croce; e tqle
quella sopra ogni altra belJissinia dell'.Àm-^
mannari 9 della quale è stato tratitato al p^in-
GÌpio di qaest' articolo. E^sepdo ripnastp a
secco il di lei bacino y oltre in0n) ti d^nni
furono spezzate tutte le gambe ai quattro
cavalli marini 9 mutilati delle orefroliie, e
sparsone i frammenti pej* la /città. Quindi fu**
rooo egregiamente rifatte quelle » e il tutto
riparato dall' abilissimo scultore sjg^or Gio^
Batista Gìovannozai 9 ed in ta^occitsioqeor-«
dioai , cbe fosse dato T^lncausto al grappo
Colossale, al Carro > ai oaTalli, ^ aa ogni
altra appartenenza.
(35) Hi sunt bomioeS', Hi dum a^dificant
tamquam beati..
(36) Questo GrecjA^ Pittore e^pooaodo l^.sae
pittore vA pubblico, per sentirne i p^ireri, ri-
cevè un ottimo avverti mento da un Galzo*f
laio per la correzione d' una scarpa 9 - o cal-
zare ,* ma essendo questi pssato ad altro, si
dice 9 cbe desse ìw^9 al proverbio,; ns sy^
TOR ULTRA CREPIDAM. PllDlò fiibtO. 55. ca.
pitola 8a. ...
(3;) Fa d<i an Gootadino afvisato di ba-
gnare i canapìloche giovò àsBaissimo.
(38) Ih uno de' Bassirtlievi della base si òs-
serra il ritr^itto di un Nano ebe era in «jae-
sto tempo alla Corte ^ e che è ripetuto in
pittar» nel Salone di Palasto Teccìiio.
(39) Ratei vite delle Donne IIL T» 7. pa-
gina 173. ^ \màiir. T. s* p. 645.
(40) L' Ammirato dice di S. Giovanni; laa
ìtì non e il Maraocco.
(4t) Snet in Àag. G. 49*
(4«) NoTel. del Grasso Legn. in fine.
(43) Maccb. Opere T. 5.
(44) Gollescbi delle poste degli Antichi.
Fir. 1746- in 8.^
(45)Vlor. Itah Ling. p. 4i4.
(46)Nov. Gior. 2.
(47) Pagnini della Decima T. 2. p. 92.
(48) Scrittori ital. T. 23. p. g6o.
(49) Purg* G. XIII. T. 100.
(50) Parad. C. XV. ▼.97.
(5i) Gallate di cooio traforato; dorato, e
stampato, intorno al piede e alla gamba.
(52) Melch. Stefani Del Tose. T. 12. p.73.
(53) Stefani L. G. p. I25.
(54) Tom. II. pag. 357. e segg.
(55) Delia, degli Erad. Tose. toI. 22. p. i33.
(56) Sat. IV. edisione di Livorno , pa-
gina 194.
(5?) Libro nelle Riformagioni segnato F.
(5o) Tomo HI. pag. fQ4«
tog
(59) iDtitolato rSccelleoza della Statua dr
S. Giorgio. Fir. 1594. per il Marescotti.
(60} Si legge nel MaccfaìaTelli la bellissima
orazione della Signoria su questo proposito.
Ltb. IL
(61) Stefani Del. degli Ernd. T. i3.p. 47.
(Ga) Vedi il Baldinuuci T. Il p. i i(x
T. X. •«
IIP
NOTE
OBL COMMENTATORE.
[a) Piano un poco ; V Autore corre rajA*
damante pih di mezza dozzina di secoli:
paniamoci dal suo principio. La citata
Teodolinda unitamente al suo nuovo ma^
rito il'* Re Agilolfo dopo molti significanti
vantaggi promulgati a fasfore della Chie-
sa Cattolica Romana y sottoposero tutto il
regno Longobardo alla protezione delSan-
to Precursore. La medesima Regina fabbri-
cò la prima in Monza il celebre Tempio a
onore di sì insigne Protettore y che la Na-
zione tutta ogni anno festeggiava colla
maggiore solennità , e con splendidi dona-
tivi il giorno natalizio del Santo, Lo
stesso costume passò presso di noi y do-
po che i 3j' agnati Longobardi stabiliti sul'
le sponde dtll* /4rno^ ebbero elevatoli nO"
stro magnifico Tempio a S. Giovanni. Non
era allora Firenze che l'embrione di una
Città rinascente y o piuttosto un vico ove la
scarsa popolazione o era schiava^ o immC"
diatamente soggetta ai grandi j i t/uali abi-
tavano alla campagna separati e divisi Jra
di loro. Qui era un luogo di riunione per
convenire dei pubblici affari i qui il Tribù-
naie ^ e la residenza de' Magistrati incari"
f I f
coti ili vegliare ai buon órdine generale^
a amministrare la giusiitia, e a promul-
ga 9^e gli otdini Soi^rani; fui finalmente
ufi&ià%^a il Véscovo che av^va anch'esso il
distintivo di maggioranza , di abitare cioè
aita campagna com* altrove f è detto-, pet^
ciò nltlfio Sphritd , o influenza di eomnierdò
a quelli^ infelicissima età. L^ Uso di tali
donativi continuato a questo Santo ^ e Ves»
iett in seguitò questa Città divenuta capo
di Stato, e comtnerciànte y dette ùtetisioné
ai suoi rappresentanti di stabilite nel se«
cola XJTlj che le popolazioni soggette o
per obbligo di Sudditanza y o per obbligo
di contratto portassero ogni anno ài nòstro
Tempio una determinata offerta , o il Ùon»
palóne ^dé* res^Htttvi Comuni , con quella
gnàggior pompò 6 apparato ehe immàgi^
nàte si potesse in ordine ai tempi , ed alle
pubbliche éircostnnze. Ed è questa V origt-
ne delle feste delle quali t inatta V Autore
nei presente articolo j state in seguito va*
riate » e rijormate in pia modt^ come dai
saggi fihe egli riporta.
(B) Per V ùweftita uniformità ai 4empi^
molte , e assai differenti fra di lo^ó sono
le illazióni in iscrittOi e a stampa lascia^
tedi delle dette feste. Olite i diversi codi-^
éijgreciy latini e toscani esistenti in varie
LibreHCy vedaii per di più al riportato
frammento di Goro Dòti, il Vasari in
mòltt delle Vite^ il Giamboni j il Manni^
il Del Migliore, il Monaldi , è in ultima
Ila
i7 Cainòiagi: Memorie istoricbe riguardanti
le fpste solite fàr^i iti Firenze per 1 1 nalÌTÌ-
tà di S. Gio. Battista 17Ò6. Queste /este al"
cuna volta interrotte in occasione dì guer'
re , pestilenze , ed altre pubbliche calami^
ià y cessarono affatto nel 1S08, colla di'
struzione de' Carri ì e di altri oggetti che
servivano alle medesime,
\e) Molte ingegnose particolarità ignote
fino ai nostri gì orni ^ e appartenenti a quc"
sto singolare Edifizio , ho io discoperte e
descritte in uno Opuscolo intitolato: Rag-
guaglio di alcune partlcoJarità ritrovate nel-
la costruzione dell'antico Palatso della Si-
gnoria di Firenze, detto inoggi il Palano
Vecchio ; e delie innoyazioni che hanno aTQ*
io luogo in quella fabbrica all'occasione de-*
gli ultimi restauramenli eseguiti nell'anno
1809, e seguenti. Presso, Porri: Siena i8i5.
{d) Qualche duno troverà guest* espressio-
ne un poco troppo arrischi afa. Se ne trova
la scusa deir amor di patria , della qua'
Le è invaso il nostro autore»
{e) Anche esso presentemente defunto.
if) Questo illustre soggetto mio partico-
. lare amico , td in molte cose maestro è pia
noto per la sua scoperta dei Tartari con-
figurati , che per altre sue più importanti
facoltà, Leonardo Massimiliano , tale era
il MIO nome , nativo di Chianciano in To^
scana disgustato del Fero in virile età si
dette interamente allo studio delV Archi-',
tfittura. Culti ssimo com'era exli conobbe
ii3
gii abusi y e le licenze colle quali era trat*
tata questa Scieftza più ctie /irte , alla me-
ta dt l Secolo decorso ; quindi ne fu il pri-
mo ri/ormatore. Colle fabbriche da esso
inalzate , ed assai pia con gli Scritti che
ha pubblicati pieni di energia j erudizio^
ne y e filosofico genio , operò in Roma la
felice riordinazione d* idt^e , che fa tanto
onore all' Italia moderna , e specialmertis-
alla Toscana. Si può i^edt^re un saggio da
me pubblicato nel 1802 della sua x^ìta , e
delle sue opere nella qualità di sublime
Architettoi debole y ma sincero tributo a
tanto amico , e precettore,
{g) Ciò è stato avvertito altrove, Vedi
tom. II. pag. 86.
(À) Mancato alla vita sul principio del
presente secolo, ed ora la direzione di que-
sta singolare officina è stata meritamente
affidata al degnissimo suo figlio sig, Car^
lo SirieSi professore anch' egli di un me-
rito distinto.
(i) Secondo ^cib che me ne sembra non si
può fAr confronto fra questi due generi di
lavori che richiedono cognizioni d' arte^ di
studio^ e di pratica totalmente differenti.
Difatti nei Mosaici si ottengono artificio^
samente le gradazioni delle tinte nella com-
posizione delle paste. Nei commessi di pie-
tre dure j e di gemme , oltre la preziosità
delle materie conviene cercare i colori di
cui si ha bisogno nella sezione delle pie^
tre mi'desime. Operazione lunga , tediosis-
IO ♦
n4
$imay t che esige un imm^n^o' aanortfmen*
io di pietre , t gemma C9Ìorale éicUm magf
gi&re rarità \ e4 importanza. • i
(^) ^on solp in tante occasioni di^nmii
genere eitfltt nel eoifsa di gufiU* openttPfidh
reni ini hanno avuta celebrità , ma ^i può
dire /rancamente , che ne sono stati nme^
stri alle nazioni» Fedasi su tal partieotar
un en^brione. Saggio 4(^1 la •Dperìoi'itè de To-
scani negl'apparati per pulibltclie folte per
uno inserito nel Giornale de* Letterati Pi"
sani if. XFIL anno iHa4*
(/) Noh conviene pur tralasciale un al*
tro si gnificante aumtnto che derivò tanto
a questa , che alle altre pubbliche Bibtio*
teche ^ dalla scelta di molte rare edizioni
e' libri a penna che esistevano nelle priva-
te librerie Monasticìie , dopo la ' soppres-
sione degli Ordini Regolari , accaduta c^-
me abbiamo ripetuto più volte nel 1808. E
neppure va taciuto come per opera dei De*
putaii a questa scelta si forme in' altra
copiosissima libreria d Istoria , Mitologia^
Belle Artiy e Sciènze che vi hanno rappor^
to , che oggi costituisce un corredo singi9*
lari ss imo a- questa R, Accademia di Belle
Arti, Tale magnifica Collezione è presp-
duta dal segretàrio dì detta Accademia ,
che vi è profeìisore insiémfi di Istoriai e di
Mitologia , e sta aperta ai pubblico tre
giorni in ciasched^tna ^ttimana*
{m) Stante la demolizione d* un resto
dell'antica ringhiera ridotta lacera e
ti5
^n0»a dalt^eià , e p^r mio metto e conti*
-glie aosti iuiiQvi i$na nobile gr^^dinata > il
Leone fu riportalo in prossimità del pri^
miero suo pasto presso la fonte , tfd al ter"
^nùsìih della suddetta gradinata.
< (n). tnoggi vi. deriva da altro più copio»
€0 acquedotto chiamato di Monte regftippog-^
'gio.a Settentrione della città di Fiesole^
dal quale hanno origine le sórgenti che
alimentano la maggior parte delle no$tre
fontane
(o) Giacché è stata fatta menzione della
fonte alla Gioevra mi sia lecito aggi un gè »
re alcuna cosa relativa al sue acquedotto
riportando porzione di una dotta memoria^
che ha. per titolo ; „ Dello staio antico e
issoderno dell* Acquedotto di Cànraià , ed
analisi delle di lui acque fidila per ordine
del Comune, di Firenze dal Doti. Giusep-
pe Gazzeri Pnfessore di Chimica ec. Fi^
renze 1810.
(p) Passa il diligente autore a descrive^
re esattamente il processo da esso tenuto
steli* analizzare separatamenie le indicate
sorgenti , e termina come eegue»
{q) Per la necessità di smontare tavan^
%0 dulia così detta Ringhiera ^ com' altro^
iHf s* e detto , per le ragioni che si posso*
no più tatame/ite vedere nelV opuscolo ci-
iato in nota alla pag- ì% delpresftnte t&^
mOy rÀSmifiA Marzocco lacero 1 e sfigurato
* dal iemp^ andò in polvere y e ad esso vi
> ha sostituito attro^'òmCèsimo leoiie » pure
n6
t A. pietra , di mano delV egregio tkmaitl^
io. Sópra la voce MARZOCCO/^tfr sigHÌfic^^
re un leone scolpito in .marmo o in fieirn
si veda il vocabolario della Crusca,
(r) Attorno a guest* argomento può ve-
dtrsi un erudito lavoro che porta il lindo
Disfi€rtazionì sulle poete degli Antìcbidi Fran-
cesco Gol feschi , Firenze alt' insegna di Apol-
lo 1746. In questo per l esattezza delle ri^
cerche , e per la copiosità delle notizie^ si
riconoscerà un opera compita , e nel suo
genere studiosissima. Essa è citata anche
dall' Autore sul fine dell* Articolo.
{s) Modernamente sono stati fatti di pub»
Mica ragione altri statuti sw^tuarj riguar»
danti il vestiario , specialmente delle don'
ne. Uno. di questi ordinato dal Comune di
Pistoia negli anni i332 i333 pubblicò il
Profésssore Sig, Cavalier SebastianoCiam"
pi i8i5 pei torchi del Prosperi in Pisa.
Altri relativi alla Città di Perugia del
\Òii furofio pubblicati in detta città dal
Professore Sig. Gio Battista Vermigliali^
pe* torchi del Baduel iSm; dai quali statua
ti olire V apprendere i costumi pel tempo ^
si conosce lo l'Iato della lingua Italiana
nelle dette epoche in Toscana , e nelle cit-'
tà che ra¥vicinanOi
{t) In oggi inversamente ragionando dai
nostri vecchi v'a chi sostiene necessario il
lusso ancora nei contadini , come se riflui"
sca a vantaggio^ dell* agricoltura , e della
città» Quella mediante gli sforzi chefaran-
no i colonj j onde ottenete i mezzi per* sod-
disfare fjuesta passione i (fuesta perchè as~
sorbirà maggior parte di ciò, che a colo-
ro a%^anza al sostentamento della yita. Si
vuole anche inferirne y che il profittodelpa^
drone sarà in ragione del nuovo eccita^
mento alV industria del colono. Teme d*al^
tronde il padrone ^ ammaestrato dall' e-
sperienza j di esser costretto a raddoppiare
la vigitanza per gli abusi, che ne possono
derivare a suo danno , e a danno delle
stesse famiglie coloniche. La cosa non e
pienamente dimosCrataé
(u) Questa era delle più antiche della
Città edificate dai Longobardi. Carlo ma-
gno dopo la conquista aelV Italia^dotò con
i beni attenenti a questa chiesa, e di al''
tre esistenti in Firenze ^ la sua prediletta
Basilica de" SS. Apostoli^ e S. Silvestro in
JVonantola negli Stati del Duca di Mo^
dena limitrofi alla Toscana*
FINE DEL DECIMO VOLUME,
INDICE
DELLE MATERIE
F9^€ di $. Gim^mnmi . . • • Pag. S
FeH0 de* Pa%mi m 9
Trattameruo^ mrgénti ^ mobili della Si»
gnoria ••»•••,, io
Come i Fioremimi foeeero dHti il quinto ele-
mento* ; »« 17
Funamboli t e Gioeolaiori • . • >» >■
Maeeolta d* Arti • • é . »» '4
B» Fonderia p e suoi eegreti • • » Si
Corridore tra* due Palazzi Beali • t» 33
Commesso di pietre dure • . • • ^^ 35
Antico Teatro di corte , e decorazioni • j« 4^
itfnt. Magliabeehi , e Biblioteca da lui de^
rivata» • « • • • • «> 5(
Fontmmt. ean ornato di statue in bromo ,
ed in marmo «* ^4
Aneddoto di Scultura • • • • j> 73
Sconfitta de' Pisani, * . • • » »« 74
Posta di lettere , e suo prineipip • • »> 7^
Origine delia voce Garbo • • • #* 79
Imsso delle donne •••••«« 8a
Corpi d'Arti ......«, 9*
Dis^aeciamento della tirannide • • «» 9^
OSSERVATORE
SUGLI EDIFIZl
DELLA SUA. PATRIA
QUARTA EDIZIONE
ESEGUITA SOPRA QUELLA PEL l8si.
CON AUMElf^Tl E CORREZIONI
DEL SIG. CAV. PROF.
TOMO XI.
GIUSEPPE CELLI
1&31.
L'
JFI0B|;iNTIPfO
Capitani di detta Chiesa ^ e pestilenza
del i348.
La parte economica di qaesta Chiesa appar-*
tenne sino a' 4ì nostri ai cosi detti Capitani
d' Orsanmìcl^el^ , che risedevan npn lungi 9
dov'è ora rArc]»iyip e la Cancelleria d^ila
Religione de' CaTal ieri di S. Stefano. Qaesto
patrimonio a quanto ascendesse, é difficile f^
dirsi ; ma si potrà dedarre cb'ei fosse grande ,
da qnanto siam |ier narrare.
Il cqlto à^iy Immagine della Vérgine d'Or»
sanmicht'le cominciò intorno al 1291 , e pre*
cisamentein^ettoiinno fu istituita in ossequio ,
di lei isna Compagnia y alla quale si ascrisserp
poco uien che tutti 1 sudditi dello Stato , e
eran parte del n stante d'Itdlia, invitati a ciò
dalle frequenti graxie., di cui s} sparge la ffff
ma. Tanti erano i concorrenti, cb e si teneva
in Chiesa un Notaio pbl^Ugato perpetuamente
a riceverne i nomi , e fermarle il registro. Né
bastando qaesto solo, si dovette prendere il
compenso, che gli stranieri, e quegli della
camjpagna, si facesser descriver nei popolo di
4
quella porta della città, per la cpal entrava-
no. Inoltre si tenevan dintorno alia detta Im-
magine ^ che era in princìpio affissa ad- uno
de' pilastri della nominata Loggia, quattro
guardie di giorno , e dna di notte; le quii
raccogliesser le offerte, che venivano dalla de-
Yosion de' fedeli-, in vesti,' in cera, e in da-
naro.
La grandezza dell'entrata si paò argnnien-
tare insieme dalle limosine, che quei confratri
retribuivano, sì in città che in caippagna, per
var) oggetti di carità. Trovasi ne' libri delta
Compagnia esservi stato nell'anno un giorno
intra gli altri specialmente destinato per que-
ste largizioni, a Spedali, a Prigioni, a Mona-
steri , e a Romiti, nel quale il. danaro ero-
Sato arrivò qualche volta alla somma di lire
7000 (1).
Oltre le liraosine, e certe multe che la Re-
pubblica avea voltate alla Compagnia , i la-
sciti ancora non eran menò considierabili. So-
lamente le somme che furon passate nelle ma-
ni dei detti Capitani, custodi di quest'erario,
all'occasione della peste del f 348 , si vnol che
ascendessero a 35ooo fiorini d'oro. I beni sta-
bili si descriveano in un libro a parte detto il
Campione verde, il quale tuttora esiste , e
porta l'appresso titolo: Codex bonórum piis^
simae societatis Gloriosiss. f^irg, Marìae S.
Michaelis in Orto.
Non farà maraviglia dunque, se con questi
capitali venisse l'idìea , prima di serrar la log*
già e ridurla a Chièsa « e poi di erigere un Ta^
^ 5
berniicòlo col cUsefiTio etl opera dell' Orciignq ,
ne' quali duo layori non si spese meno di 96
wìIb fiorini d'oro.
La riduzione della Chiesa fu ordinata nel
i3o99 eseguita nel i337; ^^ Cappella poi oTh-
bernneòlo, d<>ppochèfu terminata la peste, la
pi^^j crudele che si» mai stata doppo quelln di
Tucidide e di Lucrezio ^ ìa quale fu descritta
dal Bocca ccio-
£Ua cominciò negli anni di nostra i^alute
i346 nelle parti d'Oriente verso il Coitalo , e
r India superiore, ed altre vicine próvincie ;
né si ristette finche non ebbe devastata tutta
TAsia , e tutta l'Europa , V Egitto, e le coste
dell'Affrica. Durava perlopiù questo mal<* in
ogni luogo cinque mesi^ e tutto insieme durò
quattr'anni. Si nianifesta'va collo sputo san-
guigno , e dava subito la morte, o al più dopo
due o tre giorni: a molti ingrossava l'angui-
naia, e ad altri compariva un gavocciolo sotto
le braccia ,0 in altra parte; ed era cosi conta-
gioso, che bastava Taver trattato cogl'infer-.
mi pochi momenti , per contrarlo senza rime-
dio. La mortalità fu grandissima per ogni do-
ve ,* e tale che secondo molti si vuole , che quei
paesi che ne furono afflitti , non siano ancora
tornati in quel numero d'abitatori , che erftu
prim«. Quanto a noi, cominciònel mese d'apri-^
le del i34H, e durò sino al principio dì set*
terabre dello stesso anno. Il Boccaccio affer-
ma , che il numero de' morti arrivasse in Fi-
renze alla somma di centomila. Il cbe^sebben
paia esagerato, vien però conferuifìto da altri
Storici f?). I*
6
In questo tempo danque occorsero' i nuig-
giori lasciti, e le più ampie limosine. AUora
tu ordinato dai Capitani il dettò Tabernacolo ,
per opera e per materia prezioso qoant'altro
m/ti. L' Orcagna lo condusse al sao tern^ine in
forse IO anni. Sì vede il sao ritratto nella par-
te posteriore del Tabernacolo, in figura di dd
Apostolo con barba rasa e cappuccio, che sta
con gU altri mirando TAssunzion della Vergi*
ne al Cielo.
Una spesa di questa fatta, cbe sarebbe stata
grande adesso, molto più doveva spaventare
allorai itia non già quella compagni». Le sue
riccbezzefuron tali e tante , cbe bisognò porvi
de' regolamenti. Per non mi estend^'r tropfK)
su quest'articolo, riporto le poche linee dello
Stefani, cbe ne dice quanto bisogna (3): „
Molta gente lasciava il suo a quelli Capitani a
dispensare le rendite; di cbe occorse, che
quasi in brieve tempo si vedea essere le pos-
. sessioni tutte loro. Feeevi il comune dunque
Capitani Cittadini orrevoii, e fece riforma-
gione, cbe non serbassero proprio nrano; ma
Ti'ndessero , e dessero a' poveri di Cristo; e così
è ancora oggi; e sonvi per lo comune. „
Ci fa poi sentire il medesimo, cbe l'ammi-
pistrazipne non fu sempre egualmente leale; e
ne dà contezza amplissima Matteo Villani (4);
cbe si può consultare, ed il q^ale ci avverte,
che dai soli testamenti fatti in tempo di detta
peste, quella Compagnia fece l'acquisto di piò
di ^5o mila fiorini d'oro.
Compagnia de' Lombardi 9 1 modo antico di
cucinare^
NoD parrebbe che i sensi dovessero essere
sottoposti alla moda r eppure il fatto è contra-
rio. Gli odori che piacevano una volta , il mu-
scLio, r ambra y ed il belsoino, ora sveglian
le convulsioni; i vini dolci 1 il Pii^cianciOf la
Vérdea, il Montalcino , ed altri ratisnientati
dal Redi nel suo Ditirsmboy son al presente
sprezsatiy e la cucina una volta grave, si ri-
chiede ora leggera e di beiraspetto. Cbi de-
finì l'uomo un animai risibile > potea chia-
marlo pipttosto animai variabile ed incostante*
Che diversità trair.antico ed il gesto mo-
derno di preparare, e scegliere le vivande!
L'oca cotta in forno, col ripieno d'aglio e di
mela cotogna, era un piatto squisito ai tempi
di Franco Sacchetti (5). Lo stesso racconta ,
come in una cena che diede in palazzo il Gon-
faloniere ad nn medico celebre , fn portato
prima in tavola nn ventre di vitella , poi star-
ne lesse, ed in ultimo sardelle in guacset-
to (6) Cbichibio, cuoco del, Gianfigliazsi,
cosse secondo il Boccaccio (7), un» grue ar-
rosto al padrone. La porrea o porrata vien or«
dinata come vivanda speciale ne} le costituzio-
ni del Capitolo di S. Lorenzo, in. tempo che i
Canonici convivevano. La torta onivasi col-
r arrosto, e si computava nella prammatica
dello statuto come nn sol piatto. Lo tnfft'rauo
era un condimento ordinario, e nelle paste da
8
minestra I e nelle TÌTaotle. Confelti e vino |ker
colazione o altro rinfresco , era una gozzoTi-
glia delle più squisite* I fegatelli si mangia-
vano a principio, si condiva il brodetto colla
per«a, e sì cuoceva a lesso il capretto (8).
Trai piatti di maggiore solennità sì contava
ancora il pavone , cotto a lesso con le penne,
e Iq gelatina, formata e colorita a figure. Uo
certo senese, trattando a cena un Cortigiano
dì Pio II per nome Goro , fu sì mal consiglia-
to in preparar questi due piatti , che si fece
dar Ih baia per tutta Siena; taotopìÀ che non
avendo potuto trovar pavoni, sostituì oche
sa l va tiche, levato loro i piedi, ed il becco.
Questo fatto è raccontato a guisa, di novella
dal nostro Luigi Pulci (9), e merita d'esser
letto.
„ Fu ordinato intanto di lavarsi le mani e
posero Mess. Goro in testa di tavola , dipoi al-
tri Cortigiani , ch'erano venuti con lui , e bec-
carono molte torte buone marzapane à princi-
pio. Dipoi fu portato a Mess. Groro un piattel-
lo dov'erano i pavoni sènza becco, etor<linato
uno che tagliasse; il quale non essendo più
pratico a simile uiBzio, gran pezzo si aEaticò
a pelare , e non potè far si destro, che non em-
piesse la sala e tutta la tavola di penne, e £;ii
occhi, e la b^^cc»», e 'I naso, e gli precclii a
Mess. Goro, e a tutti: la quale semplicità co-
nosciuta tacquero, e tolsero dell'altre viy.mde
alquanti boccom, per non guastate l'ordine,
e din uovo cacciarono giù penne secche. Per
questa sera sarcbbono stati buuni sparvieri et
9
astori^ Levata poi qtte«t« maWiEtone di tàvp^
ki ) Tettiiero molti anrosti purecon assiii comi*
DO-; in»<ogni cosa si sitrebbe perilunato y se noQ
avessel^o all'ottimo fatto un- poco di errore, e
per scfoccbezia pressoché un brutto sclierEo
a Mess. Goro, et agli altri ch'erano con lui la
sera. Conctosia cosa che 'I padrone della casa
con etiai consiglieri , per onorare più costoro ,
a Telano ordinato un piatto di gelatina a lor
modo, e Toliono faryi dentro, eome si fa alle
▼olte a Firenze e altrove. Tarme del Papa, e
di Messer Goro con certe divise > e tolsero or.
pimentOy^biacca 9 cinabro, verderame, et aU
tre pazzie, e fu posta innanzi a Mess- Goro per «
festa e cosa nuova ; e Mess, Goro ne mangiò vo«
lentieri , e tutti i suoi compagni per ristorare
il gusto degli amari sapori del cornino, e delle
strane yivande; pensando che cotai cose fosse»
rO| com'è usanza in ogni buon luogo, di saP»
ferano, di latte di mandorle, dì sandarli e dt
sughi d*erbe, e simili cose. £ per poco mancò
poi la notte , che non distendessero le gambe
alcun dì loro , e inasti ni e Mess. Goro ebbe as-
sai tm^agUo di testa e di stomaco, e rigittò
forse la piumata delle penne salvatiche. Dopo
questa vtvjmda diabolica o pestifera vennero
assai confetti , e fornissi ia cena. ,,
Trovo in antico tra le yivande più appetito»
se,- fatte di farina, ì Bericocoli, i Biscotti, i
Cialdoni , e i Confortini ; non però i Pasticci ,
le Girelle, le Sfogliate, o altra pasta condita
con uova, borro. Ut te, zucchero,, o miele.
Questo genere di bramangi;iri son dì data mo^
io
derva, e ne dobblam saper grado fa» Ltomber*
di| dtt'qaftli sopravvenne in Firenxe una bri*
gaia di pastìócieri ctrea il fine del secolo XVI«
Non ve n'ha memoria in avanti , ni nello
statato, iié-ui altro aniieo testo. I canti car»
nasGÌalesGht4ìcp|N»re, doi^e tutte le arti lepià
ordinarie figurano , non nimaaeniaiio ì pastic-
cieri. Quel Margotte medesimo, il qoale si
vanta nel- giocoso potma di Luigi Pulci (io),
d' esser maestra di ghiottonerìa aolennis^taOi
E che la fola ha setianfadua punti,
Senza molt^ altri poi che ve n' ha aggiunti j
novera nuolti intingoli di sua fattura ; ma di
pa^ta condita ne^mno.
La prima volta ch'io trovo rammentata al-
cuna vi^vanda di pasticcerìa, è nell' Orlando
Innamorato del Bemi (i i ) , dove si celebra per
cosa rara, venuta di là dai monti :
Vivande preziose d*ogni sorte;
Tutte iiUil ^Ofo Francese ordinate,
Saper, pasticci, iessi, airrosti, e torte.
Bastioei parhn<^ote> ma ripieni di carne d'asi-
no, regalò il MwiaU^fita agli amici in temp9
deirassediodi Firtense, quando la carestia «ra
grande, specialmente di companatico (12).
L'epoca di Carlo V è la più grande tra le
m^ìd^roe. La cultura dello spirito produsse
Snella del corpo 1 e di qui gli agi, sinonimi
e* bisogni.
Circa detto tenufio iì Pasticeiere dhrenne
un' arte; cbe gomministrò ai golo«2 i più «qui-
tiiti manicaretti. Di quante sorte se ne inveii^
tasse 9 può leggersi nella eicAiata 'm lode de'
polli ^ recitata Tamio t&g% dal Sen. Larewno
Fraoce»cbi (i3). Ecco una parte del Vocarbo^
lario di cucina d'allora:^ ,, Intingo^ i,-f ras tio-^
goti , gnazxetti I nvtramti^ inortadelle^ capo-
colli ^ pappardelle, polpette, bia«ieo mangia<«
re 9 crostate, cervella te y gelatine, paste, pa-
stelli, pastadeUe, pafttleéì, minestre, taac-
cheroni , lasiignotti , agnellotiè, pottaggi , ver-
micelli, Ccirabazzate, inginestra te , frittelle,
casatelte'; fricassee;, piise, sfogliate, ravioli ^
tortelli, salsiccia , tonirnaselle , soniniate , mp«
pe, capperottate^ cipollate, tafrteretti, arro«
sti, lessi, savore e salsa. „
IVfa lasciam la moda del cucinare, e'tornia>^
mo a quella brigata di Lembafdi, ehe abblani
TaoHraentato in prìncipe. Questa fece gre oer-
pò dì nazione j e fu distinta nella sua venuta
con privilegi, e con esenzioni. Celebrava gli
Uffic j di' religione , prinar vn S. Pier del Mar*
Tone, oggi detto S. Giotanni<iro in via s.^ Gal-
lo; poi in s. Miniato fra le Torri; in ultimo
nelTaottca Chiesa di 9. Micbele, detta ora s.
Carlo dal sm> Protettore.
Altre corpora/àoni nazionali ci' ramMient»
r ese'ipfo della Compi^gnia de'IiOnibardfl< Sì
adunavano gli Spiignolif tempo fa. nel cosi detto
Cappellone di s. M.- Novella , sotto l*invoea-
ftione d^r Apostolo s. Jacopo. I Lorenesi a veou
cappella distinta e sepoltura nella sagrestia di
s
I» Spiritò «otto il titolo dis. FriiK*iokt:il,xe-
de^cbi e i FiuoifnÌDghi nella chiesa delU.SS.
Annunziata y a man destra neili croce^ amno
U loro altare col titolo di S. Barbera» I Fio-
rentini altresì hanno tattora la iar coqfrater^
nita ili Roma , ed in Napoli , sotto il patroci-
nio diS. Gio. Batista. Ben inteso lo, spirito di
religione riunisce gli animi col pia forte yio-
colo di fraternità.
Osteria delle BertucciCf e frequenza
di tali ridotti.
Il raffinamento della cucina per via dei
Lombardi dovette distoglier molto la nasione
dal genio per l'osterìa. Inpanu alla loro ve-
nuta , era poco men che comune ; poscia è
andato sempre stringendosi , in ragione in-
versa che s'è dilatata la civilitza/iooe.
L'osteria delle Bertucce è delle più vete-
rane» e comecché situata nel centro del pri-
mo cerchio , delle pia frequentate» comoda,
ascosa, accessibile da più parti. Chi ne sa-
prebbe dire r antichità ? Possiamo soltanto
assicurare, obe esisteva al tempo del Magni-
fico Lorenzo de' Medici. Ciò si prova dal fat-
to, che racconta il Lasca nell' ultima delle
sue Novelle.
Maestro Manente, .fisico e cerusico di qoel
tempo , quantunque fosse spesso a cena e a
»3
eorref^getìo , non tanto delle sua importani*
tà 9 quanto dell'eccesso del bere; arvenne
vunn sera , che essendo il medico abriaco se-
condo il solito y e addormentato sai pancone
delle botteghe da S. Martino, egli lo fece
coodarre da dae tra restiti nel suo palagio ,
e quivi prima 9 e poi air Eremo di Carnai-
doli , dove lo fece trasportare segretamente.
Io tenne lungamente al baio y dandogli da
mangiare per mezzo di dae mascherati con
torce. Finalmente lo liberò , né ma più egli
seppe dove stato fosse* o donde venato.
Quanto fosse allora esteso l'oso dell' oste-
ria 9 il medesimo Lorenzo de' Medici viene a
mostrarlo né' snoi Capitoli in tena rima, in-
titolati i Beoni. Quivi son rammentati tatti
i più celebri bevitori di qaell'etày e fre-
quentanti le bettole e le taverne y sì in città
cho in campagna. Di lì si Tede ancora, che
neppure gli eccUsiastici si tenean lontani da
questo bagordo. Figura il Poeta d' incontra-
re una brigata di beoni , i quali vanno al
|K)nte a Eifredi , dove han saputo che Toste
ba spillato un botticello d' ottimo tino. Do-
manda i nomi di coloro, e gli vengon tutti
descritti. Il secondo è un parocoFiesolano(i4)*
L'altro che drieto vien con dolce riso,
Con quel naso appuntato , lungo , e strano»
A.' fatto anche del ber suo Paradiso;
Tien digititi, ch'é pastor Fiesolano ,
Che ha in una sua tazza devozione ,
Che vSer Anton seco hia suo Cappellano.
T. XL a
t4
Pfi^ Ogni loS^ , ^ l^r pgQi ftiirg't^dft
., Selli pre la. lida l(azza seco foi^t^ }
. Non %\ die altro I »iiiO a procierssipiici «
% jp^edp ^^esta $a sempre «ua scorta ^
Qiiaiido Jui muterà paese o porte,
Qao^tà sarà ^cke pi0chierà 1^ porta.
QiAestA sarà fìon (ui dopo la morte |
. 1^ mi3s«i 80CO fìa nel moiti mento ,,
Acciocché morto poi lo ric<mforte;
'^ qati9t^ J^^»ip;^rà per t^st^mnoto:
Mofi bai ta ?Ì8to a procession qumd'elli ^
Ch' Qgnap si fern^j y fa comandamento ?
C i CanoiMQÌ chiama suoi JVrUIIì ,
Tuato cbe tutti intoroo li fau cerchiai ,
> C mentre lo ric|ioproii co' msmteUi ^
Ì«ii coQ la tai^^aai viso fa copeinohio«
. Ma 1^ (ìretiueoza delle odiarle Hi ràlleati^
Viotto 9 come si è clett<> in principio i yers«B
i^ metà del secolo 'XV. Benedetto Varchi (i5)
(a 4ÌistÌMAi<>ne irai Manifattori Fioreatini^ e4
l cittadini «n mostrando che ai suoi tempi i
primi «oli usurano di praticarvi:,, Il TÌtto
da' Fiorefitini , egli scrive, è semplice e par^
oo; ma con m ara vi gì iosa e incredibile mon-
dizia e pulit^^sa; é si può dire, che i ina«^
lìi fattori , e altre genti basse, che vivono
Jetle. br^fCQia, vivono i^ Firenze perlopiù ^
i/iiQgU<> chf i cittadini stes«ii non fanno » per-
chè drove quegli andando ora à questa ta^^^
verna,. e quando a quell'altra do^ sentono
che simi&scia buon, yino , seuxa darsi altro
)iej9«ieriOcbe di lietamotitc vivere^ attendono
timonia ili rrvercanti 9 ì <|oali orci maria iineii te
f»Dff<i4d rbb^ i mo »09 la j^oàonn fO COA i>»o-
éèM'ìst d*uoiniDi dnii setifénóif U fegMà e tnU
«ara/' iion eccedono la medloorìlÀ; E f9«^iifir4
fio non vi rnancafiò «leUe- fàtfiìgflie, [^ q^»lf
ra«mrit U^ol.i , eviviitm gplenéid^ttieote tlfli
Oftttiloimnini f c<mve gU AntitiDrl ,1 B*Tlol«iif«
^Bbrrò^nfjBÌ , i TornÉboonì , i Ptxttìft Borghe^
rinii, i G0ddlis i Rocelkii, <^ trai Saldati Pte4
ro d' Alamanno con alcuni jvltri )v ' ^
N6iì06t»fite questa g^n^rai Hierva net la
parte pia Oult^ , y' era t>M À sempre qu air btf
brìgttta , che ainaVfi di K^o^llatfzarai e f»r lèmpo«
ne fuori di casa. La Cìoalata di kantiano dei
Rò8«i (t6);r(!GÌtata nello Stftiviteo de41a pk
Acciìdentra dèlltì Crusca l'alibo i5c)3, non è
lofilaBa dfli (arti tièMiWe^ die nn<^o quei irena-^
raridf^ Pìadri del parlaf Tonfano, pratWi^HCTft
qualche fiata di far dombiiccoia 'aWwHr'ini
Gli ò^i- a Pf«ifttn , fìgurrt qu^^l dotto CSicalatore
ébé ateaaeró ricoi^ao iti quel diurno medesimnr
all^ Utff Vèrsiti^ loro pef farsi far ragiune *opr«f
a fetide ÉOyeffchierie d^^gl^i Aò^ad<'nìi(ii dellii^
Cruisc;à. Tutto il diseofr^*^ ()<ftirinferfgno , chrt
tale era ' t^ nome Àòcade^nìcò del d^'ftojisi , * è
ttna rappresenta nart air Arcieon^oto. perchè vi
preìide^fte nY0vvedìrti<*ntH. Ii^»nto qirf al'atriìi-^
ga è:tt^ki\ :KrUhitéttata ; elle aotfo piacevbl fin^
^iotiett' »i1'd!piiìgU ifcòiltu'me del tempo, M
gòfet^vIgnaiN» all'ta^erié; ri »{ taihìnfeiitano'
(^t^ ìehtiitfAt t letavefwe di rtraggtór HnoN>
m^'^^'i tunvi nomi degli tif^i, i^ ile' torb^^H
SODI ; e finalmente lutti qeegli dej^i kcùftét'
mici (rHqaentanti , e le loro baie.
Riporto quel tanto cb'ei dice delle osterie i
e del loro sitd ne'diversi quartieri della città
per iatenderoe le quantità. S'infinge il Rossi
sorpreso da ardentissìina sete; e fticcome allora
i diaccia tini non esistevano f cerca di refocii*
tarsi con un bicobier di buon vino; ma cerca
invano^ perchè^ com'è detto, gli osti eran
tutti corsi a chièder risarcimento delle loro
offese al^ tribunale.
„ Parerami esser fuor della porta , donde
escono i malfattori a far la penitenza de' loro
misfatti y e dire : manco male , che questa
asciugaggine mi trova yicmo a Firense ( per-
chè non era quaranta passi fvoori delle mura)
cbe io ci potrò prender alcun riparo. Vengo
TÌa, e men' entro dentro per andare a Michel
del Bello , cLe fa la taverna allato alla portay
ma non vi trovo » se. non nna donnicciuola^
che tp\ dice , che non v'è né garzone , né mae*
atro. Vengomene gin in via Pentolini; nella
fia de' Pilastri» al Giardino ;si , in vanum /a-
boraverunt , quivi non si vedeva veruno. Vat-
tene a San Piero, al Moro ; a proposito. Io me-
ne voleva vanire nel Cerchio; e perch'io sou
Tsgo dell' esercizio , com' ognun ^a , presi la
dirittura del ponte I che noi chiamiamo Ra-
Jiaconte } eandainmene dalle tre pile in<{uel-
IjS bettplette riposte , né vi potetti trovar mai
altri, cjbe donnicciuole» o fanciullini, che guar-
davano la bottega « di maniera qbe mi venne
tanta la collera » cn' i' fu' per gitturnii in
il
no^'f! stettine ftlqiu^t^iito in forte; pur ffìhcxé^
detidol fìneddo oonsid^mi , che noti eru bene, é
partimi 9 e menit; Tenni nel Cerchio , e cerca
Yinegin « e cerca Baldracea^e entra nel Bu*
co y e va a Sani' Andrea , e^anne alla Malva-
gia ,a Frascati ,al Pifyancy, quivi parea, che
totte fossero state appigionate alla peste. Oi-
mè , che cos^i è questa ? dico io , questa è una,
gran novità ; è egli possibile , che io non abbia
a trovar taverna , che non sia o vota •< o serra-
ta ? E risolato di pur voler vederne. Ih fine ,
Suant^nquv con grande scomodo, e affogando
\ sete 9 por tuttavia m' invio alla volta della
Macine-, e nel passare guardo, se'l Chiassolino
è aperto I ma come T altre; conducomi alla
•ciddetta Macine» alla Sandrona» e al Palaget-t
to , ne vi trovando niuno , tutto pieno d' una
fantastica maraviglia , né potendo immaginar
la cagione d'una cobi subita solitudinevmi av-
vìo verso la porta nominata dal nome del Tue-
cello ;, obe la mattina, ci desta, e che, noi i»
proverbio diciamo maestro, né per quella ru*
ga lasciai io bettoJa, eh' io non ceroassi^e trd-i
vai chiusa infin <|uella , che dajr albero , nel
quale la misera ])Bfnefu convertita 9 ha presd
il suo nome y che mm tanto per mia cagione
mene dolsi, quiinto per quella di tutti voi ,
o Poeti , dubitando , che non sia chiusa> in ve-.
stro danneggio , e che per questa chiusura vi.
abbiate a morir di sete, e dir quella. canxon *
cina y eh' io .bo qualche votlta udito cantare al*
le balie:
Cansonetta in aur uii pero
Io non canto , s' io non beo.
»
f8
Ptirtiioiiiì'ili qutTi per disperato pre»i la stra«
da ifiiigo le iiHira y e rarnnitnando il tire' èVi^ in
pcrtera > arrìv^ni alla Porta al Prato > e Tenrif
domene per BifrgogiiÌManti> C|oasi tnarariglini]-'
donii di nàe stesso, x:W\o potersi far co' miei
piedi tanto iriaggio j mi condtissi pissàto 11
Ponte «Ila Carraia alla Tfave t'^rfa ,dove io
trovai fitto un braccio di O^h^avistetlo. e quel*
losche mi faceva più disperare, era , eli io non
trovava* ne can , né gatta , che mi Tolease , -né
sapesse dir la cagione di qéesta faccenda. Pi-*
gì io la via verso 8. Friano, e tutte inquei bor^o
le trovo chiuse. Vommene a San Pier Gatto! i-»
ni 4 e cominciandomi da Ih portt^ , e ^aardan»
dole a una a una , mi conduco alla Buca spe-»
rando> enopsappiendo perchè, ^he etlu fossd
aperta ; ma
Fòlle fa la speranza , e 'i pensieir vano.
Oh con quanta fatica mi condus^'io al Ponte
a Santa Trinità per via Muggto! lo viao dire,
che io èra ttitto una broda d' acqua ^ e qurvi
voHofhi a manritta visitai it Birago, e •cor&e
rattve là rttrovafi. Pascià i il Ponte Vecchio*, e
htiìg* Arno voltato per certi chiasfìtili. mi con-
dussi Rnalmente allo *hferno, ma quello ( co^
sa da non se lo imo\ngin:rre) eeiànd io* trovai
chiuso, PartOfUi quindi per vedere , a' eHVran
tutte a un modo , e vommene in Chiasso Gorv
nino', e t^rovutol chiuso, m^MA'diriiézo per Mer-
cato Vecchio aita Coronirina, et iierum, e da
«a pò; partoiiii^e vommene atte BertuecSe^B'iu
'1
Pii»*e<>.t o.qskijvi trovo •stmilmente Tuscia
gbittocìatov Jioti 8i«|)pii}iido \im eh«* mi fare , .é
pt^reiiàemi aver fatto pì6' vtag^'^o, che, »to pe#
dire , >k«>i) f^eoe il m£i»cbinoy «fH»endoiiii coni<^
egli condotto air ili ferao. e tra?«licatolo («>b
qoanto e )>ÌN« veloce il mio pensiero che non
Kona i passi! )er» io; qoautunqiibe mi dormissi
in letto assiii sofiice, nou meno stracco , cbe
se non in sogno , ma d«i senno avessi fatto i(
lungo camtii in», e d:til« sele si travagliato ^
che non pareva , eh' V ^^h J^otessi- }niì Tnuove*-
re. Pure non mi restandii» dltro da' cercnrc'^
che la taverna àe\ geo, e qoetla del porcti, ed
essendomi elleno \^$$b'* di presso, hrm volli ^
eh' elle mm fossero' iinrL'esse d!s me cerosi t«%
Partomi adunque di Pm»ììdo, e arrivata allo
Special della Croce, mene* to alla voltd iki
campanile per entrar nel^o'; Aia venendomi
guardato vvrso U Hlghit'tosav ^eg|gio€«inm4iili'*
re Stivale r la cui vista alquanto mi conforta
Cammino anch' io per fagigio^tgerlo^^domnn^
darlo di questa cosa ; ma quafirdoiBri^rvt», egK
entra nel porco sua i^tanva , e mfi sefr* I' nlcio
in- sul viso^nd volle ascoltarmi, né aprirroi i
che questa mi parve più (Tirana d'ogni altrii
cofla. Orsù (dÌco>, veduto qutiMo ) qui MOH
ci resta , eh' io mi ricordi > <?hp 'l' fico , vegi
gianne la fine. Vorn mene ad esse» qillifsi<^^tti^
a' luogo, dove io debbia^ tr<òy4rd aH 'pc»sKO /
che non abbia ne fin, tìè' f^tdo . e atto a
•pegiitfv la oiia ardentissiibli^ i^te/Qiiella |iro%
vo aperta > m« vote.,, •» *••/#
InsìM^Hìia iutt^ rr»tMv%la'«dè>'^riy padf^ni
le osterie ^ perchè qaastì piatiTuno eontro ÌU
Crusca* Udite le >ccai>e, fo pr€>ferìta lascsn-
tenta y delta qpaU non può darsi la pia mor*'
tìficante a chi abbia ponto di gusto nei tra-
cannare i doni di Bacco. Eccola nei suoi Té-
li termini: ,y RiserWerono e sentenziarono,
che mai a niun di quella brigata (della Cru-
sca') , che capitasse turo alle mani ,. non
fosse dato altro vino, che di quello delle cin-
que terre, e 'si cercasse anche del peggiore,
e che sapesse dì botte, di secco, di muffa,
di sevo^ di cuoio, di umrcorella, e fosf»e ri-
bollito , e cercone^ e più fiorito ch'Aprile o
Maggio; e caso che non s' avesse io bottega»
se non vin buono , da' vivandieri s' ^gli avran-
no a ber biancorella , sia messo loro avanti
delle . radici 9 aociocchò non sentano il suo
sapore». se via roseo, si dieno loro peducci
in aceto, gelaUpa, e tutt' altre cose aceto-
se, e ari!abbiate di peperella. Qne' del vino
( percioechà di tutte le stagioni non a' ha co-
se di ciò che fier mangiare s'appartiene, ohe
cagionin pesaimo Iwre come sarebbero nella
primavera le ricolte; i baccelli, e simili tat*
fere 9 .e neir autunno mill' altre frutte) vo-
gliamo in mancamento di queste cose 9 per
toccargli, nel vivo per ogni guisa, che all'ul-
timo ,. in cambio di finoochio , dien loro dc^l
ramerino>il f}oale togliendo al vino ogni,al-
tro sapore, gli dà io contraccambio qud della
muffa; ^e questo «otto. gravissime pene fa a
lutti comandato in universale. ,,
• Se ^ vero ti' precetto di Orasioi che fictn
^iMiìplatta cauMa ami proxin* y^r^i dùnc^t^
nel aecolo XVt gli Accaderoiei della Crusca ^
perfooe sceUiasime , andavano come latti gli
allri <tU'pfi(èrià, ite ae ne facevan vergogna.
Ma il yiver presente eli venuto più serio di quel
dì ^ini*9 ed il loaaOt della mensa , e dei servi-
s{, giunto aireccetso della mollexsa e del fa*
aio, hanno distratto oramai le persone culla
e contode dal fumo fetente delle mercenaria
cucine. Queste son ri^erbateal minuto popolo»
L'usanza ne ha potuto più, che le decUma-
zi0ni y e la forza. Se qualche brigata di gei) té
ricca va all' osteria, ciò dipende da nausea
dello star.bepe; essendo par troppo yero^ che
ad un ohe sempre ingolla
Del ben di Dìo, e trine*» del migliore,
Il via di Brozai un pane e una cipolla
Talor per uno scherzo tpeca il cuore (17).
Torre di Dante.
Se si mostra a Napoli con compiaeeoaa In
tomba di Virgilio 9 a Ferrara, la sedia del-
l' Ariosto, a Montici, ne'contorni diFirenzet
rabitazione (18), e |a tavolandole scrisse la
storia il Guicciardini; perchè non aoce«nerò
volentieri ancor ^o il luogo della nascita e
detr infanzia del nostro Dante, nel i^rimo cer*
chic della Città?
Si chiama tuttora la Torre di Dante una
casa sulla piazza di S. Margherita, dietro Ba*
dia, già posseduta da'PP. Domeniraiù.dì &
Majoo, à confino colla piazza ^etta dc^ Dpniiti
HI ani 'eorso. Qtieslii, o iiUrff pia pUH^s^iptiir fl
S. Martino del Vescovo, tiii »t»tii l'abitaiione
m cai ^'ìdóe lo prima tace il Pòetr; è però
certo, che la famìglia degli AligMeri areale
sue t;a8e in questo eontornob
Parimente ncm molto distanti eraè quelle
de* Portniari {19), de'c{«iali fu ^ratrtprt»!^ la
Beatrice, cptelia che fu la f^rima ad acoeticlcre
VI suo bel genio atk poesia, ed'»' cut dedirò
tanti ▼Tergi etimi sospiri;
Gom'ei ae ne invaghiéae , tutti gli scrittori
della soa vita convèng<*Ho in darne tìont»* Lfl
ealeiide di Maggio si cek?bravan èon gran le^
ticia tu que' tempi. Le medesiuie si Molenni**
»aron nel 1174 in ca«a di Folco Purtinari|
ricco Cittadino, tra gli amidi e i vicini di
quella «ontrada. Vi fu invitato il pdre di
Dante, e questi vi còndtìi9<» il figlio in eti di
nove anni, Pari di età era la fiali» ài Folco,, Si
accelero entrambi d*iÀndcénJe amore; ne vi
fu che la morte , che ne troncasse la corri-
spondenza, e la stima, Pinir6noÌ gt«»tnf delU
Bice agli anni 3i6| il nóme non si spengersi in>J
nel Divino Poema (ao)'.
M<H>omentì di Dante ne son' più foorl cbe
dentro la patria : in Casentino nna Torre ; nei
Monastero di Fonte Avellana, ed in Gubbio',
marmi con {««irixionf ; in AflTentia il Sepolcro,
Koi non conservianao in pi4Kbrn:fo, che uO
quadrò appeso alle pareti del Duomo, in cai
Dtfnte è rappresentato co' suoi tre Regni, e U
rednta della nostra Flrense, Scario yrfsnm^
lanln f l«ria ! (#)
il
liei suo Poema, per t^eri) all*Aliglii«ri Telon
gio. f-e sue tro Cantiche, Itiferno, Purgatorio^
e Pai'adiso, le «iumIÌ, pei* qaalaoq'Ae causa it
facesse., rQtit'>tò Commedia , lo eostitalicono
1) maggior Poeta d' Italia , compresovi quegli
d^Ì««^ol 4'Augi»H<«. Così dicetfido lo coofti#e-*
ro solo per la part^ di ciò Qbe torma prificU
piilmente un Po^ta^ TinveniZiofiei e le lmma«
£*ini. Per la parte dell'argomento i in cui A
dichiarò dì ,
Descriver fondo a tutto Tu jUtT/drio (ai)) »
è tanta li» dottrina ch<2 vi s'asconde , eh' io non
sarei lontano dall' affermare quel cbe altri
disae (al) , non trovarsi verun altro Piiema nel
mondo y cli« |>osfa alla commedia di Dm ni te
P^'*agonar«i. Àlftn di rettdeil^U' questa gìiisti-
x.ia) (ai duopo studiarlo, per ben ìnte«>derlo|
rapporlHrvi cpesso attempi ne^quali fu seritto»
per dissiparne roscuritàj ed essere Italiani i
per iioti iniridlnrloi
Volt» ire noi rammentò nemmeilA di pas«
s«i|[gio nel suo Saggio sopra la Poesìa £pica.i
M" Voltaire in alcuni pesii, cbe ne ba tra«>
dotti nelle, sue meacoIaoAO nnustra di. non
averlo ben inceso, e molto nu^no gustato. In
tal caso fece <£i«gl io a diinAntiimrlo. Se ebbe
scrupolo di chiamarlo Póemu Bpica, dirò
quel che disse Àddiftson a . i-hi av^a la stessa
dJilIcoUò , quiuito al Paradisa perduta» di Mil*
^n ; fioten chiamarlo Poema Invino ^ e far eco
m ci^ dke ne pensa l'Italia.
Festa di Calendimaggio ^
F^rragosio f Bf/anej e Fierucolone»
L'arer disopra rammentato la Festa di Ca-
lendimaggfio; non mi permette di lasciar que«
•ta, né altre tre che la seguono^ senza diroe
parola.
La prima si pratica inoggi solamente in
contado; ma non era ai tempi antichi meno
comune in Città, Il canto, il suono, il bailo,
e le liete mense annunsiaipano la primavera.
S' incominciava il tripudio nel di primo di
Maggio, e si continuava per alcuni giorni. Le
canzonette cantate in quel l' occasione si dioean
Maggiolate, e Maio quelTalbero o ramo che
s'appendeva, come i contadini fcinno tuttora,
alla finestra, o presso all'uscio dell'ìnnitmo-
rata. L' Ab. Salvini nelle note alla Tancia del
Buonarroti, fa derivar questa voce dal Mag*
gio, e ne spiega il significato dicendo essere:
Un albero, o maio, detto dal Maggio, pieno
di orpelli e di nastri, attaccato dall'amante
vicino air uscio della dama per segno d'augu-
rio felice di lieta verdura, e di felice e ricca
abbondanza (a3).
Che il costume di solennizzar cosi le Ca-
lende di Maggio, non fosse un tempo tanto
plebeo e rusticano , com'è di presente ; lo di-
mostra non solo il Simposio e la Festa in Casa
Portinarii dove il postro Dante si innamorò i
%5
ma ancora la mdte Caaxoni, le quali pare son
chiamiite Maggi, composte da 'più accreditati
Qominì de* tempi antichi , e moderni. Tra que-
sti ultimi si conta Gio. Girolamo Kasperger,
di etti resta alle stampe un Maggio, elegantis-
simo, il quale fu cantato nel Real Palacxo
de' Pitti a iV arciduchessa M. Maddalena d'Au-
stria nel i6ia. Un altro simile, assai più an-
tico , si trova tra le Cansoni a ballo composte
dal Ma gniGco Lorenzo de'Medici^eda altri, e
principia così :
Ben venga Maggio ,
E'I gonfalon selvaggio.
Ib un'altra Canzone dello stesso Lorenzo si
allude parimente a ciò, dicendovisi:
Se ta to' appiccare un Maio
A qualcuna che tu ami ec.
Bficfaelagnolo Buonarroti ne fa anch' esso men-
ftiooe^ facendo dire ad un amante disperato.
Invano al Maggio lo le ho attaccat'i Mai.
Finalmente il Cecco del Baldovini sfogava
alla Sandra i suoi concetti amorosi
Quando Maggio fioria là nell'amene
Campagne del Varlungo all'Arno in riva.
11 Caleàdimaggio è festa di quasi tutte le
r. IL 3
«6
Kazioni , cLe gustan la dt>ice aura di Zefiro;
ma il Ferragosto è stvto sol proprio de'Bo-
iiiMniy e di noi. Siccome in Roma 8i fecero
lungo tempo ì Giuochi Àugastali in^oDor d'Au-
gusto (a4)t C96Ì in Firenze si soienniszò già il
Ferragosto in onor di Cosimo I., per la TÌttc)»
ria cVei riportò nel dì primo d'Agosto sul-
r esercito dei fuorusciti Fiorentini a Monte-
io urlo» In taf giorno si facean regali da uno
ad altro amico, subordinato» o pareste; le
brigate si radunairano per tripudiare; e si so-
spendevan le Arti e gli UBzj come in di fe-
stiyo.
Le Ferie di Agosto sembra dunque cbe ab-
bian dato origine a quella voce. Altri però
vogliono che ella si parta dal ferrare Agosto.
La pensò cosi Micbelagnolo Buonarroti il gio*
Vane , il quale in una Cicalata su qurslo tema
affermò , cbe siccome i manescalcbi quando
ferran le bestie , le rendon piò gagliarde e più
forti, cosi quando si celebra tal solennità,
perchè s'empie lo stomaco di buone cose, di-
venendo piò vigorosi, venghiamo in certo mo-
do a ferrarci. Sì dice di un vecchio, che ha
ripreso forza e vigore; egli si é rinferrato. E
perchè quello avviene nel mese di Agosto^
Ferragosto si addomanda (aS).
In detto giorW si correva il Palio degli Asi-
ni , e poscia sulla piazza di S. Felicita si veni-
va a cavare i Paperi di sopra uno stile, ivi
fissato con quattro corde a padiglione. Forse
il Lippi intese di tali divise, quando nel suo
.M«litìaiilìlc (a6) iliotìe a quei di Brofzì e di
iQua racchi per insegna.
Gli spiragli (27) del dì di Ffirragoslo,
Abbiam disopra fatto sentire, com*» il Fer-
ragosto possa aver avuto principio dalla vìt^
toriadì Montemarlo' ma il citato Buonarroti
lo spinge molto più addietro , sino ài tempi di
Cario Magno. Vero o non vero che sia , degno
è però di leggersi il testo di detto Accademico
della Crusca per due ragioni; prima perché
s'intendon di qui tutte le ciance, che vanno
in giro trai nostro popolo, non solo sol Fer-
ragosto, ma ancora sui suoi fratelli Calendi-
maggio, la Befana , e. la Mezza Qui^resima; in
secondo luogo perchè si porta un esempio di
quel che i Francesi chiamano Féeries, e noi
Fataggini y derivate da vecchissime tradii io*
ni) o storie degenerate.
„ Nel tempo, che Carlo Mogno Re dì Fran-
cia, e Imperador di Roma p»ssò in questi
paesi (è Ferragosto che parla con l'Autore),
molti grandi uomini a onor di lui , e piacer
loro ne vennero seco, intra quali il padre miO|
che fu un gran Baccalare della C 'ntea di BeU
g\oioso , e fu uno , il quale poco dopo la nostra
partenza, accomandati a Carlo quattro suoi
figliuoli, che tra maschi e femmine era vano
venuti con lui» mori per via. Noi adunque
quel buon uomacoion seguitando, giungemmo
in questa città, dove egli, poiché chiamati i
cittadini delle ville (come ta sai) l'ebbe r««
>8
stHuratBy qualche tempo ci dimorò , e molli
de' suoi ci fé accasare, e dì nobili privilegi
dono lor fece; ed io con tutta la mia brigata
ci rimanemmo. Ma Carlo, poiché ebbe accoa*
ce queste faccende, deliberato di andarsene,
ToUe prima andar visitando i luoghi circonvi*
Cini ; per la quo I cosa essendo noi una volta
ibtra r altre a Fiesole andati, e molte belle
cose vedutevi , capitammo colà a quella buca,
che delle Fate si dicey(^) dove fin' oggi tu sai
molto bene che elle dimorano, le quali ci fe-
cero un bell'onore; imperocché l'imperadore
di belli doni , e di belle cose aveva loro recato;
ma quelle in ricompensa gli fecero molte cor-
.tesie* e fatarono molti di quelli , ch'erano
venuti seco; ma chi io una cosa fatarono, e
chi in un'altra, perché elle iu dimoltissime
cose sanno fatare, e da loro fu fatato Orlando,
cioè che non gli potesse essere forata la pelle
mai, che da prima non era cosi, ancorché
alcuni dicano , che e' nascesse inforabile , e
allora fu, che Malagigi imparò a gittar l'arte
della Negromaniia; e così molti di belle fa-
tagioni ebbero da esse, lo, Calendimaggio
mio fratello, e la befana mia slrocchia,. fum«
mo tutti (ma variamente) fatati; una siroc-
chia ebbi, che non volle fatarsi mai; in quel*
lo, che io mi facessi fatare ti dirò ora. Io
chiesi loro, che elle facessero si, che ogni
anno da oggi a domani a otto , io fussi sempre
mai vivo, che ciascuno dovesse onorare la
tornata mia, e facessene festa ; e così stamani
a buon'ora fui fatto vivo. A queste parole non
^9
mi potetti tenere 9 eh? io noi domandarsi ; qo«
me le fate facessero a farlo vivo. Dirolti, di^e
egli: ma^ prima mi convien dilati come io fae«
eia a ijaorire. Quando io ho a farmi morire io
me ne to a mezza notte alle Fate, che non mi
è tenuto mai porta , e qutyi mettendomi un
buon ba riotto di vino a bocca, ne beo tanto,
quanto me ne posso, sicché addormentando;*
mi, mi muoio allora si dolcemente, che io non
in'bccorgo punto; morto. che io sono, le Fate
banno quivi una bella troia grande salata,
dove elle mi sotterrano, e poi ricuociono io
sparato da capo a pie. Quando io mi ò a far
rivo, yengon le Fate con un popon di legnaia,
e ponendo il fiore al niifolo , ovvero grugno
della troia, tengonlovi fermo un gran pezzo,
onde io a quello odore, passandomi al cerer
bro, subito mi rinvengo; sdruconò to sparato
della troia, ed io rizzatomi allora su, son
bello, e vivo. Ma che si fa egli poi di quella
troia diss' io? oh mangiansela le Fate , rispose,
e ogni anno, quando elle insalano il porco,
insalano una troia apposta per sotterrarmivi
dentro. Ma innanzi che io il mi dimentichi,
soggiunsi , dimmi digrazia Ferragosto, di che
fa lamento e il tuo fratello, e le tue sirocchie
fosser fatati. Chi in upa cosa, e chi in altra,
rispose. Calendimaggio si fé fatar nella musi-
ca, e però tu vedi, cbe ogni anno in quel dì,
cb'e'morì sé gli cantano le canzoni,, e piti
giorni poi e'vojle, che in quel tempo i deyotl
suoi, a suo grand' onore, gli appiccassero il
inaio. La mia sirocchia maggiore volle esser
3 *
3«
fatta di lor numero, e fu grand 'mi imo il foó
a chieder, una così fatta domanda , imperoc-
ché elle non ne soglìon fare, se non quando
l' anno hisesta , e non vi aveva pia che un an-
no, che era statò bisesto, e vi avemmo molto
da fare, perché ciò ottenesse; ma le Fate pur
r accettarono con questo patto, che insieme
con l*Orco, castaido loro, ella dovesse far
paura abbambini che non mangiavano il pan
bollito, e che la notte de'sei di Gennaio, a
quelli che non aveun ben bc^ne cenato, forasse
il corpo collo stìdìone ; per la qua! cosa , come
tu sai , i fanciulli tì sì pongon sopra il taglie-
re, o veramente Tasse del pane, e voler cre-
dere, come vogliono alcuni, che la Befana
fosse maschio e avesse nome di femmina , e
che ella hucasse il corpo alle donne, e noo
a' faficiutYi , sarebbe una stoltissima sciocche-
ria, perché non é vero niente. Ben lo credo^
dìss'^io , che mi ricordo pur troppo bene , che
non esser forato da lei , mi metteva addosso il
mortaio, e sentitala alcune volte venire, la
conobbi all'odore, ch'ella era femmina. Qael-
r altra sirotchia, che io ebbi (seguitò egli)
non fu altrimenti fatata; ma molto meglio sa-
rebbe stato per lei , che ella tossii Uata fatata»
perocché ella non si sarebbe condotta a mo-
rire con tanto' strazio, come itce quella me*-
schina, lo ript'esi a chiedere, perché modo
ella fosse morta; al che rispose cosi: Costei
ritrovandosi una volta gravida nel tempo della
quaresima, le Tenne voglia d'un salsicciotto
Bologoele, e procacciatolo, tutto intero, criio
3i
dò crudo in una volta set trangugiò. Fu scO*
perto alia Mozzalingua , la (juale in breve prò-
c6ssatàia , la condanno ad esser segata vìva ; e
porcile le Fate le* addomandassero in dotio la
yita di lei, non vi fu modo a scamparla dalla
mala ventura. Venuta adunque la maltin't »
cbe ella doveva morire, chiese a coloro, qhe
a guastar la menavano , acciocché ella non
fosse riconosciuta 9 che di alcuna oósn la vo-
lessero trasfigurare: i segatori tolta la spugna,
e tuffatala in quel calamaio, dove e' dovean
tinger le Corde per far la riga a segarla dirit-
tatnentey la le fregarono al viso, e un vestire,
cbe pareva da monaca, indosso le misero; e
Soscia fattale una tacca, i denti appiccativi
ella sega, segarono lei, e chi le era in qorpo
in un medesimo tratto , senza niuna miseri-
cordia j e da qaell'ora in qua ogni annq nel
dì della mezza quatesi ma i fattori delle vostre
botteghe, in memoria di tanto caso, fregate
le tor bert'ette al cammino;^ o alla padella , si
tingoilo r un l'altro la faccia, come vedete,-
ed al luosTO, che forse per questa cagione ò
cliiamataTa piazza Padejla,r innuova no il do^
loroso spettacolo in una immagine di legno„
che a similitudine di quella vestita, chiaman
la monaca; come tu (pertanto la tua scala in
ispalla) debbi a guisa, come multi fauna, più
volte esser andato a vedere. „ j
Ld Festa della notte del 6 gennaio qui ram-«
mentata, e che ancora vige, non è meno so-
lenne delle altre dae. Ella si chiao^a Befana
o Bjfadij, nome d«irivato currotJamcnte da,
3a
Epiphatiia, in volgnr nostro iVpparifeione, che
è la Solennità della Chit;sa in quel giorno. Or
ciome un tal nome yenga adottato a quei fan-
tocci di .cencio,, o d' altro, in sembianza di
donna o d'uotnp, che >i portano per le strade
in, mezzo a' lami, e allo strepito di corni e
tamburi, la sera precedente alla d^tta Solen-
nità: sarà facile a dirsi, purché si rifletta al-
l' antichissimo uso delle r«ippre£»entazioni , det-
te da noi Misteri, di cui si trovano esempì. in-
torno al duodecimo secolo. Queste in pripcipiQ
non si recitavano, ma si rappresentavano in
silenzio, con abiti propr], ed atteggiamenti;
e di qui vennero le Befane.
Fa maraviglia che a 'uno spettacolo oramaf
profano, abbia contribuito la devozione; ma
pure è così, ed è lo stesso in altri paesi. Il
Man ni, che ha trattato eruditamente quest'ar-
go mento (38), e che pensò ancor egli che la
rappresentazione de'Magi abbia dato origine
alle Befane, convalida ciò con un esempio del
popolo Milanese, simillssimo al. nostro. L^
data è del i336, ed il tatto è riportato da un
Istorico di quella città [2g)i „ Fuerunt coro-
nati tres Kegts in equis.magnis, vallati do-
micellis cum someriis multis, et familia ma-
gna nimis. £t fnit stella aurea discurrens per
aera, quae praecedebat if^tos tres Reges, et
pervenerunt ad columnas Sancti Laorentii,
ubi erat Rex Herode^ effigìatus cum Scribis
et Sapientibus. Et visi sunt interrogare Kegem
Herodem etc. ,,
La cosa è più naturale, che far venir la
derfrazione dello Be£iiie dai Satnrnali, o da
altr'aso Pagano. Se la festa è degenerata, il
sao priDcìpio però fa sacro, e cotiTeoeTole al
giorno in cui si rappresenta. Oltre qoesta
conformità ve ne son altre, che Io stesso Man-
ni rileva molto a proposito, spiegando le cinn-
ce e le chimere > chie le balie vanno insinuando
ai fanciulli, circa le cose portentose, che dì-
cono accadere in quella notte: % Finalmente ,
egli dice, le Befane, che con nome sacro voi
ben vedete, che si appellano, significar vo-
gliono le facce straniere e trasfigurate de' Ma-
gi;! regali, che allettano i bambini, sono i
doni degli stessi Magi offerti graziosamente al
Signore; l'andar gironi le Befane, il farsi al-
tro giro da quelli tornando; e T offendere e
ferire il corpo a' Fanciulli , che lor caeiona
timore, tirano alla strage p<iurosa degl'Inno-
centi. Si osservi, per la rassomigliani^ dei
Magi alle nere Befane, che la Fiorei^tina an-
tica famiglia degli Epifani, volgarmente detta
de' Befani, alzava per sua arme parlante una
testa de' Magi. „
Aggiungo per compimento del paraleUo,
ebe il giorno dell'Epifania si pongono. le figu-
re de' Magi al presepio, e si pongono alle fi-
nestre le Befane. Quest'uso quantunque mo-
struoso ed assurdo, si conserva nonostanfe^
tuttora, ed era già in pratica ai giorni di
Francesco Berni. Descrive le orrende fattezze'
d' una sua cameriera y ed aggiunge (3o) :
34
Il di di fiefaiiìa '
W porla, per Befana alla finestra 9
Perchè qualcun le dia d'otta balestra.
La Festa delle Fierac^ottone non la credo
taifto antica qutinto le altre , ed e tutta pro«
pria de' Fiorentini. Ella non e rammentata da
▼eruno scrittore. Sì pratica questa la sera del
di 7 settembte, vigilia della NatiTttA delia
Vergine, quando vengono Mia Tisità del' de-
voto tempio delln Nonziàta le donne de! Tici-
no contado, e quelle del Cnsentino, e della
Montagna di Pistoia .'In tale <xxaMonela fiera»
o mercato di rarie merci che ti si fa , accresce
la frequenta drlT allegro popolo. Il filato che
|K>rtano in vendita le dette donne , il pannoli-
no, ed i funghi secchi, hanno procurato loro
il nome di Fierucolone, quasi contribuenti
olla fiera. Cantan Inni alla Vergine nel loro
rotso volgare ; ed una ' volta passavano io
Chiesa, e ne' Chiostri tutta la notte*
Chi non conosce le fattezze, 1' abito, e i
panni delle donne delle nostre montagne, Irg
ga il capitolo del Mauro p Monsig. Gio. Della
Casa tra le Opere burlesche d'autori diver-
ai (3i), di cui qui presso è una parte:
Paion le guance una cipolla cotta,
Le lahbrii d'una p'>rla un rivellino,
L'andnr proprio d'un asino che trotta.
Quello con che si siede è un magazzino,
Un fondaco d'odor fecondo assai,
più che di sugherello il botteghino.
35
L'ugna d' astar y te man sod di beccai f
Scbieoe da soma, e grande da stazzonì >
Pie da cavalli , che non posan mai.
£ par che abbian ferrati li talloni ,
A guisa di Somari e di Cavalli,
Tra lor non s'usan cuoi di montoni.
Pe' campì, per le Chiese, in feste, e in balli ^
Scarpe non portan mai, e contra'l sasso ,
Contea '1 sole 9 e la neve an fatti i calli.
Voi morireste di rider la festa ,
Quando sen vanno a messa la mattina ,
Con le matànde de' mariti io testa.
O con un goardauappo da cucina
Sovra le spiij||^j;4>on sì strane gonne,
Che ciascuna par guelfa e ghibellina.
Per lungo e per traverso, orsi, e colonne.
E dirise , e trafori, e gelosie,
Che non usan costi le vostre donne.
Si strane fogge e costumi sotto gli occhi dei
cittadini, ed in contrapposto colle loro stn-
diatu maniere, ne scossero, quando che fosse,
la fantasia, e gli mossero a farsene beffe. Le
Fierucolone o fanali di carta , in cima ad una
canna, con fiaccola accesa dentro, che girano
In città in detta potte; le rocse e disarmoni-
che cantilene; i fischi e gli urli che ne ri un-
bombauo ovunque, ma spei^ialmente ne' con-
torni della JVonsiata; par cbe servano a dare
un ridocolo. a Quella parte di contado. Se ne
36
fa sentir la dispariti; se ne rileTa la goffag|^-
ne ; si ride insomma di quella torma di gente,
che vien per poco a ìViùrbarsi dalla montagna
la più alpestre e più rozza.
L' Ex-gesuita Buganza Mantovano essendo
in Firenze precettore di lettere umane^ sì di-
lettò di porre in versi Latini diverse feste po-
polari della città , fra le quali quella delleFie-
rucole. Nella mancanza di altri scrittori suciòy
farà piacere a chi legge il veder la lingua del
Lazio, accomodata doppo tanti secoli adescri*
vere una festa nostra , con tutte le circostanse
le più minute:
Septembris roex festa aderunt, cum vendere
merces
Flora coit diae Virginis ante domum.
Flora, inquamArnicolaequeomnesi etFaesala
rupes,
Et Clusentini rustica turba jugt
Tum noctem liceat totam traducere ludo,
Quem facula ardenti charta et arando facit.
Fertur arundo mano praefixae cum facis igne,
Quam cbarta in clausum circumit apta glo-
bum. "^
Gentum ergo> veluti laternae, compita la«
strant
Sublimes; cùnctas inspìciuntque domos.
Gonsequitur pubes^ nunc tìntinnabùla poi-
sansy
Sibila nunc inflans ore, ferumque sonans.
Ecce antem snmptis portae post limina saxis
Stant poerii et iactant^ deiicinntque faces.
Ab pMVfrai{,^tetljittDonttèccommiwft]uetis»
(^idiiin io^t y ner f o perse^ilarc|a« bovit. «
At frustni; fogere illi, rttrsiuqiie Istente*
•Rursos-m acoeoMé taxa dedare faces:
At4}M« baec ad iotam ; seguitar pleba gaudia'
noatem | .e i <
Vllba» quae nobia aonpas'orbis agii (3a).
/ • «' r • , t • • ; i
La Festa dei. Lami in Atene èra affalo di-
Tersa da questa» teneano gli «omini' una fiao!
coU aD€;esa nelle mani, e terminata, la ìora
carriera , ia forgeTaiio a quello obe d9vea con*
tinuarla correnao doppo di loro. Lacreiio' ne
trasse la somigUansa delle Umane generaaioni)
cbe suocedonsi con celerità :
£i iju^H Cursoret^ i^il^i lampada
traduttt (33). :
Arc^ della Pietà ed Aàili Laici ed
. Eeùlesiasiici.
Vicino al Gaotb detto la Croce Rossa, l'era<^
diUssimo Signor Giuseppe Pelli congettura
nella. sua Vita di Dante, che fosse l'Arco dellW
Pietà, di cui siitrova ifatta menzione iiìRìcòr*
dano Malia pini, ed lin molti antichi con tra t*
ti (e)» Quest'Aron^ o Volta ,> secondo il citato
ìlalbpini, avea prefeoil nome della Pietà, per-
chè qualunque. reo vi. si to$ée. i^overtito, go«
de fa privilegio di: non esser molesta:^ dai mi«
liiet ri della GifUstisaa* ;
Cbe ai^o polisse quesio^dubitaao assai gU
T. XI. 4
38
àjii»ioriNdelle4Milittliità. iiMtre« ^^pciglnÉi dì
Dotisie e 4! acrtUtiri di quei tonift^^dìoeU Mi-
gliora » poa è eosllìncile, a dav nel -«««ibo, se
perav ventura tioa losae Imoita b ' Teflrwùane
del Borgliitii, il quale aa pendo coioe A.oiiqua«
rio pratico dvgli usi dei Romiiuiygli arcbies-
aersi alxati in Hoina per seguo di Iriouio^ se
lo iinmagìnò un di quelli, titto per onore di
alcoBgran cittadÌDOy benemerito d«^lla Repub-
blica di Firenaey e forse uno degli Eliseiy
a-' qua li non solamente tornava eontiguo slÌ0
loro case 9 situata alla bocca di Meroiito» ma
Iuel che strinale , è il leggenti iu dite scritture
el ia83 , e 84« D^ Bonaccuraus da EU^eis de
ércu ludex. n
Dal qual sentiiuerito discordatido alcun poco
(o stesso Migliore , soggiunge parergli più ve-
rosimile, che fosse t'À-rco .del TrionTo , richie-
sto>in tutte le città y ore le spoglie de' nemici
si ponevanuiìe i Ttrofei, le Sialue, e gii epi-
taffi 9 per chi s'era maritato una tanta gloria.
Lo che egli va confermando colla situaitioiu}
del luogo stesso; perocché Leoiv Batìeta Al-
berti , inerente fcHrse anco in questo a Vitra»
¥Ìo, ordina cbe tal sorta d'areni trìc*o£i li sien
collocati) dove la via fioisoe nel Mercato 9O
nella piassa 9 acciò sotto gli occhi del popolo
r onor del trionfo continuamente apparisca.
Checché siasi pero di tali opinioni, come
pur di quella del Manni, . cbe lo suppoa«^- uno
degli AoquidoAii delle nostre Terme | sarà
seiapre vero che egli è il più aaiioo ' eteaipio
d asilo ai rei, riUiiiiàcut^to presso di noi* Di»p-
3q
po^diil «nulle» ftf? M ▼i>(|tii% I^PierM rialorifi » n
sl.«*ii|i«reblie,A trovnrtie aUro» o dalla: Laica 9.1
d.iU'£ccle«i;^ttica Potestà proTeiiienle » tino a -
secofav XVI; f>eròacb4 ^lan^tonque le Legg
gi*firniti delia Cbi«!iia Tegl»ara«y0vnoii8iìn>vs
difnUo che i flctinqurnti 8e ne v^lf^^sero^e pei
altr:« p.irte'ti legge «Ha Rubrice iSpdel lib*
III del nostro Stitiito ooaQfìilalo nel ì^ìS, i
Itlolo : Or non recepiandis male/ac tori bui
i'n Eccleùis , yel earum domibut*
La' pTlma coftlitusione ceclefeinstioa , ffpet<-
tHtite air ìmmnnlti delta Cl»iiHia Fiorentina 1 kì
.tro»a.nel Stnod(# Proyinoi<*l<* del ' iSry , goti»
r Arc»refmo«^o Giulio de' Medici (34) » in qnetli
ristretti termitii. y» Qmtnifiimm j«re canioiD
ee«e videatvr quamlìbet Eecle«fani éo sau-
dere privilpgiq, ut per XXX pasfus in ambito
imo ad se confugientibuii ijnmunitetem prae-
atei; ititamen quia in Iccìs {.ngufttiti qoalia
i:unt Fiorentine , ubi ita frequente* sunt Ec-
cleaiae^ ^t tela ferecsvilitAredd^relnr iinam"
nis< id iine magno pobbiicae utili tatU incom»
modo tenrari non potest; praefata Synodurde*
otarnvit I ea tantum loca circum £ccleaial in
Civita te FU»renti>te immunttatem ad se con-
fttgiMit'biis prae^^nre, quae aliquo notabili ai-
•gtio a viia |>ublì)ici8 et aliis locis profanis dt<-
fltineta sunt» ^ Mei Sinodo Diocesano dell'Ai^
elreaeovo 0*nm#> de^Pfttsi» di niove soli anni
anteriore al Pr«TÌtieiale giÀ detto, non kì parla
nulla di tal «orta d^i'nmunità (35)*
Qoento all'arco della pietA, bisognerebbe
«neo eaémifiare^se il sno asilo foslte del genere
4o
di qiH^i di cK rioorrara alla Statua del Prìil-
eipe collocata lir totte le piatte. Riooitetano
• qaèUa coloro! > che non potendo ftperimenta-
ne le sue ragiom fò ginditioy- àveah biaogno
< del^a^ difesa della pubblica autorità. I Giudici
destinati a eie né prendevano cognizione, e se
' tfoTiiTano essersi alcuno rifugiato per causa
ingiusta f t^niva doppiamente punito.' Ma noi
' i^nchiamo di documenti tanto anticbi su ciò.
La Corona di Toscana si pose non ba guari
'in possesso di trattenere nelle pubbliche car*
'' ceri i- rei 'di delitto criminale, estraehdbli dal«
l'asilo Ecòlesiastico , quando vi fossero refa*
giati. I medesiani, si volevano contitiuarea go-
*éèr del beilèefizio dell' i ni moif ita, restavatio in
Custodia a nome della Chiesa; rintjrtiziattdovi ,
>eran processati come tnttF gli altri rei. Con
questo metodo si venne a spegner Pimiminiti,
o in altro sento l'impunità. .
Canio allaXJroce Roua^ e di tfuéua ed^^d^
tre insegne ci¥icke e militari.
La Crocè Rossa in campo bianco , antica in-
segna de' Fiorentini , servi forse I^ impresa a
qualche Speciale; come si vede ancora il G2-»
-glio delia* Repubblica ad altra officina simii«
non molto discosta ^ Comunque ai asi y elln vi si
conserva da tempo antichissimo ne' suoi cnlo-
;ri r^ lunga per tutto il campo, come dev'es-
sere.
La prima volta che si vide sventolar c|uesto
^stendardo, fo^nel ia50| qaandn stabilito
4i
Vordin di cose, « crearono io compagnie di
milisia CìTica sotto il comando di altrettanti
Capitani , .i qnali dipendessero da nn altro in
capite detto Capitano di popolo. A questo, ol-
tre il comando, fu consegnata la detta ins&*
gna» al compatir della quale, le altre ao Ban-A
diere o Gonfaloni doveano uscire in campo da
ogni Sestiere , coMoro uomini in arnie> per op-»
porsi a qualunque tumulto de'Gliibeiiini (36).
Nel 1192 al tempo di Giano della Bell», la
Croce Rossa in campo bianco divenne l'arme
del popola
Quattro Compagnie esibiva il Sesto d'OU
tramo f la -prima area per insana una scala
bianca in campo rosso; la seconda un Quadrato
bianco seminato di nicchi rossi, dentro uti
campo atsurro; la tersa una Sfersa nera in
campo bianco; e la quarta un Brago verde in
campo rosso. Il Sesto di S. Piero Srberaggto
ne conduceva altre quattro; cioè, una con
l'insegna d'una ruota da carro di c'>lor d^oro
in campo asaurro; un* altra con un Toro nero
in campo d'oro; la tersa con un Leone nero
rampante in campo bianco ; l'ultima con liste
a traverso, nere e bianche. Il Sesto di Borgo
Sé Apostolo ne avea tre sole; la prima portava
una Vipera verde in campo d'oro; la secoc«da
un- Aquila nera in campo bianco; e la terfàun
cavalle scapolo, coperto di bianco, con Croce
Rossa in campo verde. Altre tre ne aveva il
Sesto di S« Pancrasio: una portare un Lione
rosso rampante in campo verde, un'altra lo
stesso in campo bianco, rnhimo uf| Lione
4*
bianco racnfMnle i»c^|io «Murre. PMrimentt
tf^ ne conti! va il Sesto di Porta del Duomo;
Lìon d'Oro ìa campo aisurro^ Drago verde in
rampo d'oro y e Lione a «curro rampante in
campo bianco: Il Sesto di Fotta S« Piero ter*
miti») va la. centina con altri tre Gonfaloni : uno
con ruote c«'rcbiate bianche e n^re; uno con
due chiavi rosse incrociate e campo d*oro; ed
uno fiiiatir.ente diviso in due parti, quella di
sopra colorita in rosso, e l'altra coperta di
Vai.
Quest'ordine di miliiia estendevasi ancora
per ottantasei Pivieri di tutto il Contado (87)»
Ad ogni comando i combattenti rurali doveano
unirsi coi civici 9 e mostrarsi pronti alla pugna
con quanto occorreva.
1 Homani ptrimente avean divisa la città e
la campagna in Tribù, sino al numero di 35;
ma questa non si mescolava con quella; onde
la somigliansa é lontana.
Avemmo però ancor noi gli Equiti » i Ca-
Talleggieri, ossia la Mìliaia a csivallo, che
s'univa coi pedoni in ciascun Sestiere» A que-
sta s'arrotavano i soli Mobili CittadiHi popo-
lari, sotto distinti Comandanti, e con Gonfa-
loni propri di loro, ch'io tralascio per bre-
vità. ...
Altre diverse Gompagniei si numeravano a
parte, distinguendovi l'una dairaltra per la
diversità delle armi, di cui si valevano* i com-
battenti, detti comunemente diMercatOtavean
l'insegna tutta verde. 1 Balestrieri, divisi in
due brigate, avean gli Archi e le Balestre
43
rhk^e in e»wpo bianco, e Vice^er^; vosi ì 9nU
Te«»ri ( eioÀ gli amati di scudo ) parte fot*
lavano il Gonfalone bianco col Pai vese rosHO^
fregwto di Giglio bianco, e parte al contrario.
Le? Ck>inpAgnie dei Guastatori; e della Salme*
ria o dei bagagli militari, era» distinte, la
prima con un^nsegna, doVeran dipinte in
campo bianco du^ persone in atto di giaocare;
la seconda in campo parimente bianco avea la
figara di un molo nera Precedeva in guerra
la Gompugnia de'Marraioli, e Palaioli, cbe
avean gli strumenti del loro ofitio dipinti iÀ
campo bianco.
Nel giorno solenne di Peiitecojfte si faceta
ognuno la rassegna generale delie truppe, sul^
la piasM di Mercato Nuoro. AHom il Potestà
ài Firense consegnava a ciascbeduna delle
Compagnie il loro Stendardo, e si vedeva neU
lo stesso tempo agitar le insegne delle Guar-
die del Carroscfo, e quelle del Potestà.
Un altro nuovo regolamento militare si «ts*
bill nel ia66^ quando si riarmò ancora il Go^
verno civico per mesto di due frali gfi udenti»
o cavalieri dell'Ordine di S. Muria. Allora le
sette principali Arti della città si costituirono
sotto i loro respettivi Consoli e Gonfaloni; e
con essi fa detcrminato cbe comparissero ad
ogni rumore 'tutti gli arteftct armttti^ ai Ino-*
gbi loro stabiliti , col fine principale dell* ab^
bassamente dei grandi , quando questi alteras-*
sero la pubblica tranqnillità. Perché poi tutti
gir ordini delle persone fossero nddetti al ser-«
vrcfo della Mepabbliea , altre quattordici arti
44
8* aggiunsero alle 'prime<, e furoii (|iie|le detle
ómggtòri, queste minori; come altroT« si e
dettOk
Per non lasciar nulla indietro soUa maniera
dì che si tratta , diremo ancora , come circa il
suddetto anno, il Pontefice Clemente IV, si
degnò di porgere incoraggi mento ai nostri ooii->
tro le intraprese del He Manfredi, campione
dei Gbibellini y dando loro facoltà di valersi,
in qualunque guisa piacesse loro, di una par«
ticolare insegna non mai più aAata4 Era questa
la stessa appunto, che fino ai di nostri si écc»-
nosciota per Tarme di parte guelfa } Magistrato
però, che aveyn in ultimo natura affatto di-
Tersa da quella dell' istituzione» La medesima
consrsteva in un'Aquila rossa, che teneva tra-
gli artigli un Drago verde in campo bianco,
ed un Giglio similmente rosso, pendente sul-
FÀquiia.
Dopo il discacciamento del Duca d'Atene fo
fatta un'altra riforma, e fu quella d'accondti-
narsi co' grandi. E perché i carichi pubblici
fossero meglio ripartiti, fu ridotta la città di
Sestieri in Quartieri con insegne proprie. Il
Qttàrtier S. Spìnto ebbe la Colomba Bianca
oon raggi d'oro alla bocca, in campo atturrot
e gli furono assegnati Quattro Gonfaloni ; Nic-
chio, Sfera, Drago, e Scala, li Quartiere S.
Croce ebbe una Croce rossa in campo bianco »
con quattro Gonfaloni ; Carro, Buote, Bue, e
Lion d'oro. Il Quartier S. Maria Novella fu di-
stinto da un Sole d'Oro in campo aasorro, ed
ebbe i Gonfaloni^ LIon Bianco, Ldon Roaso^
I»
Vipemi eà Itnfeoirtioi Ftinilittehtè'41! Qttai-tféy
S. OtoiPa«iDÌ:|ti'nip|pre^entà«iydtfl Tempio ili
quel -ti^édesimb tìtolo, iti '^hnipd mtirto f e fit*
remoli 8ti<>i ÓofifHlbnl^ teChi^ftì/H Vtfio, il
ktìcò i étiir^riii ufit j trinili eìibéfo ipropì'ia r&<
Mdeiifea'isd lèggila j ih» il rolefl^ descriver
fatte esporterebbe troppa olti^a^ né Ridarebbe
in^oHiiiio , che utia tiita di nómit - '
Pkittotfo'è'dA dire còm« le Arti ootnittbte
idfsopra aircati tnòKe giuTisdi^idni citili', e le
7 primarie anco l'è cfitDÌtlalÌy cìaècnnatiel stlo
dipurtififeiil^^* 1 loro fotidi edl capitali cotimii'*
Ioef pirotetiiefttì dagli acqufstlV dai laèdti, e
^V cùmttìéftsio pia ometto flòrido di eiascbe**
duna , le ponevano in uba specie di- gara , e c6«
' sittoW^n f irenie una Bepnbbltea d'artefici ^
t tttaniaipMrtiednta, né imroagibsita. '
Su questo proposito, è beilo it set^firé t\ò
cbe ne^peiMafise nti foireatteroj allorcbè' fece
eaatto rag^tgli^ delie cote uoatre al auei Priìv»
clpe, ^reglio dire H discorgo ^ Marco Ft>Bca«*
ri fSè) , A lii basctatijre pei' V^nieslatii 1 53ft '
V, »Erprtiiia le arti^ egli 8cri^> baniio beni
speciali per conto della Joro arte ^ et banllo
case, po8«eR8Ìoni, et altre entrate per valore
. di dttéuti %o^ miU, quali quelli d« He urti ma-
reggiano 9 et aecfescòno^ ebsendo ógni giorno
laf ciato de' beni a detta arte: dipiÀ ognuna di
queste' arti hanno amtninistrasioni di ebitse,
oy^eroòapvtali ; dimodocbè per queste cose gli
' artefiei atanno assai ben cobtentì ; e di qui rie«
ne^ebe 1» atti in FierentASouo in tanta grande
46
della lanii i|if|iMEWÌ i?alti»fte (inatre-fì >*«lfiraiK>
far pBOoi .j4 w\» qanÀl diinaiif|iifi'> Garbi ^ die
si (Tiiino (li lanaspagnuniia:. e% m feod^to^^dv-
cati ai , la petsa; deni'<|iiiiHli». .maggior poiie
•ped^acono per Costantinopoli , at^^ por Roma ,
Napoli,, et altri Jqpghi: fac^^i^oi^o 4 <"• «S- in^l^
paiHii alti, quali aimaiid»no di . San, Miartì*
no (39)9 cbe va^^liono dicati 60 U pesia di
laaa Inglese » quali panni ascenda >iH> a^U «om-
nia di duG9ti 600 tn.ila di capitale* NfHT.arte
del la. seta si consiimann clrea 4*^o brille di seta,
et 8Ì f^nnp ancora di drappi d'oro* ^ di aeta,
onde il capitalo d'on anno, ai può repa(are«iiB
milioiie d'oro: dalie quali Arti ne .aegue 9? cfae
in Fiorensi|.vi,8ii molto pop4)loi ondeim'èatato
affermato r che innanai le- p^aie^oh^ ne eoo-
samò nella città i5 tmìa^ ve n'arano da .ito
in 133 mila. ,9 .
Spurta eo|it»va ^iprre». stragi e.Titfork;
Firfnse fondachi» panni, drappi, ^ tesori;
quella stndia ira per distnoggere , qufeat» per
costruire ; Tuna educava Soldati 9 T altra Mer-
caftti; li durefsa 9 qilà industria; là eangiieye
4|ttà4>ra* •
■ .5
Spnicria del Gi§tio, MfdicinayChirmrgiaj
Fat^macia , e Projfumfiria.
L'arte de' medici e spesiall» sin. dal tempo
il Gxnune di. Firens^ coiRinc'^^a reggersi/ pri
Priori, in frirroa Df iniicraticai nel iiiSft^pttMÒ
per un delle Maggiori. Fu penò hi AledMou e
47
!• WmimmdA \n %uM|fa«sionevuf«' sUtOy fincbè
o«lki'*fetitttari(fe'Greci In PirMfise do|>o la ca-
ikiU di GiMtoiiliiiopaK , tibn fitrono ricevute le
seiense in taia di Gosinia de* Medici, fNidre
àMtL iÉ^trltt , nel i 453. S' itiomincrò allora a
legare 9a hm^mi tei^i a penti.-t gli anttcbi na-
turalisti ^ ed i migliori luaestri dì medicina,
e di chirar^itr, in maggior quantità che prima
DOo tif era potnto (4^). Quantunque però per
l' iononsi foste itatii Parte aàliitare m«incanle
di molti ftitttr, nonostante ateari il G>llegio »
ed andavaw» i Medici , del tfa^i c(\l Cavalieri ,
e eoi Gifidieii addobbati di vajo (4))« Roiì
per questo la Sctenaa loro età d'assai (4*^),
ma ridoeevasi a poco ]^à là dell' Cro5copi«i\
o ìnwfeuufn dell' orina , e ad alcuni segreti di
loro mraggior Macia , de' quali ertfu dopositarj
specialmente gli Ebrei.
La Scuola Medica Toscana cotnintia la sua
storia dal celebre Mnetltrs Taddeo, che fiori
circa la metà del XI li. secolo. Costui avea
siear.inwmte letto l^ppocràt^; , le cui osserva -
rioni sulla storia delle malattie sOno state
sempre in eredito , e però -^t potè ' meritar che
Dattte nel suo Convito il èb^amasse /* fppocrà-
tiitaf qua»! nuovo ristoratore di quel Greco
Mìiestro. Da Taddeo Hprprese Karte nel!' Uni-
versità dt'Bologna Dihi» dd Gatbo, il cui pa-r
dfB 6er Buccio , fu Chirurgo aecreditHtissimoì
e'Totniiia.^o'suo figliuolo ^mèiHcò egualmeuté
eelelMre. Doppo di questi qnnsi' padri della no-
stra mi^dfcina , la sefrte dei'siiL-cessori non s\
trMVU'wai piò interrutld s\Uo hì lìfosenti tetti-
48
Ufi? ,e pf^^G^i^mii^ .d».^n(i»DÌa« GcMcbì»! la.
%^Ql^oo^K^<^44^tto è pary^eovlii) ad- no
l.c^irp/iQ^' taU# le altro
, Quanto s^j^s^. c]3Ì^cirgiay< 8Ìi;cQine m èi ?!)«
m;^to (i»tto di ,trovà]rQ una let^ffircli Uicfaeta
Vi^ri,,j celebre;, getter» 19 4elK e»»* aUfi#a.
degli alti?! y^fjoii, at|i;4R:voRe,nopWfaatflj net
Ia|.xi\]<^l&s> dpfqrj-Y/B of^ «deiU- grandi of^m-*
aioai chirurgicl^e , J' (>rcptornia ^ da liiil Btei»^:
iofFertpjVdpppq U/^na^.mori ^eqF.gio^ia^
p^Uo ;. iioin> cp^ip .(K)^9:^fi^gUo d^i^^ i4«4;' deU',
ia maqi^ra^.di .pp;9^*is8^,rta,y e ^p^aeULinenite
del f >8o, d ijféf piar. Vnworj^ia f>e^ ria dal
fuoco, che qui rìpoHaptjfaja. (4^3 ,> ,
. -«1 j
I. ./ ■ .. > . t . • / » . -f
i,. àòcepjjl te^pert^rrilaoi. m^o tam, pertioar..
et laor]^.; <}pid ^ si vidi £il^>. ante ^eelìo^iA.
t^tiGllU^^.l^l,Cl|ipiVg^lll< mqrp Pj^eofiii -SttiK
ckicj;i^i», yr^tep,,.,e»^^tuqpf pmiicit ^ sei^ iQP«h
dicos.de^n^agpitQdin^ peiriciAU dUsereotea;
ihì pr^pfiB .9^In| fort^ipe , cam-«piciUÌ8 igpiUa»
tabuias p^rqUf.y.Cuci^^.grvftLgret ^.jaie.imdQin
resapiqumf^y^ppton), 4aan|biiBj iHi^oief bino
lM(le rpbii^t9,9 ..fiMiS joa^ ,pa|im«^ xplpotant^na
§rnqt cpipprqbensNfi^, e,^ ,qi|ibi^a,dtiQ,|mem
^^djaioieif cec,idpre ^x. qièi ^finguiniB profitta
'
49
Dom corpos secareturi combareretor , per-
laaDtì* Dernam in ledo repositas, abi pe-^
riculi «ieta% pattlam secessit 9 caepì torqaerl
adustione rexante. Omìtto dolores ex con-
tractione nervoromi ut non majores inferni
esse credidertm. Plura scriberem , sed baec
niinia tibi et molesta snnt; caratur Taletudo,
et qaod arti desit yòtis adeo expetituer. Si quid
sinistri acciderit , utinam invicto animo ,
qnaliter Cbrìstianom decet, nos perferamus.
Vale. „
Ma Toccasione domanda chMo qui ragioni
della Farmacia, lo per me credo che la me-
dicimi erbaria fosse anticamente la più co-
mune. La gente di campagna ^ cke .conserva
ordinariamente la primordiale semplicità ,
non conosce per uso proprio cbe questa: si
trovano nei tempi di meszo gli erbolar j , ed i
risaotomi in maggior credito ^ che gli speaiali^
o compositori di medicamenti ^ e i distillato-
ri (44)« Quest'arte cominciò a prender for-
ma e salire in grido a' tempi del Granduca
Cosimo I. Egli fu che ordino un nuovo ricet-
tario fiorentino , secondo il quaté, e secondo
le sue riforme diverse ^ si compongono in Fi-
reiise ed altre parti dello Stato i medicamen-
ti (45)« Egli fu che incoraggi all'intrapresa
di lunghi viaggi uomini peritissimi, affin d'in-
vestigare e raccorre ciò cbe di più singoiare
si trova nei r^ni della Matura. Egli pure
fondò pw la propagazione dello studio della
botanica il giardino reale de' Semplici y detto
f delle Stalle» da S. Marco* fi finaimeiite egli
r. xi. 5
*5o
jtessQ «pfdicosfi allo «ludto dell'erbe, fiice
.espertenfte , e raccolse io on libro le sae òs^
0erva»ioDÌ, o piuttosto i suoi Bfttiyrali fegretì^
Gonfessano i rifornuitori del detto .ricet-
tario fiorentino , cbe la fonderia Medicea fa
la prima maestra , da coi gli artefici di cose
medieinali impararono a ripnlire qaell' an»
tfca roaieasa , cbe ilei le loro operaxìoni era
trascorsa per la barbarie de' eccoli. La seconda
è stata qa«lU del Gìglio*
La denomioasìone di questo canto ani male
è sìtaata> derivò) secondo alcuni , dai Gigli
scolpiti o. dipinti salta parete della chiesa
contigua che or pia non esistè y per ailnsione
al yirginal candore della Madonna Santissima ,
a cai quella era dedicata ; secondo altri dal
Giglio della città. Da questo luogo raedesioio
prese il nome una famiglia del Gìglio, che
tfyrà torse esercitata la medesima professione.
Ma assai pia che ì del Giglio ) sono i Ros-
aci li da rammentarsi nella storia della fiirma-
eia- Romolo, Stefano e Francesco Rosselli
abilissimi naturalisti , per quanto ì tempi di
allora comportavano , V esercitarono con mol-
ta lode in questa stessa bottegib Di Romolo
esiste inedito un trattalo in lingua latina
intitolato: De Natura Simplicium (4^ »St6«
fano poi suo figliuolo fa fatto viaggiare a
spese di Ferdinando I. in lontane regi«4Dii per
raccur, come fece, delle produzioni naturali
d'ogni genere. Il medesimo Principe lo^gnati-
ficò di un'annua pensione, che passò nei suoi
figli > fra'4IuaU il detto Francesco, che fa
5i
padre di Stefano, nntor dei • celebre SefxtU
tuario^ e cbe si trova soacrittoal rioeiUrio
del i597 y come uno del deputati riformatfori-
Fa Stefano però de' ire soprannominati il più
portato per U storia della Natura , e il pia
abile nella professione farmaceutica* Di lui
è jparlato con lode in an discorso MS. di* Gio.
Butista Tedaldt (47)» altro «|ìletlante di sco-
perte botanicbe e fisiche', cbe scrisse sopra 1'
mspttlato, e cita il nostro Stefano come risto-
ratore della Triaca. Parinsiente altre aotiiie
abbiamo di lai da Fn Agostino del Riccio
Domenicano, tlq«ale nel suo trattalo d ^«gri-
coltora ) presso il Sig. D« Targioni Tos^etii^
doppo di Bv^r commendata la bella colleaione
d' immasini di piante, cbe si' ir<HleTano allora
tiei giardino Mediceo , e che egli fece dipin-
gere da Vracenzio Dori nelui •ana naturai
giìandeasa e colori (48) $ lo «hiamft nomo Tir-
tooso, ed aggiunge t ,, che la città di Firent^
gli ha da avere an grand 'obbligo; poiché è
»tato la cagione della saWesta di molti età
suoi iegreti ^eri , che ha fatti nella sua fool«
tega.
Avendo nominato qui 11 rirtoraftor fiorenti*
no delU Triaca , appef tiene a quest'articolo
la notizia dell'inventore del giulebbe dettò
di Niccote, cbe nella presehte^onrplicità di
fnedi<5aYe tuttora si mantiene in credito, é si
ricetta. Questi fu maestro Nicit^oiò di Fran-
cesco Fa Icucx'i , medico fiorentino del secolo
1C1V. Egli fu cbiam^to da Matteo Palmieri
^ximii nominii Medicai doctUBUnus- {^).
5a
Son molte le Opere che egli scritte ; ma qad-
la di coi fiiceTasi conto il più da'medici di
quef secolo , era intitolata la Pratica di Nicoo*
lo di Fifense, che cosi cotfnonemente era
cliiamatow Mori nel i4v2* e fa sepolto sol ci-
mitero della Metropolitana dalla parte della
Canonica y dove fo apposta an'IscrìzioAe in
marmo 9 tre secoli doppo, da un suo discen*
dente y qoasì affatto consonta.
La profumeria è nna parte della farmacia,
o pia geueralmente della cbimica^ il coi ufi«
sio'Don é che di comporre e scomporre i cor-
pi. Ma ella si consideraTa una volta una
professione affatto diversa da noella dello
speciale, quando gli odori erano in moda»
Verso il cader del passato secolo ebbevi per
gli odori un trasporto eccessivo ; le vesti > gli
adornamenti, gli utensili , le camere , e fino
le bevande si profumavano di muschio, d'am-
bra e d'estratto di fiori o erbe odorose.
La Madreselva in tra gli altri fiori avea
quasi acquistato il primato. Ella meritò l'o-
nore d'esser celebrata alle stelle da unno*
atro Poeta filosofo delta detta etA (5o): e il
riportarne i suoi versi farà on servisio span-
to alla memoria di certi vocaboli di quel-
l'arte, che or* ora son quasi andati in di-
menticanaa. Gli osi <^e se ne faceva in.' di-
verse occasioni dalle D^me di Firenae, son
descritti cosi:
Chi giulebbi e cioccolati ,
Chiane £s latti all'Inglese ^
Chi d'>ii¥orfoJD TBgDiameee > .r
Chiude Jbalsaimt ^r^l Ali ;• .
Per qaftbtO'^&ifejnre>
Chi ttecnpra:e prepiTa «
Sorbetti, e ctmser ve; : ^ /:
CtaniieTe ciktóoei -.'■«:!' i
1 Né stempra >è mesce 9 •
Ve ieriiicre^Ge
L'ambra a bigonce;
: E guanit f « borsrgl i > ' ' ' { '
Yenta^H V è poSvìglì . ^
Ciasomia asconde e- inselva
Tra' fiori di oóadreselva.
Si0naleerfee>o<aiaii pastìglie^
SieQ pifttttijtojntkaiitechiglle
Le profanuerev
E le.cmi^iere^
. Quislie pel* imutj ;0* queste per amore y .
Tutte ^gìapan questo Fiore. '
Pare che, qi|es<o;gasto p^r gli vòdori vesisse
dalla Spagna., ehe lia dato in un tempo il tuo.»
ao alle sEftode« Il Conte Magalotti dice di aver
pr«^ le priiDeJezioni dì cobiporre odori daU
le ricette dell'Infanta Isabèlla y e di D. Fio-
rensa de UUboa« Ci ragguaglia ancora y^ che
un paro di ooscinetti ben fatti, secondo tali
ricette, arriva Vja no al prea^ di 4oo pezse di
oro. Non trovo nessun che abbia tanto raffina**
to in materia d'odori , quanto il detto Conte*
Ne dimostra nelle sue lettere una sensibilità
somma , e dipiù una grande intelligenza in fai»
tnrarglì. A.i iesiptino^ qoeito^sto.B^pFna
si cQDOsoe; il Bentimcntajmi' oikmo èlréstato
01Ì080 doppo queat' epocSi :> ioÉedo^ ^ebe^ i'iotro-
dasione delTabacco abbia )nE!ÌgÌQ)d%S9^a le sue
facoltà. Quest ' artìcolo nìmierctbbe: ^ i diven-
tare ana dissertasioae^ D'almeno bisognerebbe
riportar ani t' VIIL e IX. lettera tra le Seieu-
tìficbe del Magalotti ^mftiini'ConteKterò di da-
re UDO squarcio dell' oltima, che in 'poco di-
ce assai:
,, Bel pensiero sarebbe se nna- -sem^ che io
aspettassi a veglia nei nii6<g«bii»élt^'tin' orda
di questi nostri Tartari domestici ^ «ut Cercbi,
un Gavalier del Beoe» un Mai^cbése fferli , e
ST ìm possibi le 9 Un Paolor F^^ooni^ri ^ un
arcbese T<*odoli ec^ÙpenslèiVy^ dM^> se io
mettessi a bollire in un Baockero della Maya
don deir acqua di Cordova 9 qoattrb o ari
rottami di Bupcbefo dì.Goadalapira) tenuti
_a profumare tutto l'aoii0ip «unàjpeélé- d'am-
bra 9 con un denaro di lacrima di Quinqutna.
Ob non «aifebbe egli u* r^gfrìo gcftlMo lia? k
/questa gente il maggiov regala non (jonsiste
nell'odore, consiste 0el:<far loro l'' onore di
creder ohe si < dilettino d/ odori , cbe perà per
loro ogni cosa è buona. Recipe: una scorsa
d' arancio vnola.^ con nn poeo> di belgioino
pesto, due garofani acoiaccatt, uno stecco
di Cannella; copri U tutto^ con aequa rosa
secondo l'aiic » e metti a bollire sul bra-
ciere. ,, .
Cosi egli va scbétvftndo con un amico di
cMSdenu,. è dimoatva paUmiò, come ti so-
55
leva éstihr parchi o generaci pel traitarnento
d^li: odori., secondo le ocoagioiii; e cóme uiv
trattam^Dto tale .era allora indiapensabile neU
le polite . conpagAiei
Ho riserbàto a aoest' nltimo il trattar dei
Bnceberi; genere d' odore > del qaale abbia-»
mo appena r idea presentemente; affin di
«piegarne T indole e la natura pia posata-t
mente. Qnest'è ón odore , cbe al principio
di questo secolo , .iacea fanatismo: eppor non
é altro che an odor di terra. I suoi pregi
furon cantati dappiù braTÌ Poeti di qoel temi
pò> e in modo particolare dal Bellini, «he
ne fece un Poema. Tutte le notizie «he si
posson desiderare su questo tema^ sod rac*
chiuse Hy e abbellite dai colorì della pi& cal^
da immaginazione*
Per Buccheri s'intendono quelle terre e
▼BS^llamenti, cbe non sono inTemiciati pep
alctiH modo , ed hanno la sostama interna la
stessa cbe la superficie. Se ne conoscono sot^
io due classi , cioè Americani ed Europei. I
primi , cbe sono i più: stimati , fiiron porta-
ti per la prima volta in Europa dai Por^
tagbesi, i qnali gH diffusero per ogni dòye,
e gli imitarono eon corte loro terre ^somi*
glianti alle Americane, ma però inferiori*
Di questi ultimi ve n'ha di più specie y e
ai distinguono con dirersi nomi, o d^l fab^
bricatore, e dal luogo della fabbrica , o
dalla fattura, avendo ciascuna di esse spe-»
eie, colore, figura, e bontà differenti. Dei
Buccheri Am^nrìcani ne mm eeuéseiate ^uat^
56
tro torte 9 di Qoito, di €ila o Cfaily^dt
Goadalaxara, e di Natan*- Questi qui son
tenati in' maggior pregio dr tutti gu ahri ,
sì per il color nero lucente 9 éi «Bcom mol»
topiù per la maggior riccheisa d'odore. Qne«
gli del Cile, sono stimati per la fatturai, 00-'
meccliè sieoo lavorati da Monache, le qaalt
ne |raggóno tutto il loro sostentamento 9^ im-
piegandovi non solo grandissima diligenza e
stodio, con le mani e senza l' aiuto d alcuna
forma ; ma ancora aggiungendovi sul color
rosso 9 che è il oa turale , altre diverse tinte^
^ lustrandoli artifieiosamente > e qualche vok^
ta arricchendoli di dorature.
L'uso de' Buccheri 9 che si fece nel secol
passato y e al principio di questo cadente ,
riguardava principalmente T odore 9 ed é
per questo ch'io me ne spn fatto un tema in
quest' articolo. L' oddre adunque non si può
meglio assomigliare , che a quello cfae sorte
dalla terra riarsa ne' più caldi giorni d' esta-
te , allorché la pioggia la bagna. L'odor del
Bucchero però è alquanto più gagliardo, e
}nÌL ricco, e tfello stesso tempo condito di de*
icatezza maggiore, e moltopiù gentile e soa*-
ve. Anch'esso per lo più si trae fuora con la,
bagnatura; ma vi sono anco tali Buccheri »
i quali trainandano la ior fragranza senz'es»
ser bagnati. V'ha chi raffina su ciò, e dice di
raccapezzarvi altresì non so che d' aroma tico»
ed in somma un cert' alito , che è proprio
delle, cose odorose venate d' America.
Era cosa &migliare e oomune a^l' intte-
-.<%>« 1*
dienti d'odore il berervi TacquA, e ciò per dna
ragioni ; primo pel sapore e Inodore di ter-
ra^di cai l'acqaa s'imbeve^ mesciuta ne'Bnc*
oberi ; secondo per qaell' appiccarsi cbe fa
gentilmente qaell a terra 9 qonndo Tiene ap*
pressata alle labl>ra. Un altro aso si f&cea di
?[aella specie di Bucchero , che reggeva al
oocOf ed era di tener i vasi ne' Imi cleri y e
bollirvi acque odorose con ingredienti di più
sorte, affin di rtfnderne più grata l'efialaxio-
ne» Che più ? fino in petto porta^an le Dame
i Tasetti della stessa terra, piccolissimi e
traforati dove teneanp in fresco i fiori più
delicati.
Gli Spagnoli, egli Americani, presso i qaa^
li è stata sempre maggior copia di Buccheri f
se ne servono in cento maniere; ma io rilevo
soltanto i costumi nostri, e termino colle pa«
role stesse di chi ha trattato innanzi a me
questa stessa materia (5i).
„ Gonciossiaché i Buccheri, mediante la
sottigl'iezsa loro, sieno fragilissimi, quindi è
che talora maggior uso fu fatto de'przzi ede-
grinfrantumi, che de' Tasi ben saldi ed inte«
ri. Imperocché cotali frammenti così interi
come sono» oppur ridotti in polvere gli han
fatti servire per condimento, e per uno dei
tanii odoriferi ingredienti delle Canzie/ del
qaal uso fa menzione Francesco Redi nelle
NQte al suo vaghissimo Ditirambo, colà dove
delle Cunziere ragiona ; né mancò chi usasse
la detta polvere ben macinata, e passata per
istaecio per far conce d'odore per guanti 1 per
58
IWifoletti, e tODiigliahti cose; e eie che è pMi
cotfisiderabile , ed tmiemé ancora pii strava-
gieiiìte 9 fino per far pastiglie ^a mangiare , e
non solo a Iterate y e mescolate eoo altri odo*
ri« ma anco semplici e pare; e tanto andò
aranti la faccenda, che nelle più delicate vi-
vande de' credenzieri (tale è la forta dell' n-
sansa, e la facilità degli nomini nell'abbrac-
cìarta ! ) , come sono gaporetti » panlavati ,
eapponi di galera « e simili y venne in costarne'
di mescolare ootal polvere; e perfino le acqoa
acconce fa on tempo , che maggiormente gra*
te e delicate sembrarono , se infusa vi fosse
un* aggiustata dose d* acqua da' rottami dei
'Buccheri ben bene inumiditi stìllnta. „
Oh forca mirabile dell'osansa I ripeto an-
chMo: i Baecheriy dopo di essere stati in lana-
ta repntasione , men di uf^ secolo addietro ,
ora appena si conoscono; e gli ho veduti ven*
dere a' miei giorni , e gli ho comprati qf^ast
al prezzo medesimo delle stoviglie 9 e de'pen^
toli di Montelapo*
Antica residenza delV ArtCy o Magistrato
della Lana, e $ua Manifattura.
' Ecco una delle roibiere principali di quelle
prodigiose ficchecze) colle qna li potettero i
nostri eriger le stupende fabbriche pobbliche
e private*, si nella città che nella campagna ;
estender lo stato , e pervenire ad tm tal gra-
do di potenza , onde in Italia e fuori merit»)»^
aero stima ,e considera aìone* L'Arte della La«
oa ba prodotto in gran parte qa«Bti cBÌr«iiyiK
effetti.
Già si è detto in {Striando de' Frati Unii*
liati(52), cbe sebbea eglino portassero alla
perfesiooe quest'Arte, e si trovino gli statoti
della medesima compilati dopo il i4oo; do*
nostante si sa cbe ella esisteva in Firense »s»
sai prima. L'interi ai one poi cbe si Vede nella
parete della casa , inoggi Canonica dellu Pro»
liositora d^Orsan Michele, dalla parte di Gii»
limara, sotto l'insegna della Pecora y col nina*
ho e la banderaola , e sopra il rastrello co'gi-
-gli^ non ci lascia dabitere, cbe questa casa
medesima non sia stata la residenaa del tAsr*
-gistrato saddetto per più secoli sino ai dì no-
atri. L^iscriiione e T appresso:
MCCCirill t INDITIOC : VII.
DIE: : XI : SEPTBMBKIS : DO
MUS ET CVaiA ARTI^: LAME
ClVITATiS FLOaENTiE
Se i pritilegj accordati dalla Repnbblica
agli Umiliati furon grandi, non lo foron me-
no qttègli cbe ai concessero agli artefici fore-
stieri y esentandoli dai pùbblici pesi , affin di
r iobiamarne maggior quantità. L' introduzione
de' panni forestieri» eccettua ti quegli cbe r^
niyan dalle fabbriche in corrispondenza coi
nostri mercanti , era in parte proibita, in par»
te aggravata di rìgoroaa gabella. Parimente
era proibito ai nostri laroranti l'aroigra«i<^*
ne , come anco restrasione fuori della eiità di
6o ■
qualanqueiiigredienle esteniialea questa ma-
nifattura i come lana fine , vslame, robbia y 6
guado. Si Tegliava molUsairao sulla perfe-
sione de' paDui , o rasce , perché non vi fos-
se introdotta con frode materia inferiore ,
giungendo la pena sino airincendìodellepex-
!fe di ^imil genere; ed era questo l'o€zio del
marcbiatore, e del veditore. I tanaioli mede-
simi fornivano ai lavomnii gli stramentf op*
portuni. Qualunque poi ne fosse la ragione,
era vietato agli stessi lavoranti di batter It-
ila, dal suono della campana della'8era.^sino
a quello della campana della mattina. £ su**
perfluo il ricordare'cioccbè^era comune a tut-
te le Arti , cbe cbiunque volesse esercitar
Juesta , doveva prenderne la matrieola , cioè
oppo di aver dato saggio della propria pe-
risia f doveva esservi facoltatOé Quattro poi
erano i conventi, cosi chiamati , ovvero Co-
munità , a cui erano destinati altrettanti
Gonfaloni , e Contrade y nelle case e botte-
ghe delle quali 'fioriva questa manifattura,
sotto i nomi di S. Pancravio, Oltrarno, S.
Pietro Scherag^io , e S. Martino.
Ho detto altrove (53) in parlando del 1^ Arte
di Calimara, che si fabbricavano in Firense
anticamente le rasce, e non I panni fini, i
quali , secondo alcuni , si credono introdotti
ai tempi del granducato, per messo degli O-
landesi; ma non par verosimile che si facesse
venir d'OltPamonte tanti panni fini, e sene
istituisse un' Arte speciale pei* condiaionarli ,
è non si aTessepoi Tabilità di tessergli e com*
6i
porcK nel proprio |»ete; aondfUiile è già ikh >
IO ^e il nostro maggior eommercìo in que«
•lo gener» si &ti«?a col Legante » dor' è
tttfttojsempre «d è tattora in nso un genere di
Testimento non sopraffino.
Lascio a bella posta il raggnaglio delle Lane
ebe s' impiegavano « quasi latte forestiere', e
pia oltramontane che italiche , de' loro pres-
si , de' pressi dei panni , della loro foggia*,
della corrispondense che si tenevano in qa<isi
tatto il mondo cognito allora , de' trattati coi
princìpi i pii potenti , e delle ricche eompa-
gnie de' mercanti, per venhre a dare ifìi' idea
dell' importansa di qaesto traffico! Qaai^o ai
snddelti articoli non si pnò meglio indiris- ^
sarai che all' opera della decima e delle altre
gravasse, ed ai bellisittmi documenta, che t!
sofvò stati annessi con tanta scelta e gi adisio
dal sao chiarissimo aatore« Gii anticni codi->
ci di marca tara, scritti già da Francesco Bai-
ducei , e da Giovanni da Ossano, e da lai di*
rigeniemente paMilicati, dicono assai più nel-
la loro na tarai semplicità di quel eh' io possa
rilavar dissertatido con molte parole.
Il piÀ autoi^evol riscontro dello stato del
nostro lanificio in qne primi tempi , lo libbia*-
mo da Gio. Villani delle cose d' allora fede-
lissimo espositore. Il quale indtvidaando le
forse della Repubblica < dall' anno i336 al
i338 ràeconia , che erane' tfi Pirense aoo bot-
teghe d'arte di Lana, datte qaali si faceva- \
no settanta in ottanta mila panni l'annoi d^*
la valuta d'un millione e daegento mila seo->
r.jr/. e
cluni > e vfktt' OTrf^^ 4eU« filati vit«V4|K^ 3o
iuììm pfiraoiie. {1 clie«9 ancorai cbe a^^^^tlùà
ert^a queste botte^^e dio anni addiaU^i gioB*
geodp al iiaai^a..iii trtcentoi che facevano
loo mila panni ranno, ma più groasl 4cUa
metà ▼alata. Al Catus^ del i4^7f ai coaUno
in Firenze 180 di dette botteghe. Se Tero i
ciocché Benedetto .Dei riferiaee.^ ricrebbero
nel i4&> aino 4il numero di 2fò\ ma nan si 84
$e ^fUìQ il numero de' panni ri^reacease egual?
menile 9 poteuido daini. ebe Tuno e Tallro nio
aikdaiiaero con pairi jpaado. Fare ehe da H >a
poi iquesto. traffico ^ndam aempre scemando;
giaookè si troica vaocpotato dal Varchi (54) >
che Aol i5a9 eraUjridf^te le botteghe a iSo^
e i panni che ai favvilcatatio io UH autoo.a a3
n»ilat Neil' enuiiiera9il(Hie poi delle case e bot-
teghe della cittày ordinata dal Granduca .G>«-
simo l nel i56i, qu<^le dell'Arte di Laaia «rato
sole 166.JS volendo, sa porne il profitto y Via^
cenno F^edeli Segretario. della BefplUbbJiea di
Yenem^ in unsr sua reta aiotoe dintorno «iquei
medesifni tempii as^rice che la-suddetta Ar^
te non da^a più ohe 70 milai acndi per anno*
Pi inia di venire a spiegare p^r qoali ca^io-
pi. qu^eslo traffica decadess^»^ è cos4 nif>m
istruttiva il seguitarlo finooora néì.ffUAdi ulte-
riori deilfo sua de0ad^ait* JTessunoha potuta
farlo qìu <$ai, pecche uOB.erati oognitè dae
m^emorie riposte ueU'Àrohiii^io déirarte dell»
Lt^na > . eb' io credO' di far cola i^ata di! pubbli*
} i
«3
R^mreieniamza^Ms ulQranduta C^mà,
lì da.Fineen%io PitU ptovveditims del'
Vudtiì dfsUa Ltma^ del dì i8 Gennai»
i6^i9<efi«l(Qiil0 inJU%à XII di tupplich»
éeélf, i55.
Bair^aono iSj^o a tatto TantM i6o4 ^i £ab«
bvioaronoraf gnagliatamentetui armo per l'aU
ivo 18937 capi di layoroy e la metà o piatto^
st0 pia raseie, e panni ricdu, e il restante
perpigtiani ; e gli estremi furono in detto tem-
po per il paeno i i43o e per il pia i68oo> eà
un tal termine di k^orare era stato ancora
per più anni addietro*) salvo perÀ che era mag"
giore per avanti il numero ^delle rasete, e
panni ricchi che de' perpignani.
£rano in detto tempo più di lao botteghe >
le quali si calcolava che avessero dMmpif^o
circa 85o mila sciidt , e le telala die conduce'*
vano il detto lavoro erano millequatirocento
in circa, la valuta del qua! lavoro si raggna-^
gif ava che importasse scudi 85o mila o piò^
dei qoali più che la metà entrava ne'fnanìFat*
tori, l qaali per certe m^nàorie che io ho ri-
trovate, fatte l'anno i6o4 passavano in Fj-«
vetHCe 18 mila, oltre le famiglie de' cittadini
che sopra di esso si nutrivano e mantenevano,
et oltre a quelli che fìiori della città servono
a detto eserciaio, i quali sono un numero
grandissima
Dall'anno i6o4 clie cominciò a scemave il
lavorare fino al 1610 l'esercizio sì ristrìnse a
iia botteghe, e i capi del lavoro si. raggoa*
«4
gUatio per- detto tempo tSol^ per ftimò; ma
Ual i6f I io <ftì àaceàeto il trameo maggior-
me»te> tanlòehè <^i tono ridotte le bottega
a non pie che 80^ delie <}iuli m questi Maitre
mesi non jA^i cbe So hanno lavorato di liildcl«-
le y e piottosto meno; e di queste essendone
ttn buon namero di gènte spicciolata^ e no-
vellina ) che hanno poco corpo; il nomerò di
quelle cbe hanno polso e appoggio sì ristrin-*
gè a molto minore» e il daóaro» che tengono
Impiegato, per quanto ha potuto ritrarre»
non passa tcudi 5ao mila*
il lavoro fatto in questi nove anni dal 161 i
sino al presente f sebbene a ragguagliare tut-
te queste annate insieme si ridice a io654
capi Tanno y tuttavia e verissimo cbe quc
st' oltimodal primo di Gennato i6t8 a tutto
Dicembre y non si sono lavorati più cbe 861 3
capi di diverge sortii i quali sono stati «on-^
dotti da 9«o telala eoUmente ed i lavori sono
gl'infrascritti:
Panni ricchi compresi a83 fatti
alla Vc^neslana n. i3io
Rasce nere, e misUe ik 1668
Perpignani neri y e misti n* 544i
Pannicelli stretti n. 1^
Che in tutto fa imo Di B61S
I quali si faeonto cbe-possauo valere al piÀ
scudi So mila»
Le ragióni che in questa rappresentania si
adducono per ispiegare la deoadéUEa, si ri-
dueoDo alle seguenti :
h Ck9 sfa al«4to il pretto della Lana A-
Spagna atteso eaterrf partiti di PireoBe molti
inerbanti SpdgtmoK, che faceran tenire a Fi-'
rense le Lane di Snagnitf in gran Quantità ,
tanto per H bisogno oella città cbe di tutto il
resto dell'Italia, e prendetdno in baratto pan-
nine , cioè rasce per Spagna.
IL Cbe sia alzato il prezzo de' guadi, e dl*-
Tentatt di peggior qualità.
IIL Cbe per i due motivi addotti di sopra
i Lanaioli stano stati obbligati a peggiorar le
pannine»
IV. Cbe sia mancato il banco pubblico, cbe.
prima Ti era per comodo de' mercanti^
- Rispetto al primo punto delle lene si rate-'
conta in essa rappresentanza, che l'anno i6o3
▼enoero in Firense 5il4 ^"I^ ^^ ^^"^ spagno-
la i e l'anno t6o4 "^ vennero 61 5t ; doireccbè
in tre anni dal 1616 ai 1619 le balie farona
in tutto 6763.
Rappresentanza fatta al Gtanéuca Fer^
dinando II da Vincenzio Pitti pros^ve-*
ditore dell'arte delta Lana sotto il dì
37 jt gesto 1628.
Erano in Firenze l' anno i6o4 mnnero ito
botteghe d'Arte di Lana con 85o mila scudi
di corpo, opi&, il quale stava continuamente
in esercizio impiegato. Li tessitori di esso e-
•ercizi6, come membro principale dei mani-^
fattori , e sopra del quale si soatenta il mag-«
Aior numero de* manifattori^ ebe in Fire
6*
§6
f ^impiegano in t^le ^fd»i()i.fi(J «I qii»l m«n-
bro 9 come a Icr fine., teD4<MDo tutti gU alili
loembri ie'maQifiEittóri 9 e mediante U quale
si viene ìd certa e eecewsftfia cogli iaioiM^del
lavoro, ohe si coodace aimo p^r ammif aniM
pomìni 878 e donne i4^ CPU i49M>|elaia»
con le qoali si conducevano i4i»ila capi tf
pi& ranno 9 che tre quinti rasce 9 « panni tic-
cbi f e due quinti ìpjQrpig^ni ; il anal lavora
si faceva eoo^o eoe valesse pìJi di acadi 90^
mila» de' quali n' entrav|i ne'iVkani&tUMri fti
di scudi 5oo mila per anno 9 facendosi otmàff
che neJr esercirlo jella. I4aiia % la maoifaUnTe
Importino scndi 55 per cento o pii, ed il nv»
stante sia la valajta della Lana» ed il g«a4a«
gnp deì.lanaioli, C^n la qnal quantità di' da«*
nari si ia conto cb« i^^ Fijrt'ns^ si tPant o B a sa>e»
ro circa a 30 m\h persope» 6 fmrì di Finsnad
Min nilifiero grandi ^rimP 9 coma tnltOapfMMnacft
dÌHlintamente in Qna,rclasione fatla da»tna ai
Serenissimo Granduca Ferdinando I il detto
aona i.$o4
DI pr^f^efìte ì» Irò vo vcbe< ci sona solaaoettte
botici gbe 5% COI) 36a 9>il^ scudi in cvrca di car-
pi , con telala 782 et nomiai tessitori, iKin^ero
378, dei qoali solamente a68 sono nell'eser-
'cii^io » e 11.0 SOM impiegati io altri aierdiri;
^ le donna so^ manvuro i3i5, SJ'soaia oon^
dotti in qof^t' anno paasato pei^ tatto Dieem»
bre i6a7 namero 7998 capi, elie-9i4» «api
casce e pannine ric<^ljei a nomaraSSSS per^
'p^nani , e qoalaha anno addiatMi wm si i aiN;
ridato ^ df^tta soanma.; la qi»J quantità di
r
1Ntfv4tie'» la Gca»U é^ {xméa iraler^ oircift H;a<*
À 4^^i'^» <^ Oleari che n^paragone dell' aj»-
no i6o4md ftm?ii 1a TtMa di tutto il laroi-
ro aiU 9oiiif»a che ioiportiiiraii»<leiiiéDirAtio«'
ve la detta aotto i€o4y fioche V. A. S, può
c^oneecere <}a»iita ais^la deolinosìone di «f^esto
ateraizio, ed ui che «tato egli si trovi che
ancora bUegna per aeeesìBitàdirey ohe ci oiaDf
chi qa^ntita di gontei che tiferà sopra qv^
sto esercitio; perchè essendo calato.il taafeo
lavorare y 9 ridotto a sì piecoi numero di la-
Tori 9 app può essere di manco che molte per^
aoneiKiii siano naancate o per aiopte, o iDdiris^-
sat)e ia akri iaipìegbi da qualche anno addie-
tro« o sieno andati, via io altri iobgbi.
, Dal detto fin qai può d^schèdano ai^iife
3 Mata riceb««sa araonlasse gii quaslo tra£-
cioté II lunaoro delle persane tmpiegate.^ hu
.patititi dei panni cbe ai fabbricavano. e 1
«fondi che vi si dovaaa teaere occupati*» aenaa
addavae altre ripaove? servono a far conosce*^
re ha^taoteoieate quali ne dovessero essere gli
4i.ttii« Ma non bisogna però creder tutte le '
chimere y. cbe sono sparse trai popolo sJi.qne»
sAa p«nto.,Veiio è cbe tra le Arti quella della
laAa era riechissima: ma qaeHa del càmbio
naa-toera; n»eiia. OUrediehè i Fiorentiéi €t«-
a9^aBOip<irl/9pi&ua commercio d'economia in
qiarfnaqaa genere , re placca. Quindi le ric«r
/cheaxet toro ebbero veramente T origine dal
comcaereio; ma non già nnieameate da quello
delle lane.
Ciò eha ha Catta molto equivocava, é stata
68
la stapenda fabbrica della Cattedrale , ta qua-
le se fosse Tero cbe fosse nnicanieiite stata
fatta coi daoari dell^aite driia lapè) come
cofùonemente si crede i non bisognerebbe al-
tra ditnostrasione per inferirne la stia riccbec-
ta. Ma è questa in igr^n parte una semplice
popolar credensB* La fabbrica della Catte-
drale dimostra pi& le forze della repubblica i
che quelle del Lanificio, quantunque molte
consiaeràbili.
La naturai costiluzione delle arti tutte j ec-
cettuatane l'Agricoltura 9 è di esser cangianti
e fallaci. La loro' esistenza è sempre precaria,
dipende dalle morali circostanze de'luogbi e
de*iempiy le quali son sottoposte continua-
mente a tariare. In questa teoria tantopiù è
compresa, la nostra antica manifattura di la-
na.y Goanto più ristretta è stata sempre la
raccolta del genere. Alcune cause morali di-
pendenti dal non aver mai atteso diproposito
a questo capo d'entrata, che stante la delfu
fatezza delle pecore riebiede infinite diligen-
ze , libertà f è comodi; e parimente altre fisi-
cbe combinazioni proTenicnti dal clima sotto-
posto a Tarìazioni eccedenti nel caldo e nel
freddo, e a inTernate e prima Yere ordii)a|ta-
mente umide molto; banno costantemente
contribuito alla scarsità, e alla non perfetta
qualità delle nostte lane* Appena éi estende
attualmente la' raccolta suddétta fillA terza
parte dell'occorrente per nostri laTori; de^
▼endcsi provredere il restante dall* Roma-
gna, dalla Marca, e da altre parti d'Italki, e
«9
eli Spagna. Dolendo adàcqne i Fiorentini
Iprocìacciar maai tittta la materia della loro
Biércatinni di fbori , era oaftoràje elle mialao*
que Yolta le nazioni atesseMTapert! gli òcclil
sa ciò y ed ateisero imparato a condarre i loro
panni y ne avrebbero da per Ke stesse fatto il
eooimercto» Ciò appunto segni sotto il corer-
no di Arrigo VII qnando gl'Inglesi proibirono
l'ealFasione de' panni |jreggi;e per ultimo fa-
tai colpo nel Regno della Regina Elisabetta y
quella ancor delle lane»
A. questa estrema cagionò se ne agghinge
vxm interna non hieno potente^ ed è la dtstra-
sione del danaro* del pubUico e del prrrato
Ktrimonia, prtaaa in spese òi guerre e di al-
inse slrepitoie, per le quari si dovette itn->
porre graresze frequentissime ed esorbitanti
nel Sec. XV» e poi nel tempo del Principato
istituita che fu da Cosimo 1 la religione dei
CaTalieri di S. Stefano y in fendatloni di com-
mende dello stesso ordine ^ mercè del quale la
nostra nobiltà perde affatto IMdea della mer-
catura» Il Teatir di seta divenuto cmiìuné da
pia d' un secolO) vi puÀ af^r avuto la sua par-
te. Anco sotto il rriacipatò» ai tempi del
Varchi, si yestiva in lucco o veste talare per-
lopiù di lana* La moda entra nel commercio
per primo elemento; ora dlnuovo la seta è
uscita d' uso.
Quaolitnque però sia del tutto vano lo spe-
rare oggigiorno che risolta la manifattura
delle Lane a quelFalto grado, da cui discese;
Donoaiante coi benefisio dàlie Leggi , e degU
^t^fiall inQoraggipi^iìti) ^ può t^re^^ir intMMr
sotto il governò di Fruioiesqp li :Gnii9iliK»4t
TQ8C9^a di gl« ineo^9.jLegge fi^oc^ltatj?» e h^
fiefica^ colla qoaU sf dìliB|tQ la maLoifaituim
dei Panm fino a tnito lo St^to^giaoebè.yér
àLcuqe qualità dei m64e8ÌiBÌ itcpi^a pri9ii«$-
giata la Capitale; f o la foriera del prtoo rw
sorgìmento. Sarebbe qai noioso il riportmr aV^
ti;e Relanqni; ma egli è certo cbedpppo quel
^mpo , invece di scemar la qiiaDtiti dei IWlli
lay orati nella Gi^pitale st^*^» come jpane^a
dovesse suci^edere, è ansi crepciutaL, siceowi»
è cresciuto il iavorio delle LaAe pev tatto lo
$tato. Aggiungasi la proteri^Qoe cbe Pietro
jLeopoldo accordila questa roanìfalt ura 9 om
Sver fatti venire strumenti ed utensili di 1^
ai monti, eje leggi» colle quali sciolse n<^n
fo)o molti legaipi, ma abolì molti aggrbtij
^fae t^evan depressa^ questa fabbriecrstone;
s* intenderà tosto come le recenti prove ò'wtU
cimi nostri artefici aieiio giunte quasi ad egua-
gliare i panni di Francia e^d'ItigblitnTa/e
pome se iie possa anco^ speiiaiu.avaiìiameDti
pia grandi.
Arohiyio gm^ale^
. Deposito di tufti i firpi^^glU dello «te/ow
Uno de^U ottimi stab^lióieiiti d^l Gvafidjica
Cosimp 1^ il «nostro At^bivio Genefale^o ino*
go di deposito per toAteJe soritlurede'pri*
vatijn qoalsiv(^)i«^tel8pa ialle dai Notnvdi
tiitto'b-Sbto/e|^5ttO^'^Àtlèinq<ie ikome esse'
vengstto V Ai ^xMitafattlf ctoàsr contraiti , testa-
■Beoti /Mdioiitiy uki^ iròlÒQtè , ed aftiri ro-
ghici b'mU totltmrft.ttlfjlògo destifiato a qùe-
nVmò stb dal iSÓ^in dUi da quel Principe fó
fattoi! riferito Procedimento, sono te stati-'
se d»|kf màgùlficft tòtrè d'OrgafamìchelèySo^
pnt t^OnatoHo, o tiog^a diqnesto nome/
L'''tngrd8SD fu ingegnosamente praticato jper
niBfcSd'dì tiua scala dàlia parte diOalimaraj
•fiàl4 cai porta si' tegge ; '
Arèhi¥ium ' hòh )HìPpetùttatt puhlicorum '
MMiim^ntótum'cùhééti^andaà dicatiim "
iSerèhìèi^'Gàìs: Mèd: erexit ^
Ouarttprtim. Magma D, Ai HéttaK mlUiàtué
liegiàti.Cùp6na Iniignittésésc 3f.DE'XiX.
lid è rl^^ltiUbn'àitrci meimòria sopra ^ìà pòri
ta inrt«mlis,e&e «détte faelto stansone de^pro-
Bm^é^^s^ti iàML iàànìU MT: BLKtX:
. • .••'.•■» "; '...'
LWRepflbMfbb'']ttté^t}8sii^ci alfa cbt)S^m-
feìbae^d<elte méfkiyHè ^il^tàtotì alla na/llQuejii
gisaé] ^ - . - '
de'
H«e
seifittUl>éri)tt^fi^àW 'pressò i' Notai é ioiròr 'ere-:
dt rCén oolà4^it'dàMió degl^rnteressf dé'j^i^i^^
tM iMh ^bbo«>4Me^> M'rfte volte* l' hdIcÀ
/.
7»
rafioiMi 4i; nQii fi^ una ootà, A qoieiia di non
essersi fatta. Il toto mesiif^rdi ri potar ^csto
disordiiie era quello» ^1^ gV interessati si fai«
cevao dar dai Notai la inopia anteotioa de'loro
cootratti; eqttlodi h^Qn^o»igÌDei|«eI le tante
cartapecore cne formao jia sappellettile dì aU
cotii privati arcbivi , ape^iaimente de' capitoli
e de' Monasteri. Ma.a qoal distmaione e mi-
na non dovetter quelle oarte esser sottoposte»
non solo per le TÌceade delle famiglie» ma an-
co per la loro negligenza» e quel che è più •
per la malizia d^aicnni che ne hanno abusato
alterandole in^ù maniere? U aelebre P. Ma-
fcillon è stato dì sentlia^fito <sliAÌntornpjall'XI
•ecolo i falsar) di qnesto genere foaser moltis-
almi» e ohe da questa taccia non andaaaer
nepif lire esenti le perfone di Cbleaa; al qnai
eentimento uniformandosi il Proposto Mura-
tori ($5)9 lasciò acritto poab u.CeMbriahae in
re » et ernditorum calpulp. probaia est.assertio
Claris. Mabillonii pimii^m gravissima testia
lib. III. cap. \h de re Diplomatica ; Gollegia
propenuVia ^pancisarmaf EccIesiaSi ^ut Fa-
milias immunesesaeab faao s^perioriun Instru-
inentorum labe.
/ Comunque: siaai la Bepuhblica si airvidde
.tardi di questo dannose pevqiò .fece' decrete
nel i5i8 colijuale incaricò i Confoli de'Gia-
dici e de' Notai» a deputar^ i|n archivio pres-
ao di loro» per conservar 1^ «crijttAre de' par«
ticolari» dando lofp Insieme la €i<|oUà di fo*
ter costringere ogni Not^^p o erede^ di Notaio
a portarveie per 0nmipl Sbgiatrato degli
CHto* QqMto Inlòniie «0goU mento diede oe*
tàtione al Graadoea Cosimo I. d'inflititiiirae im-
migliore , ed aiutato da Cesare {fati da Bib«
biena , che fu U primo Cancelliere di questo
Arcbivioy ad ifnmaginarne il sistema, fa qae«
sto da lui dichiarato coti legge del dì 14 di>«
cembre 1569.
Le sue costi tozioni comandano pressa ppo-^
co così : Che né sia la principal custodia pres^
so un Magistrato di quattro uomini specchia-
tissimi con titolo di Gonsenratori ; che al ser«
Tizio dei medesimi y ed in aiuto loro si desti-
nino qi^attro Notai , de' quali uno sia CanoeU
JierCy quattro Coadiutori , e due Tavolacclni;
cbe tutti i Notai dello Stato debbano ritenere
i loro protocolli coi loro alfabeti e repertor}
di carte aoo secondo che faranno dati loro
dall'Archivio medesimo/ ed in quelli descrì««
Tere giornalmente tutti i contratti , tenendo
però i testamenti in un protocolio a parte , e
ciò per un Motuproprio posteriore del 1578$
che gli stessi Notai debbano rimettere ai det*
io Archivio una copia dei loro rogiti fra gior«
pi i5 quegli della città, e fra 4o tutti gli altri
dello Stato, dal di nel quale si rogano ; che
queste copie si ripongano in altro Archìvio a
parte sopra la Loggia di Mercato Nuoro, dop-t
pò la morte di ciascun Notaio , tantoché per
qualunque sinistro accidente se n' abbia un
duplicato; finalmente che gli e^edi dei Notai
sien tenuti a rimettere all' Archivio i proto«
colli originali dei medesimi, con dar la metà
liei guadagno di quel cbe si trae dalle copie ^
t4
cfaaiMlo tengon riòhierte » ai «addotti «redi in
infinìloie pi& ed altri regolamenti oon tatti
però attualmente Tegliaoti;
QttQftt^ttltimo regolamento di tener due kr*'
^hivi^ a scanao d' ogni pericolo d' incendio o
jraltro, an<» p^ gli originali, ed ano per le
copie , sulla Loggia di Mercato Naovo, appar*
tiene a Cosi ino IL II duplicato de' protocolli
a' iooornincià veramente a praticare nel 1571»
e si teneva nelle stanze dèi Proconsolo vec-
chio; ma non. essendo stato giadicato il detto
loogo troppo sicaroy.il detto principe ne or-
dinò la stansa suiraccennata Loggia | dove
tuttora si conserva.
Baccano j
e modo di pavimantar le ttrade.
In occasione di toglier via i tetti dalle ÌM>t-
tegbe l'anno. 1766 al fìn di rendere alla città
maggiore eleganaa e luce^ sol canto di questa
strada , detta già de' Cavalcanti dalla 1 or log*
già e case in quella vicinanza, fu travata l'ap-
presso Iscrizione in pietra di carattere Lon-
gobardo, che si legge'cosi:
Hoc viam fieri fedi nobili s oc
potens ¥ir Matthaeus de Temibili»
bus de Amelia Executor ordinis la-
Uitiae Papali Fiorentini sub annis
Domini MCCCFIL indizione V.
, I Fiorentini erano a pp0nto in queato tem-
pò oecopati io fabbriche per omti'métito della'
città. Lapo padre di Arnolfo a'vea già eomin^
ci»to a mettere in tiso i laiitrici di pietre gfao-*
di commesse» cfaeìvnde Firenze una delle pi&
eleganti città d' Italia. Ora egli è ragimietole
il credere cbe quel Matteo Temibili d'Aioe«
Ha f rammentato dallMscriuone , come nfisia-
le del G>maDe , facesse qaalcbe notalnle in^
grandi mento a questa via, e fors'anco I» la-
stricasse secondo la detta usanut. Non bisogna
però eopporre che le strade di Firense Ibsser
per l' innanzi affatto sterrate. Fino ai nostri
tenapisi son veduti degli avanzi di mattoni per
taglio 9 i quali coprivano , ali -oso di Siena ^ la
piazsa del Gran Duca, e cosi era ancora una
volta la piazza di S. Giovanni ; e tutti sanno
diesi son trovati, all'occasion degli scavi i
dei lastrici a diverse profondità , o piuttosto
smalti comunque composti di piccoli pezzi di
pietra, la quale é una materia cbè aUyoiìda
assaissimo nei vicini iiionti.
' Le città in piano, e mussi me addosso ad un
Buine, e ìu mezzo ad una corona di monti ,
cornee la nostra, bisogna che per conservarsi
sane e pulite, anzi per sussìstere ad onta dei
cangiamenti cbe soffre Ih superficie del suolo
col l'andar dei secoli, facciano in certa guisa
come le navi soli' acqua , s'alzino a propor-
zione cbe il terreno si solleva. È seguilo'cosi
appunto della nostra Firenze. Si è avuto pia
volte occasione di fondar fabbriebé , e fare
altri profondi scavi, ed allora si é trovalo dei
laetrici , o masgiccittti alla profondità. di tre<
ktaecia, i\ cmfaef e ^ ùote, tóiAe ttel séeold
passato trotò> Vincentto Tirianiiti Wa dd
Garlio* Per caasa dt ^oestt rialsametiti sod
rimasti sotterra t gradini, tbe si dice' eli e cin-
gessero intorno il Tempio di Sé Giovanni , e
efae k> rendevano così molto pt& stello e mae<»
stoso, e quegli pare della Chiesa di Sa nt' A-
postolo, ore invece di salire^ com'nna Tolta »
ora si scende piò di mezzo j!>raccio.
Ma rimettiamo io baon ordine le cose. S^glt
è vero , come tion se ne può dubitare^ che i
Romapi conducessero qna uoa Golotiia ; le
strade della prima Firenze saranno state ben
Q lide, con massicciato e pietre quadcate al-
^la Romana; di chesiredon vestigj negli avan*
ai di tali aotichiesime strade , delle qaali la
Via Cassia fu una , condotta sino a Firenze
dall' Impera dorè Adriano. Gip* Villani altri*
buisce ad un certo Albino > uiio della detta
Colonia, la prima nostra lastrrcàtura (56]«
Comunque siasi , fattasi la distruzione di Fir
renze da 'Barbari , dovette il materiale delia
città peggiorar molto anco da questa parie;
ed éeeo lo smalto', cbe si è trovato e si trova
aite già dette profondità^ e che sicuramente
non è Romano (47). Vedutasi poi la fra lessa di
tal costruzione , si dovette pensare a coprir le
strade colle pietre de' monti vicini,; alle quali
eome si è dette , diede principio maestro La-
po; ed alcuni luoghi pia ragguardevoli, ti co^
prirono.di mattoni o ferretti per taglio.
In qua 1 guisa si facefsero i piimi laalrici
nm aeprei dirloi n^ oertamenle non #oaie
fT
?iegli ò! adefiso. Il più ▼erorimile-parfi, che
innontkicìatsè dal ciottoli^ e poseìa si venis-
se alte pielite quadrate di maggior mole 4 è
finalmetste a qneller di tatta grandezza, come
si traggono dalla cava 9 nel modo che s'usa
presentemente y é che chiamasi a squadra
zoppa.
Che prima di cosi, le pietre si riquadrasse-
ro ad angoli retti, me ne fa dubitare il nostro
statuto (58)9 dove si legge quest'ordinazione:
Lastraioli et Fornaciarìi ec. subsint officio
ofBeialium Grasciae 9 et per eos possint cogi,
et compelli; et dictì officiales possint, tenean-
ttir,et deheant cogere pvaedictosin osservan-
do mensuras lastrarì»^, et. lapidum in quìi li-
tate et mensnra raattonotum ec. Ma perché
forse si vidde poi, che nel riquadrar le lastre
lo strazio della materia era grande , e cresce-
rà assai la manifattura , per auesto si muti
maniera , e si procurò I' arte ai dismetterle
di più grandea^ze, epoligone, come vanivano.
La cura della Éepobhlica pel mantenimen-
to delle strade pubbliche, era grandissima ; ,
ma per quella per dove si correva al palio
aveavi uno statuto particolare: Dominns Ca-
pìtanens, et defensor teneatur proprio jura-
mento praecise facere observari, et manutene-
ri iacorruptam, solidam, et illaesam stratam^
per quam itur et cnrritur ad^bravium (5g)»
Tornando ai lastrici è da dirsi, che sono
state adoprate fin qui a quest'uso le pietre o
lastre y cavate dal- Beai Giardino di Èoboii,
dal Sfoggio di S. Margherita a Montici 7 e da
7 *
quello di S. Francesco di Paola , #d metco^
giórno della città; ma inoggi si è ooditociaVo
ID qualche loogbyt^omeiDionia airarcodella
porta a S. Gallo, nella, strada trai Casino Rea*
le y detto della Nunziata , e la Spedale degl'ila
nocenti,< ed uUinks mente sol ponte di St Tri-
nità , ed aitroTC, a far \à^o di altro macigno
fih tenero e pia bigio , dette cave dd Pian di
Mngnone sotto Montereggi, il qtiiile riesce di
maggior dnrata , e d'aniforaie 8alde«ui*
Ma giacché di pietre nostrali si pària » noe
sarà fuor di proposito il riportar qui qniisttti^
dice della l<»*o natura uno di^* nostri più cele^
bri naturalisti , in qaella parte specialmente
eh' ei le considera per tnso d'arcfaiteltnra (6o)*
fi Le pietre di grana grpssai o renosa, con
poca terra framischiata, sonn chiamate co*
mnnemente mspe , e sono migliori per le fab»
briche esposte all'ingiurie dell'aria ; quelle
poi di grana minuta più simile alla poWerSi
scttio dette &ne » e sono buone ,al coperto* Ei-
spettò alla dorezsa ^ le più dure si chiaoMino
forti « ed anche macigni, co^l qual nom<e> le ac*^
ceonj^ jgià Dante-^ e per contrario tenere quel-
le che più facilmente si lavorano collo sg^U
pello: delle forti poi non. so se alla Golfolioa
TC ne abbia ; ma a Fiesole ne sonò muolte va«
atissime cav^, dette le Ga^e bandite ^ piinci-
palmento tra S. Francesco, e Fontelnoente,
ed anche al Mulinacelo sotto a Mi^òo^ dalle
quali si hanno ìaldecae smisurate ^"^ ohe seno
state destinate solainente per uso di fsbbri'
ohe pubbliche e raggoiurdefoli , e non st f^
MB'o cftVarB teiika la Regia pennif<]one. Qae*
Éta Pietra forte, o macigno, si pai «curnicÌB'?
re elaTorare a tutta pérfeaioii« » e riceve ^n^
che qaalcbe sorta di poliiueiitt) , come «i può
▼edere ne' pietrami della magnifica Libi eria
di S* Lorenzo, i quali non hanno che ìnvi^
diare al più fino marmo, kìitè , ma non di
tanta bellezaa, 8<mo poste in opera alla fab-
brica delta Chiesa di S. Lorenzo, ed inqtieilà
di S. Spirito, nella Cappi^lla de'Sigff. Gaddi
in S. MttTia liloveila , 6 nelle Logge degli Ufi-
s), e di Mercato noofo. Avvertasi che il nome
rigare macigno è equivoco; poiché derivan-
do daUa parola macine, siconviene solamen-
te a quelle pietre, delle quali se ne possono
fare macini da Grano, le qoali debbono ne*
cessariamente avere un certo grado di du*
rezza poco sotto a quella del Diaspro , non
ani forme però i^n tutta quanta la massa , co-
nte si osserva nelle macini di Figlinei di Prato,
in quelle di Cortona, ed in quelle del Monte
della Yermcofa. Si usa però comunemente la
Ssrola macigno in più largo significato, per
inotare le pirtrè d'un certo grado di du-
rezza , superiore a quella dell' Alberese , cica
Sasso da Calcina , e detta Pietra Serena , delle
Siali sole òomninemente ci serviamo per le
bbriche* M«ctgno« adoncfue, e Pietra forte,
diconsi propriamente in Firenjse le pietre o
lastre che si cavano dal Keal Giardino di 60-
boli, dal Poggio di S. Margherita a Montici,
e da quello di S. Francesco di Paola, e si
oanno per i pavimenti delle strade di Firen-
8o
se, ed anche per gli ottiati delle fabbriche <
delle quali «erra TaddUare per esempio il
Regio paltzio^e'Pilti. Sono queste di natera
e di composizione y molto di£Ferenli dalle pie-
tre forti , ^ macigni di Fiesole, ai quali è
statò applicato il nome solamente per la so*
miglìaosa della durezza. -,9
„ Le pia comuni categorie però, sotto del-
le quali gli architetti comprendono le minute
differenze delie pietre della Golfolina , e di
Fiesole , sono due; cioè Pietra Serena , e I^e-
tra bigia; sotto ambedue si considerano la
ruspa, e la fine; la forte, e la tenera. I segni
distintivi sono, che la serena è di color cern-
leo chiaro, la bigia é di color di terra , o-leo*
nato sudicio. Generalmente la bigia è pia
dura e più resistente ali* ingiurie dell'aria}
di quello che sia la serena forte , e ruspa , che
resiste benissimo allo scoperto. Se tutti gli
architetti facessero savia e proporzionata
scelta delle pietre per >gli edifizj secondo la
qualità del luogo in cui devono impiegarsi»
non si vedrebbero tuttogiorno sfarinarsi e
cadere a pezzi i pietrami di edifizi he lliasimiy
sì pubblici, che privati. Questa differenza di
pietra serena e bigia , non è già naturale ; ma
solo stabilita per l'uso meccanico; poiché in
natura non sono pietre diverse ^ ma porzioni
della stessa pietra* ,,
8i
Viu ài Utreato Jfuovoy e aaratiere
nazionale*
DoTe si traile ayi teippo interessi di gran
iralore^ e s'adonavano iti folla i mercatanti e
fa gente di traffico*^ si rappresentò già nna
scena , che sebben abbia mollò ridicolo^ non
Rianca però d'istrauone. £lla riguarda un
nostro celebre pittore, e ci dimostra fino a
qnal segno gitinga tra tioi la curiosità, naiio-
fiale. Vasari e Baldinucci ne son relatori; ed
io la riporto colle parole deiraltima
Bisogna premettere cbe Gio, Maniiosst toI-
garmente conoscinto col i^omedi Gio. da S*
Gio. „ era ufi eccellente pittore a fresco, il
quale serviva la Corte de' Medici, ed era sta-
to più e pia tolte impiegato da quella nel-
'adornare i reali palazzi , e le ville. L'ulti*
m'opera , nella quale aveva superato ae stea-
•o, ora una stanw della villa detta la Quie-
te (6t), tre miglia da Firenze, verso la parte
di tramontana , dove avea rappresentato nella
soffitta uua figura in atto di godersi un pla-
cido sonno, e nelle pareti nna grau quantità
di bellissimi putti. Ora essendo piaciuto fuor-
misura questo lavoro al Grand. Cosimo II,
e volendo questi dargli alcun seguo del suo
gradimento, il rampognò cbe nulla mai gli
cbiedesse^ e il mosse a farlo. Ed egli al Gran-
duca : .
^ Se Vpstra Altexaa desidera di farmi gra-
fia, una ne cbiedcrò^ ed è questa. Ebbi fin
'
8t ^
da bambino gran piacere cieir andare coTla ci-
vetta, • tal quale io 9on ora» quando do ri*
poso a' pennelli , e cbe il tempo il concede ,
non lascio di andare ora qua ora la; vorrei
però cbe Vostra Àltesza me ne concedesse la
licenza per la bandita delle Caccine. Molto
poco chiedete , disse il UIrauduca , e faron dati
gli ordini per tal facoltà. Giovaraiì incomin*
ciò subito a valersene. 99
' ,9 àccaddegli nna mattina Tesservi trovjtto
òa una squadra di birri y clie messolo in mez^
IO, gli domandarono chi il faceva andare a
civetta in quel luogo? Le mì^' gambe ^ rispo-
se , e il sapere , che qui sono pia pettirossi che
altrove. Ma Sapete voi , disaero coloro , cbe
Sui é bandita? Io non so tante cose, riprese
riovanpi y e jienso che il mondo sia fatto per
tutti. Or sappiate , dissero i Urri , che questo
è Un di quei luoghi del mondo ^ cbe non è per
tutti; però venite vene con^sso noi» Lo prese-
ro , le legarono , e poi per la porta a S. Pier*
gattolini corteggiati da gran comitiva di ra-
gazzi e d'ogni sorta di persone , che bene il
conoscevano per aver operato presso quella
porta, e anche per avere la sua abitazione in
quella contrada, conducevanlo alle carceri
del Bargello, „
y, Giunse in Mercato Naovo, .nell'ora ap»
punto dello spasseggiare^ che faunuvi i nego-
ziatiti e cavalieri; oMe alcuni di loro suoi co-
noscenti ed amici, lasciati i negozj, s'ac€0->
starano a lui ^ e coti gran pena aomandaron-
gli di qua! sueoeMo» Rispose un di coloro , die
83
fer averlo trovato a civettare nelle Caseine
Bensa iiceoia. Come senza licenza f replicò
Giovanni; la licenza l'ho bella e baona; e
ntetsa la mano alla tasca , fecela loro vedere*
O perchè non ce la mostraste voi , quando noi
^ pigliammo? dissero i birri. Oh velo dirò
io , disse Giovanni a yoce alta ; perché se io
ve l'avessi mostrata allQra, voi non avreste
Bvnta la fischiata in Mercato Nuovo , che
avrete adesso. ,,
I Gschi, gli arli^ e le voci stordiron raria*
Il Baldinncci medesimo si serve di questa
frase : eh' e' fu come dar le mo&se a' tremoti ;
tanta gente corse in an subito, dalle Jogge,
dalle botteghe , e da tutta la dtrada! £ ora»
mai conosciuta la curiosità del nostro popo-
lo y che supera quella di qualunqu' altro^
Quando Giovanni pensò a quella burla j è ve*
rommile ch'eì contasse su questo capitale;^
Sapeva che Mercato Nuovo era il centro d'ogni
pia curioso accidente.
Un fatto però più significante è quello , che
racconta Franco Sacchetti {6%)y come successo
a 'suoi giorni. Un cavallaccio scappato fu ca-
pace di mettere a leva piò della mézza parte
de' Fiorentini, i Priori di governo, il Capita*
Ilo , e y Esecutore. Lo riporto in compendio , ,
porgendo intanto occasion di dedurre , come
li maleriale della città sia cangiato; ma il
oòi^attere della nazione non già.
9, Fu non è gran tempo in Firenze un cit*
taditìo molto afiitico d'anni» e nuova di coi»
stomi, il q«iale ebbe nome Rinuccio di Nello.
84
G»fai stava dK cala pretso S. Maria Bfa|0^
re^ ed area sempre un caralk> pel suo cavai-
calrey» ordinar iainen te sgraziato, 'e di poco
. prezzo. Fra gli altri sairaltimo deU% suj;^TÌta
n'ebbe uno, che pareva un cammello, mal
cena poeto , e quasi sempre come addarmen*
tato, faorchè quando avesse vedato qaalche
ronzina. A. evenne an giorno per ca^o^che vo*-
lendo cavalcare il detto Minaccio 9 avea ap*r
piccato il detto cavallo di faori nella via; ed
essendo venuta una ronzina alla piazza , dove
si vendono le legna, cbe era qnasi dirimpetto
alla sua casa, ed essendosi sciolta da un ar-
pione , cominciò a fuggire per la via ^ dov'era
appiccato il detto cavallo; il quale come senti
la giumenta correr dirieto, tirò la testa a se
con sì dura maniera , che spezzò la briglia , e
si mise a correr furioso dietrdki^neila, com'à
usanza degli stalloni. Bjnuccio, che era per
uscir faori, sente un gran rumore , domanda 1
e gli vien detto il caso del suo cavallo. Si
mette a correre con gli sproni in piede , tal
che ebbe più volte a cadere, e tenendo pev
diverse vie, perviene in Mercato Vecchio, là
dove vede il cavallo alle prese, e comincia a
fidare: San Giorgio, San Giorgio, I bigat-r
tieri cominciano a serrar le botteghe , credenr
do che '1 remore sia levato. Le bestie entrai
rono tra' beccai, ed allora si che chi fuggiva
per una parte e chi per l' altra , e t^tti gri^
davano misericordia. Colai di cui era la ron**
^ina, era tuttavia dietro con un bastone, co|
f|uale percuoteva ora U cavai Io « ora |a romyit
/ 85
db; e 8pe««e volte, quando darà al cavalloy
Rinaccio gii si gettara addosso^ e^minacciii*
▼aie gridaTa che il lasciasse stare. E cosi
perrennero con qaesto romore per Galimala 9
laddove tutti i ritagUatori gittavauo i panni
dentro, e serravano le botteghe, senza saper
cosa fosse. Molti seguivan ]e bestie, le quali
Toltesi per lo chiassolino, cbe va a Orto S.
Micbele> entrarono tra'granaioli e le bigonce
del grano , che si vendea sotto il palagio, do-
y'è l'Oratorio, e scalpitarono molti granaio-
li. E di quei ciechi che sempre ye ne stavano
nel detto luogo al Pilastro della Madonna ,
sentendo il romore, ed essendo sospìnti e
scalpitati, non sapendoli perchè , menarano^i
loro bastoni. Chi non sapea ch'eran ciechi, si
rivolgeva a loro; altri percuotevan questi,
riprendendoli del mal fatto» E così cbi di
qua , e chi di là si cominciarono a ingolfare,
e forse con alcune pugna cbe ebbe Rinuccio»
e quello della ronzina, giunsero così percuo-
ten^dosi-^uifa piazza de' Priori. I quali Priori o
cbi era in palagio, yeggendo dalle finestre
tanto tumultuoso popolo giungere da ogni
parte, ebbono per certo che il popolo fosse
levato a remore. Si serra il palagio, ed ar-
masi la famiglia, e così quella del Capitano,
e dell'Esecutore. Sulla piazza era tutto pieno,
e parte combattean con pugna , parte si di-
leggiaTano. Come la fortuna volle , il cavallo
e la ronzina entrarono nella corticina del-
l'Esecutore, e subito fu preso T espediente
di serrarne la portai e a gran fatica foroa
T.XL 8
86
presi -(|ae|;|] animai grandatitì tfi ««dorè. Ri.
DUCCIO 1)05, andava , . perché noti, a^ea come
Carlo.; ma i.saoi pit^di eran laceri per le ro-
,teUe degli «prooK, che gli erao entrati sotto
le piante. Finalmente i Signori* - rassicarati ,
per aver veduto ciò che era , mandarono co*
mancatori e famigli ad acchetare la zuffa e '1
remore, e con £andi e con comandamenti eh-
bono H8fiai che fare, di potere acchetafe la
moltitudine. ,,
Con una dose dt curiosità , ed una d' amor
proprio si fa un geloso. Questo rimprovero,
a diritto o a torto che sia , e' ^ venuto dagli
oltramontani. Il solo la Fontaine (63) può
darne la prbya. Egli s'è preso il gusto di com-
porre una Commedia, intitolata /e Fioren-
tina dove la gelosia d'Àrtagesmo per la sua
pupilla, è dipinta coi colori i più caricati così.
Per tor dagli occhi de'pià destri amanti
Ortensia sua pupilla, usa À.rtage8mb
Artificio ed industria^
Una camera angusta, a' mai non splende
La luce che di volo,
È tutto il suo quartìer costante e solò.
Di muraglia ben grossa intorno é cinto,
E dee prima varcar per hen sei porte
Oscuro, malagevoi laberinto ,
•Chi d^ ino] trarsi vuol tentar la sorte.
Ogni porta è ferrata , ognuna abonda
Di stanghe , contraffiorti , e chiavistelli ;
Così d' Ortensia disgraziata ha cura
. Qodl' infame custode;
. 87 .
Eppur tra i(^nte proVtldeiiie è tènie,
t)f continiio sospetto il cuor si rode.
Per lor l'iklea d'ogtiì più agevoi rìscliio,
£1 sol la vede, sol la' veste, e a mensa
Solo la serve* ei sol consohia insieme
A vederla far calie i giorni intieri.
Quando vuol divertirla, ora le legge
Quali una ;6posa abbia doveri e pesi
Verso Io ^fòio ; ed òr sulla chitarra
Canta all' orecchio della fida amica
Qualche stfamholto, o qualche arietta an<«
tica.
E perché teme le notturne insìllie,
Non v'ha che un muro sol sottile e scarno ^
Che le sue dall'altrui piume disgiunga.
L'opra d'un ragno, d'una mosca ri volo 9
D'un topo il passo,
Fanno per lui lo stesso alto fracasso,
Che d'alcuno elefante il pie pesante.
Dal fondo della casa insino al tetto
Armato di pistola ,
Grida , risveglia tutti, e corre, e vola.
Diavol non v'è nell'infemal fucina,
Che non sia mén di lui pazzo, e geloso»
Meno itrano, e invidioso;
E quel che v'ha di più specioso e raro,
È maligno, villan, furbo, ed avaro.
Si confondono spesso le idee; Dante chiamò
Firenz»^ sobria e pudica , un altro meno mi-
surato traduce la pudicizia in gelosia, ed in
avarizia la sobrietà. È un bell'avaro qut-l cit*
tadino, che * splendido co' fDre«tieri, magni-
88
£co nelle fabbriche A in citlà, chétn campa-
gna , e generoso all'occasione, pome lo fu-
rono i nostri ne'dirersi tempi. È c^sa mira-
bile come i medesimi sapessero riunire insie-
me y e Bpproposito > la sobrietà , e la magnifi-
cenza. Il Borgbìni ce ne dà un esempio nella
persona di Lorenzo de'Medici, che è il pi&
energico , che possa mai pensarsi.
,; Egli aveva maritata la figliuola ( scrive
nel suo discorso della moneta (ìoreptina ) al
Sig. Franceschino Cibo, figliuolo di Fa^ Iii-
nocenzioy il quale quando venne , com'è asan«
za, a vede^ la moglie, condusse seco al coni
de' primi Signori e Baroni Romani, i qmalii
81 per onorare le nozze di quel Signore, e
guadagnarsi intanto la grazia del padre, sì
per vedere con sì piacevole occasione i co-
stumi tanto allora lodati di Firenze, e come
coarispondesse al fatto l'orrevolezza, che si
predicava della città, ed il grido della ma-
gnificenza di Lorenzo, yoientieri gli tennero
compagnia; ed essendo . nella prima giunta
con molta letizia 9 e grandezza accolti , il Sig.
Franceschetto come genero, fu nelle case
proprie di Lorenzo albergato, gli altri messi
tutti insieme in un hello, ed agiato palazzo
riccamente parato, e d'ogni cosa opportuna
abbondevohnente fornito. Or avvenne, pas-
sati due o tre giorni , dopo i pritni consueti
convenevoli, e cerimoniose accoglienze, che
in simili casi si costumano, venendosene una
sera a cena col suocero, la trovò ridotta alla
domestica sobrietà di quella casa, e eooaoeta
89
pnrsimònia della città; di *clie rimase ftunto
un poco: par si tacque» ma seguitando il
desinpre della mattina seguente, e la cena apr
presso nella medesima maniera , si cominciò
ad attristare davvero 5 e d*occalta malinconia
tatto a riempirsi y non tanto per conto sao
proprio, quanto che dubitava, che così non
fosse anche trattata la compagnia, la quale
avvezza alle mense e delizie romsine, ed in-
vitata da lui a nozze quasi reali , e che era ito
il grido doversi celebrare con ogni sorte di
spassi e di grandezze, ne dovesse restar ella
poco contenta, ed egli col suocero vituperati
per sempre; onde tornandosene a casa (come
«ono faceti e mordaci que' cortigiani). potesse
essere per un pezzo la favola della Corte: e
standosi in questo fastidioso pensiero non
s'attentava anche di domandare di nulla , per
non cercare di quel eh' e' non arebbe poi vo^
luto trovar^. Pure reggendo la brigata lieta ,
né sentendo motto alcuno di quel, ch'empia
temeva, siarriscbiò di domandar un giorno
un di loro, quasi a caso, com'è' fusser trat*
tati, pigi iando< scusa, cbe essendo per alcuni
proprj affari 'stato in que* giorni col suocero
occupato , non era potato essere con esso lo-
ro , come egli arebbe voluto; e rispondendo
colui allegramente e presto, ohe benissimo,
si riebbe un poco ; pur temendo tuttavia di
qualche cosa , dìtiemi ( disse egH ) digrazia li*
berameute, come son passate e passano le' co-
se : e replicandogli pur colui , ehe piò che noni
si potrebbe dire ecoelleatemeifite ; volendo ai-*
8*
90
scorarsi uffaHd, K> ricfaleBé dello teendere
t' particolari. Ma quando egli ebbe inteso con
qual. real ro«gnìficen&a nell'apparato , con
quanta non solo abbondanca , ma delicatezza
aocerfi di vitande ,' e c6n che amorevolezza in
ogni fiorte di servizio erano vezzeggiati» e fi-
nalmente con tal gentilezza e grandezza in
ogni cosa trattati , che pia non sj sarebbe po-
tuto in caéi de' primi' Principi d'Europa de-
siderare; conobbe allora la virtù, raccortez-
SA , ed il grande e veramente splendido animo
di Lorenzo, e ne restò lietissimo: né si seppe
in quella caldezza tenere, che non aprisse li-
beramente di suocero, ed il primo sospetto,
ed il seguente fastidio suo , ed appresso il
presente piacere : il quale quietamente gli ri-
spose, che avendo ricevuto lui per figliuolo,
per tale « e come cosa sua» domesticamente
l'avea trattato; e che altrimenti facendo, si
sarebbe potuto tenere sempre per istranie-
ro; ma quegli altri come forestieri e Signori
di quella qualità, per onorare le sue nozze ve-
nati, per un altro verso volevano esser consi-
derati ; onde si era ingegnato di governarsi
con loro , secondo cbe al debito della cosa , ed
al comune onore di tutti due loro si conve-
niva. „
Pia vero però senza dubbio* quanto al ca.
battere della nazione, é quello che rileva il
Vàr^^bi; che )a natura de' Fiorentini è d' es*
sere rare volte d'accordo tra di loro (6^)» Tut-
ta la nostra storia é piena di esen^p) Basta
ranmantam, «ha non aonvannero una volta
9'
neir elesione del Gonfaloniere ^ e ebe doveN
ter ricorrere all'espediente di propor Cristo»
di che non tatti neppar convennero.
Ma troppo ci vorrebbe a terminar questo
quadro per tatti i punti di vista. I t«cchi
principali si soti dati; e questi mostrano una
nazione cariosa per appetenza di pascere
r animo di novità; padica più che gelosa con
i sciocchezza ; sobria pia che sordida e avara ;
a tempo splendida e generosa; e finalmente
incostante e discorde^ pia per sottigliezza di
spirito, che per leggerezza.
F^ia Por Santa Maria , e primo cerchio
delia città.
Giunto al confine della primitiva Firen^,
DOD posso a meno di non darle uno sguardo ,
per constderam» la modicità , e 1^ angustia.
Chiamo primitivo lo stato della medesima y
dopoché ella fu edificata dinuovo da Carlo
M»gno; ne conto per nulla ciò che era già
innanzi che i Goti la distruggessero (65) {d).
Gli umili princìpi delle cose fanno un con-
trapposto glorioso alla loro susseguente gran-
dezza.
La storia piò succinta dì questo rifacimen-
to o risarcinr^nto che dir si debba, l'abbiamo
^al Varchi (66). „ Questa nuovamente mu-
rata ( egli dice ) , o più tosto restaurata città
da Carlo Magno , neir entrar d'aprile ranno
ottocentuno^ al tempo di Papa Lione III, per
4i'prteght e sollecitudine tdegll anttdii «kte^
»*
92 .
dinì di Firepet e in specie de' FigtoVanili ,
cioè de' figlinoli di Giovanni, e de'Fighinel-
di,e de'FiridoIfi,fa, se le cose ptccoie si
possono colle grandi paragonare, edificata al-
la sembianza e similitadìne della città di
Roma; e fu, sebbene alcuni credono il con-
trario, e maggiore, e più bella, e. più forte
elle prima (67) (e). Ebbe! quattro porte mae-
stre, onde fu divisa in quattro q^uartieri (68);
le quali porte erano in guisa situate, che fa-
cevano come una croce. La prima dal la parte
di Levante si ehiamava la porta di San Piero;
la seconda, volgendo a man ritta, alla pl^a
di Settentrione» perchè era quivi vicina al
Tempio di S. Giovanni, e non lungi dal Ve-
scovado, si nominava la porta del Duomo,
ovvero del Vescovo; la terza, la quale era
dair occidente rincontro alla prima , fa no«
minata dàlia Chiesa, la quale era poco fuori
di lei , la porta di San Brancazio; la quarta e
ultima , la quale era a dirimpetto alla secon*
da , ebbe nome Porla Santa Maria (69)^ dove
oggi si dice Por Santa Maria , colla medesi-
ma scoi:rezione , e abbreviatura; e nel miluo-
go (come dicevano es^i ), cioè nel mezzo, e
quasi centro della città, era la Chiesa di S.
Andrea , e quella di S. Maria in Campidoglio,
quali si veggono ancora ne' terupi nostri. Carlo
Magno quattr'ai»nidopo^ che Firenze fa re-
staurata , tornandosene da Roma , dove* era
stato eletto solennemente, dopo taut'anni che
r Imperio occidentale era vacata , Imperado--
re, e andandosene in Francia ^ vi sog^ornÀ
\
9S
ftTqaaiiti di , a vi* fondo,/ Itgrgfttnente dot an»
dola, la Cliiesa di & Apostolo in Borgo , (/),.
ed il giorno della Pasqaa di Resarresto tÌ
teqne gran festa e allegria , e ri fece dì molti
Cavalieri $ e nella svk partita ^ ayetidola oltre,
l'altre cose privilegiata di tre miglia di con»
tado, la lasciò libera e franca. Qaesta eilifi-
casione di mora sopraddetta si chiamò il
primo cerchio. „
Il diametro adunque della prima Firenze |
era forse il quinto di quel che v' ha di pre.
sente. Là piaEza maggiore era quella che ora
si dice Mercato Vecchio ^ dove abitarano le
famiglie più distinte , ed aveavi i più hei Pa-
lagi. Le strade erano strette e brevi y inter-
secate 9 ed oscure, come si vedono ancora
d'intorno al mercato. Era la Cattedrale fnqr
delle mura 9 foori il Battistero, e le Ghjese
più ragguardevoli (g). Tra le altre S. Stefano
restava in mezzo ad un canneto; ed il, vicin
.Ponte di legno su pile di pietra riuniva la
strada romana. Le mura della città eran alte
e forti, con torri attorno, e fossi provvisti
d'acqua. Crebbe la popolazione per molti
cittadini delle contrade vicine , che vi si ri-
dussero^; per molti del seguito dell' Impera-
dor Carlo, e secondo alcuni de' nostri Stori-
ci 9 per molti romani (70). Finalmente il reg-
gimento della città era affidato a due Consoli y
e cento Senatori , all'uso di Roma (A).
Da quest'epoca in poi, nello spazio d'in-
tieri dieci secoli , a qpal punto di grandezza
siagKipta la città nostra | ognuntpuù riflet-
94
ter lo ìa per se. ti Voler noverar 1» irieendé ^
che hanno occopato ^estó gran tratto di
trmpov'Qoo porteiH^fobe a meno,, cfaé a 'tes-
sere ah jcomlpendio di Storia patria* fio^sti per
.ora il riflettere col Macchia velli (71}^ che tra
le città 4^ItÌEiUa le quali foròn et^rge dai Bar-
bari , una di quelle, che ricompensarono am-
piamente le sue mióe, fu la no8trai»< A.ltre ne
riportaron ruina, altre nascimento, ed altre
Bogumento. 9, Tra quelle che rovinarono,^
egli avverte, fu'Aquileia, Lnni> Chiusi, Po-»
pttlonia, Fiesole, e molte altre; tra qaelle
chedinuoro si edificarono, furono Vinegia,
-Siena, Ferrara, 1* Aquila, ed altre assai Ter-
re e Castella, che per brevità si omettono ^
quelle qhe di piccole divennero grandi , furo*
no Firenze , Genova , Pisa, Milano, Napoli»
e Bologna; alle quali tutte si aggiunge la ro««>
vina , e i\ rifacimento di Boma, e molte che
variamente furono disfatte, e rifatte. „ (1)
Accenna così 11 Segretario Fiorentino uiìo
di quei terremoti politici , che avvengono al
mondo sV rari» che si smarriscono tra le infi«
nìte generazioni, e sembran piuttosto favola,
che storia. Le leggi, i costumi, il modo del
vivere, la religione, la lingua, l'abito, i
nomi , tutto variò. Il Pò', Garda , e TArcipe-*
lago, per lasciarne indietro molti altri, e
dirlo col Macchiavelli medesimo, son nomi<«
nati p?r nomi difformi agli antichi; e quanto
agli uomini , i Cesari ed i Pompei , Pieri, Gio-
vanni e Mattei diventarono.
Mille anni dì Storta Fiorentina da Carlo
9«
Magn^ftijQOia tutto il cadenta teoole, sarebbe
an i>el , tema per qualunque penna eccel^
)^ot0. (k) ' t ' ..' .■
Torre de\Gi rotami ^
e quando il Cristianesimo di^entassm
Religion trionfante.
La torve poUa in vìa Por Santa Maria ,
presso «1^ Chiesa di S. Stefano a Ponte,
sulla, cantonata obe guarda Mercato Nuovo,
è detta coaumemente de'Girolami, Famìglia
non ha guari spenta, la quale si dice che y\
ayess' anoo non lungi Tabitaaione. Ella é cer-^
ta mente delle piò antiche , a con^e le chiama
il Lami delle primitive , ed in conseguenza
fabbrica Etrosca (/)• Che poi i Girolami ares-^
Ber la loro Tori^ iti ìquesto sito , non ce ne
lascia in dubbio uno dei più antichi nostri
Storici^ il Malesptnì (72),
Or se è vero , come porta la comun tr8<*
disione 9 che il glorioso Vescovo Fiorentino
S* Zanobi fosse de' Girolami, non v'ha cosa -
piò verisimile creder di questa , che il detto
Santo sia nato qui y ed abbia pur qaìvi abi-*»
tato, (ut)
Vi.soD due Iscrizioni che con fier mano que^
sta tradizione, nna non molto antica nella
detta Torre, ed nna pii moderna nella casa
contigua, dov'è pur l'immagine del detto
Santo {jdi). Il Verino poi la cooTalida ne's^
guanti tersi (74):
/
96 • ,
Hieroojtni qnam priiea dotuoa fatt, ardua
Turris
Condita sit testis, totas jam mille per annos,
Quain sucer Antistes Tuscae Zenobius Urbis,
Tarn clara de stirpe tatas coluisse patatur.
j
li detto Santo Vescovo tì^ nel qaarto e
quinto secolo dell' era Cristiana ,* onde fa dei
pri mi , ma non il primo Pastore ^ che reg*
gesse la nostra Chiesa. Altri dnque 86 ne
contano innanzi a lai; S. Frontino, S. Ro*
molo, S. Felice, Pietro I , e S. Teodoro;
de' quali però, eccettuato il terso, non con*
Tengono gli scrittori. Con questo- com poto,
s6 vero fossC) si giungerebbe sino agii anni
di Cristo 66.
Comunque però sia , non Uìsogna credere,
per essere il vescoro in una Città, dovesse
questa ed il itao territorio professare general-
mente e quietamente la cattolica Religione.
Anzi ognuno sa , che i Cristiani , sino al tem-
pio che il gran Costantino ebbe donato la pa-
ce alla Chiesa , (n) dovettero restarne occulti^
e di tempo in tempo soffrir travagli, ed acer-
bissime persecazioni. Quanto a noi, il colto
delle Pagane Divinità , ed in special modo
quello di Marte , al quale i Fiorentini eran
molto devoti, seguitò ancora ne' primi secoli
del cristianesimo; e t tempi dell'Idolatria sus-
slsteron lungamente» finché non si potette im-
pilarne i materiali nelle nuove Chiese Cri-
stiane. Avemmo ancora de' Martiri, tra'quaJi
S. Miniato, ed i luol compagni \ sotto la per-
97
•eovttione dell' Imperator Decio, intorno 'al«
ranno a5o delia riparata salute; e fiDalmente
non ci mancaron couil>attÌEnenti , nnco doppo
la detta pace, dagli eretici , e dalle nazioni
barbare, che ìnondaroQ 1*1 tal ia»
Premesse le anali cose, si dee coochiadere ,
che l^opìtìione di. chlfissa il trionfo totale del»
la cattolica religione nella nostra Firenze
Terso il quinto secolo» è la più moderata, e la
pia ragioiiei^ble di qualttìiqu' altra. La Basili-
ea di S, Lorenzo, la quale verisimil mente fu
la prima Cattedrale della Chiesa Fiorentina ,
£à fondata dalla Matrona Giuliana circa Tan-
no 385, e cOnsacrarta da S. Ambrogio Vescovo
di Milano ott'anni dopo» Il Vescovo S. Zano-
bi la resse per alquanto tempo; durante il
quale dovette anch'esso star guardingo dalle
pereecuzioni, e come dicono gli scrittori della
sua vita, nascondersi qualphe volta tra le sel-
ve di Casìgnano (^S), forse quattro miglia di-
alante dalla città ir dalla parte di Ponente. Ed
ecco in $• Zanobi trovato il vero tra la Pa«
gaaai e la Cattolica religione.
Chiesa di S. Stefano a Pon^e
e incorrwtione de' cadaveri.
Che i corpi umani sien yasi di creta, per
fragilità sì fisica ebe Inorale ; è frase dell'A-
postolo , piena di cristiana filosofia. Qu^into
al fisico, si manifesta ciò specialmente dop-
po la mi9rte , quando la putredine opera Tul**
timo sciogUmeoto. Queslo però non si coin-*
T. Xl. 9
98
pia in tutti Bello «tesso fieriodo di teai|io»
il genere dell' oltima mulattia , il ttatandé
stato del corpo, la conditara» e interrameD-
lo, ne possoD variar la darata. Ne abbbni
degli esempi mirabili; roa ninno forse tanta^
qaanto quello di un cadarere ne' sepolcri di
d«ttu Gbiesa. Lo riporto tal quale si 1e{$ge
tra certi ricordi della Casa BaldovinettL
„ À. dì i4 s^^ttembre 1743) Ricòrdo, co-»
tue oggi Sabato a ore a2 furono trasferite
nella nuova sepoltura davanti ali' Aitar mag*
giore della Chiesa di S. Stefano a Ponte, nu-
mero dieci casse grandi di morti, e due pic«*
cole di bambini della famiglia de' Sigg. Mar-
chesi Bartolommei. In una di esse si trovò
il cadavere di una Dama di giusta statura,
giovane di anni ao incirca , eon le carni
bianche, e fresche; nel volto, e nellevbrao-
eia , e nel petto era flessibile come se Wse
morta d'un giorno t'avea i capelli biondi av**
volti con lunghe trecce, gli occbi cristallini
non del tutto cbiusi , ravvisandosi la forma
venusta come dovette essere in vita '^ avea in«
dosso una camicia di pannolino bianco, aen-
tfi aver perduto nulla di sua prima condi-
zione. Fu creduto , che fosse il corpo di Fau-
stina di Francesco Del Bene^ del popolo dm
SS. Apostoli , la quale fu sposata nel i633
a Girolamo Bartolommei , e dovette morir
senza figli , poiché egli passò -alle seconde
nozze 1 anno i636 con Caterìoa del Senat*
Matteo Frescobaldif la cm generazione è
quella che oggi dora.
Confonàotk U mente omana U pie medit«-
«oni di coloro, i quali ignorando i modi che
tien la nataira in certa sorte di operazioni ,
le credon portentose, e faor d' ordine^ Ep-
pur le stesse si son vedqte tra gii antichi
Pagani, le stesse tra le diverse sette eterni
dosse ed assurde. Cleopatra ^ la Regina di
Canopo , fu trovata incorrotta doppo ia6«
Olimpiadi. TulUetta , la figlia di Cicerone ,
doppo più di i5. secoli (76).
Ma non è solo U cadavere della Faustina^
che siasi conservato sotto il nostro Cielo.
Nella Certosa , non sono ancora molti anni ,
ai scoperse intatto il corpo di Niccolò Ac-
ciaioli, Gran Siniscalco del Jlegno di Napo-
polt; nella Chiesa Priorole del Borgo alla
Collina in Casentino, Cristofano Landino,
celebre Comentator di Dante ; in S. Marco ,
Gio. Pico della Mirandola , portento di me-
moria e di scienza ; in S. Cristofano degli A-
dimari, una figlia di Licinio Serrati; ed in 8/
Andrea in>Mercato, un Canonico di Casa Stro«-
«i, Priore di detta Chiesa , che conservava fin
le basette. Altri dae cadaveri incontaminati
rammenta il Migliore, uno nella già Chiesa
di S. Leo dietro Mercato, ed noo nella Cap«
palla de'Borgherini in S. Francesco al Mon-
te, faori della Porta a S. Miniato; dove per
esserne stati trovati altri in diversi tempi é
nata T opinion volgare , che quel terreno ab-
bia a ciò una prerogativa speciale. Final-
mente tutta la città y è Jfin la Corte medesima
concorse nel 1719 a S. Croce per ammirarvi
lOO
il corpo del Marchesre Lorenzo Salvlatt^ qua-
si parlante; la sua morte era successa nel di
17 luglio del i6og, in età di anni ^i.
Chi volesse altri esempj , potrà consulta-
re r erudito Discorso del nostro Manni , sul-
la naturale incorruzione de' Cadaveri , inse-
rito negli Opuscoli delCalogerà (77), dove ra-
giona insieme delle cause dello stèsso fenome-
no , raro sì , ma non soprannaturale^ né per-
lopiù miracoloso. Fin nelle sepolture comniSi
della Confraternita della Misericordia, il cui
cimitero, quando si tumulava incittà, era da-
manti alla medesima^ esposto a tutte le iiitem-
"perie dell'aria, sì son trovo ti cadaveri in-
corrotti, come molti si debbono rammentare.
Cosa veramente strana! Se si trovava in
Germania negli andati tempi un cadavere ben
conservato , colla faccia gonfia, e livida di
sangue, si diceva che quella era l'opera di
un Vampiro, o preteso spirito, che aveva
succhiato il sangue de'corpi viventi , e l'ayera
insinuato dentro di quello. Quindi sì diissot*
terrava , si processava, e si condannava ad es-
sere ignominiosamente bruciato. Un altro sl-
mile se ne trovava in Italia; questo , se non
era di persona notorinmente pia , era il cada-
vere di uno sconjunicato. Questa opinione ha
regnato una volta fin dai tempìdel nostro Sac-
chetti, ri quale avendo addotto molti esem-
pj illustri d/ incorruzione, si maraTiglia tra
se , come dall'altra parte dicano li religid-
sì, che '1 corpo scomunicato sia sempre inte^
ro (78). Simili contradizìonifnr sabito tolte.
• tot
doppoché la sciensa riprese i suoi dirìttr, e si
fece più valida , e pia potente (79). In vedu-
ta di' ciò lo stesso Lambertini , poi Benedet-
to XIV. Sommo Pontefice, ha limitato a |k>*
chissimi e rari' casi il potersi attribnire a mi-
racolo r incorrazione de' cadaveri (80).
Prima d' abbandonare qaest' argamento^ mi
sia permesso di riportar qai an tatto, che ha
qaalcbe cosa di relativo , e che è racconta-
to dal detto Manni nel luògo di già citato,
in questi termini:
„ Troraronsi in S. Miniato a monte (ver-
so il principio di questo secolo) tael ricer-
care d'altane reliquie, l'ossa d'una donna,
chiunque ella fosse, sepolta vi da molti se^
coli; e quantunque la carne fosse tutta con-
sunta, pure intatta era l'erba, che frami-
schiata poll'ossa si vedea: erba chiamata dai
Botanici Vinca e Pervinca , della quale (per
notizia somministrata dal Sig. Piero Micheli)
afferma Marcello Virgilio sopra Dioscoride,
che solean'ii incoronare le fanciulle nel con-
durle a seppellirsi. Simile a ciò che si leg-
ge nel trattate de Praeficis del Ghiariss. Sig.
Girolamo Baruffa Idi, cioè a dire usarsi ancor
oggi ìd alcune Chiese tra' cristiani di rico-
prire il cadavere ette si sotterra , con alcu-
ne ciocche d'erba , ad imitazione de' Genti-
li. Questa Pervinca adunque nel riferito sco-
primento si era cos^ interamente consetvata
nno allora, che agevolmente si sarebbe giu-
dicata colta , e prosciugata di poche setti-
mane innanzi; conciossiaohé ella avesse io-
9*
103
oontaminaU tutta quella pellaccia , che ct« li?,
cataipente la riveste quando ,é fresca ^ seits*
cfie le avessero nociuto nofì cbe il terreno ^
gli ammali stessi, dalla potredine del cada*
v'ere quando cV e' fu , condotti. „ Ecco l' in*
corruzione in altra cosa fuor de' cadaveri.
Un altro genere della medesima è quello
che vìen dall'arte, nella quale gli Egnj eran
bravissimi, valendosi eccellentemente de'bfi!.-
sami e degli aromi* Tanta forza attribnisre
loro Fortunio Liceto (81)9 cbe non dolnla di
asserire potersi acconciar con essi talìnenjte i
cadaveri da fargli bastare per pi& centlnain
d'Olimpiadi. L' asserto è confermato dal l'è*
sperienta nelle Mummie , cosi dette, cbe ci
sono state portate in diversi tempi e di cui ft
ne conserva alcuna nel Gabinetto Fisico di S*
A. B. , nello Spedai maggiore di S. Marta
Nuova , e presso qualcbe particolare.
Siccome quei popoli foron dei primi a ere»
der retermlà dell'anima, e cbe da un corpo
passasse in altro di varia specie , fincbè for-
nasse doppo tre mil'anni a vestir le spoglie
umane jÒa), pensavnno a dare ai cadaveri ed
ai sepolcri la più lunga stabilità : Àegyptii
sane (scrive Diodoro Siculo (83) ) omnino per-
vifacienduQi praesentis vitae tempus pntant ,
futurae vero gloriam, auae virtute compara-
tur, ma;s^imeex.istimanaum. Doroosnostras'cli-
versorìa appellanty tamquam brevi tempore
a nobis innabitandas. ^efunctorum sepnlora
sempitemas doniosi qùoniam apud Inferos in-
Gnitnm sit tempus, voeant, Ideo Domas «er
♦ »o3
dificandàe comm cootemnont, et circa sepui*
eroram magnificenliaih, sumcnam staJiom
operatnqae impendoot
Ecco con qaesto passo spiegato l'origine
delle Piramidi 9 de' Sepolcri gravidi marmo,
delle contraccasse di Tegno il meno sottopo-
sto alla corrasione e «alle tarme, qaal'é il
Sicomoro, della studiata preparazione de' cor-
pi morti, della dispendiosa imbalsamatara , e
delle fasce di bisso con sì stretti e molti pi i ci
avvolgimenti* I, poveri invece di balsamo ado-
pravan Petroleo, Bitame Giudaico, e Sai ma-
rino.
S'è volato ancor noi qualche volta (quan-
tunque sensa nessuna ragione) imitar que-
st'arte di cui parla Erodoto diffusamente; ma
c'è mancato T industria, o ci son mancati i
balsami, e gli altri materiali. Nian cadavere ,
anco de' meglio preparati, di principi , o di
altri insigni persone, è giunto mai all'anti-
chità d'una Mummia.
NOTE
•OVTBVUTB
IN QUEST' UWDÉCIMO VOLIJM&
NB. Le Note delV Autore sano segnate col
numero arabo, e quelle del Commenta^
tare con lettera*
i) Ricba Qaart. S. Croce T. T. p. 8.
2) Lo Stefani dice 96 mila.
[3) Deli»* degli er. Tose. T. 8. p. Sg.
[4) Cron. Lib. i. Gap. j.
[5) NoT. i85.
[6) Nov. 87.
[7) Nov. 4* Giorn. 6.
[8) Noy. 8. del Firenzuola.
[9) Nov. d'Aut.Fior. Londra 1795. pag. Sg.
'io) Morgante Gan. 11. st. 1 23. e segg.
1 1) Lib. III4 Gap; 7 st. 5r.
12) Varchi Stor. pag. 556,
i3) Prose Fior. P. 3 Voi. 2 p. 3a
i4) Beoni Gap. L
Ì5) Stor. Fior. Lifo. IX. pag. 294.
16) Prose Fior. P. m. V. a.
17). Maina. Racq. G. I. st. 6.
18) Ora villa de'sigg. Nerli oggi Morroocbi.
(19) Incorporate nel palazzo Saiviati ora
Ricciardi.
(20) Vedi le Mem. per servire alla vita di
tp6 MOT %
Dante, elei tig. Beilr» VeneEta presso lo £at*
la 1759.
(ai) Inf. €• 3«. T.S.
(am) Speroni Dia l<^ della Stor.
(i3Ì 11 Maiìni con meno probabilità d^ri^t
il Maio da un albero di questo nome, the fio-
risce nel Maggio. Vedi T opuscolo con qotsio
titolo a p. 17.
(!»4)'Taeit.ÀBiìal. Lib. I> C. 17.
(i5) Prose Fior. P. liL T. L pàg» ix
(26) C. I. st. 48-
(17) Contrassegni.
(28) istorica noiisia delle Befane , Lorra
1766. pag. 18.
(29) Galvano della Fiamma , De reàusgt»
stis Azonis Ficecomiiit.
(30) Opere burlesche T. I. pag. io5.
(3i) Tom. I. pag. 96.
(3a) Pag. i3a, e segg.
(33) Lib. II. ▼• 78.
(34) Tit. de Imm. C. 2.
(35) Vedasi la Lettera XXIV di quelle d^l
Machiavelli scritta n nome della repubblica,
dove al Vicario di S. Gio. si ordina man €orCe
sopra certi intrusi nella Pieve a Presciano.
(36) Borgbini Disc. T. '%.
(37) Villani Lik Vili CI. ,^ Et simile or*
dine di gente d'arme per lo popolo, et ooti la
detta insegna , s'ordinò ip contado e distret-
to di Firense, cbe si cbiamarono le Leghe del
JPopolo. „
<38> Delìx. degli Erud. tose T. i3 p. i8a.
{39) Vedi sopra a pag. 70.
ir o T e ro^
(4o) Oar àatioo Godìoe di Chi raìrgi Greci»
e5Ì0teQte nella LìIk Laurt^i». fa tnterpetrato
e pabbli<^itto dal celebrò Outt. GoecM.
(4i) Circa ai tempi dei Burghiui, Tom. II,
pif;. i3, i Medici vestrvàiio di color rodato.
Noi poi BOD SOQ molti anni che gli abbiaih
Tedati dimettere il'fés^ da Città » di colof
nero e eoo coilare alla Spagnola-, per fetti-*
r4s alla Francese Com^ tatti gli altri.
(4^) Saoéhetti Nor. 127, i5S, 167 e ai9.
(43; Pat. 90 aup. Cod. 2& pag. 5o. BiaL
Gad. none Laar.
(44) Targioni Prodromo p. 83. e seg.
(45) Se ne cobta^ di questi Ricettari non
thidùo di cinque ) il primo de' quali del 1498*
^i troravà nella Badia di Pire»*© , ed è ram^
tnentato dall' Halier Biòl. Medie. Tonto l.
pag. 4^1»
(46) Elogi degli Oomlni IIJus. T. I. p. iH3i
(47) Nella Mte^iab. et. So. Cod. 192.
(4d) Esiste questo Codice ' pressò i Sìgg.
Rossellini già del tiirco.
(4^) I^ Tempòrfbus an. 1397.
(5o) Mdgalotti , bitiraiilbo sul Fioi; d' A.-
rancio.-
(50 Vedi la Prefa«. alla' Biicchercide del
Bellini.
(5a) Tomo III. pag. i85.
(53) Tomo IV. p. 114.
(54) Stor. p. 5o2.
(55) AnCtq. M. ˣ?i. Tom. IIL
(56) Villani Lib. 1« cap. 38.
(57^^ Vedi Monsig. Bopghini Disc. Tomo I.
pag* 21 5.
V-
lo8 H O T B
(58) Tract VH. Lib. IV. Rubr. i!i3.
(59) Tract. VII. lib. IV. Rubr. lai
(60) Targioniy Viaggi per la Tosieaaa Tom»
I. pi^. f 8.
(61) La qaale, fa data da F^rdioiffido II.
alla Nobil D. Eleonora Montalvi, per la foD-
dazìone del sao pi^ Isitituto.
(jSa) Nov. 159.
(63) Oevr. diver. V. 3. }v 2i4*
(64) ^tor. Fior. lib. XIV. p. 53a,
(|55] Nell'anno 543 P al più 549 > 80Coi|do il
Lami nelle Lezioni d'Ànticbità Toscane.
(66) Lib. I-K. p. a47-
(67) Gli ayanci di qìò obe ▼' ebbe già d'C-
trnscoy e di Romano , non lascian creder cosi.
(68) Poi in Sestieri , e finalmente dinuo^o
in Quartieri.
(69) Questa prese il nome della Cbiesa yì*
qipa di S^ Maria Sopra à Porta.
(70) Stefani Stor. lib. L rubr* So e «egg»
(71) Stor* Fior. lib. L.
' (jra) Stor. Fior. Gap. i4i.
(73) Vedi il Brpccbi nello Vite da' Santi e
Beati Fior. T. L pag. 85.
(74) De niuitri Urbis Fior. Lib. III.
(75) Broccbi 1. Cf p. 81 •
(76) V. i'Epist d'Eraclio, Fortunio lacor
tO| Aless. ab. Aless* ec* ' ^
(77) Tomo VII. p. 343.
(78) Lettera a lacomo Conti p. asS.
(79) Vedi a Discorso degli Àccad. diFran-
da sol Cimitero di S. Salpiaio.
VOTE t09
i(6o) De Servorum Dei Beali f. Lib.IF.P.
J, Cap. XXX.
(6i) De Lucernit Sepulcr. L. 4* Cap. 6«
(8a) Herod. in Euterp.
(81) Lib. n.
r. XL IO
no
NOTE
DEL COMMENTATORE.
(a) Si rileva da^ un manoscritto di Bar»
iolommeo Cenoni esistente nella Riccardia-
na , che/u pensiero di certo Maestro Antonio
Frate di S. Francesco, il quale spiegava la
Divina Commedia in questa Chiesa i di far
collocare il quadro del Dante, alV effetto
di ricordare ai suoi concittadini che recu^
perassero dai Ravennati le ossa di questo
grand' uomo, e fargli onore come conveni-^
vasi. Altro Monumento gli fu inalzato, con*
sistente nel Busto di Marmo sopra la porta
della antica Sapienza in via dello Studio ^
oggi trasportato nelV interno; e la di lui
Statua, che insieme con quella d' Ornerò^
d* Esiodo, e di Virgilio furono collocate al"
V antica facciata del Duomo, quali dopo la
sciagurata demolizione della medesima fu-^
rono trasportate attorno di un Fivajo d' ac^
qua stagnante e putrida appiè dello Stra^
done del Poggio Imperiale fatto ricolmare
dal G. D. Pietro Leopoldo, e dove esistono
tuttora. Finalmente è stato costruito al
sempre vivo Poeta un Monumento funerario
nella Chiesa di S* Croce come se in Fi^
renze terminasse i suoi giorni f ed ivi fosse
H O T E Ut ^
sepolto; opera vaghissima che ha somtnini^
strato materia a degli scritti mollo itige^
gnosi tanto prima che doppo la di lei eseau^
zione. Il quadro rammentato si espone nel^
l'annessa figura. L* Editore della Metro-
politana Fìinrentina illustrata yfu il primo a
divulgare in stampa questo Monumento ono^
rariom
{b) Erano e sono così chiamate tuttora
dal volgo le Cave , ehe sostengono i gradi
del diroccato Teatro dei Fiesolani. Vi si
penetra per alcune rotture artefatte. Tre
di queste Cave servivano per cisterne | o .
conserve da acqua* Vedi l altre volte cita-,
ìoi Saggio di OsserTazioDÌ sai MoBomeoti òxX*
Tantica Città di Fiesole ec.
(e) Credo di aver ritrovato P Arco in quo»
stione in vicinanza della Croce Rossa non
però verso il Mercato y ma dalla parte su*
periore verso levante. Ile esiste tuttora {se
non mi sono ingannato) l' impostatura di /
detto Arco con una modinatura sul fare di
quelle de' romani^ e sopra di essa unapor^-
xione delV Arco, È appoggiata alla Casa
del fu Pietro Grazzini prossima a voltare
alla via de* Balestrieri ^ o Canto de' Pazzi*
Sarebbe desiderabile che questo frammento
di fabbrica non si demolisse per dar luogo
a maggiori indagini» Forse potrebb' essere
un avanzo della porta del primo cerchio
della Città ehe ammetteva al Borgo di S.
Pietro; per tutti ̀ontiund tal memoria
merita, di esser comservaia dai possessori di
quella fabbrica.
ti» t( Ù f t
{d) Questa barbarie con^ altrove $i i dei*
to fifL esercitata dai Longobardi dopo il
568, conforme era loto costume , inverso
da ifuello dei Goti. Non è vano il Hpetere
che i Goti stanziarono a Fiesole y e non in
Firenze come si ha da Procopio ^ sembran-
do loro questa nostra Città debole e mài
conformata; e d' altronde trovandosi espo^
sta al continuo passaggio degli Imperiali,
e degli aggressori j passiamo imtnaginarci
in quale deplorabile stato la trovassero i
Longobardi y e quanta poca pena gli co*
stasse il rovinarla,
(e) Apparto i Monumenti Romani, e anti-
romani dei quali si è detto abbastanza ai
respettivi luoghi. Possiamo vedere dalla
pianta la meschinità del nuovo fabbricato ,
ossia il centro della Città , eircosctitta dal
primo cerchio. Consiste in un laberinto di
vicoli che oggi si ha vergogna a passarci;
eppure in quesii formarono le loro abita^
tioni i signori richiamati dalla campagna
a ripopolare la nuova Terra ^ colla veduta,
di aver parte nella pubblica amministra^
zione ristretta ai soli cittadini. L'ambizio*
ne fa superare qualunque incomodità.
(f) Si è avvertito altrove esser questo un
equivoco, derivato dalle moderne apocrife
iscrizioni apposte alla detta Chiesa.
(g) Di ciò si dubita ancora*, fa bene per
ia vecchia cattedrale che può esserle stata
in origine la Chiesa di S. Lorenzo avanti
che i Longobardi trasferissero la sede Epi^
* Ò T È ii3
stopàlè in san Giovanni, Il Battistero pei'
altro era in S. Reparata, oggi Duerno^
che era Pieife , e contenuta nel primo Cer^
càio,
(h) Niente di tutto questo fino quasi allibi
fine del Secolo XII; poiché Firenze fu im-^
mediatamente soggetta a dei Presidi Impe*
riali y aifendosi da una lettera di Adriano
I Papa , che Oundihrando ne era Duca e
Governatore y vivente ancora Carlo Magno ^
td ha provata il Lami che nel io io tanto
Firenze che Fiesole erano sottoposte ad_
uno stesso padrone che era un tal Marchese
Bonifacio» Addio Consoli e Senatori. Ld
verità sì è appoggiandomi dll' Ammirato^
che la serie dei Marchesi ' della Toscana
durò fino al 1197 nel qiial tempo essendo
la maggior parte dei popoli ridotti à li*-
berta , se ne formò la lega per cacciare il
resto dei Vicarj Imperiali ^ e degli altri
Signoti che avei^ano delle investiture feu*
dali, I Fiorentini da quanto abbiamo rifh^'
tito , non debbono essere stati dei pHmi a
scuoterne per l' intero la suggezione , poiché
l' ufizio del priorato cominciò secondo il
Manni {prefazione ed la Serie de' Senatori
Fiorenttni ^ C. 9) l'anno 1282 presso alla
metà del Giugno. Si crearono in principio
in numero di tte^ indi passati due mesi ne
furono eletti sei, cioè uno per sesto ^ poscia
fino in otto y due per quartiere. A* Priori^
correndo Iranno 1*92, si aggiMinse il Gonfa^
loniere di Giustizia, onde di tale ufizio
€antò Anton Pulci
Ili g O T E
yy JFirenie gof»ernqggi sua grandizia
Per otto popolati , q^e spn Priori ,
E^ un Gonfalofiièr della fS-iqstizia,
(ì) E fra queste induòitatamenie la nom
stra neti* epoche altrove acceleriate.
{k) Cosa che si farebbe presto qualora là
penna fosse spregiudicata j e diretta da chi
sapesse contentarsi di pochi ma sicuri do^
cumenti che ci sono rimasti y non curandosi
di voler mostrar dello spirito , oye non f aer-
ei a duopo che del buon senso , col riempire
le molte e larghe lacune che incontrerebbe
in questo studio spinosissimo. I Sigg. Lue»
cf^esi ce ne offrono un modello squisito nel^
le memorie e documenti per servire all'Isto-
ria della Città e Stato di Locca , lavoro che
non si può abbastanza lodare j di varj ri^
spettabili socj di quella Accademia Luc^
chesey alla quale . immeritftmente sono a-
scritto*
(/) Sì è altrove procurato di smentire
questa falsa opinione.
{m) Ci è veramente sensibile il dover rx-
petere spesse volte le cose stesse , e temiamo
che questa sia una ragione di pia per stan^
care la pazienza dei tjLo^tri leggitori ^ mu
dopo stabilita una massima bisogna essere
coerenti* Mon si tratta di revocare in dub^
bioj com^ altri hanfafto, gli atti e le ieg-
gende del S^nto Vescovo Zanoki, ma di
d^hitar^, secondo la nostra maniera di
vedere , che egli pòssa a^ere abitata una
Torre edificata cinque à, sei buoni secoli
NOTE Il5
dopo il tempo nel qaàlt si fa s^ii^ere. Tale
anacronismo costituisce apocrife molte cir^
costanze cìrkà la f Amiglia dèi Santo j molto
più che il Lami crede che Za no hi sia un no-
me Orèco, Noi non disputiamo: promoviamo
soltanto dei dubbi sedando i deboli lumi,
che ci somministra la storia , e la costruì
zione delle nostre fabbriche ^ non essendo
del nostro istituto il ravvii^are delle di-
scussioni che hanno fatto perdere un tempo
prezioso a molti uomini dotti ^ che si sono
smarriti nelle loro faticóse ricerchete vane
confutazioni , quando avrebbero potuto es"
sere utili al genere umano facendo un mi*
gli ore impiego' delle loro cognizioni,
(/») Accadde ciò nel 3ìò della nostra Era»
FINE dell' UNDECIMO VOLUME.
/
.^.v
INDICE
D£LL£ MATERIE
PettiUnzia del ìH9 • • t • Big
Modo antico di eucinùne • • • •
Frequenza delle Qsterit ^ • • •
Torre , e casa di Dante • • • •
CaUndimaggio » J^rragoffto , Befane, $ Pie
rueolonef. » • • • ^ •
A$ili Laici ed eccUtiaHiei • • •
insegne Cifficke e Militari ^ . . •
Medicina, Chirurgia» Farmacia e Projun^trìa
Arte di Lana
Archivio Generate , deposito diPro$QeoUi
Lastrici antichi e moderni • • *
Carattere Razionale • . f • f
Firenze ppimitif^a • • • * •
Principj , e Promulgamento della Cristiana
Religione • . . . .
incorruzione de' Cadapwi^ naturale ed arti fi
date ..'..••
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12
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46
se
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91
OSSERVATORE
'' SUGLI CDIFIZI
DELLA SUA. PATRIA
qVABTA EDIZIONE
■SIGUITA SOPRA QmiXA VKL l8ai.
CON ATWKHTI E CORREZIONI
^Et. SIG. CAV. PROF.
TOMO xir.
GIUSEPPE CELLI
1831.
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#
i
r
FIORENTINO
QUARTIERE S. SPIRITO
PARTE PRIMA.
Chiesa dì S. Spirito de^PP. Agostiniani ^
e Storia delP Architettura.
E
_ ornai lang'ora, che l'Arcbitettura mi at-
tende dintorno a questo Tempio, perchè io
Sarli di lei( i) [à). Mi addita qai il bel disegno
el Brunellesco in forma di croce Latina, la
sveltezza delle colonne » l'ampiezza del vaso,
l'eleganza d^lle . cappelle. Nel mezzo della
detta croce comparisce il coro e T aitar mag^
^òre di mdrmi.nni; elevato coH'opera di GÌo.
Uìicclni. La sagrestia ed il Vestibulo della the-
dèsima è del Cronaca; il campanile, i chiostri ,
ed il convento, son condotti con i modelli di
Baccio d' Àgnolo e del Baonta lenti. Tutto è ri«
dente, sontuoso, elegante. Cosa cbe veramente
sorprende ! nel tempo stesso cbe si faceva la
gran fabbrica del nostro Duomo, la Repub-
blica dava sovvenzioni per eriger quella di S.'
Croce, di S. Maria Novella*, e di questa.
4
Se in parlando di qa68t*arte, la pt& neces-
saria delle tre belle ^ io rolessi partir dali'epo*
ca U più remota y converrebbemi risalire agli
Etruschi 9 primi nostri padri e maestri. L' or-
din Toscano essendo il più semplice ^d il più
solido di tatti gli altri > si vuole ancora , cb'ei
sia il primo ed il principale {b). L'uso de'por-
tici all'insresso degli edificji più maestosi
▼iene attribnìto da Diodoro Siculo (2) a questa
nazione (e). Quindi lo studio delle proporzioni 9
e la simmetria delie parti. Ma d'etrusco poco
ci resta , se non si ricorre alle t<NTÌ sparse per
la città, dette primitive} ed ai residui delle
mura di Fiesole , Cortona , e Volterra ; mara-
TÌgliose per la mole delie petre^ cui Tetà non
ha saputo distruggere.
Dei tempi Romani non esiston che ruderi
sparsi , e le colonne di granito nel Tempio di
S. Giovanni. Fabbrica Gotica (d) è sen^a dub-
bio la Basilica di S. Alessandro 6ai monti di
Fiesole (3); Longobarda quella del già detto
nostro Batistero , e la loggia di S. Iacopo ol-
trarno.
Ma v'ha un'altra chiesa in Firenze , sotto
il titolo di S. Apostolo; o dei SS. Apostoli,
alla quale ninno nega mille anni alme|sa di
antichità y ed il pregio dell'ottimo gusto. Ne
sia o nò stato fondatore l'Imperador Carlo
Magno ( che è comune opinione ) ella é un mo-
numento de' più rari in architettura. Giorgio
Vasari conoscitore egregio di tali materie , ne
die l'appresso giudizio (4): 99 Migliorando aU
quanto in Firenze l'architettura , la chiesa di
I
5
S. Apostolo ^edificAta da Carlo Magno > fa ao«
corcbè piccola , At bellissima maniera ; perché ,
oltreché i fasi delle colonne sebben di pesz i ,
hanno molta grazia, e son condotti con bella
minora; i capitelli ancora e gli archi girati per
le Toiticciuole delle due piccole narate, mo«
strano che in Toscana era rimaso , ovvero ri-
sorto qnàlche bnon artefice: insomma Tarchi-
tettnra di qaesta chiesa é tale, che Pippo di
Ser BmneMesco non si sdegnò dì servirsene per
modello nel far la chiesa di S. Spirito , e in
qaella di S. Lorenzo nella medesima città „ {e).
Il gusto barbaro dei Goti , e più quello peg-
giore dei Longobardi , dorò fino al secolo X[
dell'era cristiana. Le loro fabbriche eran gran-
diose, e costruite con grandissima solidità; ma
l'irregolarità del disegno, la mancanza di pro-
porzione, e la ridicolezza degli ornati , hanno
lor meritato il disprezzo dei buoni tempi mo-
derni. Dice l'Ab. Raynal , che quel genere d'ar-
chitettura era nato alle foreste de' Druidi , dal-
l' inaita zi on degli alberi, che f Orman colle loro
Tette acutissimi centri, e conducono colla pie-
gatura de' rami all'invenzion dei festoni (5).
Le mura delle città costruite in quel secolo,
« nei due posteriori, le cattedrali, e le torri
sacre e profane, furon quegli edifizj, i quali
se non giunsero all'eccel lenza dell'arte, la pre-
pararono almeno. Non pi& gli schiari , come al
tempo de barbari , ergevano le gran moti sotto
la sferza ; ma la magnificenza delle repubbli-
che, allora nascenti, le disegnava, l'eleganza
d^li /architetti le dirigeva.
6
j^ifense» che ebbe da principio riBtrettbsl-
mo U f^fP I nel 10^8 preeead aispluirlo. Circa
allo atei|po tempo oomiDciarono quelle torri ,
le quHli terrivan come di fortezze alla difesa
de' cittadini (/*). I nostri ponti sull'arno, ec-
cettuato il \eccfai09 si sBCcessero V an dopo
l'altro circa la metà del secolo XIII, e nel
jig6 appunto fVi gettata la prima pietra della
nostra Metropolitana.
Trai più antichi Architetti Italiani si nomi*
na Qu certo Buono o del Buono ^ di coi s'ignora
la patria. Questi se non fu di Firenze 9 il Va-
sari almeno lo qualìfica com'uno de' contri-
buenti al rinascimento dell* ottima architet-
tura presso di noi (6). Visse circa il 11 48; ed
in quest'anno appunto inalzò la torre di &
Marco in Venezia.
Senza di costui non ne trovo altro che abbia
preceduto <|uel celebra Puccio^ di cui scrire
il Baldinucci (7), che in Firenze fabbricò con
auo disegno la chiesa di S. Maria sopr'Àrno nel
.1239, e in Napoli fini il castello di Capcmna,
poi della Vicaria y e Gtstel deir.Uovo. Contem-
poraneo ad esso fu quell'Iacopo o Lapo, che
altri dicon Tedesco, altri Toscano, ed ora è
padre, or'è maestro del celebre Arnolfo^. Co-
munque siasi 9 Lapo diede a Firenze parecchie
fabbriche , fra le quali quella di S. Salvadore
del Vescovado y e fu jl primo che proponesse
di coprir di macigno le nostre strade f che rie-
scon SI comode. Arnolfo poi con maggior intel-
ligenza di Lapo diede il disegno delle nostre
terze mura, da belle torri interrotte > ed eresae
T
intra gli altri edificj la gran Chiesa di S. Cro«
ce» e quella più maestosa e più ricca di S.
Maria del Fiore- Si giooge con esso sino
al i3oo.
Visfier nello stesso tempo, e forse furono
S€M>lari d'Arnolfo, quej due frati conversi Do-
menicani» i qaali costruirono S. Maria Novel-
la, capo d'opera di eleganza, fra Ristoro, e
fra Sisto. Cosa mirabile a dirsi! due frati la
principiarono, ed un terzo > per nome fra Gio*
da Campi, la terminò.
Quan.do il secolo XIV, non avesse avat'aU
tri che TOrcagna , n'anderebbe abbastanza
glorioso. La loggia sulla piazza di Palazzo Vec^
chio,ed il tabernacolo della Madonna d'Orr
sanmichele, son d ne opere, dove si vede il ta-
Jento deir artefice in lotta colla barbane del
tempo. Ma vi fiorì pur Giotto, clie fece la
torre della cattedrale nel i334, e più tardi il
Branellesco , che ne fece la cupola : siamo aU
r ultimo del secolo XV.
S'io volessi noverar tatti q^ei nostri che
operarono allora, non dovrei lasciar indietro
ne Leonardo da Vinci, che ebbe parte nella di-
rezione del così detto canal Navilio nello stato
di Milano; né Antonio Filarete, né Antonio
Av^erliuo, tra'qaali due (seppur son due) si
disputa il disegno del grande Spedale di quella
città. Ma io mi limito solamente a quegli cbp
adornaron più che altro la patria , come Leofi
Batista Alberti , del quale i opera la chiesa
della Nonziata (g); Micbelozao, il quale die
V idea a Cosimo U vecebio d^l suo bel palazz<>
8
in Tia larga; e per tacer d'altri, Gioliano e
Benedetto da Maìano fratelli, de' quali il se-
condo lasciò raemona illustre di se nel |ia«
lazzo di Filippo Strossi.
Ma l'epoca la più grande è qnella dei Bao-
narruoti. La sola biblioteca Medicea di S> Lo-
renzo, e la sagrestìa naova della stessa chie-
sa, nióstran ch'ei non invidiò in Architet-
tura , come in nessuna delle Belle Arti , ne
Atene, né Roma. Vogliam noi veder in con-
fronto un secol coH'altTo, Michelozzì e Bno-
narruoti , in una medesima fabbrica? Tor-
niam dinuovo al palazzo Medici in via larga.
Cent'anni dopo terminata l'opera, venne in
idea ad uno dì quei Principi , di ridurre in
in pia comoda forma le finestre terrene delle
cantonate, che era n alte, e ferrate a guisa
di carcere, come un tempo si praticavano (8)^
e ne fu data la commissione al Bnonarraoti.
Si trattava di unir l'antico col moderno, il
rustico coir elegante, l'Etrusco al Romano.
Qual contrasto ! Ma da un' altra parte, qual
felice riesci mento! Bisogna vederlo sul posto,
e riflettervi (/i).
Una quantità di studiosi, cercarono d'imi-
tar quel grand'uonio; ma niuno il higgrunse.
Nonostante promosse l'arte a segno, che s'io
dovessi rammentar tutti quegli Architetti,
che il seguitarono, mi converrebbe un caia*
togo troppo lungo. Dò adunque uno sguardo
generale alla città, ed unisco fabbriche e prc^
fessori, comunque mi venga fatto.
Mi si presenta il prima Bartolommeo Am-
9
mannatiy ed il pahiso de'Maiicliesi Giugui
condotto col . stio dwegno; quindi Bernardo
BaonUilettti t e la loggia del grande «pedale
di S. Maria Naova; Gio* Ant. Dosi, ed il
palazzo Areiveflcovile ^ Giorgio Yaaariy e la
grandiosa fabbrica degti ufiz). Il cortile dei
Salasso non finito degli Strozzi fa la gloria
l Lodovico Cigoli , sostenitcnre non meno deU
la pittura , che dell' architettura vacillante.
Gio. Caccini v'ebbe par la saa parte. La fao*
ciata del palazzo Dardinelli ^ ora Panzanini
in via larga, rammenta Santi di *rilo; la
chiesa e faceiata di S* Gaetano degli Anti-
norì, Matteo Nigetti^ e Gherardo Silvani y e
finalmente il. palazzo de'già Rondinelli sulla
piazza de' Mozzi ^ Alfonso Parigi» All'ingresso
del presente secolo arresto le mie osserva-
zioni , né mi permetto Ai rammentar altri
cbe ì doe Pdggini; Giulio, che disegnò in
S. Croce il deposito del Galileo e Gio. Ba-
tista 9 ch'eresse la chiesa dello Spirito Santo
solla costa (l'V
Né solamente fioriron sull'arno maèstri pra«
tici di quest'arte; ma non mancò neppure
chi ne scrivesse 9 e lasciasse precetti. Giuseppe
Salviati per l'architettura civile, pubblicò in
Venezia nel i55a la regola di far perfetta-
mente col compasso la voluta e del capitello
Ionico, e di ogni altire sorte* a forma di
quanto prescrisse Vitruvio (A). Parimente
Gherardo Spini, segretario del Card. Ferdi-
nando de' Medici , lasciò tre libri degli or-
namenti d' architettura. Restan essi, mano-
scritti nella libreria Nani di Venezia.
- I
IO '
Qtento airarchitetiura militate oòii é da
lasciarsi indietro NiccolÀ Machiarelli, ne' li-
bri della guerra. Quindi Girolamo Magg^
Angliiarese nel i564 pubWieò no' opera ce-
lebre della Fortificazione dèlie citlà. E final-
mente Buonaiulo Loriniy favorito di Cosi*
mo If scrisse nel medesimo genere nn ampio
trattato 9 di cai comparve la parte prima nel
1597; ed una ristainpa con tatto 'Y intero
nel 1609 (/)•
Ma dove lascio te, Vitrwio FioreiitiiiOy
cbe fra le tante facoltà del tao ingegno ,
quella sopr' ogni altra eoltttagtt, che alla
scienza architettonica tigaida^ra? Vrske Leon
Batista Alberti nel secolo XV 9 e viaggiò e
stadio per erudirsi in detta faccrftà , o come
dice il Vasari attese a cercare il mondo y e
misurare Tanticbitii. Frutto delle me iati-
cbe furono l dieci libri dell' arcbitettnra y i
quali comparvero la prima vnlta ' in latino
nel 140^9 ed in italiano in pio, e diverse
edizioni. Ninno mai, al parer dei periti in
quest'arte 9 ne scrisse con tanta cbiareaza,
né con tanta profonditè.
Cbiodo quest'articolo con un'opera 9 cbe
meriterebbe d' essere , se non pia conosciuta ,
t^& almeno studiata > affio d' imitare il pìi
bello dell'Arte, i coi niiodeUi son dentro le
mura della nostra patria medesima. Ella ap-
partiene al celebre Ferdinando Ruggieri , e
fu stampata nel 179^9 solfo gli aospic) degli
ultimi Grandocbi Kedici , Cosimo e Gio. Ga^
alone j in tre volami in foglio > eoo questo
titolo: Studio d'àroh/tetttiré «ivile tulle fab*
brichc di Firente (m).
Di qaasto medesimo gasto é l'altra divisa
in doe parti, e pobblicata nel 17899 sotto
la diligente caru del Sen. Gio. Batista Nelli.
Ella raccbinde le piante ed alcali della no*-
•tra Metropolitana , e della libreria di S. Lo-
TeoiOf « ne forta quel titolo (n). I pezzi di
queste dna opere son tntti misnrati , e posson
Borrir di gaida a qnalonqne siasi ben otàh-
nato edificio, architetti , ingegneri , eapimao-
etri» e possessori potenti 1 cbeins lente o ador-
nato palagi 9 attingete a questi fonti la sim*
metrìa, l'eleganza, ed il gusto (0%
y, Compendio Storico delV Jrehitettuta. >,
9, L'A^rcbitettora ebbe orione tra 1é na-
sioni orientali , e progredì del pari con l'agri^
ooltora. La storia ci ammaestra che i So«
.Trani dell'Egitto, di Babilonia , e di Nini ve
fecero eseguire immensi lavori per ornare le
loro capitali ; lo che prova non solo i rapidi
progressi delF architettura, e di tutte le al-
tre arti sussidiarie in quei remotissimi tempi ,
nei quali la Grecia e l'Italia con tutto il re-
sto aell'Enropa altro non erano che foreste;
ma ancora il celere sviluppo della matema-
ticbe, della scultura e del disegno , che ser-
vono alta distribuzione delie masse ^ ed al
loro abbellimento, secondo le circostanza e
¥ oggetto dell' edificio.
91 L'Egitto iofìrtti si rese celebre per la
grande»M « per la niiig4ìficeli«li delle «aefab*
bri che : la descriciona dei • sooi . tempU i oTe
tutto si ponera in oppra per onorare le dÌTinltà
tateJarl di ciascheduoa città 9 . sembrerebbe
favotoea §e non foste co»feriiiata 4»\ più ao«
ereditati fl^rittori , e se nooresifl^esaero aneora
gli avanci 99.
,, Le plrdaiidiy.il laberinJbQy i «paosoleii e
^diversi altri i^ov^mn^ott «trav^c^nti» sobo al*
trettante prote df Ila graad«z«a 4i «iiì'no di
qae^lla nazione, e d^Ua petiKìa ^singolare delli
ai^obitetti in tali opere ifnpìegiiti » conforine lo
dimostrò il dotto Professor Del Rosso nelle
sae ricerche sa T architettura ^iftiana (^y al
qual libro convien che ricorrano tatti coloro
che Togliono iatornci a.^lBitla materia acqvd«
stare estese nozioni ,^,
9, Se gli £lgJa(aDÌ gians^ro ad ina bare Tasti
edìfizj, oTB le colorane) 6 le statile erana inno-
merevoli» è certo ohe la graade&za ^ la soJklitÀ
ne formavano ilpregio pvinoìpàle, e tj tene-
yan luogo.delle bellezze deirarte* £d in vero
eglino non conobbero quella beUa qrdiiìanaa 1
il di cui aspetto mostra l'uso degli edi6zj che
ne sono decorati^; ma con tentandosi; sol tanto di
proporzionare al, loro bisogno T altezza e la
grossezza di questi sostegni , che sovente Ta«
riarononetli ornamenti accessqriii. e nella fi-
Sora, senza accorgersene abbozzarono li or-
ini dell' architettura 9 che poi furono dai
Greci Cfiratterizzati e distiate ,,»
99 Egli è oramai incon tra (it^ bile che 1 mo-
numenti Egizi^ani offrono il germe di tutto ciò
i3
éìi«^ i Greci seppero scooprìrvi , aHorchè inva-
gUiti delle vere belleiie dell'arte, si stadia-
▼ano di perfezionare le opere dei loro maestri.
Allontanandosi dal gasto clie gli Egiziani ave-
▼ano per lo straordinario e per il gigantesco,
i Greci nf segnarono alle loro fabbriche propor-
zioni determinate; e fissarono la regolarità del
loro aspetto: in ana parola stabiliron ciò che
nppartiene alla disposislone ed alla unione del-
le parti in qaella scambievole armonia , da cui
«leriTaroiìO gli ordini completi. ,,
„ Non parlerò della origine del l'archi tetta-
r.i cirìle, né dello sviluppo progressivo delli
orflini: dirò soltanto che tre son queWì derivati
dai Greci , cioè il Dorico , V Ionico, ed il Co-
rìntio, ai quali gli Italiani aggiunsero il com-
posito, che dell'Ionico partecipa e del Corin-
tio, ed il Po^cafio desunto dal Dorico. Gli or-
dini Greci producono tre diverse. maniere di
costrazione, la solida^ la mezzana , e la delica-
ta « derivanti dalla severità del Dorico, dalla
^f^ntilezza dell'Ionico, e dalla ricchezza del
■^Corintio (io) ,,.
„ Non deve quindi recar maraviglia , avverte
Monsignor Passeri, se i popoli che occupavano
TEtraria, originarli della Grecia e dell'Asia,
ritennero sempre nei loro edifizj le tracce delle
proprie costmnanze „.
„ Partendo da qoesto principio,, si rav-
visa neiramfMCZZa delle mura erette con
pietre smisurate che si sostenevano senza al-
cuna specie di cemento, ed in forza solo del
proprio loro peso, la maniera Egiziana , presso
T. XII. *
f4
a poco in questa parte comnne a tutte le
altre naxionì orientali; e si attribniscoDO, con
i moderni eruditi^ gli ornati architettonici ,
• e la introdazione di qualche ordine con co-
lonne, a quei Greci condotti in Etruria da
Demarato di G>riutOy dicendoci Strabone (ii)
che l' architettura 9 egaalmente cbe tutte le
arti di gusto, furon presso i Toscani arric-
chite e perfezionate per mezzo dei suoi com-
patrio tti ,y.
Gli Italiani furono dunque debitori ai Greci
già inciviliti del perfezionamento delle arti ,
e sopra tutto della introduzione degli ordini
di architettura: probabilmente il Dorico solo
fu quello che si portò in Italia, poiché crasi
allora per tutta la Grecia propagato, seb-
bene non per anche uscito dalla sua infan*
sia , e sempre trattato su le primitive pro-
porzioni degli Egiziani „*
„ Ingentilitosi con V andar del tempo que-
st'ordine, senza per altro abbandonare il suo
carattere di robustezza , f u , ce ne ammae-
stra Vitrnvio (12] dai Toscani trattato coflT
particolari disposizioni; ma sebbene venga
impropriamente chiamato Toscano ^ pure non
deesi riguardare che come un'ordine DO"
n'co depresso, e dèstituio di guali$Bque
arnameniOy tale essendo l'aspetto sotto il
quale lo hanno ravvisato coloro che ne scris«
sero dopo il risorgimento dell' Archi tettu-*
ra (o) „. ^
„ Stabilitasi frattanto sopra ferma base
quella nascente popolazione che foudà la
ritti dì Roma 9 ti furono chiamati ì To«
scani per introdarne le arti , e qaant' altro
era necessario al viver sociale. Questi vi re-
carono la propria loro architettura ^ e se ne
valsero nel costruire la cloaca màssima edi-
ficata ai tempi del vecchio Tarquinio j ed
in poche mura innalzate attorno al campi-
doglio: siffatte opere tanta maraviglia desta-
rono nei primi romani, che già s'immagina-
vano di poter gareggiare , in fatto d'architet-
tura, con qualunque altra nazione ,,.
9, Quest'arte fece presso di loro lentis-
simi progressi; imperocché la indigenza, e le
spesse guerre nelle quali s' impegnavano ,
eran per essi a coltivarla d'impedimento: e
r istesso avvenne in quanto alle altre y non
escluse neppure le arti più necessarie. Ma
ona lunga serie di vittorie avendo condotti
i Romani nella Campania, nella Sicilia, nella
Grecia, nell'Asia minore, nella Siria, e nel-
l'Egitto; ed i loro generali reduci da tali
spedizioni, avendo portato a Roma, qaali
trofei, le immagini in rilievo delle città sot-
tomesse, e delle principali fabbriche che le
adornavano; fu allora che questo popolo con-
quistatore incominciò ad avere idee e gusto
per l'architettura, e bramò che la patria dei
vincitori non fosse meno magnifìca dì quella
dei vinti. L'antico amore per la povertà cede
appoco appoco alla passione di fare un oso
brillante delle ricchezze che si erano acqui- ^
state , talché sotto il regno di Augusto , con
lo, spoglio dell'Asia, e con gli artisti Greci
i6 ^
condotti a Bomdi rarclìitettora ri giHnie al
più alto grado di inagnìBcenza e dì splendore.
Questo Imperatore ebbe a booa diritto Tarn-
bizione di ripetere soTente che lasciava di
marino una città, cbe avea trovata di nuit-
toni (i3), perciocché nalla trascurò che ser-
Tir potesse al più splendido ornamento di
quella capitalcf portici} bagni, basilicbe,
templi, circhi, teatri, acquedotti ec: tulio
Ti fu innalzato con sorprendente celerità ,y
,, Da Augusto in poi, rarchitettura co-
minciò ad imbastardire; e s'introdussero nei
capitelli Tarli oggetti straTaganti. Questo abu-
so, rimproTerato da Vitruv io, fece travedere
che i Romani si sarebbero ben presto, per
un eccesso di magnificenza, allontanati da
quella dignitosa semplicità, con la quale eran
stati fino allora trattati gli ordini Greci» Il
lusso straordinario produsse dunque l'ordine
Composito f chiamato ancora romano, e trion-
fale: se ne Tede il miglior modello in Rama
ne ir arco di Tito. La profusione degli orna*
menti fu spinta tant' oltre nelle terme di Dio»
clezianOi cbe tì era sempre il pericolo di ri«
manere schiacciati dai rilicTi che tratto tratto
si staccavano dalle Tolte, e dalle pareti ,»•
4, Se gli artisti Greci recarono in Italia la
buòna architettura, furono anche gli autori
di quelle straTaganze che tì s' introdussero in
appresso , lo che é fino alla evidenza provato
da una lettera che Tlmperator Trajano scrisse
a Plinio. Questi essendo proconsole nella Bi-
tinta , richiedeva architetti della capitale per
'7
dirigere le &bbrìebè, che coli doTeano ri^
pararsi y o costmirsì ai naoro: ma T Impera-
tore gli rispose che in Roma non erano abba-
starna gli Architetti per gli edifizi che ri s'in-
nalzavano, e gli fece nel tempo stesso com-
prendere , che più dì chìnnque altro egli era
in grado di averne degli abili, imperocché si
costamava tattora di farli venire dalla Gre-
cia (i4) ,r
91 Frattanto Timpero del mondo, si avvici*
nava al sao cadimento, e le arti dipendenti dal
gusto con quello declinavano: V architettora
in specie che trae alimento dalla opulenza dei
popolile dei Sovrani , degenerò a tal segno,
che di arte bella non le era restato che il no-
me; e finalmente, rovesciatosi il romano Im-
pero, sotto le sue rovine rimase sepolta (p), ,,
,, Quest'arte, per opera dei Greci, rivisse
alcun poco sotto il regno di Costantino , nella
edificazione di Costantinopoli: Tistesso avven-
ne in Italia pei saoi nazionali, allorché vi s'in-
nalzarcNio innamerabili Basiliche per la pro-
pagazione del naovo calte. In tale opportunità
furono rovinati antichi monumenti onde por-
ne in opera i materiali per la costruzione di
quelli del cristianesimo (i5); ed allorché i ma-
teriali degli antichi edi6zj vennero esauriti ,
convenne ricorrere a quelli che attesa la loro
località, erano più comodi, e di minor dispen-
dio: lo che produsse quel genere d'Architet-
tura , ohe Gotica o Tedesca abusivamente è
chiamata , giusta la opinione di Leonardo Are-
tino, ff
-2
i8
I, Ma il dotto inrofetsora SelMstiaiio Gi»nipiy
cbe oggi è r ornamento più bello della Uni^
Tersità di Varsavia (i6), ampliando ciò che il
taratori y il Maffei^ ed il Tiraboscbi aveano
con l'appoggio di storici documenti digià di-
mostrato , ba fatto noto cbe i Goti non banno
in conto alcuno contribuito alia distmzione
degli edifisjy e dei ikionumenti italiani 9 e che
neppure sono stati gli inventori dell' arcfailet-
tura cbe gotici^ comunemente é appella: egK-
no trovata l'aveano in Italia fino «dall* epoca
della lorb invasione; e v'era stata Introdotta
dagli stessi Italiani, cbe nei costumi ^ nelle ar-
ti , e nelle lettere aveano degenerato dai loro
gloriosi maggiori. Quindi lo stile di Architet-
tura praticato prima e dopo la iovaaione dei
Goti fino al XU secolo^ può chiamarsi Bonna-
no barbaro, o gotico antico, per caratterizza-
re l'epoca in cui era generalmente invalsa tan»
ta corruttela, la quale si mantenne fìro al se*
colo accennato. Succedette all'antico il gotico
moderno, o greco italico, così detto dal Pro*
fessore Giampi, ed introdotto dopo il dominio
dei goti, e dei Longobardi, dai greci veDiit4
allora in Italia, e dagli italiani recatisi in
Grecia per le crociate: questo stile prevalre
fino al Xì\ secolo, e precisamente fino ai fe-
lici tentativi del Brunellesco , che ebbe la glo-
ria di far risorgere il greco remano. „
„ JNeir ùltima ejoca del gotico, si erano in
Toscana segnalati un certo Buono o delBac»-
tio, Puccio, Lapo o Giacomo, Arnolfo, l'Or-
cagna, Giotto^ Nlccola,e GioTanni Pisani, e
ig
molti altri che non mancnyano di genio , « che
«▼rebber potuto rendersi immortali se a tesser
▼rssotò in un tempo pia propizio alt' arte che
professavano: conveniva aUora mostrare una
certa singolarità , ed un certo talento per vin-
cere gli ostacoli relativi alla statica degli edi-
dìzj , per procurare a questi la maggior legge*
rezza apparente, e per occultare- i mezzi ne-
cessari a raccogliere le acque piovane , ed a
dar loro il conveniente scolo {q) (17). „
,, Dopo gli artisti da me nominati, nacque
il Bruneliesco^ restauratore dell'architettura.
Riepilogando intorno a quest'uomo immorta»
le 9 ciò che- è stato iscritto' da diversi storici y
si scorge che guidato da uno spirato tanto
esatto quanto profondo, egli giunse a supera-
re tutti gli ostacoli derivati dal cattivo gusto
per le gotiche stravaganze , che per ogni dove
dominavano allora, e fu il primo a far risor-
gere dalle sue rovine la bella architettura a n-^
tica, sepolta da dieci secoli nella più vitupe-
revole obblivione.. Il Brunellesco -operò siffatto
rinascimento col disegnare tutti gli edìfìzj di
B.oma,con lo investigare ogni loro bellezza,
e col mettere in opera i cinque ordini usati
dagli antichi, siccome lo attestano i di lui la-
Torì eseguiti prima del \^f\^y?Ltìno della sua
morte, e prima che il Bramante y Leon-Bati-
sta Alberti , il Michelazziy Francesco di Gior^
gioy il Cronaca i Baccio d* Agnolo, e molti
altri contemporanei ornassero i loro ed i fi zi con
gli ordini regolari di architettura romana. „
„ À.pertasi imft carriera cotanto lutninosa
30
ftgli artifttì f i quali arditamente poleano acor-
rerla mediante on trattato coni posto dall'Ai-
l)erti , chiamato perciò a buon diritto il f7-
truvio Toscano, molto non tardarono ad ap^-
parire il San Gallo y il Sancitali \\ Palladio
ì\ Serlioy il BarozziyC lo Scamozzi tra i prt-
marj artisti dei secoli XV. XVL Ad essi soc-
cedette Miche bngeio Buonarroti: questo gran-
d' nomo emancipandosi dalla semplice e pvp-
gata maniera, e lasciandosi trascinare dalla
violenza dei suo genio straordinario ed origi-
nale , fa cagione che altri artisti, ì quali vol-
lero seguirne l'esempio e partecipare agli elo»
gi che tutta Europa tribù tara a quest'uomo
divino, smarriroD il retto sentiero, e lascian-
dosi dirigere da grossolani capricci, commise-
ro una immensa quantità di abusi, di licenze,
e di assurdità, che ingombrarono ben presto
tutte le capitali d'Italia, e diverse città d'Ol-
tramonte. „
„ L' Ammannati, ed il Berm'ni entrambi
Toscani, si attennero, neir imitar l'esempio
del Buonarroti , ad una via di mCECOy e non
persero di vista una certa nobiUi>q)ie alla lo*
ro fervida immaginazione accoppiata, gli di-
stinse tra gli imitatori di quel geqio immor-
tale. Ma il Borroniino,^ da simigiiante spirito
di emulazione incitato, diresse rultimo colpo
alla risorta architettura- Questo artista, do-
tato di un genio non inferiore a quello del-
l' Ammannati, e del Bernini, s'immaginò di
superarli, e cadde nelTeccesso della strava-
ganza. Sarebbe per altro ridicolo proponimen-
to qaello di foler rintracciare rorigine dì sif •
fatto disordine nelle opere del Buonarroti ^
siccome alcuni scrittori di ravvisarrela hanno
preteso. Ed in teroy é la massima delie ingia-
stizie ) opportunamente lo ha osservato ano
scrittore moderno (i8), quella di attribuire a
quest'uomo yeramente straordinario e sempre
grande , gli errori commessi dagli infelici suoi
imitatori; tanto più che Michelangiolo islesso
previde, conforme asserisce il Vasari ,.che ma-
te sarebbe staio imitato. Quella sorgente ine-
sausta del bello , che il Buonarroti imprimeva
io tutto, non si combina con quelli eccessivi
ornati, m^ile o bene appropriati , cbe sminuz-
zano, e tritano le parti , e l'insieme nello stile
Borrominesco. Michelangiolo all' opposto si
annuncia, in tutte le sue opere, con un carat-
tere deciso di grandezza , e con una chiarezza,
e con un ordine ben diverso da qaello che si
osserva nelle fabbriche del Borromino. Io non
pretendo né di dissimulare né di scusare alcu-
ni difetti del Buonarroti , di quei genio nato
per spaziare oltre i confini di tutto ciò che
arasi fatto fino allora: voglio soltanto che sia
nota la falsità della imputazione datagli da
Winckelmann, di essere stato cioè il fondatore
del cattivo gusto Borrominesco ; imputazione
che mal si conviene ad un uomo, a Cui le bel-
le arti furono, dopo il loro rinascimento, più
di bellezze che di difetti debitrici (r), „
„ Avvilita in principio 1' architettura dal
Borromino , e quindi da Pietro da Cortona , %
sempre più peggiorata tra le mani dei molti
loro imitatori , inononta si giacqae fin oltrei
la metà del passato secolo, epoca in coi due
mitri toscani, Leonardo-Massimiliano de'Ve-
gni 9 e Niccolò Ga spero Paoletti furono i pri-
mi a farla emergere dalla saa abiezione. Il
De* Vegni con le fabbriche da esso innalsatey
e più ancora con i suoi scrìtti pieni di entn*
sia sino, assistito dal filosofico suo genio, e
dairtissiduo meditare sulle opere degli artisti
antichi, e di quelli del XV* secolo, operava
in Roma una si felice rivoluzione (19), mentre
il Paaletti faceva altrettanto in Firenze , mos-
ao soltanto da 11* intimo suo sentimento, cbe lo
stimolava a preferire agli esempi di un gusto
depravato, quelli del buono stile, di cui sep*
pe fare ottimo uso nelli edifizj dei quali diresse
la costruzione (ao). Finalmente l'adottamen-
to di buoni princip) in tutte le accademie e
scuole italiane, la propagazione dei libri pii
accreditati, e la pubblicazione delle stampe
rappresentanti le migliori fabbriche antiche e
moderne , poste sotto gli occhi della gioycntà
dedita a siffatto studio; le ricerche storiche «
critiche fatte dai dotti sopra i più antichi mo*
numenti dell'arte; tutto ha contribuito ad at-
terrare i prc^giudiz] invalsi negli ultimi -due
secoli, ed a fare per la terza volta rinascere
r architettura in tutta la sua purità, e nella
primitiva sua bellezza {s), „
„ £ luogo solo a temere, che gli artisti , po-
co curando la lettura , che andar non deve di-
sgiunta dalli esempi onde rettificare la imma-
ginazione, non cadano, sotto pretesto di ban-
«3
dire dai loro disegni e dai loro {Progetti le
moderne depravationì , neUVestremo opposto;
cioè 9 nella riproduzione delle straraganse e
delle caricature delle quali abbonda l'antico,
o nella riprodustone del bello antico male ap-
propriato alle circostanze dei moderni (21). ,,
A divertire lamateria che sente un poco del
cattedratico, e per l'oggetto d'impegnare i
giovani architetti a studiare l'arte loro, non
si arrestando ai semplici elementi, così anche
per un avvertimento a coloro, se mai ce ne
fossero, che agissero senza la debita rìflessio»
ne, e per sorpresa ; aggiungerò un artìcoletto
che per la sua bizzarria merita di esser con-
servato. Sì trova nel foglio dispensato il i5 lu-
glio 1619 del giornaletto critico il Raecogii"
tore, che ebbe breve vita in Firenze. L'autore
Bngendo V estratto di on libro che non esiste ,
pare che abbia voluto pungere scherzando so-
pra alcuni fatti avverati; ma ciò è una mera
induzione^ ,,,
„ Chi vuol fare con successo da architetto,
ed esser creduto tale,.- dica in primo luogo
d'avere appreso l'arte in una celebre scuola
in sei rnesi]» o al più in un anno. Cosi si fa
onore anche al maestro; oltredich^.una mag-
gior lunghezza darebbe sospetto di poca aper-
tura di mente nel giovane , cosa che non sta
bene. In questo tempo si occupi il nostro ap-
prendista nel lucidare quanti disegni di altri
possono venirgli alla mano, e se ne faccia un
corredino pe' bisogni. Quindi se gli venga com-
messo il progetto d'una loggia, vi adatti quaU
24
cbe pezietto , che fosse stato proposto per una
grotta. Se si tratt»,verbigra»ia, d'on tempio,
non impnxzi nell' appropiarne alcuno degli
antichi più rinomati, non essendo egli in ob-
bligo di sapr ciò che si facera prima cb'ej
fosfse nato; ma prenda l'idea da alcuno di quei
gabbioni per nso dì colatili , de' quali anco i
trappola] ne fanno in oggi de' bellissimi. Se si
tratta d'una casa , riformi il costarne antiqua-
to di farvi il tetto, sia vero, o in rappresen-
tanza , giacché a nulla serve. Ordini antichi
d'arcbitetturii , oibò, è meglio comporseli da
se, accozzando diverse parti, che nulla abbia-
no che fare uè per l'applicazione, né per la
convenienza del luogo: e soprattutto sbandisca
la base sotto le colonne > ancorché messe in
aria e su i terrazzi, acciò non resti impeditoli^
libero passaggio ai rondoni. Olisi raccomanda
poi di non aprire mai un libro, quando non
fosse per copiare qualche stampina : anzi per
maggior disimpegno sarà meglio che non sap- ,
pia leggere, e dica poi, che i libri antichi non
fanno a proposito pe' costumi presenti, e che
i libri moderni sono zeppi di rapsodie, pedan-
terie, ciarlatanerie, e che niente instruiscono.
P^on trasc^urì dì afferrare e tenere a mente una
Trotina almeno di yocabolacci, che molto gli
gioyeranno parlando d'arte con chi non ne sa,
e se ne serva spesso anche stroppiandoli , che
ciò non importa. Basta saperne imporre, e ri-
petere spesso: i'so, i'so; che trovato uno che
lo creda , questo lo ridice ad altri, e Ja ripu-
tazione è subito stabilita. Se tutto questo non
m5
gioTaBse, • Tolease prodorti eon odo spropo-
sitato disegnone, ricorra subito ai progetto
d' OD Gampo-SaotOy che sia poco meoo gran-
de della città per cui debba serTtre. Questo
argomeoto produce un effetto immaucabile
seoza starsi a lambiccare il cervello; perchè
ì morti stanno doye si mettODO^ senza par-
lare; ma i vivi SODO talvolta di più difficile
contentatura. Si faccia, per esempio uoa grao
piazza (o più se si vuote) coutorData da un
portico d' atH:bitettora pesante e imbastardi-
ta , un ordioe cioè , che Don sia ordine. Vi si
pianti in mezzo una gran piramide vuota , e
vi si dispongano al bujo de' sepolcri , delle
iscrizioni, e delle statue, che mai si possono
andare a vedere, se non cbe col frugnolo.
Scale e Scaloni in giù e in su quanti ne vo-
lete. Il colpo è fatto. Questi ed altri sugge-
rimenti cbe l' autore dà , non può essere a
meno cbe non riescano di grande utilità per
chi si rivolge a si fatti studj ,v Su questo
argomento abbiamo un'opera classica e scrit^
ta in serio da Teofilo Gallaccini sanese che è
poco conosciuta , intitolata : Trattato sopra
gli errori degli Architetti. Venezia per il
Pasquali 1767. Quest'opera singolarissima fu
supplita dall' architetto veneto Antonio Vi-
sentini ; e divulgata per lo stesso Pasquali nel
1771. Di quante aggiunte non sarebb'egli su-
scettibile un tema cosi ricco, a disinganno del
pubblico, e di quei cbe professano questa no-
bilissima scienza , senza il necessario corredo
delle cognizioni relative?
T. XI L 3
%6
Rimettiamoci al «erio. 1/ arcbitettara se-
condo Vitravio racchiude una diversijLà infì-
nita di conoscenze e di stadia senza le quali
non si può esser giudici di tutto ciò che ap-
partiene alle arti subalterne. Questo è forse
il motivo che ha fatto dife a Platone y che la
Grecia, dotta com' ella era a' suoi tempi,
avrebbe durato fatica a fornire un solo archi-
tetto. Gouvenghiamo che questo filosofo era
un poco troppo difficile rapporto agli artisti
del suo tempo, quanto noi troppo indulgenti
sopra questo particolare; ma come d.'altroo(]e
soffrire, cbe taluni che esercitano questa pro-
fessione siano senza lettere , t senza stadio di
sorte? Mi guardo bene» dice T Abate Lauger,
di confondere i veri architetti con persone che
lungi da essere i maestri delle arti , non sono
che pratici mercenarj; ma tali maestri sono
rari, ed i bisogni di valersi di costoro^ sono
molti e pressanti specialmente nelle gran Ca-
pitali. Questa yerità conosciuta, ha prodotto
in diversi stati di Europa degli esanii e delle
matricolazioni agli iniziati architetti ; tempe-
ramento di cui non si può abbastanza com-
mendarne i resultati.
„ L'Architettura edificato)ria (cito T inge-
gnoso Carletti (istit. L. 6. e. 190) non con*
siste y com'uno si pensa, nell'ammontare pie-
tra sopra pietra , legno sopra legno, rottame
sopra ntttame, o altro cbe sono le inavve-
dute pratiche de' Giurmatori col nome di ar-
tefici; ma consiste nell' intelligente maniera
di disporre > distribuirete dirigere ne' proprj
»7
laogliT a secoiUla de'proprj fin! combinati col
tutto, *« colle parti delr opera, il rnateriaie
correlativo, sotto le forme corrispondeoti a
fini arcbìtettonici , cbe concorrono nella cor-
retta esecuzione dell' edifizio di tante diverse
parti e materiali coordinato e composto. ,^
Aggiungo col dotto Ab. Belgrado „ La so-
lidità non è contenta della materia, né cbie*
de una certa dose, quantità ,. e misura ne-
cessaria a superare i contrasti : vuole cbe gli
si aggiunga una certa forma e direzione, che
ci sia una tale disposixione di parti, dalla
quale resulti una maggior robustezza e va*
lore; ed è ufizio deli* artista studiare le Leg-
gi della natura , misurare le forze , apporre
agli urti i contrasti f onde dare all'architet-
tura una forma per cui sembri che la natu-
ra secondi i disegni, ed i fini dell' arte,,. In
somma a sentimento dello Zannotti 99 è in ma-
no sovente di un destro architetto sedurre, e
ingannar l'occhio, e coir a ]n.to dell'arte trar-
lo da una idea vile o volgare, ad un'altra
nobile e sublime. ,,
La magnificenza e grandezza apparente è
talor relativa al sito, e dipendente dal pun-
to da cui si presenta un edifizio compiuto.
grazia, requisiti che s'incontrano più spesso
nel semplice , che nel composto. Come si os-
servino tali precetti fondamentali della scien-
za architettonica, chiunque ha mente lo dice.
!l8
Qaaruso ti faccia deirapplicacione degli or*
nati 9 degli emblemi , spesso prodigati senza
ragione y male appropriati, o contrar j al biton
senso, chianqoe ha senno lo aTrerta. Si con-
sideri finalmente qaanti, e quali sono gli
errori) le discordanze , e le false applicasioni
clie sì commettono per difetto di studio , di
cognizioni 9 e di criterio, e tatto ciò si con-
fronti col prodigioso operare de' Greci e dei
Romani , mentre si credeva a quei tempi cbe I
tì fossero de' Cieli di cristallo , e che le Stelle, ^
credute delle piccole lampadi , cadessero qual-
che volta nel mare; e cbe qualcheduno dei
più gravi filosofi avevano trovato che gli astri
fossero dei ciottoli che si erano staccati dal-
la terra. ^,
Crocifisso de* Bianchi
e venuta del duca di Milano^
La sacra Immagine del Crocifisso , cbe si
venera in una cappella della chiesa di S. Spi-
rito, ci rammenta due cose degne d'osserva-
aione: la compagnia de' Bianchi, e l'incen-
dio della chiesa vecchia, ali* occasione della 1
Tenuta ii|l Firense di Gio. Galeazzo Visconti, da
cuiquell^ fu preservata.
De'BiaHphi, o Battuti, ho parlato altro-
Te (12); aggiungo solamente, che molte foron
le sacre immagini , che accompagnarono quel-
le immense turbe di cristiani , che per im-
provviso fervore si mossero dalle loro case in
devoti pellegrinaggi. Due se ne cooserva in
i
»9
Firense; una quella di cai 8Ì ragiona; T altra
quella che si venera in S. Michel Visdomini ,
una volta de' Silyestrini.
Sul proposito di queste Immagini merita di
esser ascoltato Piero Minerbettì nella sua. Cro-
naca non ha guari stampata (tiS); il più pre-
ciso storico che abbia trattato di ciò: „Cnn-
tavano» egli dice; laude di Dio, chiamando pa-
ce, e areano innanzi il Crocifisso, e in mes-
so , e in piò luoghi della processione n'avean
molti. E fu questa processione tanto divota-
mente fatta a Dio, che in più luoghi della
Città si disse, che li loro Crocifissi aveano fat-
ti miracoli; e cosi andò nove di.,, Poco pe-
rò sopra avea detto :„ Li quali miracoli , che
si diceano che addiveniano, si trovò m molti
luoghi , che erano bugie, argutamente fatte
da gente per farlo credere a' popoli, e molta
gente idiota credea loro.,«
Ciò che è più di maraviglia , è l'essersi sai-*
Tata la detta Immagine di meuo alle fiamme ,
le quali distrussero totalmente la Chiesa (^).L'in-
cendio ancorai memorabile per l'occasione che
lo procurò. Senza però far altre parole, l'Am-*
inirtito (a4) ci ragguaglia di tutto:,, Nel 1470,
venne a Firenze) per cagione dì voto, insieme
cH>n.la sua donna, e con una pomposissima Cor-
te il Duca Gio. Galeazzo, il quale fu da Loren-
zo dei Medici a sue private spese alloggiato,
avendo a tutti gli altri Signori e Cortigiani che
il seguitavano, assegnato la Signoria le spese
del Pubblico, e stanze e abitazioni per la cit«
ti. Questo Principe fu oe'fiEitti della sua casa
3o
molto magnìfico» talché coloro, \ qaali mc*
cootano dì co testa saa renata a Firenze, nar*
raÀo le maraviglie della saa magnificenxa ,
avendo fra le altre cose fatto condurre per i-
scbiene di mulo per Talpe 12 carrette per lo
servigio della Dachessa, edellesae Dame, tut*
te con le coperte di panno d'oro » e d'argento
leggiadramente ricamate {i5)y oltre So Gbinee
bellissime menate a mano, solo per la persona
della moglie, So grossi Corsieri per lai, con
selle di panno d'oro, ed altri goarni menti mol>
io ricebi. Cento nomini d'arme, e 5oo fanti per
la sua guardia , 5o staffieri vestiti di panno di
argento, e di seta per lo servigio della staffa ,
5oo coppie di cani, e infinito numero di falco-
ni e di sparvieri per Taso della caccia e del-
l'uccellare; la qual pompa imitata da' corti»
giani eda'suoiBaronii che tutti fecero il na-
mero di 1000 cavalli, rendeva uno spettacolo
il più superbo, e il pi& bello cbe in que*tempi
si fusse potuto vedere. Con tattociò egli, ben*
cbè giovane e altiero, e in* sì gran fortuna col*
lociito, ebbe a dire, che dalla magnificenza di
Lorenzo era di gran lunga stato superato; per-
cioocbè negli arredi dei Medici la ricchesra
della materia era di grande spasio avanzata
iìalla maestria ed eccellenza dell'artificio; cosa
tantopiù nobile, quanto é meno comune, e con
più stento e fatica si acquista ; e le cose istesse
per la rarità di esse erano moltopiù cbe Toro
ai riguardanti di stupore e di maraviglia* Im-
Seroccbè egli vi aveva veduto namero grande
i vasi di pietre preziose, e da lontani paesi
3f
cate^leqoali ilsao splendidissiiiio atoIo avea
dofiQ laogo processo di tempo , con spesa e di»
ligensa grande raccolte e messe insieme. Gran-
demente egli restava ammirato dalle molte
tarole da citimi maestri dipìnte, essendo per
propria inclinazione vago molto della pittura :
delle quali maggior numero diceva aver vedu-
to dentro il solo Palagio de' Medici , che non in
tuttoil resto d^Italia;e così dei disegni, delle
statue, e delle altre opere in marmi, così dei
moderni, come degli antichi artefici, delle Me*
daglie , delle gioie , dei libri, e delle altre cose
singolari , e di pregio grandissimo, appetto
allequali egli diceva stimare per cosa vilequa-
Innque somma grande d'oro o d'argento. Ar-
rivò questo principe alla città a. -rd-dì Mar-
zo, con cui volendo pare i signori in nome del
pubblico fare ogni sorte di complimento, fe-
cero rappresentare tre spettacoli sacri per tro-
varsi- in tempo di'quaresima , che per l'artifi-
cio ingegnosissimo delle cose che v' intervenne-*
ro, riempierono di somma ammirazióne gli a«
nimi de' Lombardi , e furono in S. Felice l'Àn-
nunciazione della Vergine , nel Carmine T À.-
scensione di Cristo in Cielo; in S. Spirito,
quando egli manda lo Spirito agli Apostoli.
Ma come suole il più delle volte avvenire,
che col fine delle allegrezze vada sempre con-
giunto qualche principio di amaritudine, la
notte che seguì a quest'ultima rappresenta-
zione, si appiccò il fuoco nella già detta Chie-
sa di S. Spirito (26Ì; che tutta arse senza co-
sa alcuna rimanervi , salvo che nn Crocifisso*
3s
Il che noodimeno 61 cagione cbe, moltopivi
beila, siccome oggi crediamo, ai rifacesse (a7>.
Via Maggio -
e come si popola<se il guartier d' Oltrarno.
Il problema è presto sciolto: il lanificio
passò l'arno, e questo Quartiere fu subito
popolato. Innanzi alla metà del secolo XIII.
T'eran solamente tre Borgbi di pocbe case;
S. Felicita, S. Jacopo, e Borgo Pidiglioso
pr«;s9o S. Lucia de' Magnoli (aS).
I primi cbe cominciassero a fabbricar son-
tuosamente, e dar forma coi loro fondaebi
e case alla contrada reputata già la più bel-
la di Firenze, onde detta Vìa maggiore, e per
accorciamento Via Maggio (29), furono i Vel-
luti ora Prìncipi di S. Clemente. Questi avean
già abitasioni e traffici in Borgo S. Iacopo ,
ed al canto de' quattro Payoni ; torre e case
aveano altresì nella Via de' Velluti, ed in
quella non molto distante de' Vellutini. Ora
essendosi alcuni di ioro*arriccbiti, e rinscen^
do loro forse troppo anguste quelle case , il
risolvettero d'acquistare un gran pezzo di ter-
reno tenuto a orto, luogo detto la Gasellina,
da una casetta cbe era vi sola (3o) , ed ivi fab-
bricar on vi per quanto portava il tempo , un
f rande e bel palazzo, cbe ancor sussiste (3i)*
'i percbè la distanza dal restante della città
allora sembrava grande, edificato il detto pa-
lazzo, e restato in isola, la gente diceva con
una specie di derisione: Ved* éùvc e'f^é/iu-
/
33
ti son iti ad abitare, e fare così fatto ca-^
y samentol Ma poco stette, che il loro esempio
fa seguitato da molti de' pia focoltoffi citta-
dini'^ i qaali si diedero a compiere la stessa
Via y ornandola di fondachi d'arte di lana, e
di maestosi palazzi* E andò tant^ oltre l'ag-
grandì mento del lanificio in questa parte del-
la città, che la fiera de' panni lani , che si
faceva ogni anno il dì 1 1 Novembre^ festa di
S. Martino, sulla piazza della Signoria, nel
1 4^2 fa trasferita a S. Spirito , dove tattor
fie ne continua ana meschinissima immagine.
La popolazione oltrarnina crebbe tanto in
poco meno di un secolo, che prima nel i343
veniva considerata la sesta parte della città,
e si diceva il Sesto d'Oltrarno. Altri cinque
Sesti o Sestieri erano di qua dal fiume. Ma
perchè doppo là cacciata del duca d'Atene
si pensò a riformar la città quanto al ,suo
reggimento y per meglio proporzionar gli ag-
gravi e gli u6zi, i Sestieri furon recati a
quartieri , come son tuttavia. In questa guisa
61 facilitò il modo di dar parte adeguata ai
grandi nelle magistrature, essendosi cresciuti
i Priori , che sin lì eran sei , fino al numero
di dodici^ tre per quartiere, uno de' grandi,
e due popolani. Innanzi a questo tempo, di-
ce il Villani (32),, quelli del Sesto d'Oltrar*
no, e di San Piero Scheraggio parca loro che
non fusse giusto di avere un Priore per Se-
sto, e dicevamo ch'erano più grandi che gli
altri, e portavano delle gravezze del Comune
flit che la metà, cioè: il Sesto d'Oltrarno di
cento mila fiorini d'oro^ 28 mila; e San Pie-
ro Scberaggio 23 mila; e Borgo 11 migliaia;
e San Pancrazio i3 migliaia; e Porta del Duo-
mo II migliaia; e Porta San Piero 12 mi-
gliaia.,9 Quanto ci è yolato per organizsare
la societi. Eppare par sempre, che siamo al
principio.
Casa di Pietro Bonaventntif
marito della Cappello
ed esaltazione della medesima al trono.
Gli amori della Cappello col principe Fran-
cesco far già tema di an altro articolo (33) ;
ora Tediamone il fine:
Cominciò auel principe dal soccorrere al-
l' indigenza ai Pietro Bonareqttiri 9 marito
della Cappello» promovendolo all'impiego di
sao Gaardaroba, e assegnandogli una comoda
abitazione nelle TÌcinanze del R. Palazzo (34)*
Qaindi l'aara della Corte lo rese prosantao-
so, e insolente. Gionse a tanto l'ardire, che
ei si fé' lecito di amoreggiare con una delle
primarie dame di Firenze (35), e d*ingiariare
e minacciare i parenti della donna, che ti
si opposero. A nulla yalsero per la parte dei
parenti i ricorsi al trono, né per quella del
Principe*, e della moglie medesima le corre-
zioni , gli avvertimenti , i consigli. Egli giun-
se a segno di affrontare con una pistola alla
mano uno de' nipoti della detta dama, il qua-
le agiva più d'ogni altro in quest'intrico^ e di
minacciargli un feolpo, se vi si fosse mescolato
. . ^ 35
mai pia. Allora cogtoi corse subito a rappre-
senta re il fatto al Granduca, de) quale oon si
è mai saputo l'oracolo. Non molti giorni però
passato questo congresso , il Bonaventuri tor-
nandosene a casa a notte avanzata , fu sor-
preso da una mano di gente arn>ata , che no-
nostante la sua molta resistenza , lo lasciaron
morto coii a5 ferite, in uno di qoe'cbiassoliy
che sondi là dal Ponte a S. Trinità, all'in-
gresso di Via Maggio.
Sciolto questo nodo, mancato di rita Cosimo
I, e restato yedovo il Granduca Francesco ,
la seduzione della Veneta Circe crebbe in mo-
do, che finalmente il condusse a sposarla (36).
Non erano anòor passati due mesi dalla mor-
te della Granduchessa Giovanna Vittoria, che
ciò fu fatto segretamente, con promessa però
di pubblicarne solennemente il contratto, de-
poste che fossero le gramaglie della vedovanza.
Infatti terminato Tanno, ne fu fatta la notifi-
cazione a tutte le Corti.
Dove mancava il sangue reale, supplì la pom-
pa. La patria della nuova granduchessa fu di-
stinta con magnifica ambasciata, pef mezzo
del Co. Mario Sforza di S. Fiora, che fu rice-
vuto con altrettanti contrassegni di gradimen-
to da 4o ^^* primarj neoatori , in qualche di-
stanza dalla città; e più altri gentiluomini fu-
rono incaricati di tenergli compagnia nella di-
mora. La casa Cappello assunse Tonor delTal-
loggioi, dove portatosi 1' ambasciatore, venne
complimeritato dal patriarca d' Aquileia, Mon-
sig. Grimani^ cognato di Bartolommeo Cap-
pello padre della Bianca.
36
Fissato il A\ dell' adieaza nel maggior con-
fiiglìoy r-accoinfMignameQto del GontediS. Fio-
ra 81 replicò viepiù nobile e numeroso. Egli fe-
ce la sua parlata con espressioni le più corte-
si; ed in simil foggia gli fa risposto dal Doge,
e dai Senatori a ciò destinati. Finalmente il
dì i6 Giugno del 1679 la Bianca, quella mede-
sima che in altro tempo era stata messa al ban-
do di quello stato, fu dichiarata a pieni roti
Tcra e particolar figliuola della repubblica (co«
s\ il Diploma ) in considerazione di quelle pre-
clarissime e singolarissime qualità, che la fa-
cean degnissima d'ogni gran fortuna.
Le dimostrazioni pubbliche di contento e di
giubbilo furon moltissime; passate le quali il
senato deputò due commissari per intervenire
alla solenne funzion delle nozze, e porre in
possesso dei nuovi titoli l'angusta sposa. Que-
sti vennero a Firenze accompagnati da 90 gen-
tiluomini dello stato Veneto, non contati i si-*
gnori della casa Cappello, gli altri parenti, e
gli amici. Parve in certo modo che l'Adria a-
vesse emigrato dalle sue lagune.
Si rinnovarono adunque Te cerimonie nuzia-
li, e la figlia di S. Marco fu coronata grandu-
chessa di Toscana. Giuochi e feste trattennero
i forestieri!; ricchissimi doni gli accompagna**
rono. Si dice che la spesa di tali solennità ascen-
desse in tatto il nulla meno di 3oomila ducati
Soli sette anni la felicità di questi Coniagi
continuò, senza vederne successione , altro che
}n desiderio. La granduchessa tentò più volte
di mostrarsi gravida, ed una intra le altre
5?
( prima che il matrimonio si pobblicasso ) ar-
rivo sino al panto di mostrare il supposto par-
to, ti quale poi si dovè contentare d'essere
inantenato 9 come lo fu generosamente, coi no-
me di princi|»eDon Aiijtonio. Si dice cbe V in-
fante fosse introdotto dentro una Tiorba, neU
le camere della simulata puerpera: al suo giar*
dioo di delizia in via delta scala.
Sopraggiunse loro la morte in due successivi
giorni, 19 e oo Ottobre iS^j ; prima al gran-
duca, poi alla moglie, in tempo di villeggiatu-
ra .ai Poggio a Gaiano.
Questa funesta combinazione die luogo a so-
spettar dì veleno: ed infatti s' inventaron fa-
vole meno yerisimili di quel che sia la morte
simultanea di due persone , che fecer la stessa
vita, gli stessi stravizi, gli stessi abusi, ed
ebber le stesse passioni. Il C^rd. Ferdinando ,
fratello del granduca, che ben presagiva co-
tali sospetti, fece formalmente aprire i cada-
yeri di tutti e due, e stenderne la relazione, la
3uale spedì alle diverse Corti. La causa vera
ella loro morte fu una terzana perniciosa , di
cui s! accrebbe la malignità perla stagione au-
tunnale, e più per la mala loro costituzione ,
stante l'uso costante di cibi calidi , di bevande
forti', e di medicine.
I loro cadaveri , come già altrove si è det-
to (37), furon trasportati alla Collegiata di S.
Lorenzo , con ordine , che della donna-non ap-
parisse memoria nessuna. Anzi dipiù , salito al
trono il detto cardinale , e sentiti 1 ricorsi fie-
rissimi contro la Cappello, commisse cbe se
T. XI L 4
38
ne gettassero a terra gli stérnnni , e se ne sp6«
gnesse aiF»tto ogni rimembranza.
Sino air estinzione totale delia casa de' Me*
dici , qaest' odio rimase sempre. L'Elettrica
vedova Palatina non permise mai 9 che nelhi se-
rie dei ritratti Medicei > incisa in qael tempo
e stampata, vi fosse intrusa la Cappello. Vi i'jx
yerò, aggiunta doppo, e ne resta ancor Torìgi-*
naie nella R, Galleria.
Nessun ci ha dato un ritratto della Bianca
cosi vivo come il Sìg, de Mtmtaigue ne'suoi
viaggi d'Italia, il quale ebbe tutto Tagio di
osservarla, per essere gtato suo comm(*nsale aU
la Córte: ,, Questa Duchessa, egH seri re, è b^-»
la seconda il gusto Italiano. Una fisonomi» gra*
ziosa e sostenuta, la corporatura grossa, ed il
seno secondo il lor genio « . • . Parve, che ella
si compiacesse d'«tver vinto questo principe, e
di tenerlo costantemente alla sua devozione*!,
Cafa di Giuliano Dami ,
ora de' Sigg.Bicchicrai.
A.d una Favorita Medicea succede un favo*
rito, non tanto illustre, ma forse egualmente
potente* Giuliano Dami., nativo di £«!ercatale»
contadino di condizione, ma di vago e gen-
ti le aspetto, serviva in qualità di Lacchè ii
Principe Gio, Gastone^ figlio di Cosimo iil«
Insinuatosi nell'animo del padrone, col farsi
ministro de' suoi piaceri, divenne ben presto
l'arbitro delle sue finanze, ed il confidenla
di tutte l« sue più segrete intraprese. Fu pur
compagno nella stia dimonr io Boemia > cIoto
il padre avea mandato il Principe per torselo
dintorno, giacché non Tamava, e perchè prin-
cipiasse coià un'altra famiglia: idea che con-
feri piuttosto a spenger quella di Toscana»
che a farne due. Segoitoiio poi io altri viaggi
d'Europa: e restituissi con esso alla patria ,
mantenendosi sempre Cortigiano intrinseco fino
alla morte del padrone 9 al quale sopravvisse
pochi anni.
Salito al Trono Gio. Gastone ^ lasciò la li-
vrea di Lacchè y ed eJ>be titolo d' aiutante di
camera 9 per cui s' arrogò V esercitio di tutt 1
gl'impieghi di Corte, tonzachè nessuno potesse
opporsegli, né contradirgli. Lo stesso Principe
se ne staya in tatto alla sua dettarura, fuor*
che nel Governo. Questo lo lasciava libero ai
suoi mìniatrif
Il caso portò, che essendosi il Granduca
lussato un piede per nna caduta nella sua ca-
snera , non psci più quasi punto di palaz-
zo, e poco di letto* Allora si che convenne
a Gioliaiio studiur strattagemmi per divertir-
lo. La Reggia diventò per questo principe lo
«tesso, che per Tiberio l'Isola di Capri*
intanto i Farortti, quegli cioè che erano
in lega con Giuliano, impingoavan sempre pi&
le lor borse* Le udiense si ottenevano a pres-
so , a preftto il corso de' memoriali. S' aggian--
geva a ciò un indegno commercio di cliinca'*
glie, di quadri, e di gioie , che si facean com-
prare e ricomprare al principe , con estor-»
l^rne dai mercanti gravissime senserie; e di«
4ó
TÌderne tra loro l'acmiìsto^ Si gianae perfino
a fare ana fiera di quadri sulla piaua de' Kt-
tt, di una parie de' quali, forse i peggiori ,
fece acquisto la Real Guardaroba » dell' altra
i Cortigiani.
In cotal guisa un Principe, per sensibilità
di cuore , generosità y e giustizia , il miglior
d'ogni altro di quella Dinastia, visse lìgio
de' suoi medesimi familiari , che continuamente
ne succhiavano te sostanze.
Si dice però , che l' eredità del nostro So-
lano non ascendesse a pi& di 60 mila scudi,
trai quali questa Gasa, da lui ridotta, ed an
podere con Villa a Scandicci. La rapacità era
grande, èortissime le vedute.
Casa del BuontaìenU^
e suo abboccamento col Tasso*
S' io dovessi porger soggetti di Storia patria
letteraria a qualche industre pennello , dae
ne suggerirei, che mi stanno nella mente da
lungo tempo. Uno riguarda la vita del Pe-
trarca, l'altro quella del Tasso.
Stramazzo da Perugia , professore di gram-
matica in Pontremoli , desiderò di abbracciare
il Petrarca prima di morire , giacché veder
noi poteva per esser cieco. Andò adunque a
!Napoli per cercarlo , lo seguitò a Roma , e
final mente lo raggiunse a Parma. Le tenerezze
furon tante, eh 'eccitaron la maraviglia de' cir-
costanti, ed io ultimo le risa» per aver detto
il Professore al Petrarca , ch'ei. non si saziava
4»
niaj di vederlo. Sdegnatosi periHÒ il mede^-
sinno: Dite voi, esclamò all'altro, s'io non vi
▼edo meglio di costoro, obe banno due occhi
per gaardarvi (38).
Simile a questo fu l' incontro di Torquato
Tasso con Bernardo Boonta lenti in Via Afag- <
gio, l'uno Poeta, l'altro Architetto. Un ca-
vallo bardato sta al fianco del Tasso; Bernar-
do è per porre il piede sulla soglia di casa
sua ; ambedue s' abbraccian teneramente. Il
Quadro è già disegnato (tf); ma udiamone me-
glio il fatto storico dal Baldinucci (39). '
„ Erasi recitata in Firenze per volontà de'Se-
renissimi , una Commedia composta da Tor*
quato Tasso (4o)y coli' accompagnatura delle
mactibine e prospettive di Bernardo, e così in
un tempo stesso erano state esposte agli oc-
cbiy ed alle orecchie de'nostri Cittadini due
singolarissime maraviglie, delle quali presto
per tutta Italia volò la fama. Dopo alcuni gior-
ni della recitata Commedia, una mattina al
tardi Bernardo se ne tornava al solito a de-
sinare» alla sua casa di Via Maggio (4i): nel-
Raccostarsi alla porta vedde un uomo molto
bene in arnese, venerabile di persona e d'aspet*
to, vestito in abito di campagna, smontar ap-
posta da cavallo per volersi con lui abbocca-
re: il Buontalenti per convenienza ristette al-
quanto, quando il forestiere s'accostò a lui,
e così parlò: Siete voi quel Bernardo Buonta-
lenti , di cui tanto altamente si parla per le
roaravigliose' invenzioni, che partorisce ogni
dì l'ingegno vostro? e quegli particolarmente .
4*
4*^ '
che b« iuiTCtktate Le «tu pende raacdìine per la
Gominedia recitatasi uUimameiite , composta
dal Tasso? Io son Bernardo Bttoiitaleiiti » ri->
spose; ma non tale nel resto, quale si com-
piace slimarmi la ToMra bontà , e curtesia.
Allora quello sconosciuto personaggio con un
dolce riso gt^ttogli le braccia al collo stret-
tamente abbracciandolo, bacioUo in fpcmte > «^
poi disse: Voi siete Bernardo Buonta lenti, ed
io sono Torquato Tasso* Addio, addio , amico,
addio, e senza concedei'e al riconosciuto Ar-
chitetto (che a quello indspettato incontro era
restato soprafi'atto oltremodo) un momento di
tempo da poterlo ne con parole né con fatti
trattenere, se ne montò a carallo, si partì a
buon passo , e non mai più si vidde. A Ber-
nardo parve un'ora mill'anni d' aver desina-
to, e subito se n'andò a dar parte del i^guito
al Granduca, il quale ia un momento, per
desio d'onorare quel virtuoso, diede tanti or-
dini, che in brev'ora luron cercati tutti gli
alloggi della Città, e luoghi dove potevasi cre-
dere, che quel grand' uomo avesse avola cor-
rispondenza; ma tutto fu invano, mercecbè il
Tasso , che r aveva bene studiata , T nveva an*
che ben saputa portare, ad effetto di sodisfa-
re a se stesso in riconoscer di presenca quel
segnalato arte6ce, e non s* impegnare in Fi-
reme (^a), ,>
\'
43
PaUuLzo de^ Marchesi Ridolfi ,
ed energica allocuzione d* eloquente Oraiore.
Eloquenza 9 coraggio, patriottismo^ e sen-
no, van cosi dirado uniti insieme, ctie quando
s' incontrano) non conrieu ta<;erlo. Mescer Lo-
renzo d^Ànt. Kidolfi, virtuoso ci tt indino, vis-
suto nel sec. XV, è V uomo che si vuoi ce!e->
biare. Senza noverare i molti impieghi, ed
auibaicerie eh' ei sostenne nella Repubblica ,
una sola di queste gli può meritare il titolo
di Libera tor della patria , e se si vuale an-
cora, di Liberator dell' Italia.
Filippo Visconti , Duca di Milano, non aspi-
rava a meno che d'assoggettar tutta questa
Provincia. Aveva già ottenuto vantaggi nota-
bili sui Genovesi , e sui Fiorentini ; e su tutti
gli altri popoli aveva incusso spavento. La pace
stessa che di tem|X> io tempo esibiva , era tanti»
orribile^ quanto la guerra, stante la durezza
delle condizioni. Quindi ,| i Fiorentini (scrive
il Poggio ) conoscendo quanto fusse da dubi-^
tare, e da aver poco conto delle paci del Du-
ca 9 erano più inchinati a far lega co' Vini*
zia ni , che con esso la pace. „
Spediron dunque il Ridolfi a farne lor la
proposta ; ma eglino si dimostfavan restii. Fi-
nalmente dop pò diverbi congressi inutilmente-
tenutì, entrò un giorno l'Oratore Fiorentino
in pien Senato, e con sopracciglio severo pro«
ruppe così: Veneziani, nel Tanno scorso (43)
i Genovesi da noi abbandonati, Filippo crea-
ron Principe: noi nelle predenti strettezze da
«4
Voi non soèooi^si lo fìirenìo Re: e voi, quando
sarete rìnuljttì «olì, noi viatt, e cbe nessuno ^
ancorché il voglia , potrà recarvi aiuto, lo fa-
rete Imperatore.
.Detto ciò, voltò loro le spaile, e partì.
Tanto bastò perché il Senato conchiudesse la
lega , ia quale fortunatamente ebbe poi qnel-
r effetto, che s'era augurato il Ridolfi (44)*
Palazzo di Piero Soderini,
ed ultimo, periodo della Repubblica*
Sì ricorse in Roma alT espediente delle Bit-
tatare perpetue , quando k Repubblica fu
presso a spirare» In Firenze non meno, dal-
l' elezione dr Piero Soderini al Gonfalóni erato
perpetuo, e quella d'Alessandro de' Medici al
Principato^ non ri corsero che- circa 3o anni :
la prima seguì il dt i. Novembre f^oa ; l'al-
tra, il 26 luglio i53i.
Il governo del Sederini 'durò 9. anni e
dieci mèfii , e fu distinto da un segretario , di
cui non ebbevi il pi^ù famoso , Niccolò Machia-
velli. Ma che pròPdoppo molti traragli , mossi
da invidia, bisognò cedere alia forza de' Me-
dici, che vollero rientrare in patria, e fug-
girsene prima di Palagio, poi di Firenze fino
a Ragusi. Aveva indosso quando uscì di Pa-
lagio, una gabbanella di Taso chermisi^ ed era
accompagnato da' suoi stessi assalitori, cbe si
compiacquero donargli la vita; Anton France-
sco degli Alb»zi , Bartoiommeo Valori , e Fran-
cesco Vettori.
/ 4$
Era sofficietttemeBte ricco, stato onorato
da ambascerie ed impieghi in diversi tempi y
moderato, ingenuo, giusto. Ma poco Talntann
le virtù, quando l'esito é sfortunato. Gli uo-
mini non rispdrmian condanna, anco in vista
della disavventara. Gii mancava spirito , ma
non talento. Infatti, un uomo, cbe di 58. anni
si faceva cadente, e che temeva ad ogni passo
del suo operare (45), non era uu uomo dì spi-
rita Si diceva comunemente, che il suo fra-
tello Francesco,! connsciato col nome di Car-
dinal di Volterra » meritava per la sua accor-
tezza d'esser Gonfaloniere di Firenze, e Piero
per la sua ^bonarietà, d' esser Vescovo di Vol-
terra. Fin lo stesso suo segretario, uditane la
morte I si burlò di lui con questo epitaffio:
La notte che mori Pier Soderini,
L'alma n* andò dell' inferno alla bocca,
E Plato la gridò: anima sciocca;
Che inferno? va' nel limbo de' bambini.
La sua morte segui in Roma , dove riti-
ratosi . da Ragusi , incontrò il Pootificato di
LeoD X, il quale oltre averlo accolto come
1>uon patriotto, gli rese anco quella giusti >
2Ìa, che meritavasi il suo eccellente carattere,
^gli raccontava , che di tanti Fiorentini , che
erano stati a fargli reverenza , doppo la sua
esaltazione , non ne avea trovati che due , i
quali scordati i propri interessi gli avessero
raccomandato il ben oella patria; ano som-
mamente savio, Piero Soderini, ed uno som-
|6
toamente niBito, il CaraEoHa » che era un buf-
fone della aaa Corte. XroYO nonostante chi M
puDM anco ii é Si racconta ciò d' tui Fioreti-
iioo , a etti, rispose il Soderini franeameutls
così: Se voi farete più Gonfalonieri a vita^
sarò siato il primo ^ e\ae voi non ne farete
pia, sarò stato l'unico (46).
Sulta porta dei eiardìtto di questa casa ,
cbe corrisponde sul l arno, é Tarme della li-
Jbertà, e quella de' Soderini, col motto nel-
r architrave)
li$s. Ft. Pai. Fio. f
unica memoria di questo buon cittadino»
Se in Pietro Soderini fiorì la giustizia In
sapremo grado « in altri soggetti della' stessa
Casa assaipiùi germogliarono le virtù della Cri-
stiana pietà. L-Àmmirato, diligente Storico
delle famiglie Fiorentine più ragguardevoli ,
in parlando di questa rilevò il merito nelle
Lettere, e nelle Dìgnitft sì civili ^ che eccle*
siastiche; ma tacque quello della Santità, Que-
sto spiccò soprattutto in, una delle compagne
di S. Giuliana de' Falconieri 9 nostra Concit-
tadina y la quale seguitol la nel Sacro Cliio*
stroy ed in quel F Istituto precisamente, die
si chiamò delle Ammantellate, Il suo nome
era quello di Giovanna > e fu poi distinta col
' titolo di Beata» Le Crònache di quell'Ordine
ne fanno singoiar mensione ; cot ne la fanno an-
cora di altre > Vergini Fiorentine 1 le quali ac-
47
compognarona in qneìr Istitato meiletiino la'
già detta Fondatrice; tali furono la BB. Dinna
Macinghi, Giovanna Benizt^ e Giovanna Corsini.
L'anno dei suo passaggio alia gloria fa il i367«
Benefattore insigne della Chiesa del Carmi-
ne , e soggetto di gran virtù , fu parimente
Tommaso Soderini; del quale sì vede it Se-^
pelerò sul presbiterio davanti all'Aitar mag-
giore , che insieme, col Coro appartiene alla
atessa famìglia* Qualunque fosse l'anno della
sua morte, egli è certissimo , eh' ei fu fatto
Cavaliere di Popolo nel iSyd.
Ma più d' ogni altro è da notarsi lo zelo
gTHode per la cristiana Religione di Niccolò
Soderini, vissuto anch'esso nel secolo XiV.
Questi fu l'amico in t'irenze di S. Caterina
da Siena, questi l'ospite, questi lo ammira-
tore dfUe sue rare virtù; coutrassegno, che
gli aft'ari politici « ne'qualì era continuamente
impiegato y noldistraevan punto da quégli del
cielo* Kiunìva le massime dell' Evangelio a
quelle del buon governo (47); la prudenza alla
pietà; Tamor della patria a quel lo dell' eterna
vita.
Si conserva tuttora nella casa stessa de' So-»
derini unii devota Immagine di Gesù Croci-»
fisso> dipinta sulla parete, davanti alla quale
è fama , che orass«9 la detta Santa/ Volle anco
lo stesso Niccolo provvederla di una casetta y
a guisa di Santo Ritiro, sulla Costa di S.
Giurgio , acciò potesse più liberamente a hban-*
donarsi alle sue celesti meditazioni. Due son
le l4ettei'e d«^lla Santa, le quali si son con«
4»
servate Ai quelle jtià , che elb scrltse al me-
desimo Cittadino (48): nella prima si cougra*
tula seco lui dell' ottenuto onore dei Priorato
nella sua patria, e l'esorta a contribuir quanto
può alla pace col Papa ed i Fiorentini, die
da lungo tempo gli faoevao la guerra. Colla
seconda lo consola del 8o6Ferto disastro , pt;r
essergli stata dal furor del popolo rubata ed
arsa la propria casa.
La guerra col Papa nominata di sopra ebbe
il suo principio nel tSjS, per essersi colle-
gati i Fiorentini coi nemici della S. Chiesa,
ai danni della medesima nel suo temporal pos-
sesso. Più di 3o. Terre e Città dello Stato
Ecclesiastico si ribellarono; tantoché il Papa
dovette procedere ali* Interdetto. La repub-
blica vi resistè, e gli odj s'accrebbero sempre*
più. La pace non fu conchiusa fin dopo la morte
di Papa Gregorio XI , nel iSyS^ a cui suc-
cedette Urbano VI.
Per quella parte che in essa pace ebbe la
Santa, e Niccolò Soderini, si può sentire un
testimone di presenza» qual fu il Confessore
della suddetta Vergine, tra Raimondo da Ca-^
pua, nella vita della medesima da lui scrit-
ta (49)* Ecco le sue parole:
„ Mentre si fatte cose accadevano , Papa
Gregorio XI. di questo nome, di felice ricor->
d^nza, fece de' terribili processi contro i Fio-
rentini , cosicché quasi per tutto il mondo eran
presi e spogliati di tutti i beni da* Signori e
Governatori di quel le. Terre ^ dove essi eser-
citavano la loro mer^atanùa. Pei^ forsa di tal
4$
flfiikti^ fur,0D eottrcitti à procurar lA./paite oo{
Son\«4io Pontefice per messo d'alcane perfo?
iie>.che sapeTaao. alio stesso Pontefice ^essei
^rate*. Fu loro.iiòtificato> che la Santa iVer*
giqe Caterina, per la fonia della sua Saàtità
«ra'riolto accetta nel cospetto del Sommo
Pontefice* Perciò ordinarono in priio», che io
( Fra. Raimondo) andassi dal detto Sommo Pan*
I^Gce per parte della stessa Vergine :| s£n di
^litigare il. suo sdegnoi e fecero poi TenirXei
quasi fioo a Fiorenti, ed usciti ad inoontnarla
i Priori della Città, la pregarono, e con gran«>
4e istanauà la richiesero , che andasse «ptivo-
sonai mente n Vignane dal mentovato Pon^CT
006 i p^r acconcìliarli insieme .eoa esso luL
j^erciò Catqrji^a tutta piena dell' amor ^diDid
e delPrOssimPt e velante del bene del la Chic*
.63^ intnaprese il ,vi/iggio,.e venne a Vignone,
dovetrorommi: ed Lo fui interpetre trai Som-
jduo Pontefice, e la stessa Vergine > poiché egli
parla Vii Ifitinamente, e Caterina volgaroMnte
.|9e(lW sua Toscana: e ip.son testimone dioanu
a ^p.t^ei agli uomini, che quel benigno Pon-
tefice, vedendo me 9 ed interpetraodo Le sue
partalo, pose la pace nelle roani di Caterina 1
.dicendo: A-ffiucbè chiaratAcnte tu vegga, ch'io
▼ogiio la pace, io la pongo assolatamente nel-
le tue mani; ma ti sia a cuore Tonor della
Chiesa, „ .
. La pace non si potette concbiudere per 1^
malafede di alcuni di. quegli che. governa var
no; onde nop.bastfiodo lelettere, volle il Papa
che tprnasslB. la . V^ergioa. dinnoifo a Firensé
T. XII. 5
So .^
per Cine trattato in persona. ^ Gatertoai
seguita lo S€rltt<Mre , ticcome figlioola dì Te*
race obbedieniay gessa menomo ìodogio sì po^
se in viaggio, e gionta a Fiorenza , fu qoi*
vi da alcoae persone fedeli a Dio ^ e alla
S. Chiesa con gran venerasione ricevuta 9 e
per opera di Niccolò Soderini parlò con al*
coni Cittadini, persuadendo loro, cbe in re*
mn modo non istessero in discordia, o in guer-
ra coi Sommo Pastore dell'anime loro, ma
quanto più presto potessero , isi riconciliassero
col Vicario di Gesà Cristo.
1 bnoni uffic] della Santa confertron non solo
a render la pace alla Chiesa ; ma dipi A an-
cora a render all' Italia la Santa Sede. Tanta
fu i' energia , e tanta V eloquenza di Caterina
davanti al Pontefice in Avignone, che ne ot'
tenne la promessa , e poi ne vide V effetto.
Quejàt' epoca celebrata tanto dagli Scrittori
Ecclesiastici , sarà sempre memorabile per la
Toscana, comecoliè per mexzò di una sì il-
lustre sua Nazionale abbiavi contribuito. Y'è
chi ha tatto già il parallelo tra la Caterina
dell'Arbia , e l'Alessandrina, né l'una cede
all'altra: ambedue gloriose per Santità, am-
bedue sapienti , ambedue benemerite della
Chiesa (So).
Tra quegli che desideravano il ritorno del
Papa da Avignone , farvi anco il Petrarca ;
ma le sue premure per ottenerlo non furon
di tanta efficacia , quanto quelle di Caterina.
Il Petrarca declamava, chiamando Avignone
babilonia > e la Corte Pontificia che vi rise-
5i
4eT&j U ProsUUIa dell'ApoiMilfate (Si> Ca-
uri^ poi ragionavAii pregaim, penbadéva^c
ciò era dì UAta maggior forca « quanta era
la stima della Sa^tiU della Vergine , e presso
il Pabblico ) e pressa il Ponte&cew
. U 17 genoal<> 1376. Gregorio XI. entrò di
titorno iti Roma, dorè fa riceTuto colla mas-
sima festa t e coi contento di tutta Italia*
Ma^awno. deli* abbondanza ,
e stufa per la cónsers^azione d£ grani.
Il magassino dell' abboodansa, ossia di quel
magistrato cbe. {^resede va aH'A>nBooa » fortu-
nati! mente sQp^pressOi fu fondasione di Gosi«>
mo 111. nel 1695. Tanto è Tero,che t prin-
cipi ^^^^^ pubblica Economia erano allora nella
massima oscurità, eh' ci si compiacque di que-
sta fiibbhca come di un beneficio fatto allo
stato» appooesdori ru^ppresso iscrisione:
Rei framenuiriae conservala»
Egenommsvbsidio
Piifs ae providvs
Cosmvs III. Mag. Dux Etrvr^
Anno sai. MDCXCF.
Ha da un'idea falsa ne nasce talvolta un'al-
tra più vera. Quella di ridurre in poco spazio
di luogo la raccolta di vaste provincia, indusse
Ja necessità di ooa diligente conservaaione , e
4|ttesU la stufa , inventato a Napoli dairinlie-
ri , e adottata poscia in Toscana.
Fu I^InUevi di Paiola Boa pivirìft éhiam^ à
^ap^li pervttgionr di eOaUdercio^ dai M^id^é
Alessandrqt BintiGcÌDÌ-y ivi pare 'démicilìatdjil'
quale) ne .fa l'amico eA il Woiettoi<e. Se *egU
non era econoÉiista j fii pero prdtnotoredi' que-
sta gcienzar/è «e hoq vide a' «noi tempi il com-
mercio de' gvani scevro di vincoli , previde for-
se che lo siirobbe stato 'una volta. Ecco quali
Eensìeri t^li s'aggiravano in testa, quando pub-
lieo la desior)zk>iie delia sua 'lna<ccBÌna (S^): ,,
lo parta daiqaesta Vita ; aè ardirai negure» che
sìa in rtie» come in ogni altro è sempre , il na-
turai dolore ^«^"la pena dì questa pairtfta: mlaà
e«sa temperata' assai , e i^addolcita non solodai^
la vitina sperarne della beatì^dìttc, xhe pie^^
nam^Dte mi coasala; ma ancora da un'interna
inesprimibile^lotizta ^ e dall' infinito contento di
vedere, che laccioli •genere umana in assai mi-
^lioite siato ^di quello^ in cui lo trovai, li lume
delie lettera, la virtù ne'iPriiioipi ^ la placide»-
sa de' costumi ne' popoli, l'arti utili alla vita,
il commetfcioj e^ T agri colUifiu^n ' sono nei
Ireste spazio della mia^vita tànco ingrandii
ti, e dislesi, che un interkù presagire mi
conforta - a credere , ed a fermamente spe^
rare tra brasai ssima tempo dover pervenire là
dove non solo la storia non ci narra esser
Mai giunti^; mmi nostri pensièri ^siessi forse
non av€van0tsperato mai di polenti 'Un gior»
no vedere k <ÌN»deri= tra poooi' Europa nostra
una felice età dall'oro, non rozza e silvestre^
quale la sognano i poeti; laa cultaa eittadÌBe«>
£ca, piena d'nrti e di studji di eomodttàa
53
d'agi oì^a vita, e Ul« finaloMiite, quale alla
inesclùna condUione umana è lecito otte-
^Gon tali aetittinenti ({aesto baoni filosofo irii^
pl«gò una parte de- suoi, avanzi nella fondasìo-
DO in, Napoli dì ana C?ittedra di Pobblica Eco-
nomia 9 laprìma in Italia. Quivi l' Ab. Genovesi
diede le sue lesioni y e promovendo il primo ^
dopfio t'Arcidia<Hmo Bandini Senese, la' libertà
f rumentarìa t ^esòe in parte ad avverare i va-
tidi<fj di queir epoca y che avea predetta T In-
tieri i
Ptàdirettaawnte i^iovò egli al commercio e>
alla coDservaaione de' Grani > inventando una
maodiuna per purgarli , e condisionarlt. Super-
fluo sarebbe il descriverla 9 doppocbèegli stes-
so lo ha fatto con tanta precisione > e che se
ne può. veder agir una neiran^olo dì questa
fabbrica dalla parte di Tramontana, Basti il
darne un' idea, annunciandola un piccol edifi-
»Lo;di mattoni, simile ad una torrétta quadra-
ta, di cui l'interno contiene uno stanzino più
a Ito. ohe largo, e fatto a vòlta, di quelle che
diconsi a botte. Non v'ha che una sola piccola
porta per dargli l'ingresso, ed una finestra
circoia^re di un. palmo di diametro sulla stessa
porta y la quale serve di sfiatatoio. La stufa
coli détta si riempie di grano per eerti fori nel^
piano superiore, donde circola in certe cas-
setta situate regolarmente alle pareti, ^e se
n'esce per certi emissarj praticati nella parte
inferiore. Ripiena la stuta, vi s'introduce un
caldano di fiBìrvo , jeòo carbone aceeso , ba-
54
alÀiite « piBèaldare quel rtcipiente, e te ne
chiade In porta.
I ▼«intagli di questo metodo son superiori a
qualunque altro; eccettocbd il grano stufato
non è atto a sementa. Del rimanente preparato
così , non è sottoposto a* fermentazione ; gì' in*
setti non lo danneggiano; ai presta meglio alla
macine; è meglio riceve T adacquamento , il
quale come ognim sa, conferisce mirabilmente
alla biancbesza della' ferina^ rendendola pia fa-
cile a dividersi dalla scorsa. V ha dipiù un'al-
tra qualità singolare, ed écVei cresce di peso
e di mole, traendo da irarta tanta umiditi y
doppo ttualclie mese, cbe non solo ristora la
già perduta per via di fuoco; ma la siipeM an-
cora fin d'un sette per cento (r)*
Porta A Si Fredianif, ed ingrend
di Carlo Vili,
Immatura brama di guerreggiare spinse Car-
lo Vili in Italia^ asceso appena sai trono di
Francia. 11 motivo eh'ei fede valere) la quello
di ricuperare il regno di Napoli yoccèpatò da-
g^ Aragonesi; maveramentèooìi sr noiosse cbe
per desìo di gloriose ititrapre^ey' gìotane co-
m'era d'età y piccolo di stiÉtura^ e sensa nes-
suna esperienza. Entrato in Italia la spaventò^
la divise più di quello che era, la saccheggiò,
e coHa stessa velocità, in cui ia scorse dalle
Alpi al Sebetoi la rimisurò per tornar nel suo
regno.
La Repubblica Fiorentioa atrebbe vx>luU>,
ss
noli ^ehe negargli alleanca ed aiuta, cfaiudérgfi
fiiio II passd per le éne terre ; ma leggendo di
non' poter farlo ella >8ota y né sapendo di chi fi-
darar, doppo diverse ambasciate inconcluden-
ti /prese il partito di riceverlo in amicizia (53),
,9 Venne sua Maestà il dì 17 Novembre del
1 4<'4 9 A ^^^ ^* entrando per la porta a S.Fria-
no , Mtto an riéco baldaccbinp, portato da no-
biiÌS6iitti 'giovani, 'e 'con mégaìfico e ricco ap-
penecckiodi tatte le altre' cdse, che a cosi
ffttta^ pompa si convenivano (54). Ma di tatta
cotale onoranda' non fa mestiere al presente di
ra^onare; né della maravìgliosa e 'ricca com-
ipagnia de^suor Baroni, e gente d'armi /e fan-
terie, essendo state cosY fatte éose raccontate
di| altri molto ordina tediente: basta' far men-^
siooe^ che la signoria venne' insino alla porta a
rincontrar sna 'Maestà Coti bellisisima compa-
gnfia di cittadini di gravò età , e giovani Fio-
rentini ricca meìftfe vestiti di diversi drappi alla
Francese. Venne il Re fcon tutta la pompa per
il borgo* di S. Friàno; per la moltitudine e
grandesza* della cfaal |)bmpà '?a disordinata
tutta r^rdinaoteflt cvel'cleiV> , che era andata a
rincontrnrlo; oltre che fa* accresciuta molto
Itflè eonfasioné per dn poco di' pioggia òbe so-
pÀvvemie nel» celebrare questa «cerfnionla. Se-
guitò poi la mtedèsima pompa per il borgo a S.'
Jacopo sopr-arn'^; e- passa'to il ponte Veccbio
per porta S. Mariti , é per Vaòchéreccia' , e per
piasza, e dal Palagio del Podestà, e dietro
affondamenti di S. Maria del Fidre , si condus-
se alia masttia porta della detta chiesa. Óve
56
fo ricevuto dal clero, e dalla prote$mtmBf-élm
per altra pii breye strada aveva aiìtìcifato, e
preyenato la lunga pompa del Be. Ove essendo
scavalcato, andò a visitare l'aitar maggiore, e
rimontato poi a cavallo senza bai daccb ino {per*
cbè era stato saccheggiato, secondo Tosansa
della plebe ) si conilusse alla casa di Pievo
de' Medici, fatta prima dal detto Piero ;, e
poi dalla signoria magoificameute e superba-
mente adornare, siccome si conveniva a tanto
Principe , gridando per tutte le strade con gran
festa il popolo , Francia , Fra«ci||. E nella det-
ta casa da coloro cbe n'ebber la cura , /n rice-
vuto, e alloggiato, e accaresaato con tutta la
sua onorata compagnia. L'altra sua corte, e
gli altri suoi gentiluomini forou tutti alio^
già ti nelle case de' cittadini , insieme colle gen-
ti d'arme, secondccbé da ibrieri F-ransesi, e
commissari , o miiìi$tri della «signoria , era sta-
to divisato, e r>rdinato. (55). Furon tenute nel-
la notte le lucerne accese alle finestre delle
case» mentrecbè il Be soggiornò in Fiorenza.
Siccbé non meno sicuramente , e comodamen-
te, cbe di messo giorno, si camnainava la notte
per tutta la citta* ,,
Tutto questo ouoii6co ricevimento non ba?
sto peraltro a preservar la casa de'AAedici dal
saccbeggio delle rarità piò presiose^Bè a trat-
tenere il Be dair acerbità di gravissime' con«
dizioni. Qvardo queste fur lette in presenta
dei deputati, e di lui, tanta col Ura prese Pie-
ro Capponi , cbe come altrove à detto, non si
contenne dallo strappare il foglio dalle mant
ÒA Btl^éUiiO) e- farlo iti pezs&i , protestando
nel medesinto tempo , che si sarebbe provve-
doto alla salute della Repubblica per la via
delle i armi. Gbi '1 crederebbe? Scosso il Re da
qobsto colpo impensato , e sorpreso da un certo
tal qnal timore di tradimentOf venne a pa^ti
pi& moderati , e concbinse la pace. Né st'con-
tentò il Senato di Hct^ve^ne Trattato in aaten-
tiea> forma; ma volle tmco^a ch'ei lo cotifer*
masse nel* maggior tempio con solennissimo
giàramento; Non vi volle di pi& , percbè il gior-
no dopipo , allo spantat; dell'alba il medesimo
Re sd ne foggi a gran fretta dalla città ^ dopo
eìsservlsi trattenuto per undici giórni. Tanto è
vero che fu quella* piut tosto una foga , cbe una*
ritirata , ch'ei fece aitò alla distafnza di un mi- '
gli^ì e peseta andossetle verso Srena.
JLafermecza de' Fiorentini in tale occasione
fa delitutto straordinaria. Interrogato il Cap-
poni, su qual fidanza avesse arrischiato un
tratto 6Ì ardito 9 rispose: sulla cassa dèlia Re-
pobblìca (56)<
Abbiam detto disopra, che il Senato Fioren-
tino fu quegli, che richiese il giuramento della
oapitolaziond: ma il Guicciardini (57) asseifisce
al contrario, che questo fu fatto a petizione
del monarca. Comunque stasi , convennero il Re
ed i Fiorentini , secondo il citato Storico , in
queste condizioni :
j. Che rimesse tutte le ingiurie precedenti,
Laisittà di Firenze fosse amicai confederata ^
e in protezloiie perpetua della Corona di 'Fran-
cia ; che in mano del Re per sicurtà sua rima*
59
Dessero la cittA H Pisa, e U terrii.4rLi.Tonio
con latte le loro fortexEe^ leqoail fo$$e obbli-
gato a restituire senta «Ioana spesa a'Fioren*
tini, subì tocbè a tesse finita IMmpresa del re*
goo di Nàpoli, intendendosi finita ogniTolla
che avesse conquistata la città di Napoli, o
composto le cose con pace, o con tregua al-
meno di due anni , o che per qualunque cauaa
la persona sua à* Italia si partisse; e che i Ca-
stellani giurassero dì presente di realitnirle
ne' casi sopraddetti* e in questo messo il domi-
nio , la gìurisdisione, il gOTeruo, l'entrate del-
le terre fossero de' Fiorentini, secondo il so-
lito, e che le cose medesime si facessero di
Pietrasànta, di Sereasana, e di Sereaaanello;
ma che per pretekidere i Genovesi d'aver ra-
gione in queste , fosse lecito al Re procurare
di terminare le differense loro, o per concor-
dia « o per gìustiais; ma che non TaTendo termi-
nate nel soprascritto tempo, le restituisse a'
Fiorentini ; che 'I Ee potesse lasciare in Firen-
ze due Imbasciatori , senza l'in ter vento de'quali
durante la detta impresa , non si trattasse cosa
alcuna appartenente a quella , oè potessero nel
tempo medesimo eleggere , senaa sua parteci-
pazione I Gipitan generale delle genti loro; re-
stituissensi subito tutte le altre terre tolte, o
ribellatesi a' Fiorentini, e quali fosse lecito re-
cuperarle coir armi in caso ricosassero di ri-
ceverli; donassero al re sussidio della sua im-
presa ducati 5o mila fra quindici di, 4i^ mila
per tutto Marso, e 3o mua per tutto Giugno
prossimo; fosse perdonato a' Pisani il delitto
59
della rilielltme; e gli nitri delitti commessi
dipoi : Itberassidsi Piero de* Medici e i fratelli
dal ba^do e dati» confìscasione ; ina non po-
tesse accostorsi Piero per cento miglia a' con-
6ni del dominio Fiorentino: il che si faeera
per piirarlo delia facoltà di stare a Roma ; né i
fratelli per cento miglia alia città dìFirense^^.
Camaldoliy popoi minuto, e suo carattere,
Un'anica strada di mesto nome locoroanica
9 tati' una regione di la d'amo, e per la somi-
gUansa, ad un'altra di qaà, nel popol di S.
Lorenso, La strada lo trasse da una Chiesa
presso le mura (53), dalla parte di mciCKogior-*
DO dov' era una porta. Questa chiesa poi si di-
cera di Camaldoli, perchè apparteneva aiMo-'
naci CamaldoUnsi , ossia di qaell' ordine, che
S. Rotnualdo fondò sulle alpi del Casentina y
luogo detto Campo di Ma Idolo.
li destino di questo monastero fu quello di
molti altri prossimi alta città; di dover esser
abbandonato e quasi diruto, a iroccasione del-
l'assedio. Clemente VII dispose de' suoi beni
con Bolla del i53i , Cosimo I de' suoi materia^
li, ordinandone la distruzione net i552, con
circa cento case più ali* intorno, spettanti al
medesimo, per il restauro delle mura (59)«
Ma l'oggetto mio principale è il popol mi-
nuto, che abita quest'angolo della città. Né
farà maraviglia ch'io ne faccia l'elogio, dopo
ciò che in generale ha proferito un filosofo di
molto nome (6o): Si sa ( egli scrive ) che i^i
6o
son de* vizj trai popolo. Ve n^déUon osMOrè-
fon uomini. Ma la voce della natura vi è
meglio intesa^ le gran passioni vi son meno
vivey i delitti che desertan la terra, vi son
più rari, e vi son di meno tutti i vizj\ i guati
provengono dalla simulazione, e dall* in^
frigo*
Vien rimproverato il nostro popolo dagli
storici della repubblica » come fazioso , discor-
de^ e facile alle novità. Infatti son piene le
carte di tumulti > di risse , d'ammutinamenti.
Ma se si voglia rintracciarne T origine, si tro-
verà piuttosto- nella costituiion civile , che nel-
la natura degrindividai (6i). Per intender cìòi
fa duopo premettere, come la maestà del go-
verno risedeva nel popolo;' ed era questo; or-
dinato in due classi > in arti maggiori e minori.
I grandi-, che non erano ascritti ad alcuna del-
le arti, ed il popol mmuto, quello cioè che era
occupato in arti sordide e vili , venivano esclusi
da qualunque ufizio; ognuno di questi . ordini
avea verso l'altro motivi di sospetto, di gelo-
sia, e d'invidia. I grandi eran temuti, i corpi
d'arti astiati, la plebe oppressa sovente. Un
ordine agiva sull'altro, chi colla forza, chi col
numero; ma la differenza era, che la reazione
del popol minuto era momentanea , quella de-
gli altri continua.
La causa di questo popolo è stala difesa da
varj scrittori (6a); ma io cedo il campo alfan-
torltà del Machiavelli , il quale introducendosi
a ragionare del tumulto de' Ciompi o Battilani
che dir si voglia, ha fatto l'apologia, si di
\
6i
qoeHa > cbe d'altre iaanrgense (63) : ,y Dalla di'
yisione delle artii egli scriins, nacque V arro*
ganza de' Capitani di parte; perchè quelli cit»
ladini 9 che erano antica mente stati guelfi , sot-
to il governo de'qualì sempre quel Magistrato
girava, i popolani delle maggiori arti favori-
vano, e quelli delle minori , coi loro difensori,
perseguitavano. Donde contra di loro tanti tu-
multi , quanti abbiamo ^narrati nacqaeiie. Ma
perchè nelT ordinare ì corpi delle arti molti di
quegli eserciz] , trai quali il popolo minuto e
la plebe infima si affatica , senta aver corpi di
arti proprie restavano, ma a varie arti con-
formi alle qualità dei loro esercizi si sottomes-
sero , ne nasceva , che quando «erano o non sod-
disfatti delle fatiche loro, o in alcun modo dai
loro mnestri oppressati, non avevano altrove
dove rifuggire, che il magistrato di quell'arte
che gli governava, dal quale non pareva fnsse
loro fatta quella giustizia che giudicavano si
conifcnisse: e di tutte le arti che aveva ed ha
pili di questi sottoposti, era ed è quella della
Lana, la quale per*esser potentissima, e la
prima per autorità di tutte , coir industria sua
la maggior parte della plebe e popolo minuto
pasceva, e pasce. ,,
Fuori di tali circostanze il nostro popolo si ò
dimostrato sempre docile , affezionato alla pa-
tria , pacifico , e quieto. La sua caratteristica
principale, rilevata ancora dai forestieri, tra'
quali Michel Bruto Veneziano, è l'industria,
e la frugalità (64)* Lo che concorda con quanto
me disse Dante, il quale sebbene non a^vesse
r. m. 6
6%
gran motivo di lodursi della sua patria^ la
chiamò nonostante (65) sobria e pudica, ag-
giungendovi le più tenere espressioni di ripo-
sato e bel vivere^di fida cittadinanza, di dolce
ostello, ed altre simili. A' quali sentimenti
sembra in certa guisa , che faccia eco il Vil-
lani (66), là dove parla de'tempi stessi , de'qaa lì
intende Dunte» dicendo: „ Di così fatto abito,
e costume, e grosso modo erano allora ì Fio-
rentini; ma erano di buona fede, e leali tra
loro , e al loro Comune , e colia loro grossa vita
e povertà facieno maggiori e più virtudiose co-
se che non sono fatte a' tempi nostri , con più
morbideisa , e con più ricchezza ,,.
Oltre di ciò la sottigliezza dell'ingegno, che
traspare in tutta la nazione , non si smentisce
néppur nella plebe, più una certa letizia sua
propria ,ed un certo brio, con cui condisce le
sue fatiche. Se il celebre Voltaire ha chiamato
Firenze l'Atene d'Italia, deve anco aver sa-
puto, che il popolo è molto lontano dall' esser
goffo. Benedetto Varchi fu tanto persuaso di
tal prerogativa nazionale, che volle ancora an-
dare investigando, come la natura si sia con-
tenuta in erogargliela: ,i Mi sonraeco, egli
dicCy molte volte stranamente maravigliato,
com' esser possa y che in quelli uomini, i quali
sono usati per piccolissimo prezzo insino dalla
prima fanciullezza loro, a portare le balle del-
la lana in guisa di facchini , e le sporte della
seta a uso di zanaiuoli, ed insomma a star poco
meno che schiavi tutto '1 giorno e gran pezza
della no^te alla caviglia ed al fuso, si ritrovi
J
. 63
poi io molti di loro, dove e quando bisogna,
tanta grande£i:a d'animo , e così nobili e alti
pensieri^ cha sappiano e osilio, non solo di di-
re, ma di fare quelle tante e si belle cose,
cl^'eglino parte dicono, e parte fanno; se non
one il cielo Fiorentino forse trai! 'aere sottile
d'Arezzo, ed il grosso di Pisa, infonda ne' petti
loro queste così fatte proprietà (67). „
Quest'acume, e questa prontezza di spirito
si manifesta specialmente nella quantità de'
motti, delle facezie, e delle pungenti risposte,
clieson riportate da' nostri novellatori, ed in
modo particolare da Franco Sacchetti. La Iin«
gna della bas^a gente è sì piena di dettati,
proverbi, e modi di dir concettosi, cbe pare
appena senza di questi poter parlare. Conferma
questo mio sentimento il Salvini in una sua ci-
calata (68) , e dice così: „ Trionfa la beata rie-
cLezza di nostra Fiorentina lingua, cbe nel-
l'Italia tiene il luogo dell'Attica , co'folti pro-
yerbj, colle maniere di dire brevi, acute, for->
ti, con quelle grazie , con quelle veneri (per*
donimi Rai ia il vanto), cbe altrove invano si
ricercano „. Sì è trovato un pittore , pieno an-
ch' esso dì buon umore, cbe ne ha intessuto un
poema burlesco, unico nel suo genere (6J)).
V'ha pur chi ne ha fatta raccolta, ed una fra
le altre è quella donde ho tratto que'.pocbi
detti spiritosi^, che mi fo un piacere di pre-
sentare (70).
I. Passando certe contadine, liei portare a
battesimo un bambino, per via de'Galzaioli^
«4
disse on f attor ino di bottega: Ob qae8t*é ma-
schio , egU ha la cornar bella : e rispondeiidogli
la pilli saccente ; e' sarà come te^ fraschetta;
sogginnse : aTTertite y madonna y io son ba«
stardo.
a. Andarono due ciechi , mossi dalla fama
della Santità del Saronarola, a troTarlo, e lo
pregarono 9 che per le sae orasioni facesse loro
ricuperar la vista. Egli diede loro buone pa-
role 9 e gli licenziò. Nel T andarsene 9 quel che
era innanzi percosse solennemente il capo
nello stipite di una porta , e lamentandosi dis-
se: Ohimè! ho visto mille lucciole. E l'altro:
Buon per te che hai ricetuto la grafia : io per
me non ho visto nulla.
9. Dicendo uno ad un altro: il tale ba gran
fava, (modo di dire in significato d'alterigia ^ e
superbia ), gli fu risposto : bisogna che sia un
gran baccello.
4* Passando nn Bergamasco per Firenze dal
canto de' Pazzi y domandò di chi fosse il bel
palazzo, che si vede al principio di quella
via; e rispostogli da un galantuomo esser della
famiglia de'Palsi, soggiunse il Bergamasco:
ce ne devon' esser pur assai in questa città ?
Signor sì y rispose l'altro, come de' goffi a Ber-
gamo.
5. Essendosi tre Fiorentini in Pisa , tutti ad
un tempo, messi a far acqua ^ un Pisano ram-
mentò quel proverbio che dice: che i Fioren-
tini non s'accordano se non in quella sola fac-
^ eenda : rispose un di loro: s'acoordaron pare
a prender Pisa.
6. Quando ì Ciompi tolsero lo stato ai No-
bili; UD Cavalier ^degl'i Albitzi disse a ud di
loro: come credete voi poter mantener lo sta-
to, cbe non siet'nsiy mentre noi più osi di voi
non l'abbiam potato? Rispose il Ciompo: fa-
remo al contrario di quello che avete fat-
to voi.
7. Cenando alcuni giovani ad un'osteria ,
tra'quali'un Fiorentino, mentre sixoceva certo
starne, fecer portar altre robe, percbè il Fio-
rentino si saziasse, e gli mancasse poi Tappe-
.tito quando le starne venivano in tavola. £
mangiando il Fiorentino , cominciò ciascuno a
raccontare, di cke morte morisse suo padre;
Quando venner le starne, toccava al Fioren-
tino a dir del suo; ma efW attendeva lì; e sol-
lecitandolo gli altri ; che raccontasse quant' a
suo padre era occoVso: mio padre, rispose, ca-
scò morto.
8. Gio. Ganacci voleva cbe la prova di Fra
Girolamo Savonarola, in cambio d'entrar nel
fuoco, si facesse in no. tino d'acqua, e vincesse'
colai cbe non si bagnava.
9. Erano in tempo d'estate molte persone a
bagnarsi in Arpo, fra'quali an Mugnaio, uo-
mo faceto, per soprannome detto Sughero,
forse, per Teccellenza del suo nuotare; ed es-
sendo egli per accidente in mezzo a dae gen-
tiluomini, uno di loro per pungerlo gli disse:
Sughero, se noi fossimo due ceste, che ti par-
rebb'egli d'essere? a'quali egli senza indugio ri-
spose: e s'io fossi un aratolo^ che parrebb'egK
d essere a toi?
6^
t .
66
IO. Di sputa vasi in ana compagnia d amicisuU
ie facoltà d' ano, che non era che poTer'uomo ^
ma passava presso alcnni per ricco. Sostenevi
nno ch'egli stava assai bene, e che aveva molle
terre. Disse un altro; sì, egli è ben vero; ma il
maggior ^zzo di terra che abbia ^ è il piatto
dell'insalata.
Tatto quanto il sale però di tali Fiorentini-
smi si perde y a detta d'alcuni , pei difetto dell«i
gorgia 9 o strascico, che lia' tante parte nella
pronunzia di questo popolo. Il celebre Leibnìtz
in una lettera al Gav. Alessandro Maffei, che
resta ancor manoscritta presso gli eredi, ti
compiacque di scherzar su ciò parlando della
sua venuta a Firenze: Vidi fauces hianteSj
' quibus linguae Hetruscae venus suffùcaiur. Il
Tassoni deridendo l'afiPettazion della lìngua e
della pronunzia fa dire ad un Fiorentino nella
sua Secchia rapita (71).
e dove
Vi rinculate voi da ooteitni?
Più d'ogni altro il Gigli , irritato colla Crusca ,
perchè nel suo Vocabolario non avea citato le
opere della sua Santa Concittadina, non poten*
do attaccar di fronte la parità delle voci, se la
prese colla pronunzia , scagliandosi contro di
essa sino alla nausea nel suo cosi detto Voca-
bolario Cateriniano.
>, Nel rimanente, egli dice intra le al"
tre (.71), non v'ha città in Italia, dove sia
67
COSÌ salato il proterbio delta plebe, come a
Firenze s ma pure masticato cod quello sto-
miicbetble proferimento, egli è come qaalcbe
perla cascata nel vomito del cane , che biso*
gua ripigliarla colla forcella, è lavarla' pi&.
volte ueir aceto, cbi vuol rimetterla nel mo-
nile. „
Negare il fatto non è possibile; scasarlo fa-
cilmente» In primo luogo questo proferimento
qualunque siasi , ba il pregio dell'indigena to,
ossia d essere originale. In tutta la Lombar-
dia » dalle Alpi sinoiad Ancona, doye fo già
la Gallia Citeriore, o Togata, la loquela é
pi& stretta, comeccbè siavi restato T accento
di quelle Colonie, cbe in diversi tempi ven«
ner d' altronde a fissarvisi. Sensa questa cau-
sa , dall' apennino sino al mediterraneo, la
lingua rotondeggia dove più, dove meno, co-
me in Firense, a Roma ed a Napoli. Oltre-
diciò, se la gorgia è un difetto, egli è però
quello che dà tanta espressione alle lingue
Orientali , ed alla Spagnuola medesima , cbe
è gutturale al pari ai quelle. Finalmente an-
co ai tempi di Catullo, aveavi alcuno, che
iugorgiava il parlar Romano, forse all'uso
degli lonj, i quali si dice, cbe ancor essi par-
lassero un dialetto simile:
Chommoda dicebai , siquando commoda
yeliet
Dicere , et hinsidias ^rrius insidi as.
Et ium mirifice, sperahat se esse locutum ,
Cum quantum poterai , dixerat hinsidias.
68
Credo sic mater^ sic iiber a^unculus ejui;
Sic maternus avus dixerat^ atque avia.
Hoc misso in Sjrriam reqtsierant omnibus
auresy
Audibant eadem haec leniter et leviter,
Itec sibi post illa metuebant talia ^erba ,
Cum subito affertur nuntius korribilis :
lonios Jluctus j postquam iiluc Jrrius issety
lam non lonios esse, sed Hionios.
Chiesa del Carmine
e misteri rjappresentati nella medesima»
Segaace in tutto de' Romani, antenati saoiy
ba sempre il nostro popolo di mostra to, pari a
loro, gran genio per gli spettacoli , e lo di-
mostra tuttora : Panem et Circenses (.t)< Una
prora senz'eccezione è quella d'avergli intro-
dotti fin dentro le pareti del Santuario. Tali
rappresentazioni sacre, chiamate Misteri, du-
raron per tutto il tempo della Repubblica. £
siccome queste eran rìccbe di macchine , *cll
figure,, e di lumi, non vi volle molto cbe elle
desser poi la mossa a ripristinar V antico
Teatro, prima sacro anch'esso, indi profano.
Il Vasari in parlando de' più brari artefici •
cbe v' ebber parte, ci presenta d' alcune la
descrizione la pia minuta. Una sola serve per
tutte le altre, ed è la seguente. ( Parte II. nella
Vita del Cecca )
„ Dioesi cbe le Nuvole (Macchine coperte
di bambagia , come si dicbiara più abbasso,)
che andavano in FioreOBa per la fetta di San
69
GioTBntii a processione; oosa certo ingegnosiir-
sima e bella; furono inTenzione delGecea^ il
quale allora cbe la città usava di fare aésaL
teste, era molto io simili cose adoperato. E
Del vero , comecebè oggi si siano tali feste e
rappresenta sioni quasi del tutto dismesse , era-
no spettacoli molto belli, e se ne faceva , nou
pure nelle Compagnie, ovvero Fraternife; ma
ancora nelle case private de' gentiluomini, i
quali usavano di fare certe brigate e compa-
gnie, e a certi tempi trovarsi allegramente
insieme, e tra essi sempre erano molti arte-
fici galantuomini, cbe servivano, oltre al Tes-
ser capricciosi , e piacevoli, a far gli apparati
di colali feste. Ma fra le altre, quattro so-
lennìssime e pubblicbe si facevano quasi ogni
anno; cioè, una per ciascun quartiere, eccetto
S* Giovanni ^ per la festa del quale si faceva
una solennissima Processione; S. JVlaria No-
vella > quella di S. Ignazio; S. Croce, quel-
la di S. Bartolommeo, detto S. Baccio; S.
Spirito , quella dello Spirito Santo ; e il Car-
mine, quella dell'Ascensione delìSignore, e
quella dell' Assunzione di Nostra Donna* La
qual festa dell'Ascensione era bellissima : con-
ciofossecosacbè Cristo era levato di sopra un
monte benissimo fatto di legname, da una
nuvola piena d'Angeli; e portato in Cielo,
lasciando gli Apostoli in sul monte^ tanto ben
fatto 9 cbe era una maraviglia. „ (jr)
„ £ perchè la detta Chiesa del Carmine,
dove questa rappresentazione si faceva, è as-
sai pjù larga e più alta, cbe quella di S.^e-
70
lice (73); oltre quella parie che ricereva il
Cristo I sì accomodava alcuna volta ^ secondo-
che pareva, an altro cielo sopra la tribuna
maggiore, nel quale dicane ruote grandi, fiat-
te a guisa di arcolai, che dal centro alla su«*
perfìcie movevano con bellissimo ordine dieci
giri per dieci cieli, erano tutti pieni di la-
niicini rappresentanti le stelle accomodati in
lucernine di rame, con una schiodatura, che
sempre che la ruota girala, restavano in
piombo nella maniera che cèrte lanterne fan-
no , che oggi s'usano comunemente da ognuno*
Di questo cielo, che era veramente cosa bel-
lissima , uscivano due canapi grossi tirati dal
ponte, ovvero tramezzo, che e in detta Chie-
sa (74)9 sopra il quale si faceva la festa , a' quali
erano infunate per ciascun capo d'una braca ^
come si dice , due piccole taglie di bronzo , cbe
reggevano un ferro ritto nella base d'un pia-
no, sopra il quale stavano due Angioli (75) le-
gati nella cìntola, che ritti venivano contrap-
pesati da un piombo , che avevano sotto i pie-
di, e un altro ch'era nella base del piano di
sotto, dove posavano; il quale anco li faceva
venire parimente uniti; e il tutto era coperto
da molta e ben acconcia bambagia , che faceva
nuvola piena di Cherubini, Serafini, e altri
Angeli così fatti di diversi colorì , e molto be-
ne accomodati. Questi allentandosi uu cana^
petto di sopra tiel cielo, venivano giù per i
due maggiori in sul tramezzo, dove si recitava
la festa; e annunziato a Cristo il suo dover sa-
lire in Cielo, o fatto altr'ufizio, perchè il fer-
7«
TO dov'iirdn legati in cintola ^ era fermo nel
piano dove posayano i piedi, e si giravano in-
torno intorno qaand' erano usciti , e quando
ritornavano , potevano far riverenza , e voltar-
si secondo che bisognava ; onde nel tornare^ in
su si voltavano verso il Cieio^ e dopo erano
per simil modo ritirati in alto, ^,
99 Questi iugegni dunque , e queste inven-'
zioniy si dice che furono del Cecca; perché
sebbene molto, prima Filippo Brunelleschi
n'aveva fatto de'cosi fj)tj:i, vi furono nondi-
meno con molto giudicio molte cose aggiunte
dal Cecca. E da queste poi venne in pensiero
al medesimo di far le Nuvole, che andavano
per la Citta a processione ogni anno la vigilia
di S. Giovanni, e le altre cose, che bellissima
si facevano ; e ciò era cura di costui , per esser,
coiue si è dettò y persona che serviTa il Pub-
blico • ••.,,
,y Le nuvole poi, che di varie sorti si face-
vano dalle compagnie , con diverse invenzioni,
si facevano generalmente a questo modo. Si
faceva un telaio quadro di tavole, alto brac-
cia due in circa , che in sulle teste avea quat-
tro gagliardi piedi , fatlj a uso di trespoli da
tavola, e incatenati a guisa di travaglio: sopra
questo telaio erano in croce due tavole larghe
braccia uno , che in mezzo avevano una buca
di mezzo braccio , nella anale era uno stile
alto, sopra cui si accomodava una mandorla,
dentro la quale , che era tutta coperta di bam-
bagia, di Cherubini, e di lumi, e altri orna-
menti , era in un ferro a traverso posta , o a
sedere, o ritta, secondochè altri Tolera» una
persona , che rappresentava qael Santo, il qna-
le principatmente da qaella compagnia y come
•proprio avvocoto e protettore, si onorava;
ovvero un Cristo , ona Madonna , nn S. Gio-
vanni , o altri. I panni della qaal figura copri-
vano il ferro in modo, che non si vedeva.. À.
questo tnedesimo stile erano accomoda ti ferri,
che girando pia bassi , e sotto la mandorla,
facevnno quattro, o più o meno rami, simili
ja quelli di an albero, che negli estremi con
simile ferro, aveva per ciascuno un piccolo
fanciullo vestito da Angiolo,* e questi, secon-
dochè volevano, giravano in sui ferro dove
posavano i piedi, che era gangherato. £ di
così fatti rami si facevano talvolta due o tre
ordini d' Angioli , o di Santi , secondochè quel-
lo era che si aveva a rappresentare. E tutta
questa macchina , e lo stile , e i ferri , che ta-
lora faceva un giglio, talora un albero, e sopra
una nuvola o altra, cosa simile^ si copriva di
bambagia, e come si è detto, di Cherubini o
Serafini, Stelle di orq, ed altri cotali orna-
menti; e dentro erano facchini o villani, che
la portavano sopra le spalle; ì quali metteva-
no intorno a quella tavola, che noi abbiamo
chiamata telaio; nella quale eran conGtti sot-
to, dove il peso posava sopra le spalle loro,
guanciali di cuoio pieni o di piume, o di bam-
bagia, o d'altra cosa simile, che acconsentis-
se, e fosse morbida. £ tutti gl'ingegni, e le
salite, ed altre, cose eran «coperte, come si è
detto disopra, con bambagia , the faceva bel
^3
vedere; e «t cbiamayaiio tolte Queste macchi'*
ne rfaTote. „
Dietro Teoivano loro cayalcate d'uomini e
di sergenti a piedi in varie sorte ,. secondo là
storia f che si rappresentava , nella maniera
che oggi vanno dietro a'carrt, o ahro che si
faccia in cambio delle détte Nuvole, jy
jj Con l'invenzione del medesimo (76) si fa-«
cevano alcuni Santi , che andavano, o eraii
portati a processione > o morti, o in var j modi
tormentati: alcuni parevano passati da una lan-
cialo da una spada; a,ltrì aveva un pugnale nella
gola, e altri altre cose sknili per hi persona. ,,
,1 I giganti similmente che in detta fest%
andavan attorno « si facevano a questo modo,,
alcuni molto pratichi nell'andare in sui tram-
poli, e come si dice altroTe^ in sulle zanche,
'ne facevano fare di quelli che erano alti 5 o 6«
broccia da terra , e fesciatigli e acconcigli ìu
modo, con marschere grandi e altri abbiglia-
menti di panni o d'anni fintoj che avevano-
men^bpae capo di gigante; vi montavano so-
pra, e destramente camminando parevano ve-
ramente giganti , evendo nondimeno innan?»'
uno che sosteneva una picca, sopra la quale
s'appoggiava esso gigante; ma per siffatta-
guiisa però, che pareva che quella picca fosse
una sua arme, cioè o mazza, o lancia, o un
gran battaglio, come quello che Morgante^
usava, secondo i poetici Romanzi, di portare:-
e siccome i giganti , così si faceva delle gigan-^
tesse, che certamente facevano un bello e mi^
raviglioso vedere. ;^
T.XIt. %
74
„ Li spiritelli poi da qaerti erano ilifEeren-
ti perché senza ayer altro che la propia for-
ma, andavano sui detti trampoli alti 5. o 6
braccia, in modo che parevano propto spiri-
ti. lE^xjuesti anco avevano innanzi uno y che
con una picca gii aiutava. Si racconta nondi-
meno, cVie alcuni eziandio, senza punto ap-
poggiarsi a cosa veruna, in tanta altezza cam-
minavano benissimo, e cbi ha pratica do'cer*
velli fiorentini, so che di questo non si farà
alcuna maraviglia.,,
Monastero di S. Monaca
e seconde nozze di Cosimo /•
Gli amori di Cosimo I. non son meno ce-
lebri delle sue faccende politiche ed econo-
miche. Grandezza d'animo e sensibilità van-
no spesso congiunte. Enrico IV e Luigi XIV
lasciaron gran materiali aU'istoria], anco per
questo l«ito«
Eleonora degli Àlbizai, e Cammilla Mar-
telli furon le favorite di detto principe in
tempo di vedovanza. Ma non riesci che alla
seconda di guadagnarlo in consorte (77). Ella
si condusse talmente in quest'intrigo, che es*
sendo Cosimo andato a Roma per ricever la
corona, e il palud*i meo lo granducale dalle ma-
ni del Pontefice Pio V* ella lo spronò sino al
segno di spingerlo ai piedi del Papa, e a sve-.
largii le sue più segrete inclinazioni, chieden-
done norma e consiglio. L'oracolo pronunziò
cb'^i dovesse sposarla. He vi^olle dipià,
75
perch'ei tornato a Firenze facesse subito be*
nadir le nozze, e venisse così a dichiarar
8Qa figlia legittima l'infanta donna Virginia.
Questa impensata alleanza risvegliò de'tor^
bidi nella famiglia ; ma Cosimo sostenne il
fatto con intrepidezza: Non sono il primo
principe (rispose alla naora, che volea far-*
gliene delitto), che ha preso ana saa vas-'
salla , né sarò manco l' ultimo; è gentildonna,
ed è mia moglie , e ha da essere; non cerco
brighe, ma non ne fuggo, se me ne sarà date
in casa mia (78). Finalmente i figli ei paren-
ti s'acquietarono, quando videro che ella non
riscuote via trattamento sovrano ; e seppero
dipiù, ch'era stata apposta al trattato di ma-
trimonio una clausola, dì non dover mai ot-*
tener titolo, né prerogative di granduchessa.
Le contentezze di questi sposi non dura-
ron che soli quattr'anni. Nel 1S74 il gran-
duca s'infermò, e dopo poco tempo mori, as-
sistito sempre fino all' ultimo dalla sua Gam-
nilla. Aperto il testamento, che fu magni-
fico e generoso , com' era stato sempre il te-
statore, si trovò che quella era stata rima-
nerata con un lascito, di un fondo fruttifero
di sette mila ducati l'anno, oltre le gioie ed
i beni mobili d'uso, per passar poi tutto,
doppo la morte della madre^ in donna Vir»
ginia sua figlia*
Rimnsta la Martelli si bruscamente situa-*
ta trai vassallaggio ed il trono, non fu tro-
vato miglior compenso, che procurarle un a-
silò nel silenzio della clausura. La stessa se*
76
i« della morte del real Consorte fa sensa ri-
medio trasUtata d* ordine del granduca rcs*
^ante nel Convento delle Mara te. Ma per-
ché il laogonon era di sao piacere, e le la^
crime non davan posa, le fu data la scelta
di qaal altro Convento gradisse, e ne preferi
uno, dove avea avato T'edacazione, quello
cioè di S. Monaca , nel quale dopo i6 anni dì
permanenza finì i suoi giorni. Il cadavere fa
portato a S. Loreoso | nella tomba di sua fa*
miglia, (z)
Canto alla Cuculia
9 conversazione di letterati^
Qael terrem», con vigna e casa, sai qoale
com'è già detto, i Velluti fondarono il loro pa-
lanco, e gli Eremitani di S. Agostino il loro
convento e la chiesa, detta di S« Spirito-
cbiamavasi indifferentemente Casellina e Cucu-
lia, ed arrivava sino a questo canto, che si
distingue ancora con quell'ultimo nome (79).
La Cuculia , o Cucula , sorte di uccello, è pur
dipinta in un colla Vergine , nel tabernacolo
affisso alla parete della già casa Maggi , poi
del celebre Chirurgo e Medico, Giuseppe Ve-
spa {aa). Dal detto uccello derivò la voce cu-
culiare, che significa illudere, beffare, deride-
re; e dal luogo l'altra deXoculiani, persone
erudite, che si adunavano in quelle vicinante
per trattare de' Loro studi protondi, trattener-
si in amichevole compagnia, e fare il verso (co-
me solca dire il buon priore OraEÌoRacelIai(8o)
t7
uccellando con «ale la fievolexxa delle cose
mortali*
La residenza ordinarla dì questi letterati del
passato secolo, era nella casa di Carlo Dati, ora
BaldoTÌnetti. Ma in diversi terupi si radana-
rono ancora dal Priore Orazio Kacellai , dal
Lioreuzini, dal Sen. Pandolfini, dagli Averani,
e da altri. Il colloquio erudito, arnicheyolei
confidenziale, tenea luogo di qua lunqu' altro
Tolgar passatempo. Per farsi un' idea del co-
me s' adagiassero insieme qoe' dotti, basta leg-
ger le lettere, intra le altre, del Magalotti: ti-
no il servitore pareva interessarsi ne' piaceri
del padrone , sorprendendo la brigata con nuo-
tì odori ( che erano allora in gran moda ) , e
con acque stillate ^ con cui bagnava la stanza
della conversazione, e sfidava glialtria indovi-
narne gli elementi per via d'odorato. Ivi si
leggevano le Veglie filosofiche del detto Prio-
re Orazio, gli scherzi poetici del Panciatìchi ,
le cicalate del Dati , le osservazioni sulla lin-
gua del Boommattei, e quant'altro avea sug-
gerito a ciascuno de' soci nel suo privato gabi-
netto, la scienza, l'erudizione , la fantasia.
Era tanto invaghito di questo suo soggiorno
e di questa sua lieta compagnia Carlo Dati,
cbe il canto alla Cuculia servì di soggetto ad
una sua Cicalata. Il Buommattei datava spesso
le sue lettere dalla Kolita residenza Erculea al
canto alla Cuculia. Ed il Can. Lorenzo Pancia-
tichi si millantava d'esser Cuculiano più che
s'ei fosse sta tofdel la Sorbona. Quindi in un suo
scherzoso Ditirambo per lo stravizzo degli ac«
cademici della Crusca cantò: 7 *
7»
Da quel eh' io sono , da Laon Cuculiano ,
Svinai y svenai; sventrai de' vini ^
Che vanno in calcagnini ,
Ideste I che si senton da lontano.
£d in una sua cicalata in lode della frittu-
ra (8i), recitata nella stessa accademia per al-
tro stravizzo: Noi, disse , erurno tulti esciti dei
pupilli; avevamo tutti fatto più d'una sbocca-
tura , avevamo gioocato co'Mammagnuccoli ;
praticato co'Cuculiani: che vale a dire con
gente svelta, disinvolta > e di senno.
Cosi ai buoni tempf vivea la nobiltà, eserci-
tandosi, chi nelle lettere , chi nelle Belle Arti
e chi nelle arti cavalleresche. Né erasi peranco
sostituito al crocchio erudito il oaffè , all'Ac-
cademia il teatro, alla cattedra il cocchio , ed
alla biblioteca la scuderia. Piò che si risale
agli antichi tempi, maggior copia s'incontra di
nobili letterati. Non v'ha quasi famiglia, che
non ne vanti qualcuno e chi due, echi più: Sal-
viati , Strozzi , Acciaioli, Rinoccini. Alamunoi,
Vettori, Davanzali, Sederini, Del Riccio, Vie-
ri, Rossi, Tedaldi, Segni, Cecchi, Rosselli, Moz-
zi, Filicaia, e cento e cent' altri, hanno tulti
lascialo qualche loro cosa alle stampe.
Questo medt^simo Carlo Dati, uomo di dol-
ce compagnia, e letterato di sceltissiuia eru-
dizione, fu uno de' maestri di Cosimo III. Ma
per essergli stato dato dal padre troppo tardi,
quando il carattere del principe era già
formato , poco potette contribuirvi. Foss'egli
• stato Aristotile, il suo allievo non sarebbe di-
ventato mai Alessandro. Uno sciittore mo h r-
79
DO spiega in hrert note qaeslo fenome-
no (83) :
„ Fido all'anno i655, egli dice, fu aio del
giOTioe Cosimo Yolonnio Bandinelli di Siena ,
nomo di sufficiente letteratura : ma più atto a
formare un ecclesiastico, che un buon princi«
pe. Creato Cardinale da Alessandro VII prose^
guì a trasmettere da Roma al suo allievo degli
insegna meati che erano ricevuti con la massima
venerazione. Le impressioni ricevute nella pri-.
ma età non poteano più correggersi da Carlo
Dati, e da altri illuminati precettori assegna-
tigli dal G. Duca: poiché Invitato qualclue vol-
ta dal principe Leopoldo ad intervenire ai trat-
tenimenti delTaccademia (83), non arrossiva di
farsi intendere ai suoi confidenti, che gli ap-
prendeva per perdimenti di tempo.,,
P^ia di Sitorno
ed antica famiglia Padana
che le di t* nome*
Hanno inciStri antiquarj faticato assai per rin-
venir l'origine del nome di questa strada, oscu-
rata già dalle fiabe del volgo; ed hanno suppo-
sto di averla trovata nella falsa Deità dì Sa-
turno, in onordel quale s'infinsero un tempio,
ed un bosco quivi vicini. Ma dopoché fu disot-.
terrata, pochi anni addietro, un'Ara di marmo
con iscrizione avente il nome scolpito di Satur*
nino 9 nostro cittadino pagano, ogni dubbiezza
disparve I e s'intese, che costui possedeva un
fondo; parte dentro, parte fuoii della porta di
8o
S. FierGattoIino; donde il nome delle due tì-
cine coittrade di Sitornoye di Sitornino. Il me-
desimo diede anco la denominacione ad una
porta detta di Saturno, cheba sassistito aloìe-
no sino al i33o (84)-
Arroge questo agli altri monumenti accen-
nati in altra luogo di quest'opera (85), con cui
formar la storia di Firenze sotterranea, o di
Roma Pagana sotto Firenze. Non mi dilungo
di più, non essendo l'Antiquaria il mio princi-
pale argumento. Riporto soltanto F accennata
Iscrizione , e ne lascio la spiegazione all'erudì'*
zione dei nostro Manni (b()) :
D. M.
A* Nae^i
Saturnini
qui . ante
titulum . hunc
sepultus . est
patri . optimo
A* Naevius
Marcelli nus
Monastero delle convertite j
ed eccellenti professori di mufica
Qualunque relazione avesse con le Converti-
te RernanlinoFranciosini, suonatore insigne di
strumenti a corda ed a fiato, depositò le sue
ceneri nella lorchiesa. L'epoca di questo mu-
sico sembra , cbe si combinasse col governo
delia Granduchessa Maria Maddalena d' Au-
1^1
stria I di quésto luogo benefattrice; quella del
Monastero è del i33o. Comunque siasi y il suo
sepolcro di marmo , colle insegnedellaprofes*-
sione,* si incontra sul pavimento all' entrar
della Chiesa, e vi si leggono i seguenti versi:
9, Hic jacet armonici princeps et gloria cantus,
y^ Qoem dedit Hesperiae Duxsibi magna lo*
cum.
jj Bernardinns Franciosinns flatibus urgent
9, Dulcisionis calamos primusin urbe virum;
yf Éxtinctu» meruit quos gessit vivus bonoresi
y; Hac homvn«ra sacra primus in aede cubat*
Non si pn& far comento migliore a quest' I-
scrisione, di quel che ci ha lasciato il Rosselli
nel suo celebre Sepoltuario : y, Fu questo Ber-
nardino , egli dice, autore di una scuola, che
Ila dato-air Italia, alla Francia, e alla Spagna
molti uomini valentissimi nella musica , e par-
ticolarmente di violini , viole, trombe, e corni
da caccia, col mantenere sempre il nome del
maestro ;come Paolo del Frauzesino, Iacopo
del Frànzesino, ed altri. „
Una raccolta d' Iscrizioni di questo genere
potrebbe somministrar materiali alla storia
della musica in quella parte, che pi& ne man-
ca, vale a d&r nella pratica. L'eccellenza nel
canto e nel suono si disperde coi venti ; la mu-
sica scritta la distrugge il tempo, e la moda.
Non v'è che gli Scrittori teorici che soprav-
vivano; degli altri ne dura la memoria nnchd
dura la lapida sepolcràlei Mi zi permetta dun-
8»
qae di racoorne qnalcana per pagar <}\iesto
tributo alle glorie degli Orfei Fiorentini (87).
Antonio di Bartolommeo Sqaarcialapi fiorì
in Firenze fiua patria circa il 14^0, Organista
celebre 1 ed amico confidente di Lorenzo dei
Medici. Qaesti in lode deireccellenza di detto
maestro y compose l'epitaffio che si legge in
Daoraoy dov'era pare il ritratto in marmo, il
quale fu tolto. di notte tempo dai nemici della
netta Casa. L'epitaffio dice così :
jf Multum profecto debet musica Antonio
Squarcialupo organistae; is ehim ita arti gra-
tiam coniutixity ut quarta m sibi viderentnr
.Cbarites musicam asci visse sororem. Fio*
rentina Givitas grati animi officium rata ,
eius memoriam propagare, cuius manus sae-
pe morta les iù dulcem admirationem ad-
duxeraty
Givi suo Monumentum Posuit»
Seguitando a cercar trai sepolcri le glorie
dell' arte, due altri professori aiicor mi resta-
no a rammentare, entrambi moderni, ed uno
pia eccellente dell'altro. Trovo il pi imo nel
Chiostro de'PP. del Carmine ; l'altro nella
Chiesa di S« Croce, degno d^esser paragona-
to co' pi& celebri maestri nel snono del vio-
lino. L'Iscrizione del Carmine si legge in que-
sti caratteri:
Sebastiano Gecchi S. Ord. Hjér. Eq. Sa-
cerdoti
Qui Musicae Prof. Et Rhet. CultorVel Puer
Orpheo Verius Et Hercule Graio
81
In Itaiiae Theatrìs GatenaTit Aores
Spli.irzae Frinc. Ferdinand! Mantuae Daci»
GhrVst. Sveciae R. Caroli III. Hisp. Regia
Leo| oidi CaeS'iris famulatam et gratiam pro-
mero ìt
Si Forte Lustrali Gemat In Igne
l*recare Victor Ut Regnam Regi Dee
Cum Angelis In Empireo Goncinat.
Ma di Pietro Nardini, oltre il sepolcro, ci
resta un elogio stampato, e Teco della sua
lira nella bravura degli scolari viventi. Fu
allievo del celebre Tartini, viaggiò, e fece
l'animi razione dovunque andasse, delle na-»
zioni. Il S'ISSO che conserva la sua memoria ^ '
è scolpito così:
Petrus . lo» Bapt .F. Nardino^Domo, Liburna
Lyristae . Ar putissimo . Amici . Monumentum
De S, P. F.
Fixit.An, LXXh M. L Decessit • Non.Maiis
Art. MDCCXCIU,
Nardinus, Ut Est, Conditus, Luget. Lyra
Ton i . Modici^ Et . Numeri . Amarum . Dant
Melos
Flet. Ipsa . Rerum . Harmonia . Quod
Tantus , Suae
Scrutator . Obiic, Legis » Aritsq, ArtifeXm
Chiesa della Calza ^ e come Cosimo III.
vestisse a Roma V abito canonicale,
Giilza denominarono i Fiorentini questa
84
Chiesa e Convento , dalla forma del cappuc*
ciò de' Frati Ingesuati, che Tennero qui ad
abitare all'occasion dell'assedio, doppoehè
fu distratto il loro bel convento fuori della
Porta a Pinti « come altrove si disse (8H). Al*
tri Ordini Regolari, altra maniera di portar
cappuccio; chi a foggia di spegnitoio, come
i Cappuccini ; chi a foggia di brache , come
gli Olivetani; chi a foggia di calza, come
gì' Ingesuati. P^on so che cosa avesse France*
fico Berni con questi frati, cbe gli chiamò
col titolo di goffi. So bene che Clemente IX
gli abolì nel r668; che questa diventò poi
Commenda Cardinalizia ; e che finalmente pas-
sò per compra ai Sacerdoti di Si Salvadore
nell'Arcivescovado, ì quali se ne valgon pergli
£8ercizj degli Ecclesiastici.
Fra queste ed altre vicende di questo luo-n
go I che troppo lun^o sarebbe noverare tutte,
una piacemì di presceglierne , che interessa
la storia di Cosimo III, c>9votissimo della Gor<«
te Romana y se Te ne fa mai altro simile trai
regnanti. La Cattedra di marmo di S. Ste»
fano papa e martire, titolare dell'ordine dei
nostri cavalieri, ne somministra il soggetto.
Questa sino a tutto il secol passato era re-<
•tata in Roma , qual monumento prezioso del-
la cattolica fede. Il sangue, che il Santo Pon-
tefice vi versò per le mani degl' infedeli sot«
to Gallieno, nefranno di Cristo a6o, attesta
del suo trionfo. Una reliquia così insigne par-*
ve a Cosimo, che avrebbe accresciuto molto lo
splendore di queir ordine, di cui come tutti
85
gli attri Granduchiy porlaya il titolo di Gran
llfaestro. Già areKa^ticqiiistato ircorpo.di det^
tp Santo da un luogo, la testa da un altro;
l« Cattedra era ancor tra i suoi voti. L ottenne
finalmente; e portata a Firenxe 9 diede ordi-
ne che fosse depositata nella Chiesa delta
Calza , tantoché si concertasse una solennis-
siina procf^ssione ^ per trasportarla alla Catte-*
drale. Eseguita questa , fu spedita la saera
Bjeliquia privatamente a Pisa nella Chiesa dei
cavalieri.
Quante cure costasse al principe un acqui**
sto sì segnalato, non è da dire. Ma il trala-
sciar le circostanze, dalie quali renne il mede-
simo accompagnato, non sarebbe perdonabile;
ad un osseri^atore* Seguito la 6d^ scorta di
uno scrittore ecclesiastico^ che ce ne raggua-
glia, dietro molte altre relazioni manoscritte e
stampate^
,^ Si prestò al Granduca l'opportuna oc^
fusione dell'anno Santo (ìii^)y nel quale con-
^fidò l'Altezza Sua, che se andava a Roma 1
poteva aver la detta cattedra dal Pontefice In-
nocenzio XII. Onde fatti a tal proposito tut«
ti gli apparecchi, sul principio di Maggio pre-
se il cammino per Roma ; e però andato a Li-
vorno, sulle sue galere imbarcossi a dì i5
di detto mese, ed a^g di Giugno entrò in Ro-
ma. Quivi dal Pontefice ricevè grandissimi ono-
ri , ed anche il privilegio straordinario di es-
Sf*r canonico di S. Pietro, affine di poter da vi-
cino vedere il Santo Sudario, che si mostra
da un terrazzino al popolo* Che però Cosimo
T. XIL 8
86
▼eslito da canonico (8^) , non sólo salì al detto
terrasso a contemplare la gran Beliqiiia ; ma
presala nelle mani» con easa benedi tutto U
popolo ,* fanzione che non suol farsi , se non da
ono de' canonici del Valicano. Che se la pietà
del Grandoca fu luminosa a tutta Roma , sen-
sibile assai fu al cuor del Papa;. che tocco aom'
Blamente da si pii esempli di un principe eri-
stiano; ed avendo presentito*, che gli sarebbe
stato grato il dono della cattedra di S. Stefii-
no , tra le moltissime relìquie compartitegli ,
▼olle Innocensio con suo BreyegrasiosissirooTi
fosse anche la Cattedra. Né mai principe alca*
no partì da Roma più ricco di cose sacre , e
pi& contento di Gosìno (90). ^i
87
NOTE
j
' GOVTBKUTB
IN QUESTO DUODECIMO VOLUME.
HB* Le Note delV Autore sono segnate ad
numero arabo j e quelle del Commenta»
tore con lettera.
(i) La facciata modernamente fregiata in
colore riporti ia doTota censura in on libretto
del Sig. G. D. R. ingegnoso A.rcbitetto Fioren-^
tino, nel quale at dava per fatto qoel che'
arrebbe dovuto, farsi. Lucca 1792.
(3) Hist. Lib. y* cap. 9;
(3) Vedi le Osservazioni su questa Chiesa»
del Sig. Gius. Del Rosso, Firense 1790 in 4«^
(4) Vite de' Pittori 9 Proemio della Parte L
(5) Hist. Pbil. et Polit. lib. L p« 12.
(6) Nella Vita d'Andrea TaQ.
(7) Tom. I. pag. 80.
(8) Quindi le camere terrene eran sì buie,
che bisognava a mezsa terza illuminarle con
fiaccole. Vedi il Pecorone Nov. U. della
Gìor. IL
(9) Ricerche su V Architettura degli Egi^
siani y e su ciò che i Greci hanno preso da
quella Nasone ec. La prima edtsione, Firen-
se Tofani 1787 e la seconda notabilmente aa«
mentata, Sienai Passini^ i8oo.
'•Tr>,
88 ' li o t k'
(io) Tutto c?ò che ho detto ^ e die cifrò fn
oppresso intomo airÀrchìtet4ura , è tratto da
▼arie opere del professor Del Rosso. Benché
quésto dotto scrittore le ahbia alle volte pub-
blicate anonime , o sotto nome altrui , pore é
stato riconosciuto, e non si è mancato di tri-
butìrgli , nei giornali, quelli elogj che erasi a
«non diritto meritali.
(ii)Lìb. V.
{i3)LiK VI.Cap..7.
(|3) Martnoream se relinqnere, quam lalc-
riliani accepk&H „ Si^et. Fii.d'Jug. 5. a8.
(i4) Qoesta xiotìcia tanto interessante per la
storia dell'Architetturale stata per la prima
▼oUa investigata e prodotta dal professor Del
Rosso*
( 1 5) Quest'uso continuò fino air Vili secolo*
o poco dopo.
(16) Notizie inedite della Sagrestia Pi^
atoiese , del Campo Santo di Pisa , ed altre
opere del disegno ec. Firenxe^ Moiini, f 810.
(17) Il Professore Del Bosso ha di recente
scoperta la maniera per quest'oggetto prati-
cata da Arnolfo nel Palazzo Vecchio, e dal-
1 Orcagna nella maestra loggia che porta il
suo nome.
(18) Memorie per le Belle. Arti, Roma, Fa-
gliarmi 1785 Tom, IL pag. 96.
{19) Del Bosso, memorie per servire alla vi-
ta di qnestp nuovo restauratore dell'arte, in-
serite negli Annali deir Accademia Italia^
na, Firenze i8oa, Tom. IL '
(ao) Il Professor Del Rosso pubblico nel 181 3
NOTE 89
Ift inu delPaoIettifdie e^Unn^onerimpiai-
zò Dell'Accademia delle 6elle*Arti in qualiU di
professore dì architettara, dopo essersi distinto
neir impiego di Architetto Regio, e poi Mo«»
nicipale di Firenze.
(31) Del Rosso: In qual conto $i debbono
tenere i monumenti ai Architettura , che ti
osservano nelle Medaglie Firenze 1809; e
Lettera attribuita al medesimo «otto il titolo
Hi un Accademico Etrusco , diretta al Sig.
Cai'. Gio, Gherardo de* Rossi Romano, rap*
porto air apparato per le solenni Esequie
di S. M* il Re Lodovico L celebrate in Fi'-
renze ec. Firenze 1804. Ambedue questi Opu-
scoli sono di nn' estrema rarità.
(«2) Tom. Vili. pag. 91.
(a3) Tom. II pag. 4^^ e segg. Grhinte agli
Scritt. d' It. del Muratore
(i4) Tom. II. pag. 108.
(25) Tale fu la primu foggia delle carrozze.
(af>) Ciò seguì per esser restata accesa una
lacernetta dentro un tubo di legno.
(17) Qui sbaglia l'Ammirato, perché il di-
segno del Bruoellesco era stato fatto assai
prima.
(a8) Villani Lib. IV, cap. 7.
(39) Cosi rimaggto per rio maggiore t ed al-
tri. Vedi la Cronaca di Donato Velloti f e le
mescolanze dell'Ammirato Cap. i5.
(3o) Si sa da scritture del ia34, che chia-
matasi Casellina tutto il tratto sino alla Ca-
calia, incluso S. Spirito , che dicerasi in Ca*
se 11 ina.
8 •
go H O T K
(3i) 11 secondo doppo lo sdracctolino Yeoeu*
do verso il poufce.
(3») Lib. XH, oap. 17.
(33) Tom. IV, pag. 3?,
(3'4) ^^^ ^ì s*^ ^^^^ fosse. Quella con un
Cappello sulla porta in Via Maggio appc^rttene
ad una nostra famiglia dì tal cognouiCy già
estinta. Si dubita clie fosse la stessa del Buoo-
talenti, dì cui si parla più sotto,
(35) Il riti^tlo di questa Dama e quello del-
la Maddalena nell'orto^ nella Cappella de'da-
viilcanti in S. Spirito.
(36) Stur. del Granducato, lìb. IV> cap. 1.
(37) Voi. Il, pag. i4<.
(38) Vedi la Vita del Petrarca , scritta dal-
l'eiegaote penna del Sig. Cay. Baldlelli, pag. 71.
(39) Tom. VII, pag. 46.
(40) Si Yuole che questa (osse l'AmintJi, re-
citata la priuia volta in Fi^rrara nel i573^ e
stampata per Aldo nel i5bi.
(4i) Alla cuntonata di Via Marsilio dalla
parte di Levante, sull» porta dalla qual Casa
son le fi j^ure del P»icct tli^
(4^) Fa miir«ivigU:i che TÀb. Serassl , il qua-
le hu s*!ritto della Vita del Tasso un grosso
Volume in 4*°> ubbia tralasciato questo fatto,
che il Buldinuccl avì^alora col testimonio di
Gherardo Silyanì.
(43) 1424.
(44) Vedine i' Elog. tra quegli degl' illus.
Toscani, T. 11, pag. 4o.
(45) Cambi Del. degli Erud. Tose. T. 1 3,
pag. a4')*
TSf O T E gt
(46) Nardi Si. Fior. p. ayS.
(47) Era il suo sepolcro poco distante dal-
l' altro del già detto Tomtnaso nelF antica
Chiesa del Carmine con questa iscrizione:
Hic Jacet Corpus
Prudentissimi Et Bone Memorie
Viri Nicolai Gerì De Soderinis Obiit
Jn. D. MCCCLXXXIDie XXI. Mens. Marcii
Cuìus Anima Requiescat In Pace. Amen* Etc.
(48) Nell'edizione d'Aldo la 2r3 e la 21 4*
(49) Ediz. del Gigli, Voi. I. p. 449* e seqq.
(5o) Vedi la citata edizione del Gigli.
(5i) Son celebri i quattro Sonetti che soglion
riportarsi alla fine del Ginzoniere, de' quali il
primo comincia:
^eLV empia Babilonia ond' è fuggita
Ogni svergogna ec.
(5a) Della perfetta consers^azione del Gra^
nOy Napoli i yà^tfoL Proemio pag. e
(53) Nardi Stor. Fior. Lib. 1. p.' i4*
(f 4) Entrò il Re armato in segno di vittoria,
tanto lui che il suo caTallo, e con la lancia in
sulla coscia ; cosa che gli era stata contrastata,
ma non si potette impedire.
(55) In un Priorista a tratte, che conservasi
in Casa BdldoFinetti, in fine della relazione dì
questo fatto si legge: Le Donne nostre furon
racchiuse ne* Monasteri ^ di modo che non si
sarebbe tro^fata una sola per testimonio.
(56) Bern. Oricellarii Cùmment. de Bello
Italico p^Sj*
ga V O T C
(57) Lib, I. Pag. 99.
(58) In ana Carta del laoa presso gR Anoa-
listi Camaldotenst si legge: ÈccL S. Salvai,
de Camaldulay que est edificata ad pedem
montis prope CiiHt. Florentinam.
(59) Vedi ì citati Annalisti , Gio. Villaoi ?ib»
IX. cap. a57 ed \\ Baldinucci T. a. pag. igi,
(60) Thomas Oeavr. div. P.^ L ^
(61) Alcuni Scrittori ripetono le nimScIzle
della nostra Nazione dall* esser discesa da dae
sangui centrar], il Romano ed il Fiesolano.
* Aggiunghiamo alla nota dell'Autore che
più propriamente avrebbesì dovuto dire, che
fìno alla discesa dei Barbari, lutto era Berna-
no ; e dipoi quasi tutta la disceodensa attuale
essere Longobarda.
(62) Micn. Bruti Hist. iib. L p. io.
(63) Stor. Fior, lib. III.
(64) Nel lib. y. pag. a35 chiama i Fiorenti-
ni: Nati kominea ad industriam et frugali»
tatem.
(65) Farad. C. XV.
(66) All'anno ia6o.
(67] Stor. lib. IX. pag. 166.
(68) Pros. Fior. T. a. p. aio.
(69) 11 Mal montile di Lorenzo Lippi.
(70) Stefano Rosselli , AflS. presso gli Ere^i.
(71) Canto VL Ott. 16.
(72) £diz. sec. pag. ao4-
(73) Anco in S. Felice in piazza furon faiti
più volte i Misteri. Vasari nella Vita di Iaconi.
(74) Intende del Coro cha stava in mezzo, e
che per maggior comodo delle iunsiapi , ed
TC O T IB 'QS
elegaiiift^eU'arclittett0ra fa fiitto togliere Ìù,
Cosimo If come già avea fatto iti S* Crocei in
S. Marta Novella , e in Ognissanti*
(75) FancioUi veri di poca età*
(76) Morì il Cecca nel i499»
177) La prima fa sposata a Carlo Pancia-
ticbi*
(78) Stor. del Grandne» lib. HI. cap. 6.
(79) Manni Tom. XVI L dei sigilli pag. 87*
esegg,
(80) Magalotti leti, «cient^
(81) Prose Fior. P. I. Voi. 6. pag. t^3.
(8a) Istor. del Grandacat» di Tose. lib. VII«
p. a6a.
(83) Del Cimento*
(84) In una Carta presso il Richa T. 9. p.
91. Ad portam semaratam Sitami.
(85) Tom. V. pag. i4o.
(86) Principi della Religione Cristiana in
Firenze^ p. i38.
(87) Può nnirsi questo articolo con l'altro
a pag. 48 del VoL VII.
(88) Tomo Vili. pag. 78.
(89) Nel Monastero della Qniete si vede il
sao ritratto in abito par d'Ecclesiastico.
(90) Ricba Tom. XI. pag. io5.
U4
NOTE
DEL COMMENTATORE
(a) U ariicoUito ci iato in noia dal"
V Autore y per V occasione in cui fu scrino ^
ebbe gentile accoglienza dai pubblico , a se-d
gno che egli comparve di nuoi^o nelVAnto*
logia Romana del mese di giugno 1793, con
note e dilucidazioni del chiarissimo archi-'
ietto Leonardo De^Vegni. Ripetiamo ora il
disegno della semplicissima facciata che ivi
si die per eseguitai perchi riconosciuta ana»
Ioga alle esterne parti della maestosa fab^
bricay ed opportuna per le circostanze eco-
Homiche del Convento a quelV epoca j come
i specificato nell'articolo sopraddetto ^ e
nelle note che rifurono aggiunte,
(b) Vedremo in seguito come si pensa dai
moderni eruditi , circa quésto particolore»
(e) O piuttosto degli Atrj\ o Cavedj^ og^
getti che differiscono dai Portici,
{d) Per togliere ogni equivoco , o falsa in»
ierpretazione diremo esser costruita questa
Basilica nel Regno dei Goti y sotto l' origi^
nario titolo di S. Pietro in Gerusalemme.
Il materiale sul quale si sostiene è di Greca
origine, ed ha appartenuto ad altro Mo»
numento Romano.
(a) Tutto ciò può servire di prova che in
NOTE 95
Inerenze , come in Roma , non si • sono mai
estinti i germi della buona Architettura per
quanto nella sua massima decadenza. Circa
agii archi sopra le colonne , sostituiti agli
architras^iy i Romani i^i si erano digià ac»
costumati , essendo così elevato il pala/zzo
dell' Imp. Diocleziano a Spalatro. Erano
introdotti pure sulle medaglie. Vedasi la
mia Memoria*, Id qual conto si debbono te-
nere i Molili menti di Arch ite tiara , cbe si os-
servano nelle medaglie, Firenze 1809; e si ve*
dano pure tutte le Èasiliche inalzate avanti
il mille. Un* altra osservazione analoga alla
Basilica di cui si tratta. Gli Artisti sia
nella decrepitezza ^ sia nel risorgimento del--
r Architettura continuarono^ o si rifecero da
dove I grand* artisti Romani erano rimasti^
essendo quelli i modelli a loro più vicini'^
e perciò il Capitello Composito ^ che orna
le Colonne dei SS. Apostoli j fu il pia fre-
quentemi^nte impiegato (se si eccettua il Bru"
nel le se hi) dai rinnovellatori del buono stile.
(f) Lode al Cielo che queste Torri non
sono più Etnische j ma d'intorno la metà
de ir un dee imo Secolo. Voglio esser anche
più generoso verso l Autore , accordando^
gliene alcuna anche d' un secolo preceden^
te y per quanto non m'impegnerei a provarlo
eccettuatene alcune del contado.
{g) È opera dell'Alberti soltanto la mae-
stosa Tribuna , e la Cupola che la ricopre.
La forma delia rimanente Chiesa è opera
del Michelozzi. I rivestimenti moderni con
96 H O T K
marmi e stucchi son lavori eseguiii in pia
tempi da diversi^
(h) Questo confronto è ben meschino, epro*
va assai poco a favore di Michelangeio. D'al-^
tronde non avvilisce il Michelozzi dotato
anch' esso di grandezza d'animo , e di venu^
sta respettivamente al suo tempo. Non riuscì
da meno l* Ammansati ntlla finestra terre*
na del K. Palazzo de' Pitti, caso assoluta^
mente conforme. Ciò che resulta a lode del
primo, si è che precede tutti in queste fine-*
stre sostenute da mensoloni, che da Cosimo
Bar tali si dissero ioginoccbiate ; non so per^
che. La politica , ed il sospetto avevano con^
si gì iato nei tempi della Repubblica quelle
piccole finestre elevate molto da terra, ac^
ciò di fuori non si potesse intendere dà
che si trattava al di dentro., Cessata questa
causa , al tempo del Principato , si comin-
ciò a ingrandire e calare queste finestre^
sul modello che ne aveva lasciato ii Buo^
narroti nel palazzo citato*
(i) Poteva risparmiarsi ancora di citare
queste due debolissime opere , che segnano a,
gran caratteri la nuova decadenza deU
l'Arte.
{k) Furono tre gli uomini celebri , che si
disputarono il singolare ritrovamelo dei
modo, di delineare la voluta, in un periodo
di poéhi anni. Oltre il Salviati citato dal*
l'Autore, gli altri furono il Ba rozzi, ed it
Serlio. lo ne ho rivendicato l'onore a Fi^
liberto De l'Otme die precedi VurrivQ a
9 O #-8 97
Ruma dei tre sopraddeiii^ è eheoneUamen^
te ci ha indicato d' onde ne ricavasse /a
regola , e come ei la insegnasse ad altri
senza mistero. Vedi il testa dell' Autore ri»
portato in una mia metnoria intitolata i
jElsercitaxìont snlla voluta del Capitello Ioni-
co, Firenze presso Carli 1817, riportato pure
negli Elementi di Arcliitettura Civile per uso
degli Alunni dell'I, e R. Accademia delie Belle
Arti di FirenKt's Firense 1H189 pregio Pagnni*
(/) Soprattutto l* opera pia luminosa in
questo genere, e che onora l'Italia, è quella
del Cap. Fpancesco de Marchi Bolognese in^
titolatai DeirArchitettura Militare Lib« qnat-«
tro ec« Fra le edizioni di quest^ opera Clas»
sica, che Ha ecclissato tutte le altre di un
tale argomento y passas^a per la pia corretta
quella del 1600. Brescia per Ga spero deU
rOglio; ma a torto vantai^a^i quest^esat*
tezza nelle dediche dirette ai Principe Goa'^
zaga, e alla signoria di Venezia^ Comple^^
tiòsima è però quella che abbiamo dai torchi
di Mariano de Romanise figlia Roma i8iOy
illustrata dal Marchese Ì,uxgi de' Marini^^
(/!•) Noi rispettiamo questi modelli ; ma ci
guarderaòbamooggi di additargli alla Gio^
ventiti della nostra Accademia, ad eccezione
di pochi»
(/i) Questa seconda è una ristampa fatta
sopra f disegni , ed illustrazioni della Li-^
breria e suoi annessi , opera postuma dì Giù»
seppe Ignazio del Rosso y e pubblicata da
'^ a nubi suojiglio l'anno 1709 pei Torchi
T. Ili. 9
98 NOTE
Grmducaliy alla quale aggiuime ài riirai*
tOy e la vita dell Autore.
(o) Debbo confessare che io mi accosiai^ti
con pena al presfnte articolo dubitando di
troppa buperjici alita di cognizioni nell'Au-
tore relative alV architettura j e per avere
osservato nel corso dell* opera ^ quali erano
le opinioni da esso adottale su questo par-
ticolare : quindi non dvea fonaamenti da
sperare un trattato critico e ragionato di
questa nobilissima arte^ ancorché ristretto
alla soia Toscana , che meritar potesse il
titolo d* istòria. Devo però dire a di lui
giustificazione ' che ai tt^mpi nei quali seri -
veva non erano abbastanza divulgati molti
buoni scritti de* quali oggi abbondiamo^ e
da' quali y come da più sicuri fónti avrebbe
potuto attingere i materiali che gli occor^
revano. Ciò lo ha fatto con molta sagacitd ,
destrezza j e massima concisione it Signor
Dottore Lorenzo ùargidlli nostro conci ttt^^
dino nel compendio istorico delie Belle Arti
premesso al secondo volume di un* opera ^ nel
suo genere la migliore che esista y intitola^
ta: JDescription de la Ville de Florence, et
de seit environs ,, Florence ches Landì y et
Pagni 1819. // Calassimo Autore ha esaurito
il suo tema in due volumi, ciascheduno di
circa 35o. pagine y con precisione y chiarez-
za, e copia di patria erudizione , quanta se
ne possa desiderare in un libro di tal sor--
ta. Egli lo ha scritto e pubblicato nel V idio-
ma Francese y come dai titolo., che ho ripì^
f o T « 99
tata,' Ptmo di rlprodur qmja prima^parU
jdà detto compendio i storico che riguarda
i*jirchitcttura ^fedelmente tradotto dal suo
originale i per la gentiletza del Signor Gar^
gioii i medesimo y a cui sono riconoscente di
alcune lodi non meritate, delle quali ha
iroluto onorarfni nel corso della sua opera;
cqm* anche nella compendiata storia delle
Belle Arti.
{o) Si questiona sempre se gli Etruschi
usassero di . quest* ordine Grdo semplicizza"
tùy e reso navonalCf appoggiandosi gli op^
ponitori alla ^mancama .assoluta di alcun
Afonunèenta che lo dimoeiri^ Ma Vitrùvio
senza dichiarare se quest'ordine fosse orim
ginario della Grecia , a dell' Italia y ci ha
date le disposizioni, delle, parti che costi*
tuirono r aspetto y e T area dei tèmpli alla
maniera degli Etruschi» Da ciò si vuole ar^
gtsire che gli EtrUschi si prevalsero deU'or*
din Dorico f l* unico che si conoscesse a quel*
V epoca i e che per la facilità di usarne lo
semplicizzassero a segno , che all' eccezion
delle colonne il rimanente fosse di legna'
me f come Fitruvio stesso ci ha lignificato ^
itandone per motivo l\eccessipa' larghezza
degli intercolon/, fii vedano circa questo
passo tutti gli espositori di quest'Autore, ma
soprattutto VaL Marquez: Storia dell'Or*
din Dorìcoy^RomA presso Salamtmi i8o3«
Qualche embrione di un ordine. Dorico com*
pleto si osserva seoipito tu alcuna Urne e
sarcofagi Greco- Etruseil\ e con maggioro
too d e T t
0Èppto90Ìma%ione in due l^ònHmtmi Sepot*
traii dell' antica Ch^la. Vedi VUÌHstra%h^
ne dei mede$imi dei Professore sig, Pmn^
Cesco Orioli fra gli Opos<;oli Letterari di Bo-
logna T. II. i8i9>; ed i rilies^i da me fatti
sopra i diiegni di detti monumenti , pm6-
micati nelV anno wccessi^o fra i detti Opu*
scoli Letterari, e- nel Giornale- A rcvidico di
Roma. Tutto in somma ci conduce a credere
che gU Etruschi non abhiano a^uto nessun
ordine di jérehiteHura nazionale-; che tar^^
dissimo acquistassero qualche cognizione del
Dorico portato pressa loro dai direct ^ di
cui rozzamente §i valsero wUeràndone ie
disposizioni^ e spogliandolo di qtsaiunqué
ornammio , 9 carattetistiea sua pròptitim
Non bisogna ciè.confondere con i templi del"
la Sicilia , che sono di un pretto ordin Hou
rieOt e che àpparìengono ad una epoca -a
noi pia rieina^ Vedi le dotte confutazioni
at Padre Paoli nelle Mem«tìé per le Belle
Arti» Roma per Pagliarini | > te TestimòniaiiBe
e confronti sol Tempio di M*rte in Todi,
deir erudito Professore sig^ Qio, Battista
Permiglioli, Pemg^a 1819.» ed altri >
(p) Questa espressione non deve prendersi
a rigore, twendo .osservalo y che anche avan^
ti e dopa iL mille esistevano architetti che,
camminavano nella dritta via^ per quanto
lo comportasse quella ctAs zi puole anzi oc*
scelte ohe t arcnitettatf*a, a pari cireostani'
zcf aveva assai meno degenerate delie al*
tre sue arti stìrelU^
« (f ) Ogé^*'-'^ che spffltamo piA alV edi/km^-
iaria , che ali* Architettura propriamente
detta; lo che molti prendono per la co9a
stessa. L' intelligenza che deve sussistere fra
.4fue$te due. parti produce la perfezione de^
gli edifizi » ma V una e /' altra furono » e
^ono sempre soggette alla natura eie' tempi,
^d ài bisogni relativi delle nazioni.
. (r) Alcune di queste osservazioni sono sta-
te riportate ai respettivi luoghi di quest* opc"
ra;.ma non è abbastanza il ripeterle.
I {s). Altro pia esteso e circostanziato com-
|)en.cllo storico di qoesta sciensa, dalla sua
erigine, fino alla caduta dell* Impero Ro^
mano ,' fu da me inserito nel GiorDale Ptf
caiiOy T'Odi. YIIL N. a5. pag. i33., e N. 24*
pag. a6i«
;.. \fy Lo stesso caso s* è rinnovato ali* occa*
sione del bruciamento della Basilica Ostien--
se, p di S. Paolo , d* essersi salvata altra
celebre immagine d'uncroci/isso. Chi ne ha
la custodia suol prenderne la cura a quOm
t^nq^e rischio.
(a) // desiderio dell'Autore era stato digid
esaurita in un > gran quadro a fresco esprit»
mente questofaito , che fa accompagnamenti
all' altro che dimostra il ritrovamento dèi
pargoletto Buontalenti sotto, le rovine del
poggio in faccia a s* Lucia de' MagnolL
Esistono nella sala di un palazzetto che fu
già dei discendenti del protagonista Buon*
talenti nella Via de* Servi , posseduto in
uUimo da Angelo Itezzerig uomo ttotaiodi
roi ' w o T II
dmgoiari vtduie Politico-Eèonomichet m^o
benemerito alla Cina , e bene accetto al Só^
%'rano attuale. Morì Consigliere Aulico , e
fu sepolto nelléi Chiesa delle Monache Cap-
pucci ne ^ ope gli è stato eretto un decoroso
Monumento,
(v) Sul particolare del modo di preser'^
i^are i grani e che dispensa dalle stufe ^ le
ijuali com' è detto tolgono alle biade il re»
fuisito della fecondità , additerò una slotta
e circostanziata memoria , forse ignorata
dall' autore^ che ha riscosso un accoglimento
umii^rsale negli stati Ponti fio j ^ e nel regno
delle due Sicilie^ coli* ad citazione del metodo
che ¥Ì ha proposto, f^er fuanto la detta
memoria comparisse anonima^ posso assi"
curare essere un lavoro di Monsignor Ca*
cherano de' Contadi Bricherasìo, amico della
mia famiglia , e promotore in parte de' gio*
canili miei studj:, però il rammento sempre
con rispettosa riconoscenza. È intitolata t
Delia conservaxione delgmno^ e d^lla costruì
sione, e tbrqia de' magizztni,<o granai. Ma-
cerata 1783 per il Cortesi.
(x) Feruno antiquario ritrovar saprebbe
gualche analogia fra i giochi Mimici e
Circensi dei Romàni, ed i nostri sacri mi*
steri y pei quali forse è risorta r idea dei
Teatrali spettacoli. Il popolo è stato sem^
pre dedito ai passatempi. Fossero essi cru»
deli e stravaganti quanto dire si voglia ,
siccome attenevano originariamente a quaU
che oggeito reUgioacy còsi fut^ona sempre
» O T B 1^
ricevuti eois fi>t trasporto indtcìMe. Gol
cessaÈ^e dc^li antichi culti ( al che contri^
ùuirono molto i Longobardi , mediante la
ifuasi totale dispersione da questi operata
ile Ile italiche popolazioni) e rovesciati o
guasti i Teatri , i Circhi , gli Anfiteatri ,
gli Ippodromi , e le Terme , e qualunque
altro tdtjizio che servisse ai Giochi ^ e trat-
tenimenti Nazionali, dovettero questi ceS'^.
Mare per necessità ; e quindi smarrirsene per"
fino la memoria. Lo spirito di melanconica
sommissione rivolta al vero Ente Supremo;
la frugalità e la ritiratezza sostituita al
lusso e alla dissipazione ne allontanarono
viepiù la rimembranza, Aggiungasi a tutto
ciò le Canoniche prescrizioni emanate a quC'^
sto riguardo^ che producevano l'aborrimento
per gii spettacoli di ogni genere nei novelli
Credenti, Se questo non basta , si consideri
lo stato a cui furono ridotti i pochi indi-
geni Romani avanzati al ferro, al fuoco ^
alle rovine, agli strazi d^ ogni maniera , *'or-
toposti alla Gleba , menare una vita abietta
e lacrimevole f seguitata dalla progressiva
estinzione delle loro razze , e terminando
colla mikchianza all' aborrito sangue Lon*
gobardo. Ecco la dolorosa epoca che si
frappone fra gli antichi ed i moderni abi^
tatori delle nostre contrade , sulla quale
molti scrittori di storie hanno tirato un
velo , quasi vergognandosi dell* attuale loro
discendenza ; ed kcco Qome , rispetto ai §io*
chi spettacolosi j se ne è per molfi seooU
JW
• \
iq4' hot «
smarrita qualunque traccia. Riavutasi FEu-'
ropa^ non che l* Italia ^ rinacque coirai
bondanza il gusto pei divertimenti j ai quali
il popolo è sempre inciinevole. Tutte' le Na^
zÌQni a misura dei progressi della loro cui»
tura , cominciarono quale prima , e quale
dappoi per dove si rrano rifatte le antiche
popolazioni y cioè dalle rappresentanze Re»
ligiosCy le quali per quanto agli occhi no»
stri possano sembrare indecenti profanazio»
ni, il popolo minuto vi prendeva gran par»
te, e ne restava edificato. Tanto è servito,
perchè i Governi le ammettessero, e nejo"
montassero fuso, servendo in molte oceé^
sioni di un utile ed opportuna distrazio*
ne , col qual fine ne usarono spesso i Ro»
mani nelle pubbliche calamità.
(y) Questo, ch'era il gruppo principale,
muovevasi sì lentamente , ohe un Lombardo
del seguito del Duca Gio. Galeazzo ebbe a
dire „ Se Cristo non è autato più presto di
COSI , egli é ancor per vìa „.
(z) Ambedue i Monasteri citati in que»
st* articolo sono nel numero di quelli stati
soppressi nel 1808, e non pia riaperti.
{aa) E ora del f egregio pittore sig. Fran^
Cesco Xave rio Fabre, coltissimo artista Fran»
Cfse , stabilito sull'Arno da pia di trenta
anni a questa parte.
JflìSm UBt YOrVMl DBCÌM09ICOIIDO.
INDICE
DELLE MATERIE.
Storia deir Architettura . . . Pag. 3
Venula del Duca di Milano. ; . . 28
Come il Lanificio accresce§se un altro
quartiere alla Città • 32
Morie di Pietro Bonaventuni, ... 34
Seconde nozze del Granduca France^
SCO I, con la Cappello 36
Giutian Dami; detto Giulianino . . ; 38
Abboccamento del Tasso col Buonta^
lenti , . • • . 4o
Eloquente Oratore 43
Gonfaloniere perpetuo^ primo ed ultimo
della repubblica 44
Stufa per consertare il Grano . • • 5i
Ingresso di Carlo Vili. 54
Popot minuto di qual earatlsref . . Sg
Misteri rappresentati in diverse chiese . 68
Seconde nozze di Cosimo /. ... 74
Conversazione di Letterali ...» 76
Antica /amigliti Pagana 79
Eccellenti Professori di Musica, . . 80
Cosimo III. in abito da Canonico. . 83
• >
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